De Luca e Graziano: assenza requisiti genera gravi responsabilità, giù le mani da patrimonio UNESCO
“Di fronte a scelte gravi e opache, il Ministro Giuli evita il confronto pubblico e istituzionale, sottraendosi al dovere di rispondere e rendere conto delle proprie azioni.
Per questo motivo abbiamo depositato un’interrogazione parlamentare, chiedendo che il Ministro riferisca direttamente nelle sedi parlamentari in merito alle nomine politiche nei Consigli di amministrazione dei musei statali.
Tentare di piegare a logiche politiche un sistema culturale che rappresenta un’eccellenza mondiale e che tutto il mondo ci invidia è un atto grave e irresponsabile. Un atto fuori dalla legge che parla chiaro quando dice che devono essere nominate personalità dichiara fama nella gestione del patrimonio culturale. Vogliamo vedere i curricula delle recenti nomine. Giù le mani dalla Reggia di Caserta. Le scelte compiute rischiano di compromettere non solo la qualità e la neutralità della gestione, ma anche il mantenimento stesso dei requisiti necessari al riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Quella messa in atto da Giuli è una modalità di gestione del patrimonio culturale pubblico che espone i nostri beni più preziosi a rischi inaccettabili e mina la credibilità delle istituzioni. Il patrimonio culturale italiano non è terreno di spartizione politica. È un bene comune da tutelare con competenza, trasparenza e rispetto” così i deputati democratici Piero De Luca e Stefano Graziano che hanno depositato un’interrogazione parlamentare sul caso.
Qui di seguito il testo integrale dell’interrogazione parlamentare depositata
Interrogazione parlamentare
Al Ministro della Cultura – Per sapere –
premesso che:
• la Reggia di Caserta è un istituto dotato di autonomia speciale ed è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, con conseguente obbligo di rispetto dei principi di tutela, indipendenza gestionale, trasparenza e neutralità amministrativa previsti dalle convenzioni e dalle linee guida UNESCO;
• il decreto del Ministro della Cultura (DM 23/12/2014) in materia di governance dei musei autonomi e di composizione dei Consigli di amministrazione stabilisce che i componenti dei CDA debbano essere individuati tra soggetti di chiara e comprovata fama, in possesso di specifiche competenze ed esperienze nella gestione, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, nel rispetto dei principi di buon andamento, imparzialità e trasparenza dell’azione amministrativa, come previsto dall’articolo 97 della Costituzione;
• Tale esperienza è necessaria vista la delicatezza e l’importanza delle funzioni del Consiglio di amministrazione di un museo autonomo che: determina le linee di ricerca e gli indirizzi tecnici dell’attività, in coerenza con le direttive del Ministero della Cultura; adotta lo statuto; approva la carta dei servizi, i programmi annuali e pluriennali e ne verifica la sostenibilità finanziaria; approva il bilancio di previsione, le variazioni e il conto consuntivo, incidendo sulla gestione economica; valuta e monitora i servizi affidati in concessione rispetto ai progetti di valorizzazione del direttore.
• Per l’ampiezza e la delicatezza di tali funzioni, il CDA deve essere composto da figure indipendenti, di comprovata competenza e piena neutralità, soprattutto in presenza di un sito patrimonio UNESCO.
