“Con la nuova Legge di Bilancio il governo Meloni e il ministro Giuli infliggono un altro colpo durissimo al cinema e all’audiovisivo italiani. Dopo anni di attacchi sistematici alla cultura, arriva un nuovo taglio di proporzioni enormi: oltre 190 milioni nel 2026 e 240 milioni a partire dal 2027. Una riduzione del 30 per cento e poi del 35 per cento del Fondo Cinema, che rischia di mettere in ginocchio un intero settore industriale la cui tenuta è già seriamente a rischio.” Lo dichiara Matteo Orfini, deputato del Partito Democratico, componente della Commissione Cultura della Camera.
“Il governo – prosegue Orfini – sta giocando con il fuoco. Sta progressivamente indebolendo un comparto che ha già portato sul ciglio della recessione. Questa ostinazione non è spiegabile se non con la volontà politica, ormai scientifica, di colpire tutto ciò che viene percepito come distante dalle proprie sensibilità ideologiche. Ma qui non si parla di propaganda – aggiunge Orfini – si parla di un settore industriale vero, di una filiera che produce valore economico e lavoro: il cinema italiano è una delle nostre eccellenze più riconosciute, parte integrante del Made in Italy culturale. Indebolirlo significa colpire la libertà creativa, ma anche l’economia reale del Paese. Tagliare il Fondo Cinema, ridurre le risorse per la promozione nelle scuole, per le sale, per la digitalizzazione del patrimonio significa fare una scelta precisa: impoverire la cultura italiana”.
“A destra si rassegnino. Criticare la presidente del Consiglio non significa danneggiare la ‘nazione’. L’equiparazione tra Meloni e la nazione è infondata oltre che pericolosa. Rivela, questa sì, una idea autoritaria dove chi governa è tutto e chi si oppone è niente. Perché la patria resta e Meloni prima o poi passerà. Nel frattempo si ricordino di governare il Paese, piuttosto che continuare ad attaccare Elly Schlein”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Quanto sta accadendo al quotidiano Il Tirreno è gravissimo e rappresenta un attacco diretto alla libertà sindacale e alla libertà di stampa”. Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico Marco Simiani ed Emiliano Fossi, che hanno depositato in merito una interrogazione parlamentare.
“Il provvedimento disciplinare contro un componente del Comitato di redazione - concludono i deputati dem - appare chiaramente ritorsivo, legato all’esercizio di funzioni sindacali e non a fatti redazionali. Colpire chi rappresenta i lavoratori significa colpire la libertà di informazione stessa. Il governo deve attivarsi subito, attraverso il ministero del Lavoro, per verificare i fatti e convocare un tavolo di confronto tra azienda, Fnsi e rappresentanze sindacali. Difendere i giornalisti del Tirreno significa difendere il pluralismo e la democrazia”.
“Ancora una volta, nella bozza di manovra finanziaria, non c’è traccia di interventi a favore delle Forze di Polizia. È grave e inaccettabile che chi garantisce ogni giorno la sicurezza dei cittadini venga sistematicamente ignorato. Servono risorse adeguate, tutele previdenziali dedicate e il pieno riconoscimento della peculiarità del lavoro svolto dagli operatori del comparto. L'ultimo rinnovo del contratto ha riconosciuto un aumento solo del 6% a fronte di un'inflazione che nello stesso periodo aveva raggiunto il 17%. Cioè il potere d'acquisto dello stipendio di un operatore di polizia è addirittura diminuito rispetto al passato.
In questa Legge di Bilancio non c'è nemmeno un euro per l'aumento degli organici delle forze dell'ordine, che sono già oggi sotto organico di circa 30.000 unità. E che, diversamente da quello che millanta questo Governo, continuano a diminuire in modo significativo ogni anno.
È incredibile ma l'unica cosa che aumenta è l'età pensionabile, che viene spostata in là di tre mesi!
Non a caso importanti sigle sindacali del comparto sicurezza in queste ore stanno già facendo sentire forte la loro insoddisfazione.
Siamo stufi di promesse vuote di chi usa strumentalmente il tema della sicurezza ma poi quando serve non fa niente di concreto a sostegno di chi la garantisce ogni giorno. Il governo dimostri nei fatti di voler sostenere chi serve lo Stato con coraggio e dedizione e metta le risorse che servono. Delle dichiarazioni a favore di telecamera ne abbiamo abbastanza”. Così in una nota Matteo Mauri, deputato PD e Responsabile nazionale Sicurezza.
