“Ci siamo riuniti per un evento eccezionale: la visita del veliero più bello del mondo a Darwin, in Australia, è un simbolo di orgoglio e identità per gli italiani all'estero. Per gli italiani che vivono in Australia, la presenza dell'Amerigo Vespucci rappresenta un momento di grande significato che valorizza e celebra la nostra identità. Ho partecipato a tutte le iniziative per rappresentare gli Italiani e per accogliere e sventolare la mia bandiera con passione e soddisfazione. È stata un'opportunità per condividere la bellezza della cultura italiana con gli australiani, creando un legame più profondo tra le due nazioni. Gli italiani in Australia spesso portano con sé non solo le loro tradizioni, ma anche speranze e aspirazioni. L'Amerigo Vespucci è diventato un simbolo di avventura, scoperta e integrazione. Rappresenta il sogno di esplorare nuovi orizzonti, mantenendo vivo il legame con la propria cultura d'origine e nonostante la distanza, le nostre origini e la nostra cultura continuano a navigare con noi, ovunque andiamo. È fondamentale continuare a lavorare insieme per promuovere il Made in Italy, per valorizzare le nostre tradizioni e per garantire che le future generazioni continuino a sentirsi parte integrante della nostra ricca eredità culturale. Io continuerò a costruire ponti e a mantenere vive le nostre tradizioni e ad essere accanto alla mia comunità, gli italiani all'estero. Noi italiani abbiamo vissuto con emozione questo momento. Insieme, possiamo garantire che la nostra cultura e il nostro patrimonio rimangano forti e vibranti, ovunque ci troviamo nel mondo. Unico neo di questo viaggio bellissimo, è la mia amarezza per il fatto che il Vespucci non abbia potuto visitare le altre città dell’Australia, per questa volta, a differenza del primo tour mondiale di 20 anni fa quando visitò le città australiane di Sydney, Melbourne, Adelaide e Perth, fare altrettanto per la gioia delle nostre comunità in Australia. D’altronde la rotta allora fu diversa, la Vespucci arrivava dal sud e venne in Australia dopo aver visitato la Nuova Zelanda. Questa volta ha toccato altre città, come Tokyo e Manila che non aveva visitato la prima volta. Ma l’impegno è di portare la Vespucci per le celebrazioni dei suoi Cento Anni, nel 2031, e nel suo terzo tour mondiale, in tutte le città australiane permettendo così agli Italiani di vedere e visitare il veliero più bello del mondo, che è anche il loro. Le comunità italiane in Australia, che non hanno potuto raggiungere Darwin questa volta, meritano di poter essere salutati nelle loro città, e farò di tutto perchè questo accada”. Così Nicola Care deputato eletto all’estero, componente della commissione difesa.
"Essere amico di Israele oggi significa dire chiaramente che Netanyahu e il suo governo di ultradestra sono un problema, non solo per la regione, ma per lo stesso Israele e una minaccia per la sua sicurezza. C’è anche una recrudescenza di sentimenti antisemiti mai del tutto estirpati in Europa, ed è una cosa gravissima a cui opporsi fermamente. Ma sono state autorevoli voci della comunità ebraica internazionale a dire che è proprio la politica scellerata e sanguinaria di Netanyahu ad alimentare questi fenomeni gravi e pericolosi". Così Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, in un'intervista rilasciata oggi a l'Unità.
"Con l'appello #StopCrimesInPalestine, che ho promosso insieme al prof. Massimo Amato e al giornalista Gianni Giovannetti e che si può firmare su change.org - sottolinea - chiediamo che si mettano in atto iniziative concrete per fermare Netanyahu: è necessario fermare la vendita di armi a Israele che le usa contro i civili, mettere le sanzioni a Netanyahu e ai suoi ministri e sospendere l’accordo di Associazione tra Ue e Israele che si basa proprio sul rispetto dei diritti umani". "Alcune interpretazioni strumentali e in malafede leggono queste posizioni come un appoggio ad Hamas ed Hezbollah. Niente di più falso - chiosa Boldrini-. Chiedere di fermare Netanyahu significa chiedere e, anzi, pretendere che prevalga il diritto internazionale sulla legge del più forte".
