“Si è svolto oggi, nella Sala Berlinguer presso gli uffici del Gruppo PD alla Camera dei Deputati, un incontro di ascolto e confronto con le principali rappresentanze di categoria e dei lavoratori del cluster portuale, insieme ad amministratori locali delle città portuali, dedicato alla riforma della governance dei porti approvata dal Consiglio dei Ministri nel dicembre 2025 e che prefigura la creazione della società Porti S.p.A. L’incontro ha registrato una partecipazione ampia e qualificata. Nel corso degli interventi sono emerse diverse criticità rispetto alla riforma, a partire dal metodo adottato, caratterizzato dal mancato coinvolgimento delle parti interessate nella fase di elaborazione del provvedimento. Numerosi contributi hanno inoltre evidenziato questioni di merito, tra cui il rischio di uno svuotamento delle Autorità di Sistema Portuale di risorse economiche e umane, con possibili ricadute sulla loro capacità di sostenere i costi di funzionamento della futura Porti S.p.A. e di garantire l’efficacia della governance portuale. Al di là del percorso della riforma, attualmente in stallo in attesa dello sblocco da parte della Ragioneria dello Stato, restano aperte diverse questioni su cui il sistema portuale attende risposte concrete: dalla semplificazione e dalla chiara definizione dei rapporti di governance, al tema dei dragaggi, fino allo sblocco di alcune richieste legate al lavoro portuale, come il fondo di incentivo all’esodo, mantenendo fermo il principio di un mercato regolato. È emersa inoltre con forza l’esigenza di un sostegno reale alla rete dell’intermodalità e alle infrastrutture dell’ultimo miglio, non limitato alle sole aree strettamente portuali. A tre anni dalla risoluzione sulla portualità presentata in Parlamento e a fronte dell’annuncio di una riforma che rischia di non concretizzarsi mai, mancano ancora risposte puntuali alle questioni che il sistema pone da troppo tempo. A questo quadro si aggiunge la complessa situazione internazionale che, se dovesse protrarsi, richiederà interventi di sostegno e politiche mirate per garantire stabilità e competitività al sistema portuale nazionale. Il Partito Democratico si attiverà nelle Commissioni competenti e in Parlamento con proposte puntuali sui diversi temi emersi, sollecitando il Governo a fornire risposte concrete a un settore strategico per l’economia e lo sviluppo dell’intero Paese”.
“Il piano di riorganizzazione annunciato da Engineering Ingegneria Informatica, con circa 650 esuberi strutturali in Italia, rischia di avere ricadute drammatiche anche su Siena”: è quanto dichiara il deputato Pd e segretario Dem della Toscana Emiliano Fossi, annunciando un’interrogazione ai Ministri delle Imprese e del Made in Italy e del Lavoro.
“Nella sede di viale Toselli lavorano oltre 120 persone tra attività finance, digital e funzioni di supporto: parliamo di professionalità qualificate in un territorio che negli ultimi anni ha già pagato un prezzo alto alle crisi industriali e bancarie. Per questo ho chiesto al governo di attivare con urgenza un tavolo nazionale con l’azienda e le parti sociali, per individuare soluzioni alternative ai licenziamenti e tutelare i lavoratori della sede senese. Il settore Ict è strategico per lo sviluppo del paese e anche per gli investimenti legati al Pnrr: perdere posti di lavoro qualificati rischia quindi di impoverire ulteriormente il territorio senese e, più in generale, il sistema produttivo nazionale".
“Dove sono le femministe? Qui. A ricordare anche a lei, Presidente, che la violenza contro le donne non è propaganda elettorale. Usarla per fare campagna contro i migranti e per spingere un referendum è indecente. Gli stupri non sono uno slogan. E alimentare odio contro la magistratura sulla pelle delle donne non significa difenderle. Significa solo strumentalizzarle” così sui social la deputata democratica Michela Di Biase che ripubblica il post ‘indecente’ cancellato da Fdi.
