“Nonostante i numerosi proclami sul contrasto alla criminalità organizzata fatti da Giorgia Meloni la Dia soffre di una un lenta e progressiva diminuzione degli organici in particolare modo in Sicilia dove ancora forte è la pressione esercitata dalla mafia. Abbiamo chiesto esplicitamente i dati all’esecutivo Meloni ma su questo ci troviamo di fronte ad un muro di gomma. E ci troviamo costretti a interessare direttamente il presidente della Camera per la palese violazione delle prerogative parlamentari, perché alla specifica domanda il governo oggi in aula ha glissato non rispondendo”. E’ quanto emerge oggi a Montecitorio, dalla trattazione di una interpellanza urgente al ministro degli Interni Matteo Piantedosi, sottoscritta dai deputati del Partito Democratico, di cui è primo firmatario il segretario del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo.
"Alla Dia – organismo a cui accedono aliquote di carabinieri, polizia di stato, guardia di finanza e polizia penitenziaria - negli ultimi 4 anni - prosegue Barbagallo - non è stato garantito neppure il turn-over del personale trasferito o pensionato, né tantomeno vi è stato alcun tipo di potenziamento. Anzi ha subito una serie di tagli indiscriminati che, unitamente a quelle ostentate in settimana da parte del comandante dei carabinieri e a quelli, oltre 10.000 che riguardano la polizia di stato, stanno gravemente compromettendo la funzionalità dell'attività di contrasto al crimine. Una scelta sbagliata sia sotto il profilo funzionale che sotto quello organizzativo”.
“Vogliamo anche sapere quali siano – aggiunge - le previsioni di uscita per i prossimi 5 anni, in particolare nelle sedi siciliane, e se e come intenda implementare il personale della Dia. Ma è' insopportabile questa retorica del governo che – conclude - nei fatti continua a strizzare l'occhio alla criminalità organizzata diminuendo ogni giorno la consistenza del personale dello stato impiegato nella Dia e quindi nella lotta alla mafia".
"Su un tema delicato come la giustizia, raccolgo e rilancio l’invito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: abbassare i toni e riportare il confronto dentro un perimetro di responsabilità, rispetto e civiltà.
Noi siamo contrari a questa riforma per ragioni di merito, perché la riteniamo sbagliata e pericolosa. È sbagliata perché non affronta le vere emergenze della giustizia italiana: la durata eccessiva dei processi, la carenza di organici, le condizioni dell’edilizia giudiziaria, la digitalizzazione, il sovraffollamento carcerario, la necessità di garantire piena parità tra accusa e difesa. Sono questi i nodi reali, e la riforma non ne risolve neanche uno, come peraltro ammesso dallo stesso Ministro Nordio.
Al contrario, interviene su altro: divide e separa le carriere tra magistratura giudicante e requirente, introduce due CSM distinti, fino alla creazione di un’Alta Corte disciplinare, e prevede il sorteggio per la selezione dei componenti della magistratura. Un impianto che indebolisce profondamente la magistratura e ne mette in discussione l’autonomia e l’indipendenza rispetto al potere politico. Si incrina la separazione dei poteri, pilastro fondamentali della nostra democrazia, e si apre la strada a una deriva Trumpiana che porta ad un pericoloso controllo della politica sulla giustizia.
Peraltro, la separazione delle funzioni è già prevista nel nostro ordinamento, anche dopo la riforma Cartabia, ed è utilizzata in misura molto limitata. Se davvero si voleva intervenire, si poteva farlo con strumenti ordinari e mirati. Qui invece si sceglie una strada radicale e ideologica.
Ancora più grave è l’introduzione del sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno: un meccanismo che non esiste in nessun altro Paese e indebolisce il ruolo e l’autorevolezza del CSM, alterando l’equilibrio tra magistratura e politica.
Per noi non è una battaglia ideologica, ma una questione di sistema e di tutela dei cittadini. Una giustizia più debole e meno indipendente è una giustizia che protegge meno i diritti di tutti.
