"La possibile firma del preliminare di vendita di Liberty Magona al gruppo svizzero Trasteel rappresenta un passaggio significativo, ma adesso non va perso altro tempo. Parliamo di uno stabilimento strategico per Piombino e di oltre 500 lavoratori che attendono certezze dopo mesi di incertezza e preoccupazione”.
Così Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente alla Camera, a margine della riunione al ministero delle Imprese e del Made in Italy.
“È fondamentale che il governo segua questa fase con la massima serietà e responsabilità, vigilando affinché la firma del preliminare si traduca rapidamente in un percorso concreto, trasparente e credibile. Servono garanzie chiare sulla continuità produttiva, sugli investimenti e sulla piena tutela di tutti i livelli occupazionali. Piombino e il suo polo siderurgico non possono più essere ostaggio di ritardi e incertezze. Il rilancio industriale deve diventare una priorità nazionale, accompagnato da un monitoraggio costante del Ministero e da un confronto continuo con le parti sociali e le istituzioni locali": conclude.
“Il Governo continua a bocciare le nostre proposte, dal salario minimo al congedo paritario, e a vantarsi dei numeri record dell’occupazione, quando dietro a quei numeri ci sono persone che lavorano in condizioni di precarietà, part time involontari, nei subappalti senza minime garanzie. Cosa intende fare su queste questioni? Non possiamo lasciare le persone a lavorare in condizioni disumane per un Paese civile”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, interrogando durante il question time alla Camera la ministra Calderone.
“Allo stesso modo è stata bocciata più volte la nostra proposta per i rider, la Legge Griseri Prisco, che prevede un ammortizzatore sociale proprio per quei lavoratori che certi giorni sono costretti a effettuare le consegne con eventi climatici estremi - ha proseguito la deputata dem - Eppure le recenti inchieste della Magistratura, l’ultima di oggi, ci raccontano di condizioni di precarietà e di sfruttamento intollerabili”.
“La ministra Calderone ha dichiarato che sulla proposta dei congedi paritari era d’accordo: allora perché non è venuta a discuterne in commissione lavoro? Basta: il Parlamento deve essere in grado di poter lavorare” ha concluso Gribaudo.
“La ministra Calderone afferma che il governo si occupa sin dal suo insediamento della stabilità del mondo del lavoro. Pensiamo che sia esattamente il contrario e lo confermano i comunicati citati dalla stessa ministra dai quali emergono vergognose condizioni con cui vengono trattati i riders nel nostro Paese. Sono in 20 mila sotto la soglia di povertà e il governo continua ad opporsi al salario minimo. L'unica evidenza che sfugge a Calderone è la realtà in cui versa il mondo del lavoro e per questo non riesce a dare risposte”. Lo dichiara il deputato e Responsabile Coesione territoriale del PD, Marco Sarracino, in replica alla ministra Calderone durante il Question Time alla Camera.
“Da questo governo – sottolinea il parlamentare dem - non è stata emanata una sola legge per combattere il precariato e le diseguaglianze nel lavoro: vale per i riders così come per il mondo della moda e dell'agricoltura dove si assistono a gravissimi episodi di sfruttamento. L'unica certezza data dal governo Meloni è l'instabilità lavorativa”.
“Che fine a fatto la delega sui salari di cui la ministra si è presa l'incarico? Nel silenzio di Calderone, i giovani vanno via dall'Italia perché è difficile trovare un lavoro e soprattutto con un salario dignitoso. Il governo dovrebbe concentrarsi sulla soluzione dei problemi e non della scaletta di Sanremo. Un governo contro i congedi parentali, contro il salario minimo e contro i diritti dei lavoratori”, conclude Sarracino.
“È chiaro che questa maggioranza vuole continuare ad essere proprietaria dell’azienda del servizio pubblico televisivo Italiano e non rispetta nemmeno le leggi che arrivano dall’Europa. Continuare a voler procrastinare l’audizione dell’Ad Rossi e a spostare il recepimento del Freedom Act rende a tutti noto che maggioranza vuole continuare a lottizzare la Rai senza attuare ciò che l’Europa ci chiede rischiando una ulteriore infrazione per l’Italia che si traduce in una ulteriore telemeloni tax per i cittadini”.