È vero che l’Italia si accingerebbe a negoziare direttamente con gli Stati Uniti i dazi per la pasta ed è vero che l’Italia sarebbe interessata a ridimensionare il supporto all’Ucraina? Le parole del presidente Trump lasciano poco spazio alle interpretazioni. Perciò Meloni non può far finta di nulla. Deve chiarire da che parte sta l’Italia e se è destinata a essere l’avamposto di Trump per rompere il fronte europeo e indebolire definitivamente l’Unione europea che non è soltanto un sodalizio economico, ma anche e soprattutto un patto politico tra stati che condividono valori, diritti e libertà.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Questa manovra è figlia di nessuno. I partiti di maggioranza stanno progressivamente prendendo le distanze da norme che aumentano le tasse per gli italiani e che, soprattutto, non offrono alcuna visione per il rilancio industriale del Paese.
I dati ufficiali parlano chiaro: il sistema produttivo italiano è fermo, con calo significativi nei settori chiave del Made in Italy, aggravati dalla decisione miope e remissiva del governo di non reagire ai dazi americani.
Come sempre, la colpa è di qualcun altro: prima dei tecnici, poi dell’intelligenza artificiale, degli algoritmi e oggi addirittura della mancanza di comunicazione interna tra i partiti di maggioranza, con Forza Italia che lamenta di non essere stata informata dell’aumento delle tasse sugli affitti.
Siamo di fronte a un governo allo sbando, senza una linea politica né economica chiara, in cui Giorgetti e Meloni sono prigionieri dei veti incrociati dei propri alleati. Un esecutivo che parla di “Italia in Serie A” mentre imprese, famiglie e lavoratori fanno i conti con la realtà di un Paese in frenata” Così il capogruppo del Pd in commissione bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano, che sottolinea come “non manca giorno in cui i partiti di maggioranza prendono distanza da testo approvato in Cdm, oggi tocca ancora a Forza Italia”.
“Con quale faccia il ministro Urso si presenta oggi agli italiani per dire che “l’Italia è tornata in Serie A”, quando gli indicatori economici ufficiali raccontano un’Italia a rischio retrocessione? La produzione industriale é ferma da mesi, il nostro export sta crollando, le associazioni di categoria lanciano grida d’allarme, il Made in Italy è in profonda difficoltà e interi settori produttivi stanno rivedendo al ribasso i propri piani di investimento per timori enormi sul futuro.
Timori aggravati da un governo che ha scelto di non proteggere il sistema industriale italiano dalla furia dei dazi americani e dalla concorrenza internazionale, lasciando imprese e lavoratori senza una strategia industriale credibile.
E come se non bastasse, dopo tre anni il ministro si accorge solo ora che Industria 5.0 non funziona. Un ritardo colpevole che dimostra quanto questo esecutivo sia scollegato dalla realtà delle imprese, più attento agli slogan che ai risultati.
Altro che “Paese in Serie A”: oggi l’Italia è un sistema produttivo che rischia di retrocedere, mentre il governo continua a vantarsi di numeri da propaganda”. Così la vice presidente del gruppo del Pd alla Camera, Simona Bonafè che conclude dicendo: “per colpa del governo il sistema produttivo e Made in Italy sono in seria difficoltà, Urso ha poco da esultare”.
“Con la Legge di Bilancio, il ministro della Cultura Giuli firma e avalla un taglio durissimo al Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo. Non è un errore tecnico né una distrazione: è l’ennesimo capitolo di una strategia precisa con cui il governo Meloni continua, da anni, ad attaccare e indebolire il mondo della cultura. Il fondo, oggi pari a 700 milioni di euro, subirà una riduzione di 190 milioni nel 2026 e di 240 milioni a partire dal 2027. Un taglio del 30% nel primo anno e fino al 35% negli anni successivi: una vera falciata che mette a rischio la produzione, la distribuzione e l’intero ecosistema cinematografico italiano". Lo dichiara la deputata e capogruppo Pd in Commissione Cultura, Irene Manzi.