Su questo continueremo a batterci con determinazione". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee a 4 di sera, su Rete 4
“Da qualche tempo si assiste alla crescita di accessi al sito privato https://semplita.com che, a pagamento, offre l'iscrizione all'Aire, la richiesta del passaporto italiano, l'attivazione Spid, la carta di identità elettronica, la richiesta del codice fiscale e la trascrizione matrimoni, nascite e cittadinanza per matrimonio. La cosa che più preoccupa, oltre alla totale mancanza della trasparenza su chi siano i gestori di tale sito e se le offerte siano del tutto lecite, sono soprattutto i tempi al quanto anomali con cui tali servizi vengono erogati: un rinnovo di passaporto o di Cie dove generalmente i tempi di attesa sono ricompresi tra 3 e 5 mesi, sarebbero state risolte nel giro di appena 15 giorni. Peccato che all'interpellanza del PD, il governo attraverso la sottosegretaria Tripodi non si assume alcuna responsabilità e rimanda al futuro anteriore ogni possibile verifica”. Lo dichiara il vicepresidente del Gruppo PD, Toni Ricciardi durante un'interpellanza urgente alla Camera.
“In realtà – sottolinea il parlamentare dem - questa è la conseguenza della visione del governo Meloni che con la riforma del Maeci, con cui Tajani ha segnato una delle pagine più oscure per gli italiani all'estero, sta privatizzando i servizi consolari. Come può un servizio privato online aggirare tutti i tempi di attivazione dei servizi, per garantire certificati pubblici in pochi giorni, con un tariffario ben evidente?” “Non è più accettabile la vendita degli appuntamenti presso i consolati all'estero. Sono oltre 10 anni che c'è la possibilità di risolvere la questione con l'attivazione della convenzione con i patronati, ma è chiaro che al governo questo poco importi e preferisca crivellare contro i patronati un giorno sì e l'altro pure”, conclude Ricciardi.
"Il Parlamento dell'Uruguay è stato il primo tra i Paesi del blocco UE-Mercosur a ratificare l'accordo firmato lo scorso gennaio dalla Commissione Europea e dai quattro Presidenti di Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay". Così Fabio Porta, deputato italiano del Pd eletto in Sudamerica, presente nella capitale uruguaiana in quella che il ministro degli Esteri Mario Lubetkin ha definito una giornata "storica" e un "segnale" importante per l'Europa e il mondo.
Il deputato democratico ha incontrato il capo della diplomazia uruguaiano poche ore dopo il voto. "Con questa ratifica - ha sottolineato l'esponente Pd - sarà possibile avviare la fase transitoria relativa all'accordo commerciale. Un passo importante e significativo, al quale nelle prossime settimane seguiranno le analoghe ratifiche dei Parlamenti degli Stati aderenti al Mercosur".
Dopo l'incontro con Lubetkin, Porta ha incontrato il senatore Daniel Caggiani, capogruppo del Frente Amplio, la coalizione di centro-sinistra che guida il Paese. "Abbiamo convenuto sulla valenza storica di questo accordo - ha concluso Ports - in risposta ai rigurgiti di sovranismi e nazionalismi e come avvio di una nuova fase di relazioni tra Europa e America Latina".