• le linee guida UNESCO in materia di gestione dei siti iscritti nella World Heritage List impongono una rigorosa separazione tra indirizzo politico e gestione dei beni culturali, richiedendo che gli organismi di governo operino in condizioni di piena autonomia tecnica e scientifica, al fine di evitare interferenze di natura partitica che possano compromettere l’integrità del bene e la credibilità internazionale del Paese;
considerato che:
• con decreto datato 30 gennaio 2026 sono state rese note le nomine dei nuovi componenti del Consiglio di amministrazione della Reggia di Caserta, tra i quali figurerebbero soggetti espressione diretta di forze politiche, come nel caso del coordinatore cittadino Fdi a Caserta;
• tali nomine hanno sollevato forti perplessità, non solo degli scriventi, circa il rispetto dei requisiti di competenza, indipendenza e neutralità previsti dalla normativa vigente, nonché circa l’aderenza ai protocolli di gestione UNESCO;
• una gestione percepita come politicizzata di un bene riconosciuto patrimonio dell’umanità potrebbe esporre l’Italia a rilievi formali da parte degli organismi UNESCO competenti e, nei casi più gravi, all’avvio di procedure di monitoraggio rafforzato o di infrazione, con un grave danno all’immagine, alla credibilità e agli interessi culturali del nostro Paese;
si interroga il Ministro della Cultura per sapere:
1. quali siano i criteri adottati per la nomina dei componenti del Consiglio di amministrazione della Reggia di Caserta e se tali criteri siano pienamente coerenti con quanto previsto dal decreto ministeriale in materia di governance dei musei autonomi;
2. se intenda rendere pubblici i curricula vitae completi dei neo nominati componenti del CDA della Reggia di Caserta, al fine di consentire una verifica trasparente del possesso dei requisiti di chiara e comprovata fama nella gestione e tutela del patrimonio culturale;
3. se ritenga compatibile con i principi di imparzialità, autonomia e neutralità gestionale la nomina di soggetti con incarichi politici o di partito all’interno degli organi di amministrazione di istituti culturali dello Stato, in particolare quando si tratti di siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO;
4. se il Ministero abbia valutato i possibili rilievi da parte dell’UNESCO in relazione alle suddette nomine e quali iniziative intenda assumere per scongiurare il rischio di procedure di infrazione o di danni reputazionali per l’Italia;
5. quali misure intenda adottare per garantire che la gestione dei musei e degli istituti culturali statali rimanga estranea a logiche di appartenenza politica e sia orientata esclusivamente all’interesse pubblico, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale nazionale.
“Insomma, l’emergenza non sono i salari che sono troppo bassi, non è il carrello della spesa che cresce, non sono i milioni di italiani che non si curano più. L’emergenza per la Meloni è il fermo preventivo di dodici ore prima dei cortei. Ormai chi ci governa vive sulla Luna”.
Così sui social il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Ringraziamo i Presidenti di Commissione e tutti i gruppi parlamentari per aver accolto la nostra richiesta di audire oggi insieme le forze sindacali dei trasporti ferroviari, per poter esprimere un momento di forte solidarietà per la comunità dei ferrovieri italiani per l'intollerabile omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio e per tutte le aggressioni che avvengono ogni giorno nell'ambito del trasporto ferroviario e TPL e per condividere in una sede istituzionale le azioni necessarie a realizzare gli obiettivi del protocollo sottoscritto nel 2022 e rendere finalmente attive tutte le misure previste. Riteniamo un segnale importante l'unico documento con cui si sono presentati i sindacati che rappresenta un valido contributo per partire dall’ascolto della voce dei lavoratori che sono in prima linea ogni giorno”. Lo dichiarano al termine dell’audizione in commissione IX e I i deputati PD Simona Bonafè, vice Presidente del Gruppo PD, Andrea Casu, vicepresidente in Commissione IX, e Matteo Mauri, Vicepresidente in Commissione I e responsabile sicurezza del Partito Democratico. “Il diritto alla mobilità – sottolineano i parlamentari dem - è un diritto fondamentale a cui va sempre legato il diritto alla sicurezza per chi lavora nei trasporti e per tutti i passeggeri. Sono già passati 4 anni dalla sottoscrizione del protocollo e ora, come rappresentanti delle istituzioni, sentiamo il dovere di fare tutto il possibile per dare le risposte tempestive che fino a oggi sono mancate”. “Condividiamo le richieste dei sindacati e pensiamo che sia fondamentale partire dalla prevenzione e dal rafforzamento del presidio fisico stabile e continuativo della Polfer nelle stazioni e sui treni. Sono tanti i temi da affrontare per la sicurezza, che potremo approfondire ulteriormente in una prossima audizione dedicata ai rappresentanti dei lavoratori del Trasporto Pubblico Locale, e su questi la politica deve fare fino in fondo la propria parte affrontando insieme ai lavoratori tutte le questioni aperte”, concludono i deputati.
