“La proposta di legge unitaria delle opposizioni sul congedo parentale obbligatorio non è la prima e non sarà l'ultima. É una proposta che davvero ci porta in Europa, ma come come sul salario minimo e sulla riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, anche sul congedo parentale obbligatorio a prima firma Schlein, il governo e la maggioranza buttano la palla in tribuna come precisa scelta politica di aggirare il problema delle diseguaglianze che non vogliono risolvere”. Lo dichiara il deputato e capogruppo PD in Commissione Lavoro, Arturo Scotto.
“Ogni volta c'è una scusa inventata – sottolinea il parlamentare dem - e così il salario minimo è fermo in una delega al governo che al momento è desaparecida, la riduzione dell'orario del lavoro è bloccata in Commissione Lavoro sull'incertezza della platea, cosa del tutto infondata. Sul congedo parentale la maggioranza nei fatti non ha presentato neanche un emendamento, il governo ha evitato ogni interlocuzione e il presidente della Commissione ha chiesto una relazione tecnica alla Ragioneria dello Stato per uscire dal completo silenzio. La relazione non è mai arrivata e non sappiamo se arriverà mai, ma è il classico modus operandi per affossare una proposta di legge”. “Il governo si assuma le sue responsabilità e dica se ritiene giusto o no che ci siano 5 mesi di congedo parentale obbligatorio per ciascun genitore non trasferibile, che la copertura del congedo sia pari al 100% e non solo all'80% e che sia garantito anche a chi non è sposato e non è lavoratore dipendente”, conclude Scotto.
“In Italia ci sono oltre 4,2 milioni di veicoli sottoposti a fermo amministrativo: più della metà fermi da oltre 5 anni. Guidano la classifica le provincie di Napoli, Roma, Milano, Torino e Salerno ma i numeri sono in crescita e riguardano tutte le regioni e tutte le città. Da oggi, grazie alla nuova legge approvata all’unanimità prima alla Camera e poi il Senato, sarà possibile attivare le procedure per rottamare tutte quelle abbandonate e inutilizzabili. Una piccola rivoluzione che può rendere finalmente più belle e pulite le nostre città e cancellare quei veri e propri monumenti al degrado che da troppo tempo occupano spazio pubblico e parcheggi in particolare nelle periferie. Un lungo percorso parlamentare, che nasce già nella scorsa legislatura, sostenuto dal primo giorno dalla Presidente Braga e da tutto il Gruppo Pd che si conclude finalmente in questa grazie al confronto parlamentare e al lavoro comune con il Presidente Deidda, la collega Russo, prima firmataria della proposta di FDI, e tutti i colleghi della commissione Trasporti. Oggi compiamo un primo importante passo per liberare finalmente le strade da auto e moto inutilizzabili e abbandonate, continueremo a lavorare per sostenere l’azione di cittadini e imprese e offrire alle amministrazioni e agli enti locali tutti gli strumenti e le risorse necessarie ad attuare la legge e riuscire a tradurre al più presto questo nuovo principio giuridico in realtà su tutti i territori.”
Lo dichiara Andrea Casu, relatore della legge alla Camera e primo firmatario della proposta di legge del Pd sulla rottamazione dei veicoli fuori uso sottoscritta dai colleghi in commissione Traporti Anthony Barbagallo, Valentina Ghio, Ouidad Bakkali e Roberto Morassut.
"È una scelta grave e sbagliata quella della Giunta guidata da Marco Corsini, che ha deciso di vietare l’utilizzo della Sala Polivalente per iniziative politiche al di fuori dei comizi elettorali. Impedire un incontro pubblico sul pensiero di Enrico Berlinguer con l’onorevole Gianni Cuperlo significa limitare il pluralismo e ridurre uno spazio della comunità a una gestione discrezionale": è quanto riporta una nota congiunta dei deputati dem Emiliano Fossi, Simona Bonafè, Marco Simiani e Laura Boldrini, sulla decisione assunta dal Comune di Rio (Isola d’Elba, in provincia di Livorno).
