27/03/2025 - 12:52

“Affrontare l’importantissima problematica dello spopolamento dei comuni montani e delle loro difficoltà gestionali, ma non investirci veramente è una grande presa in giro. Se è fondamentale l’obiettivo di garantire servizi pubblici sociali, sanitari ed educativi che condividiamo e che abbiamo provato a rafforzare con proposte del partito democratico, purtroppo bocciate, ciò rimane assolutamente fantasia se le risorse non ci sono o sono, come in questa norma, talmente poche (soli 100 mln l'anno, tra l’altro tolti alle regioni ) da far immaginare solo qualche piccolo “contentino”, del tutto incapace di modificare una situazione di lento abbandono e generare una controtendenza. Per questo motivo, a cui si aggiunge la scarsa chiarezza sui requisiti di definizione di quali siano i comuni montani, di cui il Parlamento è espropriato perché delegati ad una successiva decisione governativa, il partito democratico voterà contro il ddl Calderoli, che genera aspettative che non può soddisfare e rischia di essere del tutto inefficace” così una nota dei deputati democratici Girelli, Sarracino, Ferrari, Simiani, Marino, Vaccari, Roggiani che hanno definito la legge montagna “una grande occasione persa”.

27/03/2025 - 10:56

Il Pnrr doveva servire per infrastrutture, imprese, tutela del territorio, scuole e asili nido. Il Governo ha scelto di ridimensionare tutto e comunque con enormi ritardi. Ora chiede più tempo all’Europa per nascondere liti tra Ministri e incapacità che denunciamo da tempo.

Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.

 

27/03/2025 - 10:08

"Sul Pnrr si preannuncia un disastro e, come ormai avviene su molte altre questioni, si stanno palesando due governi. Uno che continua la propaganda e l’altro che prova ad evitare il disastro. I fatti sono noti: l'Italia ha ottenuto un finanziamento di 122 miliardi di euro. Al momento ne ha spesi solo 63. Ne deve incassare (e spendere) altri 73 entro un anno. Il ministro Foti, anche oggi, dice che va tutto bene e siamo puntuali. Al contempo, il ministro Giorgetti, che sa quanto la cassa della finanza nazionale dipenda dal Pnrr, sta già trattando da mesi per il rinvio. Il governo, per coprirsi le spalle, dà la colpa ai Comuni per i ritardi accumulati, ma occorrerebbe ricordare che Fitto ha perso 15 mesi per smantellare la struttura di sostegno e spostare dal Mef al suo ministero la gestione dei fondi per farsi le sue assunzioni, con l’assenso della premier e annullando i controlli della Corte dei Conti che davano fastidio. In queste bizzarre dinamiche governative si consolida il disastro, ma per Meloni, Giorgetti e Foti 'va tutto bene madama la marchesa'. Meloni venga immediatamente in Parlamento per riferire sullo stato di attuazione del Pnrr". Così il deputato Pd Silvio Lai, componente della commissione Bilancio.

 

27/03/2025 - 09:53

“I dati presentati oggi dalla Corte dei Conti confermano l’urgenza di un’operazione verità sugli investimenti del PNRR e sul rispetto della loro realizzazione, sia in termini di spesa che di tempistiche. Finora il governo ha agito nella totale mancanza di trasparenza, con ministri che hanno sempre negato i ritardi, smentiti ora in modo eclatante dalla relazione della Corte.
Meloni deve riferire al più presto in Parlamento. Non è più accettabile che il governo continui a nascondere la realtà ai cittadini e alle istituzioni. Il PNRR doveva rappresentare una svolta storica per il Paese, ma la sua attuazione è stata gestita con superficialità e opacità. E i dati confermano purtroppo i ritardi nell'attuazione che rischia di far saltare investimenti fondamentali in sanità, istruzione, politiche sociali, infrastrutture. È in Parlamento che deve essere fatta chiarezza su questo fallimento. La Presidente del Consiglio non può più sottrarsi al confronto: riferisca subito sullo stato reale del Piano e spieghi perché il governo continua a rallentare il Piano e immagina proroghe invece di garantire investimenti concreti e tempestivi per il futuro dell’Italia”. Lo ha detto il capogruppo democratico della commissione affari europei della camera, Piero De luca, intervenendo questa mattina in apertura dei lavori nella seduta di Montecitorio. “Meloni venga in Parlamento serve un’operazione verità e trasparenza  sullo stato di attuazione di un progetto di investimento che doveva rappresentare una svolta storica per il nostro paese e che il governo sta invece mettendo in discussione per le proprie incapacità, come conferma la richiesta del ministro Giorgetti, riportata da Repubblica, di una proroga con rinvio del termine finale di attuazione del Piano”.