"Tutto potevamo immaginare tranne che la commemorazione di Renée Nicole Good e Alex Jeffrey Pretti, brutalmente uccisi dalla violenza cieca dell'Ice nelle strade di Minneapolis, venisse utilizzata dalla maggioranza per una inspiegabile polemica. Siamo stati accusati di una falsità, per l'ennesima volta. Secondo la deputata Matone avremmo chiesto la commemorazione di Good e Pretti "per alzare una cortina fumogena" sui fatti di Torino. E' una bugia. La commemorazione è stata richiesta 10 giorni fa, ben prima della manifestazione di Torino. E mai ci saremmo sognati di strumentalizzare l'uccisione di due innocenti, mentre loro, oggi, non si sono fatti scrupoli a farlo pur di attaccare l'opposizione rivolgendoci perfino l'infamante epiteto di "fascisti". Veramente incredibile.
Oggi alla Camera abbiamo voluto commemorare Nicole Good, attivista per i diritti umani, e Alex Pretty, infermiere. Due esecuzioni a freddo, di due persone che non stavano facendo niente di male, di offensivo o di pericoloso.
Guardando quelle immagini ci siamo chiesti che fine avesse fatto l’America dei diritti civili, l’America che andava fiera di Martin Luther King, di Rosa Parks, della marcia da Selma a Montgomery, di Eleanor Roosevelt e della Dichiarazione dei diritti umani. Donald Trump l’ha già sepolta? Per fortuna no: quell'America era lì, lungo le strade ghiacciate di Minneapolis. Perché le persone non si sono arrese e nonostante il gelo implacabile hanno continuato a manifestare. Non si sono arrese e hanno vinto: ieri abbiamo avuto la notizia che 700 agenti dell’ICE saranno ritirati da Minneapolis. Noi siamo con le donne e gli uomini di Minneapolis che hanno resistito e vinto e con le centinaia di migliaia di persone che hanno riempito le strade delle città americane per protestare contro le esecuzioni di Minneapolis e per dire “No Kings". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Alla luce delle notizie sulla presenza prolungata di unità navali russe nel Tirreno centrale, al largo della Sardegna, chiediamo al Governo e al Ministero della Difesa chiarimenti puntuali. Pur trattandosi, da quanto si apprende, di acque internazionali, desta preoccupazione la navigazione di navi militari con sistemi di tracciamento spenti in un’area strategica così vicina al territorio nazionale. In un contesto geopolitico delicato, non sono ammissibili sottovalutazioni. Serve massima trasparenza sulle valutazioni di sicurezza in corso e sulle misure adottate per la tutela del Paese” così una nota del capogruppo del Pd nella Commissione difesa della Camera, Stefano Graziano.
“Ho presentato un’interrogazione al ministro Piantedosi per chiedere chiarezza su quanto accaduto nel Mediterraneo durante l’uragano Henry, perché secondo i dati raccolti da ong e associazioni risultano almeno mille persone disperse, che temo siano morte in mare”. Lo afferma Matteo Orfini, deputato del Partito Democratico, intervenendo sul naufragio invisibile che avrebbe colpito decine di imbarcazioni partite dalle coste della Tunisia nei giorni dell’uragano.