Lo dichiara Stefano Graziano capogruppo pd in commissione di vigilanza sulla Rai a margine della capigruppo al Senato che ha fatto slittare i termini per l’audizione dell’ad Rai Giampaolo Rossi e i recepimento del Freedom act.
“La mobilitazione del personale Istat sui temi della valorizzazione professionale, delle progressioni di carriera e della stabilizzazione dei precari, è giusta e va sostenuta. La politica non può girarsi dall’altra parte. Non si possono celebrare i cento anni dalla fondazione dell’Istat senza dare allo stesso tempo risposte ai lavoratori riuniti in assemblea. Abbiamo già presentato un’interrogazione parlamentare al ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, proprio per chiedergli quali misure urgenti intenda adottare per ricondurre la gestione organizzativa del personale dell’Istat entro i termini di un reale ed effettivo riconoscimento delle professionalità, per adeguare le retribuzioni agli analoghi enti di ricerca nazionali ed esteri e per ottenere l’utilizzo integrale delle vigenti graduatorie. Per tutte queste ragioni domani parteciperò all’assemblea dei lavoratori per sostenerne l’iniziativa”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Presentata interrogazione Pd”
“Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è in pieno caos informatico. Chiediamo al Governo di fare piena luce su quanto sta accadendo dal 9 febbraio scorso per l’avvio del nuovo sistema di protocollazione documentale che rischia di paralizzare l’intera macchina amministrativa, con ripercussioni gravissime su pagamenti, istruttorie e gestione dei fascicoli strategici”. Così Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera e primo firmatario di un’interrogazione al ministro Salvini sottoscritta anche dai deputati dem Barbagallo, Bakkali, Ghio e Morassut.
“Parliamo di un progetto di digitalizzazione da circa 41,7 milioni di euro finanziato con i fondi del PNRR. È inaccettabile che un investimento di tale portata, destinato a modernizzare il Paese, si traduca in un blackout che rischia di configurarsi come interruzione di pubblico servizio. Mentre il ministro Salvini è impegnato in perenne propaganda, gli uffici del suo dicastero non sono in grado di visualizzare allegati o reindicizzare documenti essenziali”.
“Con la nostra interrogazione – conclude Casu – chiediamo al Ministero di chiarire immediatamente le cause tecniche di questo fallimento e quali misure urgenti siano state adottate per garantire la continuità operativa ed evitare che il malfunzionamento possa ripetersi. Il MIT gestisce dossier infrastrutturali vitali per l'Italia: l’inefficienza del dicastero non può mettere a rischio il rispetto delle scadenze europee e l’attuazione degli investimenti strategici”.
“I numeri del rapporto Antigone sui minori detenuti sono drammatici e rendono plastiche le responsabilità delle scelte del Governo. Per la prima volta, dopo il decreto Caivano, si registra il sovraffollamento negli Istituti penali per i minorenni: un fatto gravissimo che rompe con la tradizione educativa della giustizia minorile italiana”.
Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase, capogruppo in Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza.
“L’aumento delle presenze negli Ipm è la conseguenza di un approccio che ha privilegiato la repressione alla prevenzione. Quando si restringono le misure alternative e si amplia il ricorso alla detenzione, il risultato è inevitabile" aggiunge la deputata Pd.
“Dobbiamo capovolgere l’impostazione: il carcere non è la soluzione per i minori. Servono investimenti su messa alla prova, scuola, servizi sociali, comunità educative e giustizia riparativa. La sicurezza si costruisce offrendo opportunità, non aumentando le celle”.
“A quattro anni dall'aggressione russa in Ucraina, un'invasione inaccettabile, che ha provocato milioni di vittime tra civili e militari e messo in discussione l'autonomia e la sovranità di uno Stato e di un'intera popolazione, la diplomazia italiana ha fatto immensi passi indietro. Come Partito Democratico siamo orgogliosi di aver sostenuto da subito la resistenza del popolo e delle istituzioni ucraine per affermare la loro libertà, la loro indipendenza e la forza del diritto internazionale. Come ha ricordato il Presidente Mattarella, è intollerabile che ancora oggi si provino a riscrivere i confini degli Stati con la forza e con i carri armati”. Lo dichiara il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Unione europea.
