"Il presidente della Commissione bicamerale Covid, il senatore Marco Lisei di Fratelli d’Italia, non si è presentato alla seduta prevista per la giornata odierna." Lo rendono noto i deputati del pd e del M5S presenti in commissione, che hanno denunciato e stigmatizzato quella che definiscono una “grave sciatteria istituzionale da parte del presidente e della maggioranza”. "I lavori della Commissione – sottolineano – vengono trattati con leggerezza, confermando la natura profondamente politica di questo organismo. Più che un luogo di garanzia, si sta rivelando un tribunale politico che le forze di governo intendono utilizzare a proprio piacimento, con l’obiettivo di far passare nel paese teorie strampalate e antiscientifiche e di rivisitare ciò che è realmente accaduto durante la pandemia.
“Esprimiamo la nostra solidarietà alla Corte Penale Internazionale, a seguito dei pesanti attacchi che sta subendo da parte di alcuni Stati, mi riferisco alle proposte legislative in corso al Congresso degli Stati Uniti e alla Knesset israeliana, che prevedono sanzioni nei confronti della Corte e di chi ci lavora, che se venissero attuate renderebbero di fatto la Corte impossibilitata ad agire. E se a questi percorsi si aggiungono le dichiarazioni di discredito che in questi mesi, in questi anni si sono susseguite, penso a quelle del ministro russo Medvedev, che ha definito la Corte come una ‘misera organizzazione internazionale’, a dichiarazione più blande, ma certamente altrettanto ambigue di alcuni nostri ministri e della Premier, la situazione diventa molto grave e necessita di un chiarimento e di una inequivocabile espressione di intenti di riconoscimento pieno della Corte da parte di questo Parlamento. Ed è ancora più rilevante se si considera che l'Italia è tra i fondatori della Corte, siamo il Paese dove fu firmato lo Statuto di Roma. E quindi il lavoro della Corte va rispettato, ma in tutti i suoi passaggi, le indagini, gli eventuali mandati di arresto, le sentenze, mettendo in atto ogni forma di collaborazione che ogni passaggio richiede. Se l'Italia non rispetta questo, se l'Italia si allinea al discredito della Corte, se l'Italia non collabora con la Corte, il nostro Paese non solo rinnega i capisaldi della nostra politica estera degli ultimi decenni, ma mette in discussione l'obiettivo di perseguire la legalità internazionale”. Lo ha detto in Aula alla Camera, la deputata Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo Pd, nel corso delle dichiarazioni di voto sulle mozioni sulla Corte Penale Internazionale”. Nel corso dell’intervento Ghio ha citato l’avviso di garanzia ricevuto da Meloni, Nordio, Piantedosi e Mantovano dicendo “noi rispettiamo sempre la magistratura e attendiamo l'evoluzione del suo operato ma nulla toglie alla gravità politica di quanto accaduto”.
“Mi trovo all'esterno dell'hotspot di Shengjin in Albania, dove si stanno concludendo le operazioni di identificazione e di screening medico delle 49 persone migranti sbarcate qui questa mattina e deportate in occasione di questa terza operazione ‘Albania’. Continuano a essere tanti i problemi proprio a livello sistemico di tutto questo impianto, del protocollo Italia-Albania. In particolare, questa volta riscontriamo un problema in più nella fase di pre-screenning, quella che avviene sulla nave, quando si sceglie chi può o non può andare in Albania, perché mancava l’Oim, l'Agenzia collegata alle Nazioni Unite che, con competenze specifiche, si deve occupare proprio di capire questo. Le visite mediche per scegliere chi fosse idoneo le ha fatte il personale medico della Marina Militare”. Lo dice la deputata dem Rachele Scarpa, in un video girato fuori l’hotspot di Shengjin.
“Siamo qui – ha concluso Scarpa - come deputati del Partito Democratico, perché crediamo che sia importante garantire una presenza fisica costante per tutto il tempo che sarà necessario. Vogliamo lanciare di nuovo un messaggio di critica profonda a tutta questa idea di esternalizzazione delle frontiere che, non solo non funziona perché non incide sui flussi, ma costa 9 volte quello che costa l'accoglienza e che porta solo sofferenza e stress aggiuntivo a persone che già hanno alle spalle dei viaggi di migrazione dolorosi e probabilmente anche i centri di tortura in Libia”.