"Mentre il ministro Giuli finge di prendersela con 'algoritmi' e 'intelligenze artificiali' - sottilinea la parlamentare -, nei fatti a pagare sono autori, produttori, maestranze, esercenti e pubblico. Altro che tecnicismi: si tratta di una scelta politica deliberata, con cui il governo colpisce ancora una volta un settore ritenuto 'ostile', perché libero e indipendente. È l’ennesima manovra di bilancio in cui il cinema e l’audiovisivo italiani subiscono un ridimensionamento mascherato da razionalizzazione. Questo nuovo taglio conferma una linea coerente di penalizzazione verso la cultura, considerata non come risorsa ma come problema".
"A questi tagli vanno aggiunte le riduzioni ai fondi per la promozione del cinema nelle scuole, per l’ammodernamento e l’adeguamento delle sale, anche in relazione alle esigenze delle persone con disabilità, e per la digitalizzazione dell’archivio storico del cinema italiano.
Un insieme di tagli drastici che disegna un disegno preciso: smontare passo dopo passo il sistema del cinema e dell’audiovisivo italiano, privandolo di risorse, prospettiva e futuro. È un segnale grave, che dovrebbe far riflettere su quale idea di cultura e di Paese questo governo stia realmente portando avanti”, conclude Manzi.
“L’episodio che ha coinvolto Sigfrido Ranucci ha reso attuale un tema che nel nostro Paese resta troppo spesso un non detto: le pressioni, le ingerenze e i tentativi di condizionamento sulla stampa sono una realtà quotidiana. Troppi giornalisti in Italia lavorano sotto minaccia o sotto pressione, anche a causa di un uso strumentale delle querele, trasformate in strumenti di intimidazione per zittire il dissenso e reprimere la critica al potere.” Così Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Affari europei della Camera, che richiama Governo e maggioranza alle proprie responsabilità.
“È inaccettabile che, in una democrazia matura, si reagisca alle inchieste o alle critiche con denunce e azioni legali pretestuose. La libertà di stampa non può essere difesa a corrente alternata, va tutelata sempre. Serve un segnale forte e concreto. Chiediamo al governo e alla maggioranza di sostenere senza esitazione il nostro emendamento per il recepimento immediato in Italia della direttiva europea anti-Slapp. È incomprensibile l’ostinazione della destra nel non voler approvare questa norma all’interno della legge di delegazione europea. È arrivato il momento di un cambio di passo vero, per difendere la libertà di stampa e rafforzare la democrazia nel nostro Paese. Questa settimana possiamo dare un segnale chiaro nel corso della discussione della legge di delegazione europea alla Camera: sarebbe in grave errore perdere questa opportunità”, conclude De Luca.
Serve accoglienza umana e diffusa
“Ci sono visite che lasciano un segno profondo, e quella di oggi al Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Pian del Lago a Caltanissetta è una di queste. Dietro quelle mura ho ascoltato storie di uomini che raccontano viaggi, speranze, ma soprattutto l’assurdità di un labirinto burocratico che li ha inghiottiti. Storie di persone che pagano sulla propria pelle le conseguenze di una legge sull’immigrazione ingiusta, vecchia e disumana.” Lo dichiara Giovanna Iacono deputata del Partito Democratico, al termine della visita ispettiva nel CPR di Pian del Lago.
“Il Governo - sottolinea la parlamentare dem - continua a difendere e moltiplicare i CPR come se fossero una risposta efficace al tema dell’immigrazione o una risposta al tema dei rimpatri. Ma la verità è che questi centri rappresentano solo il fallimento dell’intero modello di gestione dell’immigrazione. Non sono luoghi di rimpatrio, ma vere e proprie strutture di detenzione amministrativa, dove uomini vengono privati della libertà personale non per ciò che hanno fatto, ma per ciò che sono. È una vergogna per un Paese che si dice civile e democratico.”
“Voglio esprimere la mia gratitudine a chi, dentro quelle strutture, lavora ogni giorno in condizioni difficilissime, ma non possiamo più fingere che basti migliorare qualche aspetto organizzativo. Il problema è che i CPR non dovrebbero esistere. È una battaglia di civiltà che dobbiamo portare avanti, contro la paura e l’indifferenza alimentate da questo Governo", conclude Iacono.