 

27/03/2025 - 09:30

La relazione della Corte dei Conti conferma gravi criticità nell’attuazione del PNRR, con ritardi su istruzione, welfare, inclusione e salute. Questi ambiti, fondamentali per la coesione sociale e la riduzione delle diseguaglianze, restano ai margini dell’azione di governo, dimostrando l’assenza di una visione chiara sulle reali emergenze del Paese”. Così in una nota il capogruppo democratico nella commissione Affari sociali della Camera e responsabile welfare del Pd, Marco Furfaro commenta la relazione della Corte dei Conti sullo stato di avanzamento del Pnrr. “Inoltre - aggiunge Furfaro - se fosse confermata l’intenzione del ministro Giorgetti di chiedere uno slittamento del Pnrr, come riportato da Repubblica, saremmo di fronte all’ennesima dimostrazione dell’incapacità del governo di programmare e utilizzare le risorse disponibili. Un fatto gravissimo che segnala l’inefficienza nella gestione dei fondi e la mancanza di una strategia per affrontare le urgenze sociali.

Questa situazione certifica l’assenza di una reale volontà di abbattere le diseguaglianze e garantire diritti fondamentali ai cittadini. Il governo, invece di agire con responsabilità, continua a rinviare, compromettendo il futuro del Paese”, conclude Furfaro.

 

27/03/2025 - 09:15

“Tanto tuonò che piovve. Dazi del 25% su tutte le auto importate. Trump mantiene le promesse: colpire i parassiti europei. Dal 2 aprile toccherà a legname, farmacia, prodotti enogastronomici. Molte aziende italiane pagheranno un caro prezzo, con il rischio di crisi irreversibili. Ci vuole ben altro che la diplomazia annunciata dalla Meloni che non riesce nemmeno a pronunciare una frase di condanna verso l'alleato Trump. È l'Europa unita che deve reagire con immediatezza ma Meloni non può alzare la voce, è fermata dal suo vice Salvini che vede nel  Tycoon un faro luminare. Governo italiano allo sbando e diviso.  L'Europa rialzi la testa, non può rimanere schiacciata dalle pretese nazionaliste dei potenti oligarchi che stanno trattando anche per dividersi i bottini di guerra”.

Così il segretario di Presidenza della Camera e capogruppo Pd in commissione Agricoltura, Stefano Vaccari.
 

 

26/03/2025 - 19:51

“Il problema dei Pfas rappresenta un’emergenza ambientale e sanitaria che non possiamo più permetterci di sottovalutare. Le nostre comunità sono esposte a una minaccia grave e concreta, con conseguenze devastanti sulla salute pubblica e sull’integrità dell’ambiente. È imperativo agire con urgenza e determinazione”. Lo ha detto in Aula alla Camera, la deputata dem Maria Stefania Marino, componente della commissione Agricoltura, annunciando il voto favore alla mozione del Partito Democratico sul problema della contaminazione da composti da perfluoroalchilici.

“La principale preoccupazione – ha proseguito l’esponente Pd - è la loro persistenza nell’ambiente: i Pfas si accumulano nel suolo, nelle acque e negli organismi viventi, contaminando l’intera catena alimentare. Studi scientifici evidenziano una correlazione allarmante tra l’esposizione a queste sostanze e gravi problemi di salute, tra cui danni al sistema immunitario, disturbi dello sviluppo nei bambini, malattie cardiovascolari e un aumento del rischio di tumori ai reni, ai testicoli, alla tiroide e al fegato. Una delle questioni più urgenti riguarda la presenza di PFAS nei dispositivi di protezione individuale dei Vigili del Fuoco e nelle schiume antincendio”.

“Non possiamo più perdere tempo. Il governo italiano – ha concluso Marino - deve adottare misure più restrittive e intervenire con decisione per proteggere la salute dei cittadini e l’ambiente. Chi si oppone a queste misure si assume una grave responsabilità nei confronti delle generazioni future”

 

26/03/2025 - 19:31

"I dati Istat confermano una triste realtà: mentre cresce il numero degli occupati, aumenta anche il lavoro non di qualità, caratterizzato da bassi salari e orari ridotti. Una situazione che colpisce in particolare i giovani con contratti precari e le donne, spesso costrette a uscire dal mercato del lavoro a causa della difficoltà di conciliazione tra vita privata e professionale. Il problema è ancora più grave per i monogenitori, prevalentemente donne, che affrontano sfide enormi per garantire il sostentamento della propria famiglia. Invece di celebrare acriticamente un incremento dell’occupazione, il governo dovrebbe interrogarsi sulla qualità dei posti di lavoro creati e adottare politiche serie contro la precarizzazione". Così la deputata dem Cecilia Maria Guerra, responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico.