“Il Pd chiederà di convocare in audizione in Commissione nazionale antimafia Salvo Palazzolo, cronista di Repubblica da qualche giorno sotto scorta per le sue inchieste giornalistiche”. Cosi l'ex ministro per il Sud, il deputato democratico Peppe Provenzano componente della commissione bicamerale antimafia che aggiunge: “Abbiamo la responsabilità di fare una battaglia politica affinché sulla lotta ai clan maturi di nuovo una coscienza nazionale. La solidarietà di un giorno serve ma non basta. Le istituzioni hanno il dovere di mandare un messaggio chiaro alle mafie restando al fianco di chi si espone. Sono convinto che la nostra proposta verrà accolta dalla presidente Colosimo perché è fondamentale per la commissione antimafia guardare all’evoluzione attuale della mafia e contribuire al rafforzamento dell’azione di contrasto e al rinnovamento dell’armamentario a disposizione dello Stato”.
"È stata depositata oggi in Parlamento la proposta di legge sulla liberalizzazione del mercato primario dei titoli di Stato, che punta a garantire un accesso diretto ai BTP per i risparmiatori e a ridurre i costi per lo Stato. Con questa riforma vogliamo consentire ai cittadini di acquistare titoli di Stato direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, così come avviene negli Usa, senza dover per forza passare dagli intermediari finanziari. Attraverso una piattaforma digitale dedicata, i risparmiatori potranno partecipare alle aste o al collocamento diretto dei BTP, accedendo al mercato primario con procedure semplici e trasparenti. Così il deputato dem Silvio Lai, primo firmatario della proposta insieme ai colleghi Ubaldo Pagano e Marco Furfaro.
"Attualmente chi desidera investire in titoli di Stato deve rivolgersi a banche, che agiscono come specialisti e applicano commissioni aggiuntive che ad esempio per i BTP sono a carico dello Stato. Con questo intervento – ha aggiunto l'esponente Pd – eliminiamo i costi di intermediazione e democratizziamo l’accesso al debito pubblico, offrendo ai cittadini opportunità di investimento più dirette ed economicamente vantaggiose".
"Questa legge permette di risparmiare risorse pubbliche e di nazionalizzare ulteriormente il debito, rafforzando il legame tra cittadini e Stato. È un passo avanti verso un sistema più equo e vicino alle persone", ha concluso Lai.
“Abbiamo assistito ad una lotta eroica del popolo ucraino, una resistenza come atto di difesa della libertà e della dignità umana. Come cittadini europei è nostro dovere aiutare l'Ucraina non solo a parole ma con azioni concrete che ne garantiscano la sicurezza e la nostra stessa stabilità. La risposta unitaria dell'Europa dimostra come è possibile agire in modo coordinato. Dobbiamo assicurare che l'Ucraina non sia solo un Paese che si difende ma che possa svilupparsi all'interno della Ue”. Così il deputato dem Nicola Carè intervenendo nella dichiarazione di voto per la proroga degli aiuti all'Ucraina.
“La diplomazia è fondamentale – continua il parlamentare Pd - affinché la pace non sia ottenuta con l'uso della forza, può essere imposta ma costruita insieme. La comunità internazionale ha il dovere di riattivare i canali diplomatici per costruire un'architettura sostenibile europea. Non possiamo fare dell'Europa un vassallo delle dinamiche geopolitiche globali. È tempo di decidere se vogliamo essere semplici spettatori della storia o protagonisti attivi nel plasmare il nostro destino”.
“L'Ucraina ha pagato un prezzo enorme e l'Europa ha pagato un prezzo gigantesco in termini di stanchezza delle opinioni pubbliche, di prezzi delle materie prime che sono aumentati e della crescita dei partiti populisti. Noi del Pd non smetteremo mai di chiedere di far tacere le armi e consentire l'avvio di un negoziato per giungere a una pace giusta e sicura, rispettosa della verità”, conclude Carè.
