“È un segnale positivo che il Senato oggi abbia avviato l'iter della proposta di legge bipartisan volta a regolare l'uso sicuro e consapevole dei social media e di Internet per bambini e ragazzi. Questo è un tema di estrema urgenza e rappresenta una priorità fondamentale per le famiglie. Auspichiamo che la convergenza tra maggioranza e opposizione possa condurci rapidamente e in maniera efficace all'adozione di una legge nazionale. Ringrazio a riguardo la senatrice Malpezzi, seconda firmataria della proposta al Senato, che è al lavoro per raggiungere un accordo solido e condiviso per proteggere i minori dai rischi del mondo digitale. Inoltre, questo tema dovrà essere affrontato con la massima urgenza anche nella prossima legislatura del Parlamento Europeo. La natura stessa di Internet richiede una cooperazione a livello europeo per garantire che le misure di sicurezza siano coerenti e applicabili in tutti i Paesi membri, offrendo una protezione omogenea a tutti i giovani cittadini dell'Unione”. Così in una nota la deputata democratica, Marianna Madia, che ha promosso la legge bipartisan.
Esclusione Saviano, conferma ‘caso Italia’ in Europa
“La decisione del commissario Mazza di assecondare il volere del ministro Sangiuliano di escludere Saviano dalla delegazione italiana alla Buchmesse è doppiamente imbarazzante: in primo luogo perché il commissario, nel rispetto della legge, dovrebbe operare nell’interesse del Paese e non di una parte politica; e poi, perché il ministro non dovrebbe entrare a gamba tesa stilando vere e proprie liste di autori non grati al governo”. Così la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, nel giorno in cui l’autore Sandro Veronesi ha dato forfait al governo dopo aver appreso dell’esclusione di Roberto Saviano dalla delegazione italiana alla Buchmesse. “La politica deve restare fuori dalla cultura – sottolinea Manzi - questa ingerenza continua è dannosa e non è un caso che le più importanti istituzioni culturali internazionali, a partire dalla Buchemsse, siano in grande imbarazzo e parlino di ‘caso Italia’ così come lo sono gli istituti italiani di cultura nel mondo che il governo vorrebbe trasformare in strumenti di propaganda politica”.
Ore 15 Question time del Pd al Ministro dell’Interno su tagli risorse enti locali, interverrà la capogruppo Braga
“Chiediamo se il Ministro interrogato non ritenga condivisibili gli allarmi provenienti dagli enti locali e se non ritenga di modificare immediatamente il criterio per il quale sono operati maggiori tagli di spesa corrente ai comuni che stanno investendo più risorse del Pnrr”. Questo il question time del Pd a prima firma Chiara Braga che verrà discusso oggi nell’Aula della Camera alle 15.
“Una decisione così irragionevole, che disincentiva e mette a rischio la piena riuscita del piano di competenza territoriale, ha costretto il Ministro per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR Raffaele Fitto a precisare, in polemica con i Ministri dell'interno e dell'economia e delle finanze, che «il Governo valuterà le considerazioni e le esigenze del sistema degli enti locali e darà delle risposte»”, si legge nel testo del QT.