“L’audizione del Ministro dell’Ambiente, Pichetto Fratin, sul piano nucleare durante l’indagine conoscitiva delle commissioni ambiente e attività produttive della camera, lascia molte perplessità. Il ritorno al nucleare che il governo sta prospettando si presenta infatti come un progetto irrealizzabile, gravato da costi enormi e difficoltà tecniche insormontabili. Per attuare un simile piano sarebbero necessarie almeno 5 o 6 nuove centrali nucleari, con costi economici e sociali altissimi. Si tratta di un percorso insostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico, senza contare i tempi decisamente più lunghi rispetto a quanto finora dichiarato dal governo” così in una nota i capigruppo democratici nelle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera, Marco Simiani e Vinicio Peluffo e i deputati Christian Di Sanzo e Augusto Curti.
“Non c’è chiarezza su tempi, costi e sicurezza che sono le tre questioni fondamentali. Ripartire con un programma nucleare - sottolineano i democratici - richiede prima di tutto una soluzione definitiva alla gestione delle scorie radioattive pregresse. Ma su questo punto, il governo continua a lanciare la palla in tribuna, senza fornire alcuna indicazione chiara sulla realizzazione del deposito unico arrivando oggi addirittura a prospettare un nuovo scenario che mette in discussione quanto detto finora, prevedendo di ammodernare le strutture esistenti, eventualmente ampliandole. Parliamo di 100 depositi su 22 siti, distribuiti su tutto il territorio nazionale. Mai come ora serve chiarezza, chiediamo al Ministro Pichetto Fratin e al governo di chiarire quale iter intendono seguire, coinvolgendo adeguatamente il Parlamento. Serve trasparenza e un confronto serio per evitare di avventurarsi in un piano nucleare insostenibile, che rischia di gravare sulle spalle dei cittadini senza fornire soluzioni efficaci per la transizione energetica e per ridurre significativamente la dipendenza dai paesi esteri”.
“Questo Piano strutturale di bilancio doveva essere un documento molto importante, perché va a delineare le sorti della nostra finanza pubblica e con essa, ovviamente, le sorti dell'economia per i prossimi 7 anni.
Dicevo che avrebbe dovuto essere un'occasione molto importante, perché una prospettiva di questo genere avrebbe dovuto aprire una discussione, un confronto che coinvolgesse tutta la società italiana, a partire dalle sue rappresentanze sociali, imprenditori e sindacati, le opposizioni, il Terzo settore e così via. Non è avvenuto niente di tutto questo, ma quello che è drammatico è che non è avvenuta neppure una riflessione adeguata rispetto a che cosa significhino questi 7 anni futuri. Abbiamo il minimo sindacale richiesto dalla Commissione europea - cioè il profilo dell'indicatore nuovo scelto, la spesa pubblica netta -, ma non sappiamo praticamente niente, se non parole molto generiche, su quello che accompagnerà quel percorso”. Lo ha detto la deputata del Pd, membro della commissione Bilancio di Montecitorio, Maria Cecilia Guerra, intervenendo in Aula sul Piano Strutturale di Bilancio.
“In particolare, le linee guida della Commissione europea chiedevano specificamente ai Governi che chiedono un'estensione del Piano fino a 7 anni di indicare per le riforme e gli investimenti previsti non solo genericamente dei titoli - come avviene in questo documento fuffa - ma di indicare con precisione, così come è stato fatto per il PNRR, gli obiettivi, gli indicatori attraverso cui misurarli e i tempi della realizzazione. Niente di questo è presente in questo Piano, anche con un piccolo giallo, perché nella prima versione che abbiamo avuto erano indicate nell'indice le tabelle in cui queste cose dovevano essere declinate, che poi non erano nel testo e infatti il testo è stato ritirato ed è arrivato un indice senza questa indicazione”, ha aggiunto la dem.