“Parliamo - spiega l’esponente dem - di persone partite in condizioni estreme, con onde alte fino a sette metri e vento fortissimo. Eppure nessuno è intervenuto. Per almeno tre o quattrocento persone c’erano segnalazioni di difficoltà, erano casi Sar noti, ma non è intervenuta l’Italia, non è intervenuta Malta, non è intervenuta la Tunisia. Sono state consapevolmente lasciate a morire nel Mediterraneo. È curioso che proprio in quei giorni, dalla Tunisia, dove di solito c’è un lavoro di contrasto, i controlli sulle partenze siano stati allentati, consentendo a molte imbarcazioni di prendere il largo. Il governo continuano a ripetere che sono diminuiti gli sbarchi. È l’unica cosa che riescono a dire. Ma i dati degli ultimi giorni del 2025 sono sostanzialmente identici a quelli del 2024. Dicono anche che sono diminuite le morti, ma sono diminuite perché non le contano”.
“Il Mediterraneo - conclude Orfini - è stato svuotato non solo delle navi che salvavano vite, ma anche degli occhi che potevano testimoniare ciò che accade. Non abbiamo più contezza reale di quello che succede. La ricostruzione di questi mille morti avviene attraverso le testimonianze di chi ha visto partire quelle barche, dei parenti e degli amici che ne hanno perso ogni traccia. Sappiamo che sono partite, sappiamo che non sono arrivate in nessun porto di approdo. Sono disperse nel Mediterraneo".
“Nelle ultime settimane, a causa di voci relative a un possibile disimpegno di Enel nel nostro territorio, le preoccupazioni dei lavoratori dei call center impegnati per le commesse dell’azienda in Puglia si sono intensificate. Per vederci chiaro, ho contattato Enel per verificare la situazione. Nel corso di un incontro con i responsabili aziendali mi sono stati forniti alcuni chiarimenti. Enel ha infatti precisato che, diversamente dalle dichiarazioni riportate in diversi articoli di stampa, al momento non è stata indetta alcuna gara per le attività di call center, confermando la massima attenzione al futuro lavorativo di tutte queste persone. È emerso, inoltre, che il bando di assegnazione più recente ha riguardato altre attività, in particolare quelle di back-office, che non riguardano quindi l’assistenza telefonica ai clienti ma la lavorazione di pratiche e reclami.
Continuerò a mantenere un filo diretto costante con Enel per tutte le questioni relative al territorio, per tutelare il diritto al lavoro di tutte le lavoratrici e i lavoratori coinvolti. Vigileremo affinché in una fase storica delicata per la presenza di Enel in Puglia, non si possano aprire fronti che coinvolgono i lavoratori”. Lo dichiara Claudio Stefanazzi, deputato leccese del Partito Democratico.
“Negare il voto ai fuori sede al referendum di marzo è una scelta politica incomprensibile e senza alcuna giustificazione tecnica. Alle elezioni europee del 2024 e alla precedente consultazione referendaria il voto ai fuori sede è stato consentito. In tutte le democrazie avanzate chi si trova temporaneamente lontano da casa, per ragioni di studio, lavoro o salute, può esercitare il diritto di voto”. Lo afferma Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria, insieme al senatore dem Marco Meloni, della proposta di legge “Voto dove vivo”, commentando la decisione della maggioranza di non consentire il voto a chi studia, lavora o si cura lontano dal comune di residenza al prossimo referendum sulla Giustizia.
“La scelta del governo - aggiunge l’esponente dem - colpisce proprio quell’astensionismo involontario di cui tutti dicono di voler farsi carico: persone che vorrebbero votare ma che, per distanze e costi, non possono farlo. Non esistono motivi tecnici: la scheda referendaria è identica in tutta Italia e non ci sono neppure ragioni economiche. È difficile trovare spiegazioni comprensibili a questo stop, se non una decisione politica che rischia di allontanare ulteriormente i cittadini dalle istituzioni”.
«A perderci – conclude Madia – sono le istituzioni e la politica nel suo complesso. Consentire il voto ai fuori sede è stato un impegno assunto trasversalmente, anche con molte associazioni. Non mantenere quella promessa, senza motivi oggettivi, rappresenta un grave fallimento della politica”.