"Gli spazi pubblici devono essere luoghi di confronto, cultura e partecipazione, non ambiti sottratti al dibattito democratico. Colpisce il silenzio della maggioranza e la distanza tra queste decisioni e i principi di partecipazione richiamati nel programma elettorale. Chiediamo al sindaco di rivedere questa impostazione e di garantire piena agibilità democratica per tutte le forze politiche e associative del territorio": conclude la nota.
"Salvini si lamenta che 27 provvedimenti del Mit sono bloccati al Mef, compresa la riforma del testo unico dell'edilizia e i grandi dossier su ferrovie e infrastrutture. Siamo all'ennesima prova delle divisioni e delle inefficienze di questo governo. Ogni volta Salvini dice che la colpa è di qualcun altro. Forse siamo arrivati al dunque: il problema è lui". Lo dichiara il deputato Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente intervistato sui canali dei deputati dem".
"Quando la Corte dei Conti o le autorizzazioni ambientali mettono in discussione i loro decreti - aggiunge l’esponente dem - la colpa è sempre degli altri: dell'Europa, della magistratura. Questo non è accettabile. Ci vuole un ministro che sappia dare valore alla programmazione e superare in maniera sistematica l'emergenza. Dobbiamo tornare a una sana ordinarietà, in cui il Paese si assuma, attraverso le strutture e gli enti locali, la responsabilità di affrontare i veri problemi: il dissesto idrogeologico, un sistema ferroviario con gravi difficoltà strutturali, la questione idrica".
“Ci sono città come Potenza - conclude Simiani - con perdite idriche vicine al 70 per cento, una siccità diffusa al Sud, strade provinciali e interne abbandonate. E poi c'è il capitolo dei grandi player infrastrutturali: le tariffe autostradali sono aumentate senza che fosse stato predisposto un piano adeguato per risparmiare risorse e realizzare nuove opere, scaricando i costi sugli italiani. Con i governi di centrosinistra, con la programmazione e le risorse del Pnrr, si garantiva un processo di innovazione reale del Paese. Questo governo invece ha messo la retromarcia più volte, e questo è un danno per tutti gli italiani".
“Le parole del Comandante generale dei Carabinieri, Salvatore Luongo, sulla grave carenza di organico che affligge l’Arma, sono chiare e preoccupanti. Un sotto organico di oltre 10 mila unità compromette la piena operatività dell’Arma e, come ha evidenziato lo stesso Comandante generale, condiziona le unità operative di tutte le organizzazioni funzionali, già oggi chiamate a sostenere un carico di lavoro molto rilevante e in costante crescita". Lo dichiara il deputato Matteo Mauri, responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico.
“È esattamente ciò che denunciamo da tempo: la riduzione di personale nelle Forze dell’Ordine, che - prosegue l’esponente dem - negli ultimi anni si è aggravata e riguarda non solo i Carabinieri, ma anche la Polizia di Stato, la Guardia di Finanza e la Polizia Penitenziaria. Lo facciamo perché siamo seriamente preoccupati per l’efficienza delle nostre forze di polizia, per le condizioni di lavoro degli operatori e per la crescente domanda di sicurezza che arriva dai cittadini”.
«Purtroppo il governo Meloni – conclude Mauri – continua a fare tante promesse al comparto sicurezza, ma non ne mantiene nessuna. Di fronte a parole così autorevoli non c’è stato alcun segnale di ravvedimento dal governo, solo fastidio. Lo stesso atteggiamento che questo esecutivo riserva a chiunque abbia il coraggio di dire la verità. Meloni ignora addirittura l'allarme accorato lanciato dal Comandante dei Carabinieri”.
“Il decreto bollette del Governo è un’operazione di facciata. Dietro il balletto di cifre, 3 miliardi secondo Pichetto Fratin, 5 miliardi ha detto la Presidente Meloni, – e le stime ottimistiche che parlano di 7 miliardi nel biennio – non ci sono nuove risorse strutturali, ma redistribuzioni interne e stime di possibili effetti futuri legati alle dinamiche di mercato. Per il 2026 il bonus per le famiglie vulnerabili sale a 115 euro, ma le risorse restano 315 milioni. Nessun euro in più. E soprattutto il contributo del 2026 non si somma ai 200 euro del 2025, come inizialmente lasciato intendere: è una misura più debole rispetto allo scorso anno.