Dopo la Corte dei Conti europea anche l'Ufficio parlamentare di bilancio certifica quello che denunciamo ormai da molti mesi: il governo non è in grado di mettere a terra i progetti previsti dal PNRR e c'è un problema enorme di stato di avanzamento della spesa. Per tenere il passo del cronoprogramma 2024 l'Italia dovrebbe spendere 43,96 miliardi, ma finora le uscite si fermano a 8,93 mld, il 20,3% del budget. Un risultato a dir poco disastroso ed estremamente preoccupante. Mentre sta finendo il quarto dei sei anni previsti per l'implementazione del PNRR, la spesa complessiva è ferma sotto il 30%. Parliamo di interventi fondamentali per lo sviluppo in un Paese dove la crescita è inchiodata secondo le ultime stime allo 0,8%. Il Governo batta un colpo e spieghi al Paese cosa intende fare per accelerare la spesa del PNRR. La situazione, peraltro, rischia addirittura di peggiorare: se Fitto dovesse diventare commissario chi si occuperà di questo Piano Strategico? Ad oggi non abbiamo chiarezza al riguardo e siamo sull'orlo di un fallimento clamoroso per colpa delle scelte sbagliate e dell'inefficienza di questo Governo". Lo scrive in una nota Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione politiche UE alla Camera.
Allergica a ogni forma di controllo democratico, no al mercato dei voti
“Oggi si è verificato un fatto estremamente grave e senza precedenti: la maggioranza non si è presentata in Commissione di Vigilanza RAI, facendo venir meno il numero legale e bloccando così il funzionamento della commissione che avrebbe dovuto decidere l’iter per l'eventuale nomina della presidenza, che diviene efficace solo con il parere positivo dei due terzi dei componenti della Commissione stessa. Senza questo passaggio, qualsiasi nomina risulta incompleta e inefficace. Ecco perché, non avendo i numeri, la maggioranza vorrebbe adesso aprire il mercato dei voti: diciamo no a Rai Suq”. Così in una nota il capogruppo democratico in Commissione di vigilanza Rai, Stefano Graziano, che stigmatizza il comportamento irresponsabile della maggioranza che è passata “dall’Aventino a metodi degni di Colle Oppio”. Mai prima d'ora - conclude - si era infatti assistito a una simile mancanza di responsabilità: la Vigilanza RAI deve poter operare con trasparenza ed efficacia, garantendo il rispetto delle regole e delle istituzioni. Siamo in parlamento non in una sede di partito”.
No all’abbassamento delle quote di genere nelle giunte comunali
Oggi mercoledì 9 ottobre alle ore 11 presso la Sala Berlinguer del Gruppo Pd alla Camera dei Deputati si terrà una conferenza stampa sul disegno di legge in discussione all’Assemblea regionale siciliana, che prevede l’abbassamento al 20% delle quote di genere nelle giunte comunali.
Parteciperanno Chiara Braga, capogruppo del Pd, Antony Barbagallo, deputato e segretario Regionale Pd Sicilia, Giovanna Iacono e Stefania Marino, deputate elette in Sicilia, le senatrici Anna Maria Furlan, Vincenza Rando, il senatore Antonio Nicita e Roberta Mori, portavoce delle democratiche.
Per accrediti ospiti e giornalisti pd.ufficiostampa@camera.it.
Ingresso: Via Uffici del Vicario, 21
Giacca obbligatoria per gli uomini
“Dal ministro dell’economia nessuna risposta agli appelli delle parti sociali”
“Giorgetti ammette che la crescita del Pil dell’1% nel 2024 non ci sarà. Si sgonfia così tutta la propaganda della destra. Dopo mesi di slogan e promesse, il governo stesso ammette che l’obiettivo che si era dato è irraggiungibile. È molto grave che dal ministro dell’economia non sia arrivata nessuna risposta sulle sollecitazioni e sugli appelli di sindacati, Confindustria e enti locali, che hanno denunciato il pericolo di austerità selettiva per i prossimi anni. Il governo non sta mettendo in campo le necessarie misure per stimolare la crescita e garantire una vera transizione ecologica, mentre decide di portare avanti politiche che colpiranno i soliti noti: lavoratori, pensionati e servizi pubblici, mentre chi evade continuerà a beneficiare dei soliti condoni”.
Così Silvia Roggiani, Deputata Pd in Commissione bilancio.