“La presidente del Consiglio doveva venire oggi in Aula a riferire sulla situazione in Iran. Chiediamo che lo faccia al più presto. Per questo tutte le opposizioni hanno proposto anche in capigruppo di distinguere le comunicazioni sul prossimo Consiglio europeo da quelle necessarie sul conflitto in Iran: due passaggi diversi, che meritano tempi e un confronto parlamentare adeguati”. Lo ha detto, intervenendo in Aula alla Camera, il deputato del Pd Andrea Casu, che ha preso la parola per stigmatizzare i toni e le modalità con cui il capogruppo di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, ha reagito alle legittime richieste delle opposizioni. “Durante la Conferenza dei capigruppo - ha spiegato Casu - abbiamo registrato una forte insofferenza, con interruzioni e toni minacciosi da parte del capogruppo Bignami nei confronti della nostra capogruppo Braga. Sono atteggiamenti inaccettabili, che non aiutano il corretto svolgimento del confronto parlamentare e per i quali sarebbe doveroso chiedere scusa. Non ci faremo intimidire: è evidente che la maggioranza è in difficoltà davanti a un passaggio che la presidente del Consiglio dovrebbe affrontare in Parlamento da cui, invece, continua a scappare”.
Il 22 e 23 marzo votare per difendere la separazione dei poteri.
"Cominciamo chiamando le cose col nome che hanno. Questo non è una riforma: le riforme sono qualcosa di strutturale. Siamo davanti a un referendum che vuole modificare sette articoli della Costituzione italiana. Questo referendum non riguarda in alcun modo la velocizzazione dei processi né l'aumento delle garanzie per i cittadini. Riguarda invece l'aumento dei costi della giustizia italiana, perché con la duplicazione del CSM e la creazione di un'Alta Corte disciplinare avremo strutture ancora più costose per i contribuenti”. Così la deputata dem Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia, intervistata sui canali social del Gruppo Pd alla Camera.
L'esponente Pd ha poi bocciato senza appello il meccanismo del sorteggio previsto dalla riforma: "È forse la cosa che più ci preoccupa. Un organismo di rilevanza costituzionale i cui membri vengono estratti a sorte. Cosa penseremmo se il medico per un intervento chirurgico venisse scelto con un'estrazione? Non accade per nessuna categoria professionale e di certo non deve accadere nella giustizia, nel momento in cui il cittadino si trova spesso in una condizione di fragilità".
"Questo referendum non serve ai cittadini — ha concluso Di Biase — serve alla destra per modificare la Carta costituzionale e portare avanti il loro obiettivo: indebolire lo stato di diritto e la separazione dei poteri. Per questo dobbiamo andare a votare il 22 e 23 marzo, per difendere la nostra Costituzione e riaffermare che la nostra è una democrazia che non può consentire che la destra metta mano alla Carta".
“Mentre il Paese si prepara ad affrontare una crisi internazionale senza precedenti, la Presidente del Consiglio non si presenta in Parlamento, parla invece alla radio e prova a distrarre i cittadini con fake news e un’informazione completamente distorta sul referendum giustizia. Il quesito nulla ha a che vedere con la sicurezza degli italiani, nulla ha a che vedere con la sicurezza delle donne e nulla ha a che vedere con i rimpatri dei cittadini immigrati”, così denunciano le deputate democratiche rispetto al post pubblicato questa mattina sul profilo social del partito di FdI, col virgolettato della premier e la sua foto.
“È particolarmente grave - dichiarano - che Meloni utilizzi in modo così volgare e strumentale un tema drammatico come quello dei femminicidi e della violenza sessuale. Nel nostro Paese si registrano numeri altissimi di stupri e violenze, che avvengono soprattutto per mano di partner ed ex. Usare questo dramma per mistificare l’oggetto del referendum, che nulla c’entra con la violenza, significa mancare di rispetto alle tante vittime. Altro che ‘abbassare i toni’: qui siamo di fronte a un’evidente paura di perdere, che porta alla diffusione di falsità e a una volgare strumentalizzazione del dolore delle vittime. Ancora più grave è che la destra continui a negare alle donne strumenti fondamentali come una legge sul consenso che la stessa Presidente sta rinnegando”.