Mef non è in grado di quantificare impatti economici, immediato stop esame parlamentare
“Il ddl autonomia è incostituzionale perché viola l’articolo 81 della Costituzione che assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del bilancio dello Stato” così il parere negativo della commissione Bilancio della Camera presentato dal gruppo parlamentare del Pd alla vigilia della discussione in aula del provvedimento governativo promosso dal ministro Calderoli. “Il Mef ha chiaramente detto che non è in grado di quantificare gli impatti economici dell’autonomia differenziata – sottolineano i democratici – e questo sarebbe sufficiente a interrompere immediatamente l’esame del provvedimento. Ma i partiti di maggioranza non si fidano più di loro stessi e vanno avanti a colpi di strappi e forzature regolamentari che impediscono al parlamento di modificare un provvedimento che stravolge l’assetto delle istituzioni democratiche senza tener conto dell’incremento e delle duplicazioni dei costi che non vengono né quantificati né coperti”. Il parere firmato dai componenti democratici della V commissione di Montecitorio – Ubaldo Pagano, Maria Cecilia Guerra, Silvio Lai, Claudio Mancini e Silvia Roggiani – stigmatizza in particolare: la confusione e l’incertezza sulla determinazione dei Lep e sulle modalità e tempistiche di trasferimento delle funzioni alle regioni; l’incapacità del governo di quantificare i profili finanziari e di coordinamento della finanza pubblica; il mancato coinvolgimento del parlamento nella valutazione dei decreti attuativi; l’aderenza del percorso di autonomia differenziata con gli obiettivi del Pnrr che considera, quali milestone da conseguire a partire dal 2026, l’attuazione del federalismo fiscale regionale e provinciale; la partecipazione delle regioni alla politica fiscale nazionale e alle riforme conseguenti al processo di modifica del quadro della governance economica avviato dalle istituzioni dell’Unione europea; il meccanismo di aggiornamento della compartecipazione al finanziamento delle funzioni devolute; le modalità di ripartizione e attribuzione di personale, strutture e risorse finanziarie, a partire dalla scuola, con il concreto rischio di determinare diseconomie di scala e di scopo, e duplicazioni di costo. Per tutte queste ragioni, il Gruppo del partito democratico della Camera esprime parere negativo al provvedimento del governo e chiede la soppressione, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, degli articoli dal primo all’ultimo del testo.
"Il tema della governance europea tocca da vicino la vita dei nostri cittadini, perché si decide come utilizzare le risorse per servizi pubblici, ospedali, scuole, asili, infrastrutture fisiche o digitali.
Da quando siete al Governo i risultati sono disastrosi. State danneggiando e isolando il nostro Paese in Europa, rischiando di compromettere irreparabilmente il nostro futuro.
Quale credibilità potete avere se continuate a dialogare ed inveire contro l'Europa con i sovranisti ed estremisti di Vox, con Le Pen e con Orban? Quale credibilità potete avere con un Vice premier che come slogan delle elezioni europee chiede meno Europa?
Abbiamo bisogno di più Europa, non meno Europa, di rafforzare l'integrazione nelle politiche economiche e fiscali, non di risposte antistoriche con chiusure nazionali per problemi globali.
Ora, nel deserto di idee e risultati proviamo ad indicarvi una strada. La prima è continuare lungo la scia del Next Generation EU. Il PNRR non è un peso, ma è una grande opportunità per il Paese. Cancellate subito la norma folle che taglia i fondi ai Comuni virtuosi, impegnati maggiormente sui progetti del PNRR. Fermatevi!
Un ulteriore obiettivo dei prossimi anni è quello di promuovere sempre più appalti congiunti, politiche industriali integrate e programmi di investimento comuni, e la duplice transizione verde e digitale.
Infine, riteniamo fondamentale rafforzare lo strumento dell'European Peace Facility così come gli impegni per una difesa comune.
Abbiamo bisogno di un'Europa che sia sempre più autorevole a livello internazionale, in grado di esercitare un ruolo sempre maggiore in politica estera, anche e soprattutto come attore diplomatico di pace. Il tutto con un impegno comune: superare la regola anacronistica dell’unanimità in Consiglio.
Ecco l’Europa che vogliamo – e lo chiediamo in questa mozione – è un’Europa più integrata, più unita, più competitiva. Più verde, più sicura, più giusta. Più democratica. Un'Europa baluardo di coesione e solidarietà". Lo ha detto in Aula Piero De Luca, della presidenza del gruppo Pd alla Camera e capogruppo Pd in commissione Politiche Ue di Montecitorio.
“A Piazza della Loggia a Brescia fu terrorismo fascista. Esattamente a 50 anni da quella strage, Meloni anche questa volta non riesce a pronunciare quella parola.
