“Mentre il ministro Giorgetti, in audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, afferma che il governo non è in grado di sostenere il Servizio Sanitario Nazionale perché il debito pubblico divora ogni tipo di spesa, anche la più nobile come la sanità o la scuola, alla Camera va in scena un surreale siparietto parlamentare”.
Così Simona Bonafè, deputata del Partito Democratico, commenta quanto accaduto oggi durante la discussione del decreto Pa.
“Tra mille emergenze vere che restano senza risposta, viene approvato un emendamento che ha un solo scopo: aumentare lo staff di diretta collaborazione del ministro della Salute Schillaci. Insomma, non riescono a trovare risorse per la salute dei cittadini, ma non hanno alcuna difficoltà ad aumentare gli incarichi nei ministeri. È la plastica rappresentazione di un governo che ha perso la bussola: taglia sulla sanità pubblica, ma allarga gli staff ministeriali. Una scelta sbagliata e offensiva nei confronti del personale sanitario e di milioni di cittadini in difficoltà”, conclude Bonafè.
"Le notizie diffuse dall’Usigrai destano seria preoccupazione e impongono una riflessione urgente sul metodo con cui la Rai sta gestendo la delicata trattativa sulla stabilizzazione dei giornalisti precari. Il comportamento dell’Azienda – che ha diffuso numeri e criteri di assunzione direttamente nelle redazioni prima di presentarli al tavolo ufficiale con le rappresentanze sindacali – rappresenta una grave anomalia e un segnale di scarsa trasparenza nelle relazioni. È inaccettabile che un tema così delicato venga affrontato in questo modo, quando sono in gioco i diritti di chi da anni garantisce con professionalità e competenza l'informazione del servizio pubblico. Serve trasparenza, coerenza con gli impegni assunti. E un confronto credibile e responsabile con i rappresentanti dei lavoratori è condizione essenziale per tutelare la dignità di chi opera quotidianamente nei programmi e nelle testate della Rai, per rafforzare il ruolo del servizio pubblico come presidio di pluralismo, indipendenza e qualità dell’informazione. Continueremo a vigilare con attenzione e chiediamo che l’Azienda chiarisca quanto accaduto e ristabilisca immediatamente corrette condizioni di confronto". Lo dichiarano in una nota i componenti del Partito democratico nella commissione di vigilanza Rai.
"Quanto sta avvenendo sull’esame del decreto sulla Pubblica Amministrazione è semplicemente inaudito. Siamo di fronte a una gestione parlamentare che rappresenta uno schiaffo in faccia non solo alle opposizioni, ma anche alle tante attese dei cittadini, tradite da un provvedimento confuso, pasticciato e carente nelle risposte ai veri problemi del Paese." Così una nota dei gruppi parlamentari di PD, M5S e AVS della Camera, che denunciano l'imposizione della tagliola sui tempi di discussione: "Le opposizioni in commissione potranno intervenire per appena 30 secondi per ogni emendamento, costrette a votare oltre 200 emendamenti in meno di un’ora. Una forzatura inaccettabile che svuota di senso il confronto parlamentare e mortifica il ruolo delle Camere. Il governo, incapace di garantire un esame ordinato, ha scelto la scorciatoia: riserverà al Senato il solito ruolo di passacarte che a turno viene riservato ad una delle due Camere. Le Commissioni della Camera non hanno avuto modo di lavorare realmente sul testo e si arriverà in Aula con un maxi-emendamento su cui verrà posta la fiducia, violando ogni principio di trasparenza, discussione e rispetto delle regole democratiche”.
“Se il sistema carcerario, come molti dicono, rappresenta uno degli indici di civiltà di una nazione possiamo dire che l’Italia è attualmente un paese del terzo mondo. La situazione in molti istituti di pena è esplosiva e la casa circondariale di Livorno ‘Le Sughere’ non fa purtroppo eccezione. Sulle condizioni della struttura ho presentato una interrogazione parlamentare al Ministro Nordio”: è quanto dichiara il deputato Pd Marco Simiani, sull’atto depositato a Montecitorio e sottoscritto dai colleghi della Commissione Giustizia Federico Gianassi e Debora Serracchiani.