"Il rischio di povertà ed esclusione sociale – prosegue l’esponente dem - riguarda il 23,1 per cento della popolazione italiana, con una crescita preoccupante del numero di individui in famiglie a bassa intensità lavorativa: nel 2024 il 9,2 per cento degli italiani si trova in questa condizione, pari a quasi 3,9 milioni di persone. Dati che evidenziano una tendenza allarmante e che certificano il fallimento delle politiche di questo governo. Dal decreto Primo Maggio in poi, la maggioranza ha sistematicamente promosso misure che incentivano la precarietà e il lavoro povero. Questa non è la strada per costruire un Paese più equo e inclusivo".

"Lavoro povero – conclude Guerra - significa famiglie povere e un Paese povero. Il Partito Democratico continuerà a battersi per un mercato del lavoro che offra dignità e stabilità, con salari adeguati e condizioni giuste per tutti i lavoratori e le lavoratrici. Chiediamo al governo di invertire la rotta e mettere al centro delle sue politiche il diritto a un’occupazione dignitosa e sicura".

 

26/03/2025 - 19:17

"Il ministro Schillaci denuncia con toni allarmistici le gravi irregolarità nelle liste d'attesa, ma evita di assumersi la responsabilità dei continui tagli alla sanità pubblica e delle scelte scellerate del governo Meloni, che stanno affossando il Servizio Sanitario Nazionale". Così Ilenia Malavasi, deputata del Partito Democratico e componente della commissione Affari sociali, attacca il ministro della Salute Orazio Schillaci dopo la sua lettera alla Conferenza delle Regioni sul tema delle liste d'attesa.

"L'indignazione del ministro – sottolinea l’esponente dem - arriva fuori tempo massimo e suona come un tentativo di scaricare le colpe sulle Regioni, senza fornire strumenti e risorse adeguate per affrontare il problema. I dati delle ispezioni dei NAS confermano quanto il Partito Democratico denuncia da mesi: la sanità pubblica è in sofferenza, gli ospedali e le ASL non hanno personale sufficiente, la digitalizzazione è ancora parziale e le liste d'attesa diventano un calvario per i cittadini. Ma tutto questo è frutto di anni di mancati investimenti e di scelte sbagliate da parte di questo governo".

"Il decreto Liste d'attesa – conclude Malavasi - varato dal governo è una misura tampone che non affronta le cause strutturali del problema. Servono più risorse, più personale, un piano straordinario per abbattere i tempi di attesa e garantire a tutti l'accesso alle cure. Se Schillaci vuole davvero combattere le pratiche opache e le disfunzioni del sistema, cominci a chiedere alla sua stessa maggioranza di rifinanziare la sanità pubblica invece di tagliare fondi e favorire il settore privato".

 

26/03/2025 - 18:11

“Di fronte ai dati sconfortanti sulla (dis)parità di genere, che emergono dalla relazione del Ministero dell’economia e delle finanze sul bilancio di genere dello Stato, ci aspettiamo uno scatto di investimento del governo in politiche pubbliche che intervengano a correggere le profonde discriminazioni esistenti tra uomini e donne nel nostro Paese. I dati dimostrano che in questi due anni lo scatto non c’è stato. Ad oggi soltanto lo 0,42% della spesa pubblica statale nei vari settori riguarda impegni che impattano direttamente sulla riduzione delle disuguaglianze di genere. Dal 2022 al 2023 nel suo primo anno di governo Giorgia Meloni, la prima donna premier italiana ha aumentato queste spese solo dello 0,01%. Il bilancio di genere presentato oggi fornisce un’analisi delle spese pubbliche secondo il loro impatto di genere assolutamente insufficiente perché l’83% del bilancio viene letto come neutro rispetto al genere (cioè che incide ugualmente sulla vita di uomini e di donne), una lettura fuorviante poiché nessuna scelta sulla spesa pubblica è neutra. Serve dunque una lettura non basata sul pregiudizio e un maggior impegno del governo nella più approfondita valutazione di impatto della spesa, per mettere in campo le risposte più adeguate a colmare il gap esistente. I soldi dei cittadini e delle cittadine vanno investiti in modo appropriato per rispondere ai bisogni di tutte e tutti. Non serve fare propaganda, esaltando la crescita dell’occupazione femminile, tra l’altro precaria e povera - una tendenza già in atto dopo il Covid - ma azioni mirate e specifiche da parte di tutti i ministeri, non solo quello delle pari opportunità. Ci aspettiamo finalmente dalla presidente del consiglio Meloni interventi governativi concreti che migliorino la vita delle donne e la competitività della società italiana” così le deputate democratiche, Laura Boldrini, Valentina Ghio e Sara Ferrari.