Per le imprese che consumano energia si riducono oneri e si rimodulano incentivi esistenti, ma non si interviene sulle cause strutturali del caro energia. Si sposta il peso dentro il sistema, senza cambiarne l’architettura e il conto viene portato in bolletta. Si riorganizza chi paga, non si cambia il modello. La BCE ha certificato che in Italia le famiglie pagano l’energia elettrica fino al doppio rispetto alle imprese energivore. Il decreto non affronta questa distorsione, non riforma il meccanismo che lega il prezzo dell’elettricità al gas e non mette in campo una strategia industriale pluriennale. Finché il prezzo resta agganciato al gas, basta una crisi internazionale per riportarci al punto di partenza. Questo decreto gestisce il presente, ma non costruisce il futuro. L’Italia ha bisogno di una riforma strutturale del mercato elettrico, di stabilità regolatoria e di un piano energetico industriale serio. Non di bonus una tantum e slogan”.
Così il vicepresidente della commissione attività produttive della Camera, il deputato democratico Vinicio Peluffo.
"La destra ammette che ‘schedare le scuole è una provocazione’ e poi aggiunge subito che però l'indottrinamento di sinistra esiste. È un classico: prima riconosci di aver fatto una cosa sbagliata, poi la giustifichi lo stesso. Un esercizio dialettico che ha un nome preciso: contraddizione. Dopo queste dichiarazioni è necessaria una presa di posizione del Ministro Valditara. Le scuole sono istituzioni libere ed autonome o devono rendere conto a Giorgia Meloni e a Fratelli d'Italia?”. Così Emiliano Fossi, deputato e Segretario del Pd Toscana annunciando una interrogazione parlamentare sulla mozione di Fdi Bagno Ripoli poi difesa dai vertici regionali del partito.
"Vorremmo capire - sottolinea il parlamentare dem - di quale indottrinamento parlano? Quello di insegnare la Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza? Quello di spiegare che le leggi razziali furono un crimine? Quello di formare cittadine e cittadini capaci di pensare in modo critico? Se è questo l'indottrinamento che li preoccupa, allora sì, siamo colpevoli e ne andiamo fieri. La realtà è un'altra. La destra italiana non riesce a tollerare una scuola libera, plurale, fondata sulla conoscenza e sul confronto. Preferisce insegnanti sorvegliati, classi monitorate. Questo non è interesse per la qualità dell'istruzione: è un riflesso autoritario che ha radici precise nella storia, e che la nostra Costituzione ha esplicitamente voluto seppellire. La libertà di insegnamento non è un privilegio dei professori: è una garanzia per gli studenti, per le famiglie, per la democrazia. Ogni tentativo di comprimere quella libertà — anche quando si ammette che ‘è una provocazione’ — va contrastato con chiarezza". "Noi saremo sempre dalla parte della scuola pubblica, dei suoi insegnanti e di chi crede che educare significhi liberare le menti, non controllarle", conclude Fossi.
«La decisione del Consiglio dei Ministri di autorizzare il regolamento sui criteri per la classificazione dei comuni montani impone una riflessione seria», dichiara il deputato democratico. Augusto Curti. «Affidare la definizione dell’elenco a parametri non completamente rappresentativi delle realtà territoriali montane, tradisce un approccio semplicistico a una materia complessa».
«Il rischio – prosegue – è trasformare una scelta che incide su diritti, risorse e servizi in un esercizio meramente tecnico. La montagna non è una variabile numerica: è una condizione strutturale fatta di spopolamento, invecchiamento, difficoltà di accesso ai presìdi sanitari, scolastici e commerciali».
Secondo Curti, «Il principio di differenziazione territoriale è condivisibile, ma deve poggiare su indicatori compositi capaci di cogliere vulnerabilità demografica e marginalità infrastrutturale».
