"Secondo alcune stime, sarebbero circa 2 milioni, su entrambe le parti, le persone uccise, ferite o scomparse da quando quattro anni fa la Russia di Putin invase l'Ucraina pensando che sarebbe bastato un blitz per spodestare Zelensky e prendere il controllo del Paese. Non ci sono cifre ufficiali sulle conseguenze disastrose, in termini di vite umane, della scelta scellerata di Putin di usare la forza militare contro Kiev, ma quattro anni dopo quel 24 febbraio, le condizioni umanitarie sono gravissime in molte aree dell'Ucraina, intere città sono al gelo e senza elettricità, devastate dai bombardamenti, decine di migliaia di sfollati sono in rifugi precari e la trattative sono in stallo. L'Ue ha commesso l'errore di appiattirsi fin da subito sul solo invio di armi all'Ucraina, tralasciando ogni tentativo diplomatico e politico fino a lasciar campo libero a Trump e ai suoi metodi ricattatori. Ma l'unico interesse di Trump è stato ricattare Zelensky per ottenere un accordo capestro sulle terre rare, togliendole poi il sostegno militare e disinteressandosi di fatto del conflitto una volta che gli è stato chiaro che Putin non lo avrebbe seguito nei suoi progetti.
Chi sta pagando il costo altissimo di tutto questo, è il popolo ucraino che da quattro anni subisce bombardamenti, rapimenti di bambini, annessione di territori. È indispensabile, per il bene del popolo ucraino e per stabilizzare il continente europeo, incrementare gli sforzi negoziali credibili anche da parte di soggetti internazionali finora rimasti estranei. L'Ue si impegni con determinazione sul piano politico e diplomatico per porre fine a questo conflitto garantendo sicurezza a Kiev e fermando le criminali mire espansionistiche di Putin". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Quattro anni dopo l'Ucraina è un paese che è rimasto, ha resistito. Un Paese che è cambiato, è diventato più piccolo per i morti, i profughi, la russificazione delle zone conquistate. Ma è un Paese più determinato, che ha scelto la strada dell'Europa. E' un paese che ha affrontato anche uno scandalo di corruzione. Un Paese che è diventato anche più vicino, un Paese per il quale tifiamo alle Olimpiadi e che sentiamo parte dell'Europa. Resistere, vivere, sperare. E' quello che gli ucraini hanno deciso di fare. Avevano un'altra scelta: arrendersi e farsi occupare, ma hanno voluto decidere del loro futuro. Dall'Ucraina arriva una grande lezione per l'Europa: anche noi possiamo tenere in mano il nostro futuro". Lo ha detto la deputata del Pd e vicepresidente della commissione Esteri della Camera, Lia Quartapelle, intervenendo in Aula in occasione del quarto anniversario della guerra in Ucraina.
"Quando l'Ungheria di Orban fa il gioco di Putin, come ieri, ci lamentiamo dell'Europa ma dimentichiamo quanto l'Europa sia cambiata in questi anni. In questi quattro anni è cambiata anche la Russia. Stando alla propaganda è un paese vicino alla vittoria, ma manda a morire migliaia di uomini ogni giorno per qualche metro di territorio, è un Paese che manda miliziani africani perché ha finito gli uomini da mandare al fronte. Noi, ucraini, italiani, francesi, polacchi, spagnoli, noi europei sappiamo di potere fare solo una cosa: rendere l'Europa più unita, più forte, più sicura", ha concluso la dem.
“Il governo ha voltato le spalle alla montagna italiana. Con la nuova classificazione voluta dal Ministro Calderoli e avallata dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, oltre 700 comuni perderanno strumenti e risorse fondamentali per la sopravvivenza e lo sviluppo dei loro territori.
Una scelta politica precisa, non un errore: per questa destra esiste una montagna di serie A e una montagna di serie B. Comunità intere, spesso già fragili, vengono private del sostegno a cui avrebbero pieno diritto, in nome di una riclassificazione che penalizza chi è già ai margini.