Forse anche qui non le è chiara la matrice.
Solo tanta vergogna”. Lo scrive sui social il deputato dem Alessandro Zan, responsabile Diritti del Partito Democratico.
"Sessanta raid su Rafah in appena due giorni, l'ultimo poche ore fa. I tank dell'esercito israeliano sono arrivati al centro della città dove si erano rifugiate un milione e mezzo di persone scappate dal resto della Striscia, ormai distrutta, e da dove nelle ultime tre settimane un milione di loro sono state costrette a scappare di nuovo, senza avere un posto sicuro perché a Gaza non c'è un posto sicuro.
Davanti all'indignazione globale dopo il bombardamento della tendopoli durante il quale 45 persone, donne e bambini, sono morte bruciate vive, Netanyahu ha parlato di "tragico errore": ma quale tragico errore? E' un attacco deliberato. A Rafah da due settimane è in corso l'offensiva nonostante tutti gli alleati avessero chiesto di non farlo perché avrebbe provocato una carneficina. Ora Gaza è "un inferno in terra", come l'ha definita l'Unrwa. Netanyahu e il suo governo continuano a macchiarsi di crimini di guerra, a mietere vittime innocenti e non si sta facendo abbastanza per fermarli. Il ministro degli Esteri Tajani ha dichiarato che Hamas "usa Rafah per creare ulteriori problemi attirando Israele dentro una trappola mediatica". Ma quale trappola mediatica, ministro? La trappola, quella vera, è quella in cui è rinchiusa la popolazione palestinese che da Gaza non può neanche uscire se volesse trovare rifugio altrove. La Striscia è sigillata e impermeabile perfino agli aiuti, ancora una volta bloccati fuori dal valico di Rafah dall'esercito israeliano.
Cos'altro deve succedere? Qual è la linea rossa che non può essere superata e oltre la quale potremo vedere una qualche azione che punti davvero a fermare Netanyahu?
Gli Usa e l’Ue lo costringano al cessate il fuoco immediato: le opzioni per farlo ci sono, a partire dalle sanzioni, dallo stop alla vendita di armi, dalla sospensione degli accordi commerciali e dell'accordo di associazione Ue-Israele. Questo immobilismo è insopportabile e genera rabbia e sdegno nell’opinione pubblica di tutto il mondo. A partire da giovani che nelle università di tanti Paesi protestano pacificamente contro questa colpevole indifferenza. Lo dico al governo italiano: ignavia, cinismo e opportunismo non sono più ammissibili. Il tempo è scaduto". Lo ha dichiarato intervenendo oggi in aula Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Bonafè, stravolto provvedimento delle opposizioni, parlamento non è passacarte dell’esecutivo
“No a deleghe in bianco sul conflitto d’interesse, siamo contrari a questo intervento della maggioranza che stravolge un progetto di legge presentato dalle opposizioni. Dopo il salario minimo e il voto per i residenti all’estero siamo sempre allo stesso schema: le opposizioni presentano un progetto di legge in parlamento, la maggioranza lascia lavorare le commissioni di merito per poi intervenire alla fine dell’esame con una modifica che azzera tutto il dibattito e autorizza il governo a legiferare sulle materia in modo del tutto autonomo senza alcuna condivisione con il parlamento. È una vera e propria dittatura della maggioranza che vede il parlamento come passacarte dell’esecutivo che non possiamo accettare” così la deputata democratica, vicepresidente del gruppo del Pd della Camera, Simona Bonafè, è intervenuta oggi in aula a Montecitorio per dichiarare il voto negativo dei democratici alla proposta della maggioranza di delegare il governo a scrivere una riforma della legge sul conflitto d’interesse.
