“A quattro anni dall'aggressione russa in Ucraina, un'invasione inaccettabile, che ha provocato milioni di vittime tra civili e militari e messo in discussione l'autonomia e la sovranità di uno Stato e di un'intera popolazione, la diplomazia italiana ha fatto immensi passi indietro. Come Partito Democratico siamo orgogliosi di aver sostenuto da subito la resistenza del popolo e delle istituzioni ucraine per affermare la loro libertà, la loro indipendenza e la forza del diritto internazionale. Come ha ricordato il Presidente Mattarella, è intollerabile che ancora oggi si provino a riscrivere i confini degli Stati con la forza e con i carri armati”. Lo dichiara il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Unione europea.
“Abbiamo sostenuto con tutte le forme di assistenza necessaria la popolazione ucraina: umanitaria, economico-finanziaria e militare. Ora – sottolinea l’esponente dem - chiediamo un'iniziativa diplomatica di pace sempre più forte e incisiva, con un elemento di chiarezza: non può essere un'intesa raggiunta sulla testa degli ucraini né senza il loro protagonismo. In questi anni l'Italia è purtroppo scivolata nelle retrovie della diplomazia internazionale. Con il presidente Draghi eravamo alla guida del treno insieme ad altri leader europei; ora non abbiamo più una linea, non abbiamo più un protagonismo perché siamo schiacciati sulle posizioni di Trump".
“A rischio – conclude De Luca - c'è la sicurezza, l'autonomia, la libertà e i valori del diritto internazionale che caratterizzano l'intera Europa. Chiediamo una pace giusta, sicura e duratura con garanzie precise: non una resa dell'Ucraina, ma uno strumento per riaffermare la sua autonomia e la sicurezza europea. Chiediamo al governo uno scatto d'orgoglio, che riporti l'Italia là dove le spetta, nel solco della grande tradizione diplomatica che caratterizza il nostro Paese”.
Il pluralismo dell’informazione è presidio fondamentale della democrazia. Difendere il lavoro delle giornaliste e dei giornalisti significa garantire alle cittadine e ai cittadini il diritto a fonti libere, corrette e indipendenti. Siamo al fianco della redazione della Stampa in questo difficile passaggio: la qualità del dibattito pubblico dipende anche dalle condizioni in cui si esercita il giornalismo. La libertà di stampa non è un privilegio di categoria, ma un bene comune da tutelare con determinazione.
Per questo Il Partito Democratico sostiene le lavoratrici e i lavoratori, vigilerà sulla trattativa e rinnova la convocazione del gruppo Gedi in Commissione Cultura come peraltro chiesto da tempo.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Le dichiarazioni della ministra Calderone sono allucinanti. Ieri la maggioranza compattamente ha bocciato la proposta di legge Schlein sui congedi paritari obbligatori, senza nemmeno poterla discutere. Il giorno dopo la ministra dice di credere a quella proposta. Ma che mestiere fa Maria Elvira Calderone? La commentatrice? E perché ieri non è venuta in Aula per cambiare il parere del governo di cui lei fa parte?". Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
“Dopo un anno e mezzo la maggioranza ancora non vuole l’audizione dell’ad Rai Giampaolo Rossi e continua a fare melina. La convocazione resta per l’11 marzo, ma la maggioranza si oppone appellandosi all’articolo 11 del Regolamento, secondo cui è esattamente avvenuta la richiesta delle opposizioni. La maggioranza tiene in ostaggio la Commissione. E la Rai nel frattempo va a scatafascio”. Lo dichiara Stefano Graziano capogruppo Pd in commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai a margine della seduta odierna in commissione.
“Negare un’aula universitaria a un’associazione studentesca per un’iniziativa di approfondimento sul referendum costituzionale è una scelta preoccupante. L’Università è il luogo del confronto, non del silenzio imposto. Se davvero, come riportato, è stato impedito a Sinistra Universitaria – UDU Genova di organizzare un dibattito con docenti, magistrati ed esponenti della vita pubblica come l’ex ministro Andrea Orlando, siamo di fronte a un atto che rischia di comprimere la libertà di discussione dentro l’ateneo. I regolamenti vietano la propaganda dei partiti, non il libero confronto promosso dagli studenti. E appare ancora più grave il richiamo alla par condicio se, nello stesso contesto, altre iniziative con ospiti chiaramente schierati per il sì, sembrerebbe si siano potute svolgere senza ostacoli. Le regole devono valere per tutti oppure non possono essere usate come strumento discrezionale per selezionare chi può parlare e chi no. Chiediamo alla Ministra dell’Università e della Ricerca di approfondire le ragioni di questa decisione. L’autonomia degli atenei è un valore, ma non può diventare un alibi per limitare il pluralismo. Agli studenti va garantito il diritto di discutere e approfondire, senza censure preventive” dichiarano i deputati PD Valentina Ghio e Alberto Pandolfo che hanno presentato un'interrogazione alla Ministra dell'Università Bernini.