È una responsabilità politica enorme che si assume il Governo, che noi abbiamo contrastato in questi mesi in parlamento ma che viene ribadita oggi con la bocciatura sistematica dei nostri emendamenti e dei nostri ordini del giorno. Siamo curiosi di sapere come faranno i parlamentari della maggioranza eletti nei territori montani a giustificarsi con i sindaci di quei territori. Dietro ogni comune escluso ci sono famiglie, imprese, scuole, servizi essenziali che rischiano di scomparire. Il Pd continuerà a non stare in silenzio mentre migliaia di cittadini vengono abbandonati.
Lo dichiarano in una nota i deputati del Pd Sarracino, Girelli, Curti, Ferrari, Fornaro, Ghio, Gnassi, Gribaudo, Marino, Roggiani, Simiani, Vaccari e il responsabile a
“Nel corso dell’esame del decreto Milleproroghe è stato respinto l’ordine del giorno presentato dal Partito Democratico che mirava a escludere qualsiasi proroga della permanenza della nave rigassificatrice nel porto di Piombino oltre il termine dei tre anni fissato dagli accordi istituzionali, e a garantire finalmente alla comunità locale le compensazioni promesse e mai pienamente riconosciute. La proposta del Pd voleva ribadire un principio chiaro: il sacrificio chiesto alla città in una fase di emergenza energetica doveva restare temporaneo e accompagnato da misure concrete di ristoro e sviluppo per il territorio”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati PD Emiliano Fossi Marco Simiani e Laura Boldrini sul loro ordine del giorno respinto oggi dall’Aula di Montecitorio.
“La bocciatura dell’ordine del giorno apre ora la strada alla linea già imboccata dal governo: concedere la proroga senza alcun beneficio aggiuntivo per il territorio, come ammesso pochi giorni fa dal Ministro Pichetto, che ha annunciato la proroga senza inserire nuove compensazioni per Piombino. Si profila così una decisione calata dall’alto, che trasforma una misura emergenziale in una scelta strutturale senza garantire nulla alla comunità locale. In questo quadro pesa anche il silenzio del sindaco di Piombino, che in tre anni non è riuscito a ottenere le compensazioni promesse né a far valere con forza le ragioni della città, lasciando il territorio privo di una guida autorevole in un passaggio così delicato”, concluno i deputati dem.
“La maggioranza e il governo non si nascondano dietro rilievi tecnici o procedurali per evitare una decisione politica. Sul congedo paritario serve una scelta chiara, e tutte le forze politiche devono assumersi fino in fondo la responsabilità: in gioco c’è la modernizzazione del nostro sistema di welfare, ancora troppo fondato sul lavoro di cura prestato dalle donne, un cambiamento drastico di paradigma a favore di una migliore conciliazione fra tempi di vita e tempi di lavoro per uomini e donne, e una equa ripartizione fra di loro delle responsabilità familiari ”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Pd in commissione Bilancio alla Camera. “Il Partito democratico è pronto a valutare tutte le possibili forme di copertura economica, con serietà e spirito costruttivo, perché si tratta di una legge che rappresenterebbe un passo decisivo per il nostro sistema di protezione sociale e di una vera rivoluzione culturale. Non è una misura simbolica, ma una riforma strutturale che redistribuisce il lavoro di cura, sostiene l’occupazione femminile e investe sul futuro del Paese. Se c’è volontà politica, le soluzioni si trovano. Il governo scelga di non rinviare oltre e dia finalmente alle famiglie italiane una risposta concreta”.
“La maggioranza e il governo non si nascondano dietro cavilli burocratici o cifre. Se c’è volontà politica, le soluzioni si trovano. Il governo non guardi dall’altra parte: è un’occasione storica per modificare il nostro sistema di welfare a vantaggio delle donne”. Lo dichiara Simona Bonafè, vicecapogruppo del Pd alla Camera e capogruppo in commissione Affari costituzionali. “È ora di guardare al futuro e di riformare una concezione dei pesi familiari che non corrisponde più alla realtà. È il momento di fare un passo avanti: il congedo paritario deve diventare una legge strutturale che redistribuisce equamente i pesi familiari, sostiene l’occupazione femminile e investe sul futuro del Paese. Il Partito democratico è pronto a discutere tutte le possibili forme di copertura economica, con serietà e spirito costruttivo. Il governo scelga di non rinviare oltre e dia finalmente alle famiglie italiane una risposta concreta”.