"Il decreto energia è stato annunciato per più di sei mesi e poi presentato con un testo che non interviene sui nodi strutturali, ossia l'eccessiva dipendenza del nostro Paese dal gas anche nella produzione di energia elettrica. Era inadatto prima, a maggior ragione con la crescita vertiginosa del costo del gas a causa del conflitto in Medio Oriente. Chiediamo di modificare radicalmente il decreto bollette. Il provvedimento si incentra sulla sterilizzazione di una parte dei costi dell'ETS, continuando a favorire la produzione di energia elettrica da gas e riversando poi questo costo nelle bollette nei prossimi anni. È un meccanismo profondamente sbagliato. Dobbiamo invece puntare decisamente sulle rinnovabili: è l'unico modo per abbassare da subito le bollette per le imprese e per le famiglie". Così il deputato dem Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione Attività produttive.
“Il fatto che il governo Meloni non avverta l’urgenza di questa questione – sottolinea l’esponente Pd - non è una questione di consapevolezza, è una questione di scelta. Il meccanismo previsto è in netta contrapposizione con la normativa europea. E quando il governo dice di essere l'unico ad avere il coraggio di aprire un dibattito a livello europeo non è così: hanno complicato quel dibattito. Non stanno cercando una soluzione, stanno cercando un alibi. Continuano a non fare nulla per abbassare le bollette e puntano solo a dire che è colpa di qualcun altro".
"Per tutelare l'interesse nazionale — conclude Peluffo — bisogna scegliere di stare non solo dalla parte dell'Europa, ma di chi in Europa spinge per una maggiore integrazione. Continuare a essere dipendenti dal gas significa ricorrere sempre di più al GNL americano, venduto a prezzi fuori mercato. Mettersi il cappellino MAGA significa non fare gli interessi degli italiani e non aiutare famiglie e imprese ad abbassare le bollette".
“L’azione del governo per garantire il rientro dei cittadini italiani bloccati all’estero appare ancora insufficiente e troppo spesso affidata alle decisioni delle compagnie aeree commerciali. In una situazione di guerra e di forte instabilità internazionale questo non è accettabile”.
Lo dichiara il deputato del Partito Democratico, Silvio Lai, che ha presentato un’interrogazione al ministro degli Affari Esteri.
“Continuano ad arrivare segnalazioni di cittadini italiani che non riescono a rientrare - spiega Lai - tra questi anche famiglie sarde con figli minori bloccate a Dubai, che hanno visto rinviare più volte i propri voli senza avere alcuna certezza sui tempi effettivi di rientro. Persone che avevano programmato soggiorni di pochi giorni e che si trovano ora costrette a restare all’estero per periodi molto più lunghi, con costi e difficoltà organizzative crescenti. Un’altra situazione che ho segnalato al Governo - prosegue il deputato dem - riguarda studenti e docenti del Conservatorio di Cagliari, attualmente in Sri Lanka per un seminario internazionale, che si trovano anch’essi in difficoltà nel rientro in Italia a causa della situazione dei collegamenti aerei e dell’instabilità che interessa l’area. Le testimonianze che arrivano da chi è bloccato all’estero raccontano di informazioni frammentarie e di una gestione che rimanda spesso alle compagnie aeree per avere notizie sui voli disponibili. Ma non possono essere le compagnie commerciali a garantire la sicurezza e il rientro dei cittadini italiani in un contesto di guerra. Lo Stato - conclude Lai - deve assumere pienamente la responsabilità di questa situazione. Per questo ho chiesto al governo se non ritenga necessario rafforzare immediatamente l’azione dell’Unità di crisi della Farnesina e attivare misure straordinarie di rimpatrio, per garantire il rientro rapido e sicuro dei cittadini italiani ancora bloccati all’estero”.