Da Sangiuliano figuraccia senza precedenti, dem presentano interrogazione
“Le parole del direttore della Buchmesse sono molto chiare e confermano che la decisione di non ospitare Saviano tra gli ospiti della delegazione italiana è stata una vera e propria censura. Sangiuliano sta mettendo in imbarazzo le più importanti istituzioni culturali europee e i nostri istituti di cultura all’estero che mal digeriscono questo tentativo di trasformare il ministero della cultura italiano nella macchina della propaganda dell’ideologia culturale della destra allontanando ogni voce critica. Quella di oggi è una figuraccia senza precedenti, presenteremo un’interrogazione parlamentare a riguardo al ministro Sangiuliano” così i deputati democratici della commissione Cultura della Camera.
Il Ponte sullo Stretto è solo ed esclusivamente propaganda elettorale di Matteo Salvini, della Lega Nord pagata con i soldi dei scippati ai siciliani che invece chiedono infrastrutture decenti, autostrade reali e non promesse da libri dei sogni. Elly Schlein questa mattina ha detto una verità che brucia. L’onorevole Nino Germanà, farebbe bene a leggersi per bene il progetto di un Ponte sullo Stretto obsoleto, anacronistico, irrealizzabile. Una posizione, questa, su cui anche il suo leader Matteo Salvini era d’accordo salvo poi cambiare idea improvvisamente, folgorato sulla via di Damasco, per esclusivi e beceri interessi elettorali”. Così il segretario regionale del PD Sicilia e capogruppo PD in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo.
"Una bella notizia. Finalmente andrà in aula la mia proposta di legge sul medico di base alle persone senza fissa dimora. In commissione affari sociali sono stati approvati all’unanimità gli emendamenti al testo e ora si andrà in aula tra poche settimane. È un fatto di rilevanza enorme perché parliamo di decine di migliaia di persone, la maggioranza cittadini italiani. Senza casa, senza residenza, senza diritto alla salute. Un’ingiustizia contro la quale ci battiamo da anni. L’impegno preso oggi dimostra coerenza e senso di responsabilità da parte della politica. Avere un medico, per persone fragili e in difficoltà estrema, significa sentirsi di nuovo cittadini, significa sentire che lo Stato c’è e sa affrontare e prendersi cura anche delle marginalità sociali. Significa dare una speranza. È questo che deve saper fare la politica". Lo afferma Marco Furfaro capogruppo PD in commissione affari sociali e membro della segreteria nazionale.
Governo si fermi, parlamento non è passacarte dell’esecutivo
“È molto grave che la commissione bilancio si appresti a votare un parere al ddl autonomina in cui viene riconosciuto apertamente che il provvedimento presenta gravi problematiche finanziarie, tanto che lo stesso Mef ha reso noto di non essere in grado di quantificarne gli impatti economici”. Così i deputati democratici della commissione Bilancio della Camera sottolineano l’anomalia del parere presentato dalla maggioranza che riconosce queste gravi mancanze senza, di fatto, intervenire ma rimandando eventuali correzioni ad una eventuale un ordine del giorno del governo. “Il parlamento legifera e non è il passacarte dell’esecutivo – stigmatizzano i democratici – il ddl autonomia non presenta alcun elemento di urgenza che impedisce modifiche parlamentari: gli ordini del giorno lasciano la risoluzione del problema al ‘sovrano’ di turno, un emendamento è vincolante. La verità – concludono - è che i partiti di maggioranza non si fidano più di loro stessi, vanno avanti a colpi di forzature regolamentari e non consentono il dibattito nelle sedi competenti”.
“Il governo non sta facendo quasi nulla per tutelare i consumatori nel delicato passaggio al mercato libero dell'energia e per difenderli dal telemarketing selvaggio. Già a luglio dell’anno scorso abbiamo insistito sulla necessità di una campagna di comunicazione in grado di raggiungere tutti i cittadini, anche utilizzando i media. Campagna che è iniziata solo pochi giorni fa con qualche spot striminzito, troppo tardi e troppo poco. Chiediamo al governo di recuperare il tempo perduto con un’informazione pervasiva che innanzitutto ricordi a chi è nel mercato libero che può chiedere al proprio gestore, entro il 30 giugno, di tornare nel mercato a maggior tutela per usufruire delle tariffe favorevoli per i prossimi tre anni del servizio a tutele graduali.