“Nel testo del Dl sicurezza è grave la totale assenza del trasporto pubblico locale e del trasporto aereo. Nel settore dei trasporti servono interventi in grado di garantire la sicurezza come diritto fondamentale per tutte le lavoratrici e i lavoratori, dobbiamo puntare sulla prevenzione oltre che sulla repressione, garantire il presidio umano stabile delle stazioni, tecnologie per la sicurezza, diritto di autotutela del personale, formazione e cultura della sicurezza, oltre al rafforzamento normativo delle tutele legali, assicurative e psicologiche dei lavoratori, come indicato dal manifesto per la sicurezza ferroviaria presentato unitariamente dai sindacati del settore ferroviario nell’audizione in Parlamento del 5 febbraio. Su questi punti specifici siamo pronti al confronto con il Governo, nell’interesse di tutte le lavoratrici e i lavoratori in prima linea ogni giorno per garantire il diritto alla mobilità e di tutti i cittadini. Questa riflessione non può e non deve limitarsi a singoli interventi spot ma garantire un’azione di sistema più ampia che deve necessariamente riguardare anche le lavoratrici e i lavoratori del TPL, a partire dall’ascolto delle loro istanze, per questo abbiamo chiesto che anche i sindacati del settore possano essere auditi al più presto. L’esclusione del TPL da tutte le misure previste nel testo del dl sicurezza, nonostante il lavoro portato avanti unitariamente da sindacati e parti datoriali in attuazione del protocollo per la sicurezza, è un segnale grave. Il Governo non può continuare a ignorare le continue aggressioni e il pericolo che subiscono ogni giorno oltre 110 mila autoferrotranvieri e internavigatori e il personale del trasporto aereo a cui devono essere garantite le stesse tutele dei loro colleghi ferrovieri”
Lo dichiarano in una nota il senatore e responsabile Economia, Finanze, Imprese e Infrastrutture Pd, Antonio Misiani e il deputato dem e vicepresidente in Commissione Trasporti, Andrea Casu.
"Il Governo Meloni ha fallito su tutta la linea: dalla gestione dei flussi regolari alle politiche di accoglienza. Le scelte adottate in questi mesi non hanno prodotto soluzioni, ma solo propaganda e decisioni che aggravano le condizioni di persone già provate, costrette a inutili e prolungate navigazioni prima di poter attraccare in un porto sicuro": è quanto dichiara una nota congiunta dei deputati Dem Emiliano Fossi e Marco Simiani sullo sbarco a Livorno dei 147 migranti giunti a bordo della nave Ocean Viking.
"Ancora una volta Livorno e la Toscana hanno risposto con serietà, umanità e capacità organizzativa. Il nostro ringraziamento va alla Protezione Civile, alle Forze dell’Ordine, alla Capitaneria, al personale sanitario, al Comune e alle associazioni di volontariato che hanno garantito un’accoglienza ordinata. I territori non si tirano indietro: davanti ai volti segnati di uomini, donne e minori, la politica deve ritrovare responsabilità e rispetto della dignità umana": concludono.
“Le dichiarazioni del ministro Nordio sulla vicenda che riguarda la sua capo di Gabinetto Bartolozzi rappresentano l’ennesimo grave attacco e tentativo di ingerenza nei confronti della magistratura. Dirsi ‘perplesso’ sulla tempistica di un atto dei magistrati significa mettere in discussione l’autonomia e l’indipendenza di chi è chiamato ad applicare la legge, significa adombrare malafede da parte dei magistrati. E aggiungere che la sua capo di Gabinetto proseguirà ‘con ancora maggiore motivazione’ ha anche il sapore di una sfida assurda, priva di senso, nei confronti di chi sta svolgendo il proprio lavoro ed è chiamato a verificare il rispetto delle leggi a cui tutti, anche il Ministro e i suoi collaboratori sono tenuti. Siamo oramai al rovesciamento della realtà: per il Governo la colpa è sempre dei magistrati, soprattutto quando adottano provvedimenti sgraditi. Invece di rispondere nel merito, si tenta di delegittimare la magistratura. Già nei mesi scorsi la maggioranza ha chiesto uno scudo per la sua capo di Gabinetto contestando il regolare corso della giustizia. Di cosa hanno paura? È ora di dire basta a questo attacco grossolano e continuo contro la magistratura. I giudici devono essere liberi e autonomi dal potere politico e il Governo non può pretendere che sia altrimenti. Anche per questo votiamo No”. Lo dichiara Federico Gianassi, capogruppo Pd in Commissione Giustizia alla Camera.
“Le dichiarazioni rese in commissione Banche dal Procuratore Capo di Milano, Marcello Viola, e dal magistrato Roberto Pellicano sul presunto ‘concerto occulto’ tra Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone nell'acquisizione di azioni Mediobanca, delineano un quadro che richiede la massima attenzione. Secondo quanto emerso, vi sarebbe stata una convergenza di interessi di lungo periodo, anche in relazione al controllo di Assicurazioni Generali, non adeguatamente resa trasparente al mercato in occasione dell'OPS di Banca Monte dei Paschi di Siena. Se confermato, ciò configurerebbe una violazione rilevante degli obblighi informativi e delle norme sul concerto previste dal Testo Unico della Finanza”. Lo dichiara il deputato Virginio Merola, capogruppo PD in commissione Finanze.