Si sono conclusi presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati i lavori dell’incontro “Adeguati assetti 231 in ambito agroalimentare: obblighi, responsabilità, best practices e proposte di riforma normativa”, promosso e organizzato dall’on. Nicola Carè, dedicato al confronto sui profili di responsabilità delle imprese agroalimentari e sull’evoluzione del sistema di prevenzione dei reati previsto dal D.Lgs. 231/2001.Nel corso dei lavori è stato sottolineato come il rafforzamento dei modelli organizzativi e dei sistemi di controllo interno rappresenti oggi un elemento centrale per la prevenzione del rischio penale e reputazionale, oltre che per la tutela della sicurezza alimentare e della competitività delle imprese italiane. Alessandra Griffa ha evidenziato i collegamenti tra la riforma dei reati agroalimentari e la responsabilità 231, richiamando la necessità di aggiornare i modelli organizzativi per affrontare nuove fattispecie di reato e standard di controllo più evoluti. Stefano Buonocore ha rimarcato la centralità della prevenzione attraverso procedure operative, tracciabilità delle filiere, sistemi di audit e formazione del personale. Nicola Menardo si è soffermato sul ruolo strategico dell’Organismo di Vigilanza, chiamato a garantire effettività e continuità dei controlli interni e un dialogo costante con governance e management. Andrea Milani ha sottolineato l’esigenza di semplificazione applicativa per rendere i modelli 231 sostenibili anche per le piccole e medie imprese. Jacopo Perina ha richiamato l’importanza di un approccio integrato tra compliance, sostenibilità e reputazione aziendale, elementi ormai determinanti per la competitività sui mercati internazionali. Il coordinatore del Tavolo, Alessandro Parrotta, ha ricordato come l’agroalimentare rappresenti un asset strategico dell’economia nazionale e come la tutela della qualità e della sicurezza dei prodotti passi anche attraverso sistemi di governance moderni ed efficaci. In chiusura, Carè e Parrotta hanno ribadito l’importanza di proseguire il dialogo tra istituzioni, professionisti e imprese per favorire un’evoluzione normativa capace di coniugare rigore nella prevenzione dei reati, semplificazione applicativa e tutela della competitività delle aziende italiane.
“Per l’ennesima volta il governo dimostra la sua totale insensibilità verso il lavoro e l’industria del Mezzogiorno. La chiusura unilaterale dello stabilimento Cargill di Giammoro in provincia di Messina, presidio storico che garantiva occupazione qualificata a decine di lavoratori e all’indotto locale, viene accompagnata dall’inerzia delle istituzioni, senza alcuna strategia né piano di tutela occupazionale. Chi paga il prezzo più alto sono le famiglie e le competenze della Sicilia industriale”: è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino sul suo ordine del giorno alla Legge Pmi respinto oggi, giovedì 5 febbraio, dall’Aula di Montecitorio. L’atto avrebbe impegnato l’esecutivo ad attivare subito un tavolo istituzionale con parti sociali, Regione e enti locali per tutelare i lavoratori di Cargill, ad utilizzare strumenti di politica industriale per salvaguardare presìdi produttivi strategici nel Mezzogiorno, a promuovere percorsi di reindustrializzazione in caso di chiusura, coinvolgendo imprese e investitori ed a rafforzare le misure contro delocalizzazioni e chiusure unilaterali,
“È inaccettabile che governo e Regione Siciliana non attivino strumenti concreti per salvare il sito: nessun tavolo istituzionale, nessun piano di reindustrializzazione, nessuna politica industriale reale. La multinazionale continua a investire altrove mentre i lavoratori restano soli. Noi continueremo a batterci affinché lo Stato torni a fare il suo dovere, difendendo il lavoro e contrastando delocalizzazioni e chiusure unilaterali”: conclude.