"La mobilità dei cittadini siciliani non può essere ostaggio di ritardi e rimpalli di responsabilità. Per questo ho presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla grave situazione che interessa la dorsale ionica Messina-Catania-Siracusa, dove dal 13 novembre 2025 risultano chiusi tre fasci di binari su sette presso la stazione centrale di Catania, a seguito dell’incendio che ha colpito 'Le Ciminiere' e della conseguente installazione di un’impalcatura a ridosso del sedime ferroviario. Una condizione che, secondo il Comitato Pendolari, ha già comportato la cancellazione di migliaia di chilometri di tratte e pesanti disagi per pendolari, studenti e turisti, aggravati anche dai danni del ciclone Harry”. Lo dichiara la deputata del PD Maria Stefania Marino.
"Ho chiesto di chiarire le cause tecniche e amministrative che hanno determinato il protrarsi della chiusura, se il Ministero sia stato formalmente informato e quali iniziative urgenti intenda assumere nei confronti di Rfi e degli enti territoriali coinvolti per garantire la rimozione dell’impalcatura o la definitiva messa in sicurezza dell’area, con la riapertura dei binari interdetti e il pieno ripristino della capacità della linea", conclude la deputata dem.
“È stato sventato il tentativo della destra di inserire nel decreto Milleproroghe un emendamento che avrebbe aperto alla permanenza della nave rigassificatrice nel porto di Piombino. Un vero e proprio colpo di mano che mirava a forzare le regole senza confronto istituzionale e senza rispetto per la comunità locale. Il Governo Meloni aveva garantito che Piombino non sarebbe stata lasciata sola: con questo tentativo ha invece dimostrato di voler imporre una decisione calata dall’alto. L’emendamento non è stato approvato soltanto grazie al pressing costante e alle denunce puntuali del Partito Democratico e di tutte le forze di opposizione, oltre che per l’evidente dilettantismo con cui la maggioranza ha gestito i lavori di Commissione”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati del Partito Democratico Emiliano Fossi, Simona Bonafè, Marco Simiani e il consigliere regionale Pd Alessandro Franchi.
“La Regione Toscana aveva fissato un limite chiaro di tre anni, legato a un sacrificio straordinario chiesto alla città in una fase di emergenza energetica. Il tentativo della maggioranza di superare quell’intesa senza accordi e senza compensazioni adeguate è stato fermato grazie all’azione ferma e responsabile dell’opposizione. Resta grave aver provato fino all’ultimo a cambiare le carte in tavola. Ancora più incomprensibile il silenzio del sindaco di Piombino si questi giorni, che avrebbe dovuto difendere con forza la posizione della città. Il Partito Democratico ribadisce una posizione netta: il territorio va rispettato, le compensazioni devono essere certe e garantite, e su scelte di questo peso non si decide sopra la testa dei cittadini”, conclude la nota.
“Come volevasi dimostrare, dopo giorni in cui le Commissioni si sono riunite senza riuscire ad andare oltre il voto di pochi emendamenti, oggi il Milleproroghe è stato chiuso senza nemmeno la possibilità di completare l’esame e votare nel merito. Siamo rimasti ostaggi per giorni delle scaramucce interne alla maggioranza e delle tensioni continue tra i partiti e il Governo. Un caos politico che ha paralizzato i lavori parlamentari e mortificato il ruolo delle Commissioni.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: dal confronto confuso e inconcludente della maggioranza esce un decreto debole, svuotato, incapace di dare risposte concrete a cittadini, imprese ed enti locali. Ancora una volta prevalgono gli equilibri interni alla coalizione rispetto agli interessi del Paese.
È inaccettabile che, per l’incapacità della maggioranza di trovare una sintesi politica, si producano ritardi, incertezze e un provvedimento che non affronta in modo serio le questioni aperte. Il Paese merita stabilità, chiarezza e scelte coraggiose, non un Governo diviso e un decreto privo di visione”.
Lo dichiara Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del gruppo Pd alla Camera e capogruppo in Commissione Affari costituzionali, a margine dei lavori delle Commissioni congiunte Affari costituzionali e Bilancio sul dl Milleproroghe.
Mercoledì 25 febbraio 2026, alle ore 14.30, presso la sala stampa della Camera dei Deputati si terrà la presentazione del libro ‘Giustizia Emotiva’ di Romina Centrone, su invito del deputato PD, Marco Lacarra. L’opera rappresenta un contributo originale nel panorama giuridico contemporaneo, proponendo una riflessione profonda sul rapporto tra diritto ed emozioni. ‘Giustizia emotiva’ è un saggio di umanesimo giuridico e narrazione forense, un viaggio nelle pieghe invisibili del processo, là dove il diritto incontra l’essere umano nelle sue caratteristiche viscerali.