“Significativo - aggiunge l’esponente dem - anche il riferimento al ruolo dell'AD di MPS Luigi Lovaglio, indicato come soggetto che avrebbe offerto un ‘supporto fondamentale’ al presunto concerto pur non essendo socio. La Procura ha peraltro chiarito che il ministero dell'Economia non risulta indagato in quanto tale, distinguendo nettamente tra condotte individuali e responsabilità istituzionali. In questo contesto desta ulteriore preoccupazione l'iter del decreto legislativo di riforma delle sanzioni TUF, approvato su proposta del ministro Giorgetti, che rimodula i limiti edittali per le violazioni degli obblighi di trasparenza”.
“La credibilità del mercato dei capitali italiano - conclude Merola - si fonda su regole chiare e su un sistema sanzionatorio effettivo. Ogni opacità nelle acquisizioni di partecipazioni rilevanti rischia di compromettere la fiducia degli investitori e la tutela del risparmio, principio costituzionalmente garantito. Su vicende di questa portata è indispensabile la massima chiarezza, nel pieno rispetto delle prerogative della magistratura e delle autorità di vigilanza”.
“Con la decisione del Tribunale di Milano che ha disposto la sospensione dell'attività produttiva a caldo dell'ex Ilva se l'azienda non adeguerà l'Autorizzazione Integrata Ambientale, cade l'ennesimo castello di carte del ministro Urso. Il titolare del ministero delle imprese e Made in Italy è un vero disastro: nessuna promessa mantenuta, il processo di deindustrializzazione dell'Italia crescente, migliaia di posti di lavoro a rischio e, nel caso dell'ex Ilva di Taranto, pericolo per gli abitanti della città pugliese per emissioni incontrollate' dell'impianto”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati PD Vinicio Peluffo e Alberto Pandolfo, rispettivamente vicepresidente e capogruppo dem della Commissione Attività produttive.
“Se poi aggiungiamo che l'Altoforno 1 è sotto sequestro probatorio da quasi un anno, con danni economici incalcolabili, il fallimento di Urso è definitivo. Parliamo di un ministro non degno di ricoprire un incarico così strategico per l'industria italiana e la propaganda del governo non può più nascondere la sua incapacità”, concludono i deputati PD.
Sistema ferroviario leva industriale del Paese. Servono investimenti pubblici per opere post-PNRR e protocolli sicurezza nelle stazioni.
"Il Partito Democratico ha una grande passione per il nostro sistema ferroviario, che rimane il trasporto più sostenibile ambientalmente e più accessibile economicamente. Le nuove generazioni lo utilizzano sempre di più e noi guardiamo con attenzione alla politica di acquisizione di Ferrovie dello Stato per capire come le nuove aziende verranno messe al servizio dei cittadini". Lo afferma la deputata Paola De Micheli, ex ministra dei Trasporti, in un'intervista sui canali social dei deputati dem.
"Il Pd – spiega l’esponente dem - sta guardando con attenzione al finanziamento delle nuove opere che avevamo programmato. Penso alla Reggio Calabria-Salerno alta velocità, al completamento di altre tratte. Non siamo ideologicamente contrari all'intervento dei privati, ma dobbiamo trovare un modo che consenta di affiancare il finanziamento pubblico, non escluderlo, per realizzare anche le opere meno redditizie. Poi c’è il tema della sicurezza. In tutti i sistemi di trasporto i lavoratori sono messi alle strette da una condizione di rabbia sociale crescente. Il governo deve occuparsi delle ragioni profonde di questa rabbia, ma deve anche finanziare i protocolli d'intesa sottoscritti da aziende e sindacati per costruire sistemi di sicurezza attorno alle stazioni e sui treni. I lavoratori hanno diritto di essere sicuri nell'espletare il loro dovere. Il governo su questo è carente perché manca la consapevolezza della gravità della situazione. Molto spesso chi lavora nel settore trasporti e Tpl viene aggredito, magari solo per aver chiesto di verificare la validità di un titolo di viaggio. C'è sottovalutazione del problema sicurezza e del ruolo strategico dei trasporti. Quando li abbiamo chiusi per il Covid tutti si sono resi conto di quanto sia fondamentale potersi muovere a prezzi ragionevoli. Adesso si danno per scontati".