“Se Livorno perde la sede della Banca d’Italia non saranno penalizzati soltanto i dipendenti e le loro famiglie costretti a trasferirsi, ma l’intera comunità. Si tratta di un territorio che inevitabilmente subirà una drastica riduzione della vigilanza sulla trasparenza e sulla correttezza dei comportamenti degli intermediari bancari e finanziari, nonostante sia tra i primi posti in Italia per finanziamenti attivi in rapporto alla popolazione e crescano ovunque truffe e raggiri a danno dei consumatori". E' quanto dichiara il deputato Marco Simiani, sulla prossima chiusura della sede della Banca d’Italia di Livorno.
"Senza dimenticare - continua il capogruppo Pd in Commissione Ambiente - che con questa chiusura in Toscana rimarrebbero soltanto due filiali: quella di Firenze e quella di Arezzo (specializzata nel trattamento del contante). Quattro mesi fa avevamo chiesto al Ministro Giorgetti di intervenire, nel rispetto dell’autonomia della Banca d’Italia, per evitare queste criticità ma la nostra interrogazione parlamentare non ha avuto ancora risposta. Evidentemente il governo parla di Banche soltanto quando si tratta di poltrone o di privatizzazioni per fare cassa”.
"I dati Istat sul reddito disponibile degli italiani evidenziano quanto si sia ulteriormente allargato il divario tra Settentrione e Meridione. 900 euro di media in meno in un anno per ogni cittadino che vive al Sud, che già di suo ha un reddito disponibile che è quasi la metà di quello di un cittadino che vive al Nord. Un dato drammatico che si traduce in bassi consumi e difficoltà di accesso ai servizi. Su questo il governo non solo è assente ma è anche complice di una situazione economica e sociale drammatica: si è infatti opposto al salario minimo, ha cancellato il reddito di cittadinanza, non tutela adeguatamente il potere d'acquisto, in particolare su bollette e carburante che al Sud pesano ancora di più. Questi dati non possono passare sotto traccia, così come altrettanto drammatico è il dato che vede migliaia di giovani laureati, soprattutto meridionali, andare via dal nostro Paese. Per noi è inaccettabile disperdere questo patrimonio di competenze che rendono più povera e meno competitiva l'Italia. Dal governo pretendiamo risposte concrete e non slogan banali che non hanno alcuna aderenza con la realtà". Così il deputato Marco Sarracino, responsabile nazionale Mezzogiorno per il Partito Democratico.
“Le scuole devono essere luoghi sicuri e inclusivi, dove ogni attività educativa rispetti rigorosi criteri scientifici e pedagogici. Per questo, insieme alla consigliera regionale Francesca Zottis, abbiamo deciso di intervenire sul caso Teen Star, un’associazione i cui corsi di educazione affettiva e sessuale hanno sollevato preoccupazioni in molte comunità scolastiche, da San Donà di Piave a Caorle fino a Torino. Abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare e una regionale per chiedere trasparenza e maggiore controllo su queste attività educative”. Lo dichiarano in una nota congiunta la deputata Rachele Scarpa e la consigliera regionale Francesca Zottis, entrambe del Partito Democratico.
“Le proteste di genitori, insegnanti e opinione pubblica dimostrano quanto sia necessario garantire che i corsi proposti nelle scuole da associazioni esterne rispettino i principi di inclusività, scientificità e tutela dei minori. È inaccettabile che temi così delicati siano trattati in modo approssimativo o non conforme agli standard educativi. È nostro dovere vigilare affinché le scuole siano luoghi di crescita e rispetto, e non di divisione o disagio,” prosegue Scarpa.
Le interrogazioni, presentate in Parlamento e nel Consiglio regionale del Veneto, chiedono al Governo e alla Giunta regionale di verificare le modalità di accreditamento e monitoraggio di associazioni come Teen Star e di assicurare che le attività educative extrascolastiche rispettino i diritti dei minori e i principi costituzionali di pari opportunità.
“Questo è un impegno che riguarda tutte le istituzioni, a ogni livello,” concludono Scarpa e Zottis.
“Al di là dell'aspetto giudiziario a noi sembra evidente la responsabilità politica della ministra Santanchè. Siamo in un Paese dove nonostante tre indagini, di cui un rinvio a giudizio per fatti gravi, un ministro non si dimette e resta ancora in carica. La presidente del consiglio Meloni, che ha chiesto dimissioni anche per molto meno, deve fare i conti con questa vicenda". Lo ha detto Debora Serracchiani, deputata Pd e responsabile nazionale Giustizia, intervistata a Montecitorio.