“La bocciatura del nostro ordine del giorno per il ripristino di Opzione Donna è una scelta grave e incomprensibile, che conferma l’assenza di attenzione della maggioranza verso le condizioni reali delle lavoratrici italiane”. Lo dichiara in Aula la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, dopo l'intervento sull'ordine del giorno a sua prima firma al decreto Milleproroghe.
“Opzione Donna – spiega l’esponente del Partito Democratico – rappresentava, pur con penalizzazioni significative sull’assegno pensionistico, uno strumento concreto di flessibilità in uscita per tante donne con carriere discontinue, salari più bassi e carichi di cura gravosi. Non era un privilegio, ma una risposta a una condizione oggettiva di disuguaglianza”.
Di Biase sottolinea come il Governo continui a rinviare ogni intervento strutturale sul tema: “Nella riformulazione proposta dal Governo si parlava genericamente di ‘valutare’ nuove misure compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica. Dopo anni di promesse, alle donne rispondete ancora con impegni futuri e formule vaghe, mentre le difficoltà sono attuali e concrete. La realtà – conclude – è che il gender pay gap, il part-time involontario e la discontinuità lavorativa producono pensioni più basse e maggiore precarietà. Bocciare un atto che chiedeva di ripristinare l’unica misura esistente significa lasciare sole migliaia di lavoratrici”.
“Sul congedo paritario non servono tatticismi né rinvii. Serve una scelta politica chiara. La proposta a prima firma Schlein indica una direzione netta: riconoscere che la cura dei figli è responsabilità comune e lo Stato deve sostenerla con strumenti concreti”. Lo dichiara Irene Malavasi, capogruppo del Pd in commissione Affari sociali alla Camera. “Non è una bandiera di parte, ma una misura strutturale che interviene sulle disuguaglianze che ancora penalizzano le donne nel lavoro e nella carriera. Rendere obbligatorio e paritario il congedo per entrambi i genitori significa cambiare l’organizzazione sociale della cura, non aggiungere un bonus. Il Parlamento si assuma fino in fondo questa responsabilità: investire su cinque mesi di congedo per madre e padre è una scelta che guarda al futuro del Paese, alla natalità e alla qualità dell’occupazione. La maggioranza e il governo smettano di scappare e rinviare e si assumano le proprie responsabilità”.
“Per responsabilità nei confronti del comparto della logistica e del nostro Paese abbiamo accettato la riformulazione al nostro ordine del giorno al decreto Milleproroghe, dove abbiamo chiesto, al Governo di impegnarsi a differire al 1° luglio 2026 l’entrata in vigore del contributo da 2 euro sulle spedizioni extra-UE. Ci domandiamo però, rispetto alla riformulazione che recita che il Governo valuterà l’opportunità di correggere il proprio errore, cosa altro debba accadere perché questa maggioranza dia seguito alle dichiarazioni del ministro Giorgetti?
Chiediamo al Governo di intervenire subito per eliminare questa tassa, correggendo al più presto una norma sbagliata, inefficace e dannosa per la competitività del settore italiano della logistica. L’Esecutivo non può limitarsi ad una formulazione all’acqua di rose: deve passare ai fatti e assumersi la responsabilità politica di risolvere subito il problema che lui stesso ha creato. Sin dall’approvazione della legge di bilancio, abbiamo denunciato la follia di questa misura nazionale, che penalizza imprese, operatori logistici e consumatori del nostro Paese. Per comprendere la portata del danno causato dalla destra basta citare il dato di Malpensa, dove l’import è crollato da una media di 5.700.000 kg di dicembre ai 2.500.000 kg di gennaio. Ora non ci sono più alibi. Noi continueremo a vigilare affinché questo impegno non resti la solita promessa vuota del Governo”.