“Abbiamo sostenuto con tutte le forme di assistenza necessaria la popolazione ucraina: umanitaria, economico-finanziaria e militare. Ora – sottolinea l’esponente dem - chiediamo un'iniziativa diplomatica di pace sempre più forte e incisiva, con un elemento di chiarezza: non può essere un'intesa raggiunta sulla testa degli ucraini né senza il loro protagonismo. In questi anni l'Italia è purtroppo scivolata nelle retrovie della diplomazia internazionale. Con il presidente Draghi eravamo alla guida del treno insieme ad altri leader europei; ora non abbiamo più una linea, non abbiamo più un protagonismo perché siamo schiacciati sulle posizioni di Trump".
“A rischio – conclude De Luca - c'è la sicurezza, l'autonomia, la libertà e i valori del diritto internazionale che caratterizzano l'intera Europa. Chiediamo una pace giusta, sicura e duratura con garanzie precise: non una resa dell'Ucraina, ma uno strumento per riaffermare la sua autonomia e la sicurezza europea. Chiediamo al governo uno scatto d'orgoglio, che riporti l'Italia là dove le spetta, nel solco della grande tradizione diplomatica che caratterizza il nostro Paese”.
Il pluralismo dell’informazione è presidio fondamentale della democrazia. Difendere il lavoro delle giornaliste e dei giornalisti significa garantire alle cittadine e ai cittadini il diritto a fonti libere, corrette e indipendenti. Siamo al fianco della redazione della Stampa in questo difficile passaggio: la qualità del dibattito pubblico dipende anche dalle condizioni in cui si esercita il giornalismo. La libertà di stampa non è un privilegio di categoria, ma un bene comune da tutelare con determinazione.
Per questo Il Partito Democratico sostiene le lavoratrici e i lavoratori, vigilerà sulla trattativa e rinnova la convocazione del gruppo Gedi in Commissione Cultura come peraltro chiesto da tempo.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Le dichiarazioni della ministra Calderone sono allucinanti. Ieri la maggioranza compattamente ha bocciato la proposta di legge Schlein sui congedi paritari obbligatori, senza nemmeno poterla discutere. Il giorno dopo la ministra dice di credere a quella proposta. Ma che mestiere fa Maria Elvira Calderone? La commentatrice? E perché ieri non è venuta in Aula per cambiare il parere del governo di cui lei fa parte?". Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
“Dopo un anno e mezzo la maggioranza ancora non vuole l’audizione dell’ad Rai Giampaolo Rossi e continua a fare melina. La convocazione resta per l’11 marzo, ma la maggioranza si oppone appellandosi all’articolo 11 del Regolamento, secondo cui è esattamente avvenuta la richiesta delle opposizioni. La maggioranza tiene in ostaggio la Commissione. E la Rai nel frattempo va a scatafascio”. Lo dichiara Stefano Graziano capogruppo Pd in commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai a margine della seduta odierna in commissione.
“Negare un’aula universitaria a un’associazione studentesca per un’iniziativa di approfondimento sul referendum costituzionale è una scelta preoccupante. L’Università è il luogo del confronto, non del silenzio imposto. Se davvero, come riportato, è stato impedito a Sinistra Universitaria – UDU Genova di organizzare un dibattito con docenti, magistrati ed esponenti della vita pubblica come l’ex ministro Andrea Orlando, siamo di fronte a un atto che rischia di comprimere la libertà di discussione dentro l’ateneo. I regolamenti vietano la propaganda dei partiti, non il libero confronto promosso dagli studenti. E appare ancora più grave il richiamo alla par condicio se, nello stesso contesto, altre iniziative con ospiti chiaramente schierati per il sì, sembrerebbe si siano potute svolgere senza ostacoli. Le regole devono valere per tutti oppure non possono essere usate come strumento discrezionale per selezionare chi può parlare e chi no. Chiediamo alla Ministra dell’Università e della Ricerca di approfondire le ragioni di questa decisione. L’autonomia degli atenei è un valore, ma non può diventare un alibi per limitare il pluralismo. Agli studenti va garantito il diritto di discutere e approfondire, senza censure preventive” dichiarano i deputati PD Valentina Ghio e Alberto Pandolfo che hanno presentato un'interrogazione alla Ministra dell'Università Bernini.