L’incontro sarà moderato da Fabio Mancini, che ha curato l’organizzazione dell’evento e interverranno Marco Lacarra, deputato PD, il professore Antonio Felice Uricchio, Presidente A.N.V.U.R. e l’avvocato Romina Centrone, autrice del volume.
“In Abruzzo, circa la Legge sulla Montagna, hanno ragione sia i comuni che stanno dentro la classificazione e che tentano disperatamente di difendere la tutela dei propri interessi economico-finanziari, sia i comuni che non vogliono restare fuori per poter beneficiare di risorse in più e flessibilità per assicurare diritti fondamentali ai propri cittadini. Chi legifera ha il dovere di studiare la specializzazione e differenziazione dei territori e delle risorse rese disponibili anche da strumenti finanziari alternativi, a partire dalla Legge sui Piccoli Comuni o il Fondo di Sviluppo e Coesione”. Lo dichiara in una nota il deputato abruzzese del PD, Luciano D’Alfonso.
“L’errore che il governo Meloni ha compiuto – sottolinea il parlamentare dem - è stato quello di fare leggi univoche che non tengono conto delle differenze territoriali. L’Abruzzo contiene tante anime territoriali straordinariamente diverse, da cui nasce la necessità di distrettualizzazione”. “Il righello per dividere i Comuni d’Abruzzo non va bene, la progettazione deve costituire la nuova postura, recuperando la capacità di specializzare i territori sulla base delle loro specificità. Parta dall’Abruzzo una vertenza per differenziare il territorio e sostenere l’accessibilità alle risorse che gli spettano”, conclude D’Alfonso.
“L’ipotesi di trasferire l’Agenzia ‘Italia Meteo’ da Bologna a Roma rappresenta una scelta che rischia di indebolire un presidio strategico per il Paese. Spostare la sede dall’ecosistema scientifico e tecnologico del Tecnopolo Dama, dove l’Agenzia opera in stretta sinergia con realtà di eccellenza nel supercalcolo, nell’intelligenza artificiale e nelle scienze del clima, significa mettere a rischio competenze, investimenti e continuità operativa”.
Così il deputato emiliano del Pd e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Già nel 2023 - aggiunge - con una mia interrogazione parlamentare, avevo chiesto al governo un intervento immediato per garantire il pieno e corretto funzionamento dell’Agenzia nazionale di meteorologia, evidenziandone il valore strategico e la necessità di rafforzarne autonomia ed efficacia. Oggi, alla luce delle modifiche alla governance e della prospettiva di trasferimento, quelle preoccupazioni risultano ancora più attuali. È necessario assicurare stabilità, autonomia tecnico-scientifica e valorizzazione del personale - conclude - evitando decisioni che possano compromettere il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale della ricerca meteorologica e climatica”.
"Il lavoro dei giudici è far rispettare le leggi, non fare contenta Giorgia Meloni e i suoi ministri seguendo il loro programma di governo.
Dopo appena quattro ore dall'intervento, duro e inedito, del Presidente della Repubblica al CSM, in cui richiamava al rispetto del CSM stesso e al rispetto tra istituzioni, la presidente del consiglio Giorgia Meloni pubblica un video in cui attacca a testa bassa i magistrati per avere deciso un risarcimento alla nave di Sea Watch, illecitamente trattenuta al porto di Licata per cinque mesi nel 2019.
Quando Salvini è stato assolto, nessuna critica ai magistrati. Quando la sentenza non piace al governo, giù attacchi ai giudici e delegittimazione.
Non funziona così.
La magistratura agisce indipendentemente dal programma di governo. Di qualsiasi governo, per fortuna.
È questo che non sopportano e quindi attraverso la riforma costituzionale vogliono colpire l'indipendenza e l’autonomia della magistratura: il loro vero obbiettivo.
Impediamoglielo e al referendum votiamo No". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.