“Si può fare qualsiasi paragone persino rispetto a una legge che si occupa delle disposizioni in materia di valorizzazione dell'enologia. Ma una cosa non si può fare: metterle sullo stesso piano. Stiamo parlando di qualcosa di profondamente diverso. I latini ci vengono sempre in soccorso. Mi verrebbe da dire in vino veritas, ma non voglio essere prosaico. Voglio essere aristotelico: amicus Plato, sed magis amica veritas (mio amico Platone, ma mi è più amica la verità).
La destra deve rispondere ad alcune domande molto precise: ritenete giusto un periodo di cinque mesi di congedo obbligatorio per ciascun genitore non trasferibile? Se lo ritenete giusto sediamoci e troviamo il modo di farlo altrimenti non potete trincerarvi dietro scartoffie.
Ritenete giusto che di questi cinque mesi quattro siano obbligatori per il padre e uno facoltativo e non trasferibile? Se lo ritenete giusto discutiamo.
Mi rendo conto di ripetere un mantra, ma io da chi si definisce ‘donna, madre e cristiana’ mi aspettavo qualcosina in più.
E dico al sottosegretario Durigon, campione in bocciature di tutte le proposte unitarie dell'opposizione. Se lo segni, questa è una delle leggi unitarie dell'opposizione che sarà una delle leggi che faremo quando saremo al governo”. Lo ha detto in Aula Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro di Montecitorio.
“Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Il ministro Antonio Tajani continua a non comprendere che qui non è in discussione il rispetto per la Polizia, che nessuno ha mai messo in dubbio.
Il punto è un altro: autorevoli esponenti della maggioranza e del governo, a partire dal vicepremier Matteo Salvini, hanno utilizzato un drammatico fatto di cronaca per attaccare le opposizioni e alimentare una contrapposizione artificiale tra chi starebbe dalla parte delle forze dell’ordine e chi no. Una forzatura grave, che divide il Paese invece di unirlo.
Perchè Tajani invece che provare adesso ad accusare l'opposizione di un'inesistente strumentalizzazione non ha condannato con la stessa solerzia la vera strumentalizzazione degli scorse settimane di Salvini e Meloni?
Continuare con questo atteggiamento significa sottrarsi al merito della questione e rifugiarsi nella propaganda. Un atteggiamento che, più che da uomo delle istituzioni, appare da polemista in cerca di qualche minuto di visibilità. Visto che Meloni e Salvini tacciono Tajani dovrebbe dimostrare un po’ di autonomia politica e sentire la responsabilità del ruolo che ricopree chiedere scusa a
nome del governo” così il responsabile sicurezza del Pd, il deputato democratico Matteo Mauri replica al ministro Tajani.
A rischio diritto dei cittadini a libera informazione.
“La commissione di Vigilanza Rai, organismo preposto a un ruolo di grande rilievo per la tutela e garanzia della libertà di informazione riconosciuta dalla nostra Carta costituzionale, è bloccata. Questa maggioranza continua a disertare le convocazioni settimanali, impedendo il decorso ordinario della commissione». Lo denuncia in Aula il deputato del Partito Democratico Vinicio Peluffo, componente della commissione di Vigilanza Rai.
“È una situazione indecorosa – denuncia l’esponente dem - che ha due gravi conseguenze. La prima: in questo momento i cittadini non vedono garantito il proprio diritto a essere liberamente informati e ad avere un'informazione di qualità. Siamo nel pieno di una campagna elettorale su un referendum costituzionale e la commissione di Vigilanza non può esercitare il proprio ruolo di garanzia. Il secondo aspetto riguarda la qualità del servizio pubblico, che è letteralmente decaduta. Lo hanno notato tutti i cittadini: basta fare zapping per rendersene conto. Situazioni paradossali come il commento imbarazzante e sconclusionato della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali, seguita da miliardi di persone nel mondo, con elementi persino offensivi, sono il risultato del pugno di ferro del controllo politico di questa maggioranza sulla Rai”.