“Il carcere presenta da anni gravi criticità dal punto di vista logistico, organizzative, strutturali e di servizio; come più volte denunciato da numerose autorità ed enti, tra cui i Garanti dei detenuti della Toscana e di Livorno. I detenuti presenti sono quasi 260 su una capienza di 179 posti attualmente disponibili mentre la carenza di personale di Polizia Penitenziaria è di 50 unità rispetto a livelli previsti. Nelle celle ci sono muffa e perdite di acqua, molti spazi comuni sono inagibili e le attività ricreative e lavorative sono ridotte al minimo. Nonostante il 28 per cento dei detenuti abbia problemi di droga e vi siano 55 reclusi con gravi problemi psichiatrici non esiste nel carcere apposite sezioni per i tossicodipendenti e per l’infermità psichica. In questo caos sono ancora inagibili alcuni locali recentemente ristrutturati ma ancora inutilizzabili a causa del contenzioso tra la ditta appaltatrice e la ditta che ha realizzato i lavori. E’ necessario che il Ministero della Giustizia intervenga rapidamente”: conclude Marco Simiani.
"Finalmente, anche all'interno della maggioranza di governo, si comincia ad ammettere ciò che denunciamo da tempo: l'industria cinematografica e audiovisiva italiana è in grave crisi. I dati sono sotto gli occhi di tutti e non possono più essere ignorati. È evidente il fallimento delle politiche adottate finora, segnate da scelte ideologiche che hanno smantellato strumenti e norme che avevano dimostrato di funzionare." Così in una nota il deputato del Partito Democratico e componente della Commissione Cultura della Camera, Matteo Orfini.
"Nonostante i tentativi della sottosegretaria Borgonzoni di negare la realtà, è chiaro che il governo ha voltato le spalle a un comparto strategico per la cultura e per l’economia del Paese. Invece di aggiornare e rafforzare le misure esistenti, dopo oltre dieci anni dalla loro introduzione, si è preferito ostacolare l’intero settore con scelte miopi e punitive."
"Auspichiamo che le proposte di legge presentate, a partire da quella a prima firma Schlein, aprano finalmente un dibattito serio, che rappresenti un’occasione per fare un vero punto sullo stato dell’arte, rilanciare le politiche pubbliche e dare una nuova prospettiva a un’industria che ha bisogno di visione e investimenti, non di propaganda e tagli. Il Partito Democratico è pronto a fare la sua parte per far ripartire davvero il cinema italiano, dopo anni di immobilismo e danni prodotti da questo governo. Chiediamo quindi al presidente Mollicone di accelerare l’esame delle proposte di legge per il rilancio dell’industria cinematografica italiana."
“Le parole del ministro Giorgetti in audizione sul Documento di economia e finanza confermano ciò che denunciamo da tempo: i ritardi nella spesa del PNRR sono gravi e strutturali. A marzo 2025 è stato speso solo il 34% del budget totale, nonostante manchi poco più di un anno al termine del Piano. Un dato allarmante che smentisce ogni narrazione ottimistica del Governo.
Ora è urgente e necessario avviare un’operazione verità sullo stato di attuazione di tutti gli interventi e sulle eventuali ulteriori rimodulazioni che il governo intende fare. Per questo, chiediamo che il Parlamento venga pienamente coinvolto in questa fase, assicurando la massima trasparenza su scelte, priorità e risorse. È necessario sapere quali progetti, quali investimenti la destra intende cancellare. Il Piano è patrimonio del Paese intero non del governo, che ha il dovere invece di garantirne una gestione seria, partecipata e coerente con gli obiettivi europei e nazionali fissati”. Così il capogruppo democratico nella commissione affari europei della Camera, Piero De Luca.
'II dl sulla Pubblica Amministrazione, in discussione alla commissione Affari Costituzionali della Camera, era il veicolo utile all'emendamento del governo che avrebbe potuto garantire la cassa integrazione a quella parte di lavoratrici de La Perla non coperte dagli ammortizzatori sociali. Un impegno preciso assunto dal ministero del Lavoro con le organizzazioni sindacali. Invece quell'emendamento non è stato presentato dal governo. Si rimedi immediatamente. Da parte mia mi riservo di assumere ulteriori iniziative parlamentari in merito. Le lavoratrici non possono più aspettare, gli impegni presi siano rispettati'. Così Andrea De Maria, deputato del Partito Democratic
“Mentre Giorgia Meloni si appresta a incontrare Donald Trump negli Stati Uniti, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, in audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, mette nero su bianco quello che ormai è evidente a tutti: il Governo ha fallito in materia economica e l’appiattimento di Meloni su Trump sta affondando il Made in Italy” così il capogruppo democratico nella commissione bilancio della Camera, Ubaldo Pagano.