“La destra al governo e il ministro Lollobrigida in particolare hanno finalmente gettato la maschera sull’Agenzia Agea. Dopo averne decantato le lodi per l’efficienza, la tempestività nei pagamenti alle aziende agricole, puntualmente smentiti dalle Regioni, dopo averne stravolto l’organizzazione in barba ai regolamenti (inglobando un’azienda privata che forniva prima servizi e creato all’interno un clima di intimidazione), ora con il Ddl Coltivitalia ci troviamo di fronte ad un vero e proprio scandalo. Con tre emendamenti del relatore vengono trasferiti ad Agea 40 milioni di euro in tre anni sottraendoli a comparti in crisi come quello delle carni e quello del settore olivicolo. Inoltre, viene assegnata ad Agea la percentuale fissa del 2 per cento su tutte le risorse stanziate dal ministero dell’agricoltura in cambio di una generica assistenza che Agea dovrebbe già garantire per legge. ‘Un posto di lavoro sotto l’ombrello di Agea’, quindi, non si nega a nessuno come si sottolinea anche in una recente inchiesta di Fanpage. La ‘migliore gioventù’ della destra, già ex di qualcosa o figlio o amico di qualcuno, ora ha un posto stabile nell’Agenzia che in realtà dovrebbe vigilare sulla stessa Agea”.
Così il segretario di Presidenza della Camera e deputato dem della commissione Agricoltura, Stefano Vaccari.
“Per le coperture finanziare durature nel tempo - aggiunge - ci pensano invece gli emendamenti ad hoc che vengono presentati dalla destra in Parlamento su provvedimenti che dovrebbero occuparsi di questioni più importanti, come sostenere il comparto agricolo in alcuni settori che a causa delle problematiche energetiche e ai mutamenti climatici vivono momenti di gravi difficoltà. Ci batteremo perché questo trasferimento immotivato ed esagerato non venga approvato perché le risorse debbono andare agli agricoltori e non a ripianare eventuali deficit dell’agenzia o peggio ancora per coprire gli stipendi di nuovi funzionari assunti o che verranno assunti. Come Gruppo Pd abbiamo presentato subemendamenti abrogativi e subemendamenti finalizzati a destinare le risorse all’occupazione giovanile, per combattere le frodi in agricole, per supportare le imprese dai danni meteoclimatici, per contrastare la diffusione della peste suina africana ed altre forme di fitopatie, per l’innovazione e per dare piena attuazione ai progetti in corso del Pnrr. Questa - conclude - sarebbe la vera funzione di Agea non quella di essere un ufficio di collocamento per il principale partito della maggioranza di governo”.
“É un dovere essere dove si ricorda chi va a lavorare e non torna a casa, perché ci impone di non togliere lo sguardo e di non aspettare la prossima tragedia per occuparci di sicurezza sul lavoro. È una memoria attiva, soprattutto nei confronti di un uomo che ha sacrificato la propria vita nel tentativo di trarre in salvo i colleghi, finché non ci sarà giustizia”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, oggi a Napoli all’Istituto Tecnico Industriale "A. Righi" nel quartiere di Fuorigrotta, dove si è tenuta la cerimonia di svelamento della targa commemorativa dedicata a Vincenzo Garzillo, morto sul lavoro nella strage della centrale idroelettrica di Bargi mentre tentava di dare l’allarme. L’evento è in occasione della Giornata cittadina per la sicurezza sul lavoro.
“Intitoliamo un laboratorio scolastico a un morto sul lavoro e questo non è un atto simbolico - ha proseguito la deputata dem - Rappresenta invece la volontà ferma delle istituzioni, che su questo tema devono muoversi insieme e senza bandiere politiche per migliorare la situazione, di ribadire che la sicurezza non è un costo ma il pilastro fondante della dignità del lavoro”.“Lo dico qui, in una scuola, a questi ragazzi e a queste ragazze: la cultura della sicurezza e la formazione sono fondamentali. Lo dobbiamo a loro, ai lavoratori e alle lavoratrici di domani, di proseguire oggi su questa strada affinché tragedie come quella di Bargi non avvengano più” ha concluso Gribaudo.