«I presidenti dei gruppi di Camera e Senato dell'opposizione hanno chiesto un incontro formale ai presidenti delle Camere per sbloccare questa situazione. Se la maggioranza non ha intenzione di corrispondere al proprio precipuo dovere istituzionale, chiediamo al presidente Fontana di intervenire affinché la commissione di Vigilanza RAI possa finalmente svolgere fino in fondo il proprio ruolo a tutela dei cittadini e della democrazia”, conclude Peluffo.
“Nelle pensioni si vede la maggior discriminazione che caratterizza tutta la vita delle donne. Questo rendiconto è utile perché ci fotografa una realtà di cui bisogna prendere atto e per cui bisogna intervenire: ecco perché chiediamo più congedi e di investire in modo diverso sul lavoro femminile”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, alla presentazione della rendicontazione di genere di CIV Inps presentata questo pomeriggio a Roma.
“Questo dipende dalle ingiustizie che ogni donna deve affrontare nel corso della propria vita lavorativa: mancata attività, discontinuità nelle carriere, retribuzioni più basse - ha proseguito la deputata dem - Soprattutto la questione salariale è evidente, in generale per chi lavora come riportato dalla scorsa analisi CIV ma in particolare per le donne. Il salario minimo favorirebbe un aumento al rialzo degli stipendi e servirebbe ad abbattere il gender pay gap”.
“Questi dati sono preziosi perché ci restituiscono una realtà evidente su cui nemmeno la propaganda di Governo può continuare a chiudere un occhio. La certificazione di genere, promossa dalla Legge 162 del 2021, e la trasparenza salariale che ci viene chiesta dall’Unione Europea possono essere degli strumenti adeguati per migliorare la situazione, ma devono essere affrontati con serietà e in modo strutturale, non con bonus una tantum” ha concluso Gribaudo.
"Oggi la maggioranza di destra affossa la legge sul congedo genitoriale paritario, voltando le spalle a milioni di famiglie, a milioni di donne e anche a milioni di padri che vorrebbero prendersi cura dei propri figli al pari delle loro compagne.
Non è la prima volta che davanti a una proposta di legge delle opposizioni la destra fa orecchie da mercante e si volta dall'altra parte. Lo hanno già fatto con il salario minimo, diventato lettera morta, e con la legge sul consenso, boicottata al Senato dopo il sì unanime alla Camera.
I dati ci dicono che è aumentata la disparità occupazionale tra uomini e donne. Se, infatti, la differenza è del 18 per cento, quando parliamo di padri e madri la differenza sale al 30 per cento a discapito delle donne. Ma questo per il primo governo con a capo una donna, non vale un investimento finanziario, come fatto in altri paesi europei, con ottimi risultati.
Come pensano, davanti a questo scenario critico, di incentivare le nascite e aiutare le famiglie se neanche vogliono sostenere il congedo paritario tra madri e padri?
La premier si affida allo slogan “Dio, patria e famiglia”, un motto che ha condannato generazioni di donne alla sottomissione e all’irrilevanza, non ha mai funzionato, non ha mai generato né giustizia, né parità né benessere. Tanto più oggi". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Maggioranza e governo hanno deciso di affossare il congedo paritario e ora cercano di nascondersi dietro rilievi tecnici. Lanciano il sasso ma nascondono la mano”. Lo dichiara Valentina Ghio, vice capogruppo del Pd alla Camera.
“È una scelta politica chiara, che priva il Paese di una riforma decisiva. Il congedo paritario avrebbe rappresentato una svolta per il nostro welfare, rendendolo più equo e moderno, promuovendo una reale condivisione della genitorialità e sostenendo concretamente l’occupazione femminile. Continuare a rinviare significa lasciare sulle spalle delle donne il peso prevalente del lavoro di cura”.
“Tutte le opposizioni avevano dato disponibilità a migliorare testo e coperture pur di non perdere un’occasione storica. La maggioranza ha detto no. Se ne assuma la responsabilità davanti alle famiglie italiane”.
“A un mese dall'alluvione che ha colpito Niscemi, causando oltre 1.500 sfollati, la situazione resta drammatica. Non è affatto una fatalità, ma il risultato di anni di ritardi, promesse mancate e interventi mai realizzati sul dissesto idrogeologico”. Lo dichiara la deputata siciliana del Partito Democratico, Giovanna Iacono.