“Come Pd – conclude De Micheli - organizzeremo una serie di appuntamenti pubblici sul tema dei trasporti. Ascolteremo operatori e fornitori che lavorano sulle grandi opere finanziate col PNRR per organizzare le nostre idee in un'unica proposta da presentare al governo. Il trasporto è una leva industriale del Paese, un grande investimento di transizione e lo strumento per esercitare un diritto fondamentale: la mobilità. Non possiamo farlo senza un grande investimento sul sistema delle Ferrovie dello Stato, che resta e resterà, nonostante i ministri che cambiano, una grande azienda".
"Condivido e sostengo le giuste considerazioni del PD di Bologna sul Museo delle bambine e dei bambini al Pilastro. Non è accettabile che si pensi con azioni di forza di condizionare scelte e progetti messi in atto nel pieno rispetto delle normative e del ruolo delle istituzioni elettive. Una cosa è il diritto sacrosanto al dissenso, altra cosa è l' idea che si possano imporre le proprie opinioni fuori dalle regole della dialettica democratica".
Così Andrea De Maria, deputato PD
“Le riserve naturali biogenetiche rappresentano un presidio strategico per la tutela del patrimonio genetico forestale, della biodiversità e per la prevenzione del dissesto idrogeologico. Accanto infatti a luoghi su cui è stato investito come l'Isola di Montecristo vi sono aree abbandonate che vanno salvaguardare e valorizzate. Sono infatti 55 le aree presenti in tutto il paese che contribuiscono a ridurre il processo di erosione a carico di quegli organismi animali e vegetali minacciati da interventi antropici: come ad esempio quella di Monfalcone al nord, Scarlino al centro o Metaponto al Sud". Lo dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente di Montecitorio.
"È positivo il lavoro svolto dal Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, ma come ha confermato il Ministero dell'Ambiente manca ancora un quadro nazionale chiaro e omogeneo sullo stato dei piani di gestione e soprattutto le risorse utili a pianificare gli interventi. È necessario completare quelli ancora assenti e rafforzare il coordinamento, affidando a ISPRA il monitoraggio e l’accertamento scientifico dello stato dei luoghi, verificando la permanenza dei requisiti di legge, aggiornando la tipologia delle riserve sulla base delle valutazioni tecniche e procedendo alla composizione dei piani di gestione. Servono standard uniformi e strumenti trasparenti per garantire una tutela efficace su tutto il territorio nazionale”, conclude il dem.
"Da oltre un anno attendiamo una risposta dal Ministro Salvini alla lettera dei deputati Pd della Sicilia sulla situazione dei lavoratori di Blu Jet Srl e sulle criticità dei collegamenti marittimi con Villa San Giovanni. Si tratta di un silenzio grave, irrispettoso del Parlamento e che riguarda un servizio pubblico essenziale oggi segnato da disservizi, guasti frequenti, carenze manutentive e difficoltà di accesso agli imbarcaderi, con pesanti disagi per anziani e persone con disabilità": è quanto dichiara la deputata Dem Maria Stefania Marino.
"Vista la latitanza del Ministro ho presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo verifiche urgenti su sicurezza, efficienza e accessibilità. Ho chiesto inoltre di chiarire le ragioni del mancato riscontro e della disparità contrattuale che colpisce i dipendenti Blu Jet, ai quali viene applicato un contratto meno favorevole rispetto a quello dei lavoratori Rfi, pur svolgendo il medesimo servizio pubblico all’interno dello stesso gruppo societario. Non è accettabile che si determinino differenze retributive e di tutele così evidenti: il governo deve intervenire per garantire equità, trasparenza e rispetto dei diritti": conclude.