“La crescita non si è confermata ai livelli ottimistici previsti dall’esecutivo – aggiunge Pagano - le stime per il 2025 vengono bruscamente ridimensionate: con un quadro internazionale segnato da nuove tensioni commerciali e da una crisi globale che colpisce duro, soprattutto l’export italiano. Le esportazioni, un tempo motore della nostra economia, oggi sono ferme allo 0,1%, mentre il loro contributo al Pil diventa addirittura negativo (-0,3 punti percentuali). Di fronte a questo scenario – aggravato dalla scellerata guerra commerciale innescata da Trump – l’Italia si ritrova senza una strategia, con un Governo incapace di reagire e completamente appiattito sulle scelte dei sovranisti americani, senza voce e senza visione. La verità è che il sovranismo è fallito, la destra ha venduto illusioni e ora arriva il conto. Nessuna idea su come proteggere l’economia reale, nessuna risposta concreta per imprese, lavoratori e famiglie. Solo annunci, propaganda e passerelle all’estero, mentre a Roma si certifica il disastro che – conclude il democratico - sta affossando il Made in Italy”.
Il Governo litiga con le Regioni perché il decreto sulle liste d’attesa, come avevamo detto non funziona. Non risolve i problemi della sanità pubblica e favorisce quella privata. Mentre 5 milioni di italiani rinunciano a curarsi. Servono più risorse per ospedali, medici e personale sanitario.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Il Parlamento è paralizzato. Il decreto sulla Pubblica Amministrazione è fermo, bloccato da una maggioranza allo sbando, senza direzione, senza linea, senza rispetto per il lavoro fatto e per gli impegni presi. I pareri del Governo non arrivano, si continua a perdere tempo, mentre fuori da qui ci sono lavoratori, lavoratrici e amministratori locali che aspettano risposte a problemi reali” – così in una nota i capigruppo democratici nelle Commissioni Affari Costituzionali e Lavoro della Camera, Simona Bonafè e Arturo Scotto, che stanno seguendo l’esame del decreto che è stato ulteriormente rinviato.
“La norma sulla cassa integrazione per le lavoratrici de La Perla? Cancellata – sottolineano i Democratici – rimossa dal tavolo come se non fosse mai esistita, dopo le tante promesse fatte alle forze sindacali. Altro che attenzione al sociale: qui si stracciano accordi, si ignorano emergenze, si disprezza apertamente il confronto. Al suo posto, emendamenti scritti per accontentare l’esponente di maggioranza di turno: norme senza alcun reale impegno economico da parte del governo che servono solo ad alimentare piccoli interessi e rendite di posizione. È uno spettacolo indegno, un’umiliazione continua per il Parlamento e per chi ci lavora con serietà. Siamo pronti a discutere e a lavorare – concludono i Democratici – ma non accetteremo più questo metodo. Continuare a silenziare le proposte delle opposizioni e delle parti sociali è un insulto al Paese. E su questo, non faremo passi indietro.”
Il governo Meloni ha completamente disatteso le promesse fatte sulla Sanità, e in particolare sull’abbattimento delle liste d’attesa. A quasi dieci mesi dall’annuncio del cosiddetto decreto liste d’attesa, non c’è traccia di alcun risultato concreto, nessuna risorsa stanziata, nessun progetto operativo. Quello che doveva essere un intervento strutturale si è rivelato solo uno strumento propagandistico lanciato a cinque giorni dalle elezioni europee”. Così la deputata del Partito Democratico Ilenia Malavasi, componente della commissione Affari Sociali, che aggiunge: “Il ministro Schillaci ha recentemente scaricato ogni responsabilità sulle Regioni, dimostrando l’inefficacia dell’intervento e la totale assenza di una regia nazionale. Nel Def approvato in questi giorni, la Sanità resta fanalino di coda, pochissime righe, nessuna misura concreta, e un sottofinanziamento ormai strutturale”.
“La situazione è grave – aggiunge l’esponente dem – non solo perché mancano risorse, ma perché mancano visione e volontà politica. Il piano straordinario di assunzioni per 30 mila operatori sanitari, annunciato mesi fa dallo stesso ministro, è rimasto lettera morta. Nel frattempo, i cittadini continuano a pagare le conseguenze di un sistema al collasso”.