"Mentre i ministri Tajani e Crosetto erano alla Camera per le comunicazioni, interventi fotocopia di due giorni fa in commissione, la premier aveva da poco terminato una intervista alla radio in cui ha parlato del Medio Oriente. Si guarda bene Giorgia Meloni dal venire in Parlamento ad assumersi le sue responsabilità. Scappa. Perché sono disposti a trascinarci in guerra, tanto sono appiattiti su Trump, anche se dicono il contrario.
Tajani e Crosetto sono riusciti nel raro capolavoro di non menzionare mai l’attacco militare di Israele e Usa contro l’Iran e a non esprimere, neanche oggi, una sola parola di condanna per quell'azione militare illegale che ha innescato la crisi in corso. Una crisi che si sta allargando di ora in ora, destabilizzando l'intera regione con conseguenze già gravissime e che possono diventarlo ancora di più.
Davanti a uno scenario drammatico, con conseguenze economiche pesantissime che impattano sulla vita quotidiana delle italiane e degli italiani, noi non sappiamo ancora quale sia la posizione del governo. Questo silenzio della presidente Meloni è espressione di un altro atto di vassallaggio nei confronti di Trump, a tutto svantaggio del nostro Paese. Un vassallaggio che, nonostante le rassicurazioni dei due ministri, rischia di portare l’Italia in guerra.
Con la risoluzione unitaria PD-M5S-AVS, abbiamo chiesto di lavorare attivamente per la de-escalation e il ritorno alla negoziazione sul nucleare iraniano che era in corso a Ginevra, di adoperarsi per il rilascio di tutti i prigionieri politici in Iran, di sostenere in sede europea la posizione del premier spagnolo Pedro Sanchez contraria alla guerra e a favore del rispetto del diritto internazionale e di non autorizzare l'uso delle basi Usa in Italia. Sono scelte necessarie se si vogliono tenere l'Italia e l'Europa fuori dal conflitto e favorire una soluzione rapida della crisi". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
L'Italia rischia di rimanere isolata e fragile a livello europeo e internazionale.
"Continuare ad avallare l'attacco al diritto internazionale, avallare il diritto della forza invece di difendere la diplomazia e le sedi multilaterali, non rende più sicuro il contesto geopolitico globale e mette in pericolo anche la sicurezza del nostro Paese. Meloni ha evitato il confronto in Parlamento. È gravissimo. L'invito che facciamo al governo è innanzitutto quello di recuperare la tradizionale postura diplomatica e soprattutto la capacità di mediazione politica. L’Italia è ponte di cultura e dialogo in particolare con il Mediterraneo ed il Medio Oriente. Meloni deve evitare di schiacciarsi in modo subalterno sulle posizioni di Trump e Netanyahu, che peraltro sono privi di una reale strategia politica". Così il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei, commentando le comunicazioni del governo alla Camera sulla richiesta di aiuti dai Paesi del Golfo.
“Senza un cambio di postura – ha aggiunto l'esponente dem - l'Italia rischia di rimanere isolata. Dovrebbe invece rilanciare gli impegni per costruire con protagonismo una risposta dell'UE che otti manca, coordinandosi con i partner europei al fine di affermare la forza del diritto internazionale e della diplomazia e di mettere in campo azioni comuni sulla difesa e sicurezza dei nostri cittadini. Questo vuol dire costruire una difesa europea: non una corsa al riarmo nazionale, non un semplice aumento delle spese militari dei singoli stati membri, ma un coordinamento reale con capacità operative comuni. Purtroppo una politica estera europea autorevole continua a mancare, anche per la presenza di governi come il nostro che indeboliscono l'Europa invece di rafforzarla".