“La comunità di Niscemi – denuncia la deputata dem - sta vivendo un dramma inimmaginabile: decine di famiglie sono state sfollate dalle loro abitazioni e hanno perso tutto. Gli annunci roboanti del governo e del ministro Musumeci della scorsa settimana non sono sufficienti, come non lo sono le risorse messe a disposizione per risarcire le gravi ferite che quella comunità ha subito. La presenza del Presidente della Repubblica Mattarella e il suo abbraccio ai cittadini di Niscemi è stato certamente un fatto positivo, che testimonia la vicinanza dello Stato. Ma questo dovrebbe essere accompagnato, da parte di chi ha responsabilità di governo, con strumenti efficaci, adeguati e misure serie per fronteggiare un'emergenza che la Sicilia vive costantemente”.
“La Sicilia – conclude Iacono - è un territorio fragile, ma si agisce sempre e solo in emergenza, mai facendo prevenzione. Agiamo solo quando la terra cede e quando la terra si ribella. Servono priorità chiare: garantire la sicurezza dei cittadini, avviare immediatamente la ricostruzione e soprattutto investire finalmente sulla messa in sicurezza del territorio per prevenire altre tragedie
“Desidero esprimere il mio plauso alla Guardia di Finanza di Modena e all’Ispettorato territoriale del lavoro per l’importante operazione che ha portato all’arresto del responsabile di un grave caso di sfruttamento ai danni di lavoratori agricoli. L’attività investigativa conferma quanto sia fondamentale la presenza dello Stato nei territori per contrastare fenomeni odiosi come il caporalato. Allo stesso tempo, dobbiamo avere la lucidità di riconoscere che la sola repressione, pur necessaria, non è sufficiente a spezzare una catena dell’illegalità che continua a riprodursi. Negli anni si sono spese molte parole, anche da parte del governo, ma le cronache dimostrano che il fenomeno è ancora vivo e radicato”.
Così Stefano Vaccari, deputato dem della commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera.
“Il caporale - aggiunge - non agisce nel vuoto. Opera perché esiste una domanda, perché vi sono imprese agricole disposte a violare le leggi per perseguire interessi speculativi, comprimendo il costo del lavoro fino a paghe da fame e azzerando le condizioni minime di sicurezza e dignità. Questo sistema danneggia prima di tutto i lavoratori, ma colpisce anche la stragrande maggioranza delle imprese agricole corrette, che rispettano i contratti, investono nella qualità e subiscono una concorrenza sleale inaccettabile. Intervenire significa quindi rafforzare i controlli, ma anche costruire strumenti di prevenzione più efficaci. Dalla trasparenza nelle filiere alla tracciabilità del lavoro, dall'incrocio delle banche dati agli incentivi per le aziende che rispettano le regole, a sanzioni esemplari per chi le aggira. Solo così - conclude - possiamo difendere la legalità, tutelare i diritti dei lavoratori e sostenere un’agricoltura sana, che rappresenta un presidio economico e sociale fondamentale per i nostri territori”.
Autonomia e indipendenza magistratura non possono essere messe in discussione.
“Il nostro No al referendum è per la difesa dei valori costituzionali, per la difesa di un principio sacro della nostra democrazia: l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Questa riforma costituzionale è punitiva nei confronti della magistratura perché mina alle radici quel principio di autonomia e indipendenza che viene colpito con lo stravolgimento del CSM, con l’umiliazione del sorteggio imposto alla magistratura, con la mutazione genetica del ruolo del PM e con l’indebolimento della figura del giudice. Che questo sia l’obiettivo è evidente persino dalle parole della Presidenza del Consiglio che invita a votare Sì per fermare ‘l'invadenza’ della magistratura, confondendo invadenza con il potere-dovere della magistratura di verificare il rispetto del principio di legalità al cui rispetto anche il governo è tenuto. Noi votiamo convintamente No”. Così il deputato Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia, intervistato da Rai Parlamento.
“Maggioranza e governo si nascondono dietro rilievi tecnici burocratici per nascondere una bocciatura tutta politica della proposta delle opposizioni sul congedo paritario. Altro che rilievi procedurali: siamo di fronte a una scelta politica chiara e precisa” così la vice capogruppo del Pd della Camera, Simona Bonafè che aggiunge: “La realtà è che il governo e la maggioranza non vogliono approvare una norma che farebbe fare un salto in avanti al nostro sistema di welfare, ancora troppo fondato sul lavoro di cura prestato dalle donne. Tutte le opposizioni avevano dato la disponibilità a valutare con serietà coperture e modifiche al testo per non perdere questa importante occasione. Ma governo e maggioranza non hanno voluto ascoltare”.