Electrolux: Curti, 1.700 dipendenti a rischio licenziamento, Urso imbarazzante dà la colpa al Green Deal
Depositata interrogazione in commissione Attività produttive: è il fallimento della politica industriale del governo Meloni.
Depositata interrogazione in commissione Attività produttive: è il fallimento della politica industriale del governo Meloni.
"È una situazione grottesca: il ministro Urso usa la crisi nel Golfo Persico e il blocco dello Stretto di Hormuz per fare propaganda sul nucleare a un convegno, mentre il suo stesso governo viene bocciato in Parlamento proprio sulla nomina di chi dovrebbe garantire la sicurezza nucleare del Paese. Non è energia, è teatrino". Lo dichiara Alberto Pandolfo, capogruppo PD in commissione Attività produttive alla Camera, commentando le dichiarazioni del ministro delle Imprese Adolfo Urso sul nucleare.
“La Transizione 5.0, misura fondamentale per il rilancio dell'industria italiana, sta diventando una barzelletta con il ministro Urso. I fondi stanziati e poi diminuiti, sono esauriti a novembre 2025 creando oltre 7000 imprese 'esodate'. Tutte le promesse di ripristino delle risorse non sono state mantenute e il nuovo decreto 38/2026 ha coperto solo il 35% del fabbisogno delle 7000 imprese. Oggi il ministro annuncia lo stanziamento di 1,5 miliardi per coprire quello che manca.
“Altro che svolta storica: il ministro Adolfo Urso mente sapendo di mentire. Le conclusioni del Consiglio europeo smentiscono chiaramente la propaganda del Governo e bocciano la linea italiana sull’energia.
Nessun via libera a interventi unilaterali sull’Ets, che resta invece uno strumento centrale delle politiche europee. L’Europa chiede soluzioni comuni e strutturali, mentre l’Italia continua a muoversi fuori da una strategia condivisa.
È una linea sbagliata che rischia di isolare il Paese e di non dare risposte concrete a famiglie e imprese”.
“Le conclusioni del Consiglio europeo sono molto preoccupanti perché confermano, ancora una volta, la completa inadeguatezza del Governo Meloni, che si muove del tutto fuori da una strategia comunitaria proprio su un terreno decisivo come quello dell’energia. È particolarmente grave che, mentre l’Europa indica con chiarezza una direzione, il Governo italiano continui a sostenere posizioni prive di riscontro nei testi ufficiali.
“L’intervista del ministro Urso sui carburanti è l’ennesima operazione di propaganda su un problema reale che il Governo continua a non affrontare.
Urso rivendica il decreto carburanti del 2023 come se avesse introdotto strumenti efficaci contro i rincari. In realtà quel decreto ha prodotto soprattutto una misura simbolica: l’obbligo di esporre il cartello con il prezzo medio regionale nei distributori. Una misura contestata dagli operatori e poi bocciata dal TAR perché sproporzionata e inefficace.
“Dei tanti numeri dati dal ministro Urso si è dimenticato di quelli principali: è l'Istat che ci dice che la produzione industriale è crollata da quando si è instaurato il governo Meloni del 2,1% nel 2023, del 3,5% nel 2024 e della stagnazione che emerge dai dati parziali del 2025. La perdita della capacità produttiva non è congiunturale ma strutturale con i costi dell'energia più alti di tutta l'Europa, debolezza degli investimenti, incertezza regolatoria e assenza di politiche industriali”.
“La maggioranza è stata costretta a fare ciò che l’ostinazione del ministro Urso non aveva consentito: tornare sui propri passi e cancellare l’articolo 30 del ddl sulle Pmi, una norma che avrebbe favorito lo sfruttamento nei subappalti della moda”. Così i deputati democratici della Commissione Attività produttive della Camera, Alberto Pandolfo, Vinicio Peluffo, Simona Bonafè, Paola De Micheli, Christian Di Sanzo, Andrea Gnassi, commentano gli emendamenti del relatore al ddl Pmi che cancellano tutto il capo VI dall’articolo 26 al 30 del provvedimento.
“Poche settimane fa il ministro Urso è venuto a Genova per annunciare un accordo che lui stesso ha definito 'storico' sul rilancio dell'ex Ilva ma l'annuncio si è dimostrato un bluff. Oggi i lavoratori di Genova sono in presidio permanente in strada, preoccupati per il loro futuro e la protesta è estesa anche ai dipendenti degli stabilimenti di Novi Ligure, Racconigi oltreché a Taranto.
“I fatti resi noti dalle indagini sul mondo della moda e la risposta sbagliata che il governo sta dando per fermare il problema dello sfruttamento del lavoro in questo settore sono qualcosa di altamente allarmante. Non va certo criminalizzato il comparto della moda, ma al contrario va salvaguardata tutta la filiera, dalle grandi ditte eccellenze mondiali alle più piccole aziende, contro questi fenomeni conclamati. Esiste una catena di forniture, appalti e subappalti, che porta in molte situazioni allo sfruttamento e al caporalato”.