“Incomprensibile la scelte di governo e maggioranza di bocciare il nostro atto per la tutela di centinaia di lavoratrici e lavoratori dei Musei statali a Firenze, dal Bargello all’Accademia passando per gli Uffizi, che da mesi sono molto preoccupati per le incertezze sul loro futuro e hanno chiesto al Ministero risposte che per ora non arrivano.
Le Organizzazioni sindacali e Comune di Firenze pretendono giustamente dal Governo un intervento netto e risolutore.
Noi insistiamo affinché il governo tuteli questi posti di lavoro, livelli occupazionali e trattamenti contrattuali. E’ un dovere per un Paese come il nostro che parla al mondo anche attraverso la bellezza dei suoi musei. Non possono essere fatti passi pericolosi indietro, noi non lo accettiamo” così in una nota il deputato dem Federico Gianassi sul suo ordine del giorno al Collegato Lavoro bocciato oggi, martedì 8 ottobre, dall'Aula di Montecitorio.
“Eccesso di ottimismo, mancanza di trasparenza e nessuna chiarezza sul percorso per correggere i conti” è netto il giudizio del capogruppo democratico in commissione bilancio alla camera, Ubaldo Pagano che, nel corso dell’audizione alla camera del ministro Giorgetti ha stigmatizzato come “il Psb sconta gravissime carenze in termini di leggibilità e trasparenza che non consentono al parlamento di poter esaminare nel dettaglio la politica economica. Dal Mef targato destra una gestione torbida come non mai. Il Governo ha infatti approfittato della modifica delle procedure di bilancio per nascondere informazioni fondamentali che erano prima presenti nel Def e nella Nadef. La prossima manovra sarà una sorpresa per il parlamento e questo è sicuramente un passo indietro che non consente di poter valutare cosa dovremo attenderci dal governo. Ed il tutto è aggravato da alcune sibilline definizioni che non vengono chiarite come “il cuneo cambia fisionomia”. Vuol dire che il Governo vuole applicare un decalage ma è evidente che in tale ipotesi ci sarebbero dei/lle lavoratori/trici che ci perdono e la misura costerebbe meno. Solo una cosa è certa: l’ambizioso piano di privatizzazione presentato lo scorso anno è fallito, e nulla si sa su quali asset il governo vuole adesso mettere in vendita”.
"Fra pochi giorni l'Assemblea regionale siciliana discuterà un disegno di legge che abbassa al 20 per cento la rappresentanza femminile negli enti locali dell'Isola.
Abbassa, appunto. Perché la legge nazionale prevede una quota minima del 40 per cento. Un provvedimento inaccettabile che rimanda le donne indietro di 40 anni in un'Italia già molto indietro rispetto al resto d'Europa.
La Regione Sicilia, guidata dalla stessa maggioranza del governo nazionale pensa di potere relegare all'irrilevanza politica metà della popolazione siciliana: un precedente pericolosissimo portato avanti dalla stessa maggioranza che governa l'Italia. Nel Paese della prima donna presidente del Consiglio, le donne rischiano non solo di non fare passi avanti nel percorso verso la parità, ma perfino di farne indietro. Un paradosso di cui Meloni stessa è espressione e contro cui anche le donne di Fdi dovrebbero ribellarsi.
Le donne siciliane non meritano questo e hanno lanciato una petizione per fermare questa legge retrograda: io ho firmato, chiedo anche a voi di farlo https://forms.gle/i24hUFN4WimsWkjd6". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Coordinatrice dell’Intergruppo della Camera per le donne i diritti e le pari opportunità.
“Il popolo Saharawi deve essere messo nelle condizioni per tornare a vivere sulla sua terra, occupata illegalmente dall’esercito del regime del Marocco dal 1976. Ora c’è questa possibilità. La Corte di Giustizia Europea con una sentenza definitiva e non impugnabile si è pronunciata, nei giorni scorsi, a favore della popolazione del Sahara Occidentale e ha confermato che gli accordi di pesca e agricoltura firmati nel 2019 tra l'Unione europea e il Marocco avrebbero dovuto ‘ottenere il consenso della popolazione del Sahara occidentale’ poiché sui quei territori non ha alcuna sovranità.