“Il respingimento del nostro ordine del giorno sulla crisi dello stabilimento Beko di Siena lascia aperti interrogativi seri sull’effettiva volontà del governo di affrontare fino in fondo una vertenza industriale che ha già prodotto conseguenze pesantissime. A fronte di circa 300 addetti iniziali, sono già circa 140 i lavoratori che hanno perso il posto, in un contesto segnato da incertezza prolungata e dall’assenza di un piano industriale chiaro e credibile per il futuro del sito”: è quanto dichiara il segretario Dem e deputato Pd Emiliano Fossi sul suo atto alla Legge Pmi respinto oggi, giovedì 5 febbraio, dall’Aula di Montecitorio.
“La provincia di Siena è tra i territori maggiormente colpiti dalla crisi occupazionale e industriale e avrebbe bisogno di un impegno forte e diretto dello Stato. Invece ancora una volta ed anche per il futuro dello stabilimento ex Beko, il governo ha scelto di non assumere impegni vincolanti, lasciando che il peso della gestione della crisi ricada in larga parte sulla Regione Toscana e sul Comune di Siena. Senza un coinvolgimento concreto del governo, con garanzie su investimenti, tempi e livelli occupazionali, il rischio è che il percorso di reindustrializzazione resti incerto, mentre lavoratori e territorio continuano ad attendere risposte”: conclude.
"Da oggi il rischio nucleare è più vicino. Con la scadenza del trattato New Start tra Usa e Russia e senza impegni dalle parti a proseguire la collaborazione sulle armi nucleari, si apre un nuovo fronte di preoccupazione sulla stabilità del mondo intero. New Start aveva fissato un tetto massimo di armi che Usa e Russia, i paesi con il più grande arsenale nucleare, potevano avere. Gli stati che non hanno armi nucleari si erano impegnati a non acquisirne se Usa e Russia si fossero a loro volta impegnate a ridurre la loro dotazione. Scaduto il contratto, tutti gli accordi cadono. Questo può aprire a una pericolosissima corsa al riarmo nucleare, in uno scenario internazionale in cui non sembrano valere più le regole condivise, il diritto internazionale, gli accordi multilaterali, ma solo l’uso della forza.
La comunità internazionale deve seguire le sorti del trattato e fare uno sforzo perché questo venga rinnovato fissando dei parametri certi che impediscano un'escalation nucleare che sarebbe il presupposto per l'estinzione dell'umanità". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Coordinatrice dell'Intergruppo della Camera per il disarmo nucleare.
“Questo Governo aveva promesso sicurezza dappertutto, ma è stato un fallimento anche su questo: dopo tutti i decreti e l’introduzione di 28 nuovi reati, è evidente che la logica repressiva non aiuta realmente le città e la cittadinanza”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, in diretta su Sky Start questa mattina.
“La serietà dell’opposizione è stata quella di rendersi disponibile, ma abbiamo visto che era un bluff con il comizio del ministro Piantedosi. Come opposizioni unite abbiamo presentato una risoluzione unitaria ma il Governo non ha voluto ascoltarci - ha proseguito la deputata dem - Sono interessati solo a inserire nuovi reati, affrontando il tema della sicurezza in chiave propagandistica ed emergenziale, e non a risolvere i veri problemi: lo scorrimento delle graduatorie per le forze dell’ordine, nuovo personale, pagare meglio chi è esposto a rischi”.“La manifestazione di Torino è un fallimento del ministro degli Interni, perché non è stata garantita la sicurezza non solo per la cittadinanza ma anche per gli agenti: qualcosa non ha funzionato ma Piantedosi non ha spiegato che cosa. Come è possibile che non sia stata prevista, prevenuta e contenuta la presenza di chi arrivava da fuori con quelle intenzioni? Quanto è costato? Hanno militarizzato Vanchiglia per ottenere questo? Sono queste le domande a cui Piantedosi deve rispondere” ha concluso Gribaudo.