"All'alba del 26 febbraio di tre anni fa, a poche centinaia di metri dalle coste di Cutro si consumava una strage di migranti. Morirono 94 persone, tra cui 34 bambini: il più piccolo non aveva nemmeno un anno. Una tragedia che si poteva evitare se i soccorsi avessero funzionato, come ha scritto la Procura di Crotone chiudendo le indagini. Il processo è ancora in corso, quindi attendiamo con fiducia la sentenza. Non ci aspettiamo più, invece, che la premier Meloni tenga fede alla promesse fatte ai sopravvissuti, tra cui quella di potersi ricongiungere con le proprie famiglie.
Il decreto scellerato che il governo varò subito dopo la strage, invece di facilitare i soccorsi, ha inasprito pene, limitato di fatto il diritto d'asilo, minato i diritti dei minori stranieri non accompagnati.
Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Le stragi in mare continuano: solo poche settimane fa, secondo quanto riferito dalle ONG che effettuano il salvataggio, durante il ciclone Harry, sarebbero morte circa 1000 persone e alcuni dei corpi sono stati trascinati dalle onde sulle spiagge siciliane e calabresi. E proprio in queste settimane, il governo sta preparando un nuovo provvedimento che rende ancora più difficili i soccorsi in mare, ostacolando il lavoro delle ONG contro ogni convenzione internazionale.
Ci batteremo contro queste norme disumane che invece di contenere gli arrivi irregolari aprendo canali legali, vuole impedire i soccorsi lasciando morire le persone in mare". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Dal governo Meloni fallimento su sicurezza, giustizia e tasse
“Il primo dato importante è che un ministro della Repubblica che fa anche il vicepremier dovrebbe essere un po' più attento nelle parole e soprattutto quando si sbaglia dovrebbe chiedere scusa, dovrebbe avere il coraggio di dire che ha sbagliato perché è nella responsabilità di un leader politico e la prima strumentalizzazione è stata esattamente la sua”. Lo ha detto Stefano Graziano, capogruppo PD in commissione difesa della camera ospite di agorà Rai3, riferendosi alle parole del vicepremier Matteo Salvini sul caso di Rogoredo.
“La seconda cosa che vorrei dire è che il nostro Paese, oggi governato dal Governo Meloni, rispetto a tre anni fa in cui c’era il Governo Draghi, è sicuramente meno sicuro. Se uno chiedesse a qualsiasi cittadino cosa ne pensa, direbbe certamente che questo governo ha fallito sui tre temi principali della sua azione, quello sulla sicurezza, sulle tasse e quello che riguarda la giustizia”, ha aggiunto Graziano.
“Penso che il decreto sicurezza sia un errore profondo. Fare un periodo in cui non si sa se l’indagato ha l’avviso di garanzia o meno, è profondamente sbagliato. Va data invece la tutela legale ai poliziotti e alle forze dell’ordine. Nessuno si deve sentire al di sopra della legge; tutti dobbiamo essere uguali rispetto alla legge; tutti devono avere la sicurezza e la condizione di essere difesi davanti alla legge.
Perché c'è Rogoredo? Rogoredo dimostra di essere un sobborgo in condizioni drammatiche ed è il fallimento delle politiche della sicurezza di questo governo. Quando noi diciamo lo Stato deve difendere il cittadino onesto e che io condivido, è chiaro ed evidente che chi più ha giocato sul tema della sicurezza e ha soffiato sul tema della sicurezza, avrebbe dovuto risolvere il problema di quelle zone come Rogoredo.
In più aggiungerei che io stesso sono sostenitore di una politica di sicurezza per le forze dell’ordine, ma dobbiamo dire con chiarezza che le forze dell'ordine da questo governo non hanno avuto un aumento di stipendio; c'è un problema che riguarda le assunzioni del personale; c'è un problema che riguarda gli alloggi; c'è un problema che riguarda le pensioni. Allora la mia domanda rivolta al governo è: ce ne occupiamo degli operatori di sicurezza oppure declamiamo soltanto delle politiche e delle parole senza nessuna azione concreta?”, ha concluso Graziano.