Nel frattempo il popolo Saharawi è costretto all’esilio nel deserto algerino ed e' ancora oggi oggetto di inaudite violenze nel Sahara Occidentale, come Amnesty ha piu' volte testimoniato nei suoi rapporti annuali. Di fronte a questa sentenza non sono più tollerabili tentennamenti da parte dell'Unione Europea ed anche il nostro Paese deve fare la sua parte nel sostenere l’autodeterminazione del popolo Saharawi come rimarcato anche dalle Nazioni unite. Per questo chiediamo alla Presidenza della Camera di calendarizzare in Aula o in Commissione, alla presenza del ministro Tajani, la mozione presentata dall’Intergruppo oltre 18 mesi fa. Ci auguriamo che possa essere discussa al più presto per definire una posizione unitaria del nostro Paese a sostegno dei diritti, oggi negati, del popolo Saharawi”.
Lo ha ribadito Stefano Vaccari, presidente dell’Intergruppo di Amicizia con il popolo Saharawi, intervenendo in Aula alla Camera.
“Il governo ha dato parere positivo a due ordini del giorno molto importanti per la provincia di Modena. Il primo riguarda la reindustrializzazione del polo Mozarc di Mirandola, il secondo il piano industriale di rilancio del Marchio Maserati. Coi nostri odg, votati all'unanimità dall'Aula, abbiamo ottenuto che particolare attenzione sia dedicata alla salvaguardia dei livelli occupazionali. Continueremo a pressare il governo perché a questi impegni seguano i fatti”.
Così i deputati del Partito democratico Stefano Vaccari e Maria Cecilia Guerra.
“Dopo aver inizialmente sottovalutato la situazione il governo ha fatto retromarcia ed ha accolto la mia proposta di garantire ai lavoratori del polo chimico della Venator di Piombino la continuità degli ammortizzatori sociali almeno fino all’efficacia dei dazi attivati dall’Ue nei confronti delle imprese cinesi che importano Biossido di Titanio a basso prezzo. Si tratta di un primo passo significativo per sostenere l’attività di un polo chimico fondamentale per l'economia della provincia di Grosseto e dare speranza ai 240 lavoratori attualmente in cassa integrazione a zero ore, che scadrà peraltro il prossimo mese di gennaio. Vigileremo che questo impegno, votato da tutta l’Aula di Montecitorio, venga realmente mantenuto dalla destra”: è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente della Camera Marco Simiani sul suo ordine del giorno al Collegato Lavoro approvato oggi, martedì 8 ottobre.
"Oggi la Camera dei Deputati ha approvato un ordine del giorno a mia prima firma che impegna il governo a sollecitare un confronto con la Fondazione Enasarco al fine di trovare una soluzione in merito ai lavoratori silenti. Un primo piccolo passo per sanare una vera e propria ingiustizia. Infatti, quella dei silenti Enasarco è una battaglia di civiltà partita grazie alla denuncia dal pistoiese Francesco Briganti, che nel 2018 fu tra i primi a segnalare il caso, iniziando uno sciopero della fame in protesta con l'ente. Un dramma che riguarda circa 700mila italiane e italiani, persone che per anni hanno versato contributi ad Enasarco ma che non avendo raggiunto i vent'anni di contribuzione richiesti dalla Fondazione non hanno diritto alla pensione, ritrovandosi così con contributi appunto "silenti". Una grande ingiustizia che non poteva e non può rimanere inascoltata, anche perché quei contributi versati sono il frutto del sacrificio di anni di lavoro. Occorre dunque trovare rapidamente una soluzione tra le parti, Stato, Enasarco e silenti, che possa finalmente sanare il problema e rendere giustizia a tante e tanti. Questo di oggi è stato allora il primo passo, fondamentale, perché mette in chiaro la volontà collettiva di lavorare sul tema, ma ora inizia la vera battaglia. Francesco Briganti ha nuovamente intrapreso lo sciopero della fame e chiede risposte alla politica. Oggi abbiamo iniziato a scrivere quella risposta, lui ci aiuti in salute a finirla e la maggioranza dia seguito a questo impegno".
Lo scrive in una nota Marco Furfaro, deputato del Partito Democratico e componente della segreteria nazionale.