"Il mondo di Trump si rivela meno sicuro, genera conflitti, guerre, caos, ed anche danni economici per famiglie e imprese – ha concluso De Luca - legati all'impennata del costo del barile e del gas che porranno problemi seri nel prossimo futuro".
“Le notizie emerse sulla stampa sulle recenti assunzioni all’interno di AGEA, l’agenzia che gestisce una parte fondamentale dei fondi destinati agli agricoltori italiani, sollevano interrogativi che non possono essere ignorati”.
Lo dichiara la deputata del Pd Antonella Forattini, capogruppo Pd in commissione Agricoltura della Camera.
“Secondo quanto riportato da un’inchiesta giornalistica, tra i nuovi ingressi figurerebbero militanti e figure riconducibili all’area politica di Fratelli d’Italia, molti dei quali provenienti da Gioventù Nazionale. Se tali ricostruzioni fossero confermate, saremmo di fronte a una gestione delle strutture pubbliche che contraddice apertamente la narrazione del cosiddetto ‘governo del merito’”.
“Forse non è un caso – aggiunge – che proprio ad AGEA , attraverso un emendamento del relatore al Coltiva Italia, il governo abbia deciso di destinare nuove risorse : 40 milioni di euro in tre anni, ai quali si aggiunge la possibilità per l’Agenzia di trattenere una quota del 2 per cento per la gestione delle pratiche. Risorse pubbliche rilevanti che appaiono destinate a finalità estranee ai compiti dell’Agenzia”.
“AGEA dovrebbe essere un presidio tecnico al servizio degli agricoltori, che da anni chiedono meno burocrazia e pagamenti più rapidi dei fondi europei. Per questo è indispensabile che resti una struttura trasparente e imparziale, non uno strumento per costruire strutture parallele attorno al ministero”.
“Forse è proprio per questo – conclude Forattini – che il governo non dovrebbe avere alcun timore a rendere pubbliche tutte le procedure di selezione e i curricula delle persone assunte. Per questa ragione chiederò l’audizione dei vertici di AGEA in Commissione Agricoltura e presenterò una richiesta di accesso agli atti sulle modalità di selezione del personale”.
“C’è il rischio che la Sicilia si ritrovi tra i potenziali obiettivi nel conflitto israelo-statunitense e l’Iran. La crisi nel Golfo persico sta assumendo un livello preoccupante, espandendosi in modo vertiginoso. E in Sicilia ci sono impianti - come la base americana di Sigonella ma anche il Muos, il sofisticato impianto di comunicazioni satellitari militari Usa e Nato – che non possono e non devono essere utilizzati come postazioni logistiche per condurre aggressioni o conflitti militari. Il governo questo non lo deve permettere”. Lo ha detto il segretario regionale del Pd Sicilia e deputato del Pd alla Camera, Anthony Barbagallo, a margine delle comunicazioni a Montecitorio dei ministri Tajani e Crosetto sulla crisi nei paesi del Golfo.
“La Sicilia è da sempre terra di pace, accoglienza e dialogo tra i popoli - ha proseguito - e alla luce anche degli ultimi eventi e col rischio che il conflitto si possa estendere coinvolgendo anche l’Ue ed in particolar modo l’Italia, vogliamo sapere – ha aggiunto - quali siano i controlli in atto per monitorare il traffico aereo militare e prevenire rischi per la popolazione e per l’ambiente. Ma soprattutto quali iniziative – ha concluso - - il Governo e il ministero della Difesa intendono adottare per garantire la sicurezza dei cittadini siciliani rispetto all’uso delle basi di Sigonella e MUOS di Niscemi”.
“La Presidente Meloni dov’è?
Non ha nemmeno il coraggio di venire in aula e metterci la faccia. Lavora contro gli interessi dell’Italia stando attaccata alle posizioni di Trump invece di scegliere con nettezza l’Europa. Così mette in pericolo gli italiani”. Lo ha detto Stefano Graziano capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio, a margine dell’audizione dei ministri Tajani e Crosetto alla Camera.