Lo dichiarano Silvia Roggiani e Andrea Casu, sul parere positivo del Governo all’Ordine del Giorno al Dl Milleproroghe che impegna il governo intervenire per differire al 1° luglio 2026 l’entrata in vigore della tassa sui pacchi extra-Ue.
"È una buona notizia l'approvazione alla Camera di un mio ordine del giorno durante l’esame del decreto milleproroghe che impegna il Governo a garantire continuità ai progetti del PNRR avviati dagli enti locali e non conclusi entro il prossimo agosto". Così Piero De Luca, deputato del Partito Democratico e capogruppo in Commissione Politiche dell’Unione europea.
“Siamo in una fase decisiva - prosegue De Luca - nel 2026 si chiude il Piano nazionale di ripresa e resilienza e, come chiarito dalla Commissione europea, entro il 31 agosto 2026 dovranno essere raggiunti tutti gli obiettivi in termini di risultati.
"Il Governo ha già rivisto il PNRR a fine 2025, rimodulando diversi interventi. In questo contesto, tanti Comuni, pur avendo avviato i lavori e investito risorse importanti, stanno affrontando ritardi dovuti a burocrazia e inadempienze delle imprese. E rischiano di pagare un prezzo altissimo per responsabilità che spesso non sono loro".
Con l’ordine del giorno approvato con il parere favorevole del Governo, si impegna lo stesso a intervenire con il primo provvedimento utile per assicurare continuità ai progetti avviati e proteggere i bilanci degli enti locali. In particolare, si chiede che tutte le opere che, alla scadenza europea, avranno raggiunto almeno il 30% di avanzamento continuino a essere finanziate con le risorse del PNRR e non vengano riassorbite nel bilancio dello Stato.
"È una misura di buon senso per non bloccare cantieri già partiti e non mettere in difficoltà i territori. Adesso il Governo trasformi questo impegno in atti concreti", conclude De Luca.
“Il governo e la maggioranza hanno respinto un ordine del giorno di buon senso che chiedeva di correggere una riforma sbagliata sulla classificazione dei Comuni montani e di dare tempi certi per i decreti attuativi. Con la nuova disciplina, basata su criteri puramente altimetrici e di pendenza, centinaia di enti rischiano di essere penalizzati e di perdere risorse fondamentali del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane. Dopo le proteste di parlamentari, Regioni e amministratori locali, l’esecutivo è stato costretto a rivedere parzialmente l’elenco, ma le criticità restano e il secondo decreto, decisivo per la ripartizione delle risorse, non è stato ancora emanato. È inaccettabile lasciare territori già fragili in questa incertezza”: così i deputati del Pd Emiliano Fossi, Marco Simiani, Simona Bonafè sull’ordine del giorno bocciato oggi.
“Pagano un prezzo altissimo anche molti Comuni della Toscana, con esclusioni pesanti nelle province di Livorno, Grosseto, Pisa, Firenze, Massa Carrara, Lucca, Arezzo, Siena e Prato. Parliamo di realtà che garantiscono servizi scolastici, sociosanitari e presidio del territorio in aree interne e disagiate. Con il nostro ordine del giorno chiedevamo di riconsiderare i termini e reinserire i Comuni penalizzati, evitando che il peso ricada sulle Regioni e aumentando le disuguaglianze territoriali. La destra ha scelto di dire no. Noi continueremo a batterci perché le comunità montane non vengano abbandonate”.
Il Governo ha accolto l’ordine del giorno del Pd, a prima firma della Capogruppo Chiara Braga, per rifinanziare il Fondo nazionale a sostegno dell’accesso alle abitazioni in locazione per i soggetti più fragili e per individuare ulteriori iniziative e risorse per il Fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli.