“Con l’uscita del nuovo Dpcm si rompe definitivamente il patto tra Stato e Regioni. Il governo, che si è sempre definito autonomista, si trasforma nel più centralista degli esecutivi, arrogandosi poteri sostitutivi senza alcun confronto con le autonomie locali. È la prova evidente del fallimento del decreto liste d’attesa e dell’improvvisazione con cui si sta affrontando uno dei temi più urgenti per il Paese”.
“Riguardo al ReArm Europe la Banca d’Italia certifica un rischio che abbiamo denunciato da subito, dal momento in cui Ursula von der Leyen ha annunciato il piano da 800 miliardi di euro. Il riarmo dei singoli Paesi europei, spiega Andrea Brandolini, vice capo dipartimento di Economia e statistica della Banca d’Italia in audizione alle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, potrebbe comportare una spesa inefficiente e inefficace. Non si sfruttano le economie di scala, si moltiplicano le duplicazioni e non si colmano le carenze. Se questa è la sonora bocciatura dal punto di vista prettamente economico di Banca d’Italia, noi aggiungiamo anche una valutazione più specificatamente politica: il riarmo dei singoli 27 Paesi rallenta, se non addirittura contrasta, il processo di creazione di una difesa comune europea, che è invece la strada maestra in cui crediamo e che ci impegniamo a sostenere e percorrere in Italia e in Europa”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Le opposizioni, tutte insieme, hanno compiuto un lavoro straordinario, costruendo una proposta di riforma condivisa per garantire l’autonomia e l’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo perché sta impazzando TeleMeloni, continua l'occupazione della Rai e non l'occuparsi della Rai. È ora di applicare il Regolamento europeo sul Freedom Media Act, senza ulteriori rinvii”. Così Stefano Graziano, capogruppo del Partito Democratico in Commissione di Vigilanza Rai.
“La Rai – aggiunge l’esponente Pd - è sotto attacco da tempo, vittima di un'occupazione politica sistematica che rischia di svilirne il ruolo fondamentale. Ma non parliamo certo dei 12.000 dipendenti che ogni giorno mandano avanti l’azienda, bensì dell’indirizzo editoriale e delle nomine calate dall’alto. Se entro l’8 agosto l’Italia non recepirà pienamente le direttive europee, il rischio è concreto: una procedura d’infrazione che si tradurrebbe in un ulteriore danno economico per i cittadini e in un colpo alla credibilità democratica del nostro Paese”.
“La Rai – conclude Graziano - deve tornare a essere la Rai dei cittadini, non dei governanti, con una governance indipendente dai partiti e capace di valorizzare le enormi risorse interne all’azienda. Il servizio pubblico deve trasformarsi da semplice broadcaster a digital media company, in grado di competere ad armi pari con gli altri attori del mercato europeo, e di investire davvero nella cultura, nell’innovazione e nell’informazione libera. Quella che proponiamo non è solo una riforma tecnica, ma una battaglia di civiltà e di democrazia, per difendere l’indipendenza dell’informazione e il diritto dei cittadini ad avere una Rai moderna, trasparente e libera”.
“In un Paese dove muoiono tre lavoratori al giorno, il governo e la maggioranza bocciano un emendamento del Pd al Decreto Pa per assumere 250 ispettori nazionali sul lavoro in più. Una vergogna”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, e la vicepresidente del Gruppo Pd, Simona Bonafé.
"Schillaci accusa di disinformazione, ma è lui che sta nascondendo la verità. Il fallimento del decreto sulle liste d’attesa è evidente a tutti: la situazione è solo peggiorata, mentre il servizio sanitario pubblico continua a essere progressivamente indebolito. Se non si cambia rotta, la sanità rischia di diventare un privilegio per pochi, e non un diritto per tutti.” Così commenta Ilenia Malavasi, deputata del Partito Democratico e componente della Commissione Affari Sociali della Camera, che aggiunge: “Il ministro è nervoso perché i dati sul fallimento del decreto e del suo operato sono sotto gli occhi di tutti. Ogni giorno milioni di cittadini sono costretti a fare i conti con un sistema sanitario in crisi: lunghe liste d’attesa, cure rinviate e un personale medico e infermieristico sempre più esausto e mal retribuito.”