“Si può fare qualsiasi paragone persino rispetto a una legge che si occupa delle disposizioni in materia di valorizzazione dell'enologia. Ma una cosa non si può fare: metterle sullo stesso piano. Stiamo parlando di qualcosa di profondamente diverso. I latini ci vengono sempre in soccorso. Mi verrebbe da dire in vino veritas, ma non voglio essere prosaico. Voglio essere aristotelico: amicus Plato, sed magis amica veritas (mio amico Platone, ma mi è più amica la verità).
La destra deve rispondere ad alcune domande molto precise: ritenete giusto un periodo di cinque mesi di congedo obbligatorio per ciascun genitore non trasferibile? Se lo ritenete giusto sediamoci e troviamo il modo di farlo altrimenti non potete trincerarvi dietro scartoffie.
Ritenete giusto che di questi cinque mesi quattro siano obbligatori per il padre e uno facoltativo e non trasferibile? Se lo ritenete giusto discutiamo.
Mi rendo conto di ripetere un mantra, ma io da chi si definisce ‘donna, madre e cristiana’ mi aspettavo qualcosina in più.
E dico al sottosegretario Durigon, campione in bocciature di tutte le proposte unitarie dell'opposizione. Se lo segni, questa è una delle leggi unitarie dell'opposizione che sarà una delle leggi che faremo quando saremo al governo”. Lo ha detto in Aula Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro di Montecitorio.
“Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Il ministro Antonio Tajani continua a non comprendere che qui non è in discussione il rispetto per la Polizia, che nessuno ha mai messo in dubbio.
Il punto è un altro: autorevoli esponenti della maggioranza e del governo, a partire dal vicepremier Matteo Salvini, hanno utilizzato un drammatico fatto di cronaca per attaccare le opposizioni e alimentare una contrapposizione artificiale tra chi starebbe dalla parte delle forze dell’ordine e chi no. Una forzatura grave, che divide il Paese invece di unirlo.
Perchè Tajani invece che provare adesso ad accusare l'opposizione di un'inesistente strumentalizzazione non ha condannato con la stessa solerzia la vera strumentalizzazione degli scorse settimane di Salvini e Meloni?
Continuare con questo atteggiamento significa sottrarsi al merito della questione e rifugiarsi nella propaganda. Un atteggiamento che, più che da uomo delle istituzioni, appare da polemista in cerca di qualche minuto di visibilità. Visto che Meloni e Salvini tacciono Tajani dovrebbe dimostrare un po’ di autonomia politica e sentire la responsabilità del ruolo che ricopree chiedere scusa a
nome del governo” così il responsabile sicurezza del Pd, il deputato democratico Matteo Mauri replica al ministro Tajani.
A rischio diritto dei cittadini a libera informazione.
“La commissione di Vigilanza Rai, organismo preposto a un ruolo di grande rilievo per la tutela e garanzia della libertà di informazione riconosciuta dalla nostra Carta costituzionale, è bloccata. Questa maggioranza continua a disertare le convocazioni settimanali, impedendo il decorso ordinario della commissione». Lo denuncia in Aula il deputato del Partito Democratico Vinicio Peluffo, componente della commissione di Vigilanza Rai.
“È una situazione indecorosa – denuncia l’esponente dem - che ha due gravi conseguenze. La prima: in questo momento i cittadini non vedono garantito il proprio diritto a essere liberamente informati e ad avere un'informazione di qualità. Siamo nel pieno di una campagna elettorale su un referendum costituzionale e la commissione di Vigilanza non può esercitare il proprio ruolo di garanzia. Il secondo aspetto riguarda la qualità del servizio pubblico, che è letteralmente decaduta. Lo hanno notato tutti i cittadini: basta fare zapping per rendersene conto. Situazioni paradossali come il commento imbarazzante e sconclusionato della cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali, seguita da miliardi di persone nel mondo, con elementi persino offensivi, sono il risultato del pugno di ferro del controllo politico di questa maggioranza sulla Rai”.
«I presidenti dei gruppi di Camera e Senato dell'opposizione hanno chiesto un incontro formale ai presidenti delle Camere per sbloccare questa situazione. Se la maggioranza non ha intenzione di corrispondere al proprio precipuo dovere istituzionale, chiediamo al presidente Fontana di intervenire affinché la commissione di Vigilanza RAI possa finalmente svolgere fino in fondo il proprio ruolo a tutela dei cittadini e della democrazia”, conclude Peluffo.