 

26/03/2025 - 18:10

“La peritonite infettiva felina (Fip) è una malattia mortale nel 96% dei casi sintomatici per i gatti. Eppure, esiste una cura efficace che, mentre in Paesi come il Regno Unito è autorizzata, in Italia continua a rimanere indisponibile. Non possiamo accettare questa situazione di stallo, che lascia nel buio migliaia di famiglie italiane costrette a cercare soluzioni nel mercato nero, spesso rischiando truffe e compromettendo la salute dei propri animali”. Lo dichiara la deputat dem Eleonora Evi, in merito a un’interrogazione presentata al ministro della Salute Orazio Schillaci per chiedere risposte concrete sulla mancata autorizzazione della terapia.

“I cittadini e i veterinari – conclude Evi - chiedono chiarezza. Chi ama gli animali non può trovarsi di fronte a una scelta impossibile tra il rispetto delle regole e la possibilità di salvare vite. È inaccettabile che il nostro Paese resti indietro su una questione così urgente. Il governo agisca subito per garantire ai veterinari gli strumenti per curare e alle famiglie la possibilità di accedere a trattamenti sicuri ed efficaci”.

 

26/03/2025 - 17:27

“Un grandissimo pasticcio. Solo così si può commentare la sentenza non definitiva del Tar Lazio sui ricorsi sui contratti di filiera del settore agroalimentare legati ad uno specifico bando del Pnrr. Il tribunale, al momento, non ha bloccato le graduatorie, come richiesto, ma ha valutato comunque affrettata l'istruttoria stabilendo che venga riconvocata la commissione giudicante per rivalutare i progetti esclusi ed eventualmente riscrivere le graduatorie. Una sorta di salvacondotto per quanto deciso, per non bloccare i fondi che altrimenti sarebbero andati persi, ma certamente un cartellino rosso per il Masaf che male ha gestito l'intera vicenda sulla quale in più occasioni, anche attraverso il sindacato ispettivo, avevamo sollevato, come gruppo Pd, grande preoccupazione e puntuali osservazioni”.

Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.

“Le risposte del Masaf - aggiunge - erano state sempre di negazione delle criticità messe in evidenza ed ora purtroppo ci rendiamo conto che si è voluta coprire l'evidenza che avrebbe potuto mettere in ginocchio l'intero comparto. Adesso è il momento di voltare pagina. Si seguano velocemente le prescrizioni del Tar e non si perda ulteriore tempo dando riscontro a chi giustamente aveva portato in Tribunale la questione visto che entro giugno di quest’anno, come ci aveva risposto il ministero ad una interrogazione, dovrebbe essere prevista la sottoscrizione dei contratti di filiera per almeno il 50 per cento dei due miliardi di euro a disposizione. Resta sullo sfondo anche il tema della bancabilità dei progetti. C’è il serio rischio per alcuni progetti di non avere l’avallo da parte del mondo del credito ed altri potrebbero essere condizionati dagli alti tassi di interesse. Ce la faranno? Ci auguriamo di sì ed incalzeremo perché questo avvenga. Risorse non se ne devono perdere - conclude - ma occorre pure che le garanzie vengano date a tutti i partecipanti al bando in maniera equanime ed equilibrata senza quella fretta (interessata?) che pure il Tar ha evidenziato”.