"È inaccettabile che una proroga trentennale della concessione ANAS possa essere disposta senza un chiaro fondamento giuridico e senza il necessario coinvolgimento della Commissione europea. Per essere efficace, tutelare i lavoratori e garantire lo sviluppo infrastrutturale del paese, ogni passaggio deve essere trasparente e corretto". Lo dichiarano in una nota congiunta i parlamentari Pd Antonio Misiani, Marco Simiani e Andrea Casu, che hanno presentato alla Camera ed al Senato un’interrogazione al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla proroga al 2052 della convenzione tra ANAS e MIT. “La legge di bilancio 2025 - sottolieano gli esponenti dem - prevedeva che l’efficacia della proroga fosse subordinata alla notifica preventiva a Bruxelles, come stabilito peraltro dalla normativa vigente in materia. Il governo ha però poi eliminato questa garanzia con un emendamento al decreto-legge 73/2025, richiamando interlocuzioni informali con la Commissione europea mai rese pubbliche né documentate".
“Si tratta di un vero e proprio colpo di mano che mette a rischio la legittimità dell’intera operazione e apre nuovi fronti di incertezza, come evidenziato anche dalla Corte dei Conti, che ha più volte segnalato criticità sull’assenza di un titolo giuridico valido per la proroga. Con la nostra interrogazione chiediamo che il governo chiarisca se vi sia stata una posizione formale della Commissione europea e renda pubblica tutta la documentazione. Serve inoltre una verifica giuridica sullo status di ANAS per individuare una soluzione conforme al diritto europeo, che tuteli l’azienda e i suoi lavoratori. Trasparenza e legalità devono essere sempre garantiti, soprattutto quando si parla di infrastrutture strategiche per il paese", concludono i parlamentari Pd.
"Sarà pure uno dei più duraturi, ma quello Meloni è un governo che pensa solo a sopravvivere. Ne è la riprova la legge di bilancio, una manovra dove non c’è crescita, non ci sono investimenti ma solo e ancora tagli ai servizi essenziali che sono poi anche diritti: sanità, scuola, lavoro. Non possiamo accettare che che non ci siano risposte per le famiglie, per le imprese, per i giovani. Ieri la premier è fuggita dalla conferenza stampa, oggi attacca la segretaria del Pd, ma non potrà fuggire per sempre davanti ai problemi del paese". Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Deliri: così Giorgia Meloni liquida le frasi della Leader dell’opposizione Elly Schlein. Una reazione tipica di chi non pensa di governare una grande democrazia, ma di comandare su dei sudditi. Ma il Pd non è una sezione dei Fratelli d’Italia. Non deve neanche lontanamente permettersi di trattare così chi non è d’accordo con lei. La verità è che ormai Meloni non sa più che pesci pigliare, avendo varato una manovra economica che pagheranno come sempre i più deboli. E dunque si dedica a fare la vittima. Il mestiere che le riesce meglio. E’ ora che la pianti". Lo dichiara il deputato e capogruppo Pd in Commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Questa mattina è morto Andy Mwachoko, un operaio che lavorava nel cantiere di Torino Esposizioni. È il terzo, da settembre, nella sola provincia di Torino. Come è stato detto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, le morti sul lavoro sono una piaga, mentre la sicurezza è un diritto da far rispettare a tutti i costi. Mi stringo in cordoglio alla famiglia dell’operaio, attendendo che si faccia chiarezza sull’accaduto”. Lo dichiara la deputata Pd e presidente della Commissione d’inchiesta parlamentare sulle condizioni di lavoro in Italia, Chiara Gribaudo.
“Penso che la democrazia stia vivendo un momento particolarmente difficile. Con il governo Meloni la libertà di stampa è continuamente sotto attacco. La premier ha una netta e feroce repulsione nei confronti dei giornalisti che non considera 'amici' o che non fanno domande compiacenti”. Così il una nota il deputato e componente della presidenza del gruppo Pd, Andrea Casu. “Oggi è il turno dei giornalisti del Sole 24 Ore – aggiunge il parlamentare dem - che hanno deciso di scioperare contro la decisione del quotidiano di pubblicare un'intervista alla presidente Meloni scritta da una collaboratrice esterna. A loro esprimiamo piena solidarietà per il coraggio che dimostrano in un momento così complicato per la libertà di stampa nel nostro paese”. “Non è la prima volta e forse non sarà l'ultima: di sicuro è in atto una deriva pericolosissima. La libertà di stampa è sacra, quindi Meloni scenda dal piedistallo o dall'ossessione di essere una vittima ogni giorno e cominci a rispettarla.”, conclude Casu.