Rispetto alla condizione dei vulnerabili, siamo convinti che ci sia bisogno di un intervento perché è evidente che stiamo andando incontro al paradosso per cui chi era nel mercato tutelato, non essendo vulnerabile, senza fare nulla e rimanendo fermo avrà un vantaggio sulla bolletta, mentre invece per assurdo chi ne ha più bisogno subirà tariffe più pesanti. Infine, il telemarketing è ancora una pratica molto aggressiva che danneggia soprattutto i cittadini più deboli. Come ha sottolineato il presidente Rustichelli nella sua relazione, è necessario un intervento legislativo anche alla luce della totale insufficienza dello strumento del registro dell'opposizione. Come Partito Democratico abbiamo già depositato una proposta di legge per introdurre il sistema “opt-in”, il divieto generalizzato di effettuare telefonate commerciali verso numeri telefonici fissi o mobili di soggetti che non abbiano preventivamente fornito il loro consenso. Chiederemo che venga calendarizzata al più presto per avviare un confronto con tutti ed individuare la misura migliore possibile.
Così Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive della Camera.
“La E45 è la superstrada più lunga d'Italia dato che il suo tracciato si estende per più di 250 km. Nel tratto umbro, essendo l’unica strada a scorrimento veloce che attraversa la regione da nord a sud, il traffico veicolare e di mezzi commerciali è particolarmente intenso e spesso causa di congestionamento; inoltre, proprio per l’elevato di autotreni e altri mezzi pesanti che vi transitano il fondo stradale di questa arteria è spesso dissestato e necessita di continui lavori di manutenzione con ricorrente chiusura di parti di carreggiata. Per questo, insieme alla Vicepresidente Ascani e alla collega Piccolotti, ho presentato un’interrogazione urgente al Ministro delle Infrastrutture Salvini affinché si attivi con ANAS e Regione Umbria per dare seguito alla richiesta di raddoppio dello svincolo di Marsciano: una nuova opera utile ad assorbire il prevedibile aumento di mezzi pesanti, previsti in oltre 250 unità al giorno, in vista della costruzione della nuova piattaforma logistica a ridosso della località Cerro, lungo la strada che collega il capoluogo con la E45. Esiste un diritto dei comuni della Valle Media del Tevere a potersi muovere in tempi adeguati tra Terni e Perugia“.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo PD alla Camera dei Deputati
“Sono passati 50 anni da quella tragica mattina del 28 maggio 1974 quando Piazza della Loggia a Brescia era gremita di persone riunite in una manifestazione organizzata dai sindacati per esprimere la ferma condanna contro gli attentati neofascisti di quegli anni. Dal palco stava parlando Franco Castrezzati della Cisl quando alle 10.12 esplodeva una bomba nascosta in un cestino sotto i portici uccidendo 8 persone e ferendone 102”. Lo ha dichiarato il deputato bresciano dem Gian Antonio Girelli intervenendo in Aula a Montecitorio.
“Da quel giorno Brescia, la leonessa d'Italia, non ha smesso di chiedere verità e giustizia. L'infinito iter giudiziario è stato caratterizzato da condanne e assoluzioni, da omertà e collusione da parte di rami deviati dello Stato con un'unica e fondamentale certezza: la matrice neofascista. Anche oggi Brescia è in piazza e con il Presidente Mattarella chiede piena verità e giustizia, per dire lo stesso no di quel giorno a ogni rigurgito fascista e per ribadire il valore dei principi di libertà e di democrazia che quegli attentati volevano minare. Questo è anche il nostro compito contro ogni forza di sovversione ed eversione. Lo dobbiamo all'Italia intera e fa molto male vedere la completa assenza del governo in Aula”, ha concluso Girelli.