 

26/03/2025 - 17:26

“Pochi minuti fa è arrivata la risposta ufficiale del Ministero dell'Università che conferma come, al momento del conseguimento della laurea triennale della Calderone, l'Università Link non era riconosciuta in Italia e quindi i titoli della ministra non risultano nell'anagrafe degli studenti del Ministero dell'istruzione: Calderone non ha dunque conseguito nessun diploma triennale valido. Per il PD, Marina Elvira Calderone non passerà alla storia per essere la prima ministra laureata la domenica, bensì per essere la ministra della precarietà. In pochi mesi è riuscita a liberalizzare i contratti a termine, ad allargare i voucher, ad eliminare il tetto del lavoro somministrato e soprattutto a negare il salario minimo legale. La ministra non risponde alle domande che le poniamo, non ci spiega come si sia laureata all'Università Link, né delle le tasse pagate, né sulla validità del titolo di studio triennale. Preferisce fare quello che le p più comodo: la vittima”. Così il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo PD in Commissione Lavoro, in replica alla ministra Calderone durante il question time alla Camera sulla sua laurea all'Università Link.

“Se Ruby è la moglie di Mubarak allora ha ragione la ministra Calderone: il suo percorso universitario è ordinario. Paragonarsi ad un normale studente lavoratore è quantomeno ardito: la ministra non portava pizze con la bicicletta per pagarsi gli studi ma era il presidente del Consiglio nazionale dell'ordine dei consulenti del lavoro e nel board di Finmeccanica. Perché quindi non risponde nel merito a semplici domande?”, conclude Scotto.

 

26/03/2025 - 17:25

"Secondo Onu da un lato e Istat dall’altro, siamo oggi non solo il Paese con il peggior crollo dei salari reali di tutto il G20 e con una conseguente perdita del potere d’acquisto dell’8,7% tra il 2008 e il 2024, ma anche quello in cui cresce la quota di coloro che vivono a rischio di povertà o esclusione sociale, che è passata dal 22,8% del 2024 al 23,1% di oggi. Due dati drammatici e impietosi che dimostrano una realtà evidente: il Paese è palesemente in una profonda crisi che non fa che peggiorare. L’assurdo, in questo, è che non solo il Governo nega l’evidenza, ribaltando totalmente la realtà, ma anche che anziché intervenire per fronteggiare la povertà fa tutto ciò che è in suo potere per aggravarla: ha cancellato il reddito di cittadinanza, tagliato il welfare, bloccato il salario minimo e trasformato i diritti in privilegi per pochi.  In un Paese dove un quarto della popolazione rischia la povertà e la distanza tra chi ha tanto e chi ha poco continua ad aumentare, servirebbero investimenti straordinari sul lavoro, sul salario minimo, sul sostegno alle famiglie. E invece ci ritroviamo con una politica economica che protegge i forti e abbandona chi è più fragile. Apra gli occhi Giorgia Meloni. Al Governo c’è lei e la sua responsabilità è intervenire per frenare questo dissesto sociale, non aggravarlo".

Così Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico.

 

26/03/2025 - 17:25

“Oltre due anni dopo la promessa elettorale, non ha fatto nulla”

Nella risposta all’interrogazione che abbiamo presentato il Ministro Salvini contraddice sé stesso visto che nel dicembre 2022 da leader della Lega aveva aperto la campagna regionale nel Lazio promettendo che avrebbe “fatto tutto quanto c’è da fare per togliere il pedaggio sul tratto urbano dell’A24”. Adesso dopo oltre 2 anni ininterrottamente al governo con Giorgia Meloni il Mit da lui guidato non solo non comunica alcun risultato ma ridimensiona grandemente l’iniziativa aprendo solo a “misure di sconto”, ma mai “come esenzione totale del pedaggio”. La possibilità di apertura a un confronto con l’ente territoriale per eventuali ristori e agevolazioni per i residenti del VI Municipio di Roma serve solo a prendere tempo, scaricare le responsabilità e illudere ulteriormente persone che aspettano da troppo tempo: l’unica notizia purtroppo è che il ministro, dopo metà legislatura, non ha ancora fatto nulla per affrontare il problema che in campagna elettorale aveva ripetutamente promesso di risolvere. E intanto grazie alla nostra interrogazione sappiamo finalmente le cifre di quanto pesa nelle tasche dei cittadini la presenza di ben tre caselli autostradali nel cuore del quadrante est della Capitale: nel solo 2024 circa 17 milioni di euro sono stati sborsati ai caselli Lunghezza, Ponte di Nona e Settecamini.

Così il deputato del Pd Andrea Casu, replicando alla risposta del sottosegretario Ferrante all’interrogazione al Ministro Salvini presentata insieme ai parlamentari democratici del Lazio Roberto Morassut, Matteo Orfini, Paolo Ciani, Michela Di Biase, Marianna Madia, Claudio Mancini e Patrizia Prestipino.

 

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