Parliamo di strumenti essenziali per migliaia di famiglie che, a causa dell’aumento del costo della vita, della precarietà lavorativa e dei salari insufficienti, rischiano di perdere la propria casa. Il diritto all’abitare non può essere lasciato alla sola dinamica del mercato: è una questione di dignità, coesione sociale e giustizia.
Negli ultimi anni questi fondi sono stati drasticamente ridimensionati dal Governo, lasciando soli Comuni e cittadini. Mentre del Piano Casa più volte annunciato da Salvini ancora non c’è traccia. Il PD da tempo ha posto l’urgenza di tornare a finanziare questi Fondi. Con l’accoglimento dell’ordine del giorno del Pd il Governo ha assunto davanti al Parlamento un impegno che ora richiede atti e misure concrete e rapide.
Così in una nota il Gruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Oggi alla camera è stato approvato un odg del Pd a firma delle deputate e dei deputati Merola, Manzi, Orfini, Roggiani, Berruto e Iacono, per dare piena attuazione all'istituzione degli ordini dei pedagogisti e degli educatori, evitando ulteriori proroghe, e per promuovere le iniziative operative per avviare effettivamente gli Ordini, quali strumenti di tutela della qualità dei servizi educativi e di welfare”, lo rende noto un comunicato del gruppo del Pd della Camera.
“Quanto accaduto è stato oggetto di una vergognosa strumentalizzazione politica da parte di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni.
Di fronte a una vicenda drammatica, con un’indagine ancora in corso e una comunità scossa, hanno scelto di usare quelle ore per raccogliere consenso, per piegare i fatti alla propaganda, per marcare una presunta superiorità nel sostegno alle forze dell’ordine o per alimentare una battaglia politica legata al referendum. Questo è inaccettabile. Le forze dell’ordine si difendono davvero sostenendo chi opera ogni giorno con dignità, professionalità e rispetto della legge. Non si difendono con la propaganda o presentando norme sbagliate come “scudo penale”, che rischiano invece di isolare proprio quegli operatori corretti che si vorrebbe tutelare.
Se c’è rispetto per le istituzioni e per il lavoro della magistratura, Salvini deve chiedere scusa e ritirare il decreto sicurezza e quelle norme che sono state utilizzate come bandiera ideologica. La sicurezza non si costruisce contrapponendo le istituzioni tra loro né mettendo in discussione l’equilibrio tra poteri dello Stato. Ancora una volta assistiamo a un governo che usa le istituzioni come palcoscenico elettorale, alimentando divisioni invece di rafforzare la coesione e la fiducia dei cittadini.”. Così Matteo Mauri Responsabile Sicurezza e deputato del Partito Democratico intervenendo in aula alla camera.
Il governo ha dato parere favorevole all'ordine del giorno presentato dai deputati del PD Laus, Amendola e Sarracino al dl proroga termini che impegna l'Esecutivo a convocare con la massima urgenza un tavolo istituzionale al fine di velocizzare entro il 31 dicembre 2026 gli interventi per aumentare la capacità di invasamento delle dighe lucane, per la riapertura dell'invaso del Rendina, per la loro connessione, per migliorare la capacità di approvvigionamento per il settore agricolo e per l'area industriale della Valbasento con l'obiettivo di non dovere più affrontare le emergenze registrate nel corso del 2025.
Le precipitazioni delle ultime settimane fortunatamente hanno allontanato la fase più critica della crisi ma la pioggia da sola non basta a superare il gap infrastrutturale presente che neppure le funzioni commissariali hanno saputo affrontare.
Non bisogna perdere neppure un minuto per dare ai lucani garanzie di un efficientamento della rete idrica e per rispondere alle legittime attese dei settori agricolo e industriale.
Chiediamo che si faccia presto e che siano date certezze su investimenti e tempi di realizzazione delle misure annunciate e non ancora concretizzate. Vigileremo affinché l'impegno assunto alla Camera dei Deputati venga effettivamente rispettato nell'interesse generale della Basilicata” concludono i deputati.