“Noi dobbiamo essere un paese democratico credibile in Europa. Ci sono paesi nei quali un ministro va a casa se ha copiato una tesi di laurea. Francamente dopo tre indagini, bancarotta, falso in bilancio e truffa aggravata nei confronti dell'Inps, rimanere al proprio posto sembra veramente inopportuno oltre che sbagliato”, ha aggiunto Serracchiani.
"L'Intergruppo del Parlamento Italiano 'Amici del Popolo Bielorusso' esprime profonda preoccupazione per le recenti elezioni presidenziali in Bielorussia, tenutesi il 26 gennaio 2025, che hanno visto la rielezione di Alexander Lukashenko con l'87,60% dei voti, secondo i sondaggi ufficiali. Queste elezioni sono state caratterizzate dalla mancanza di competizione reale, con la partecipazione di soli candidati affiliati al regime e l'esclusione o l'esilio forzato dei principali oppositori politici. Condanniamo fermamente le continue violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime di Lukashenko, inclusi arresti arbitrari, torture e detenzioni di oppositori politici, giornalisti e attivisti della società civile". Così in una nota la deputata dem Lia Quartapelle.
"Esprimiamo solidarietà ai oltre 1.250 prigionieri politici ancora detenuti in condizioni disumane, tra cui il Premio Nobel per la Pace Ales Bialiatski, la cui salute si è notevolmente deteriorata durante la detenzione. Ribadiamo la nostra richiesta per il rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri politici e per la cessazione delle persecuzioni politiche" continua la vicepresidente della Commissione Affari esteri.
"Denunciamo le elezioni presidenziali come una farsa elettorale, prive di trasparenza e libertà, con candidati selezionati dal regime e senza reale competizione democratica. Invitiamo la comunità internazionale a intensificare le sanzioni contro i responsabili delle violazioni dei diritti umani e a sostenere la società civile bielorussa nella sua lotta per la democrazia e lo stato di diritto. Esortiamo il governo italiano e l'Unione Europea a non riconoscere i risultati delle elezioni fraudolente e a promuovere iniziative diplomatiche per una transizione pacifica verso la democrazia in Bielorussia. Rimaniamo al fianco del popolo bielorusso nella sua legittima aspirazione a un futuro libero e democratico", conclude Quartapelle.
"Oggi torno in Albania per la terza volta, e come me ci saranno anche rappresentanti del Tavolo Asilo e Immigrazione, giornalisti e esponenti politici di altri partiti. Torno anche io a Shëngjin e Gjadër per monitorare il rispetto delle procedure e verificare le condizioni materiali di trattenimento delle 49 persone che sono state portate lì dalla nave della Marina Italiana Cassiopea". Così la deputata dem Rachele Scarpa in una nota.
"Il Governo - continua la parlamentare del Pd - sta sperimentando il modello albanese con fini propagandistici, elevando lo scontro con la magistratura e proseguendo le operazioni senza attendere la pronuncia della Corte di Giustizia europea. Ci sono tante cose da attenzionare, a cominciare dal capire come e da chi sia stata realizzata la valutazione delle vulnerabilità, elemento su cui sono emerse gravi criticità. Il trasferimento coatto verso l’Albania rappresenta un grave attacco ai principi fondamentali del diritto e della democrazia. Questo approccio non solo mette a rischio la tutela giuridica e la dignità di chi è costretto a subire queste scelte, ma rappresenta anche un pericoloso precedente".
"Non contenti del fallimento dimostrato dalle deportazioni in Albania di ottobre e novembre, il governo ora ci riprova. Questo ennesimo tentativo è in aperta contraddizione con la legislazione europea. Cosa potrà fare l’autorità giudiziaria competente, se non applicare la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 4 ottobre scorso che dice che i Paesi che non sono completamente sicuri per tutte le categorie di persone non sono sicuri? Questo il governo non l’ha chiarito e non l’ha chiarito al Parlamento italiano, ma non l’ha chiarito soprattutto ai milioni di italiani che hanno pagato le tasse per finanziare con quasi un miliardo di euro la costruzione di un centro di permanenza e rimpatri in Albania, dove probabilmente anche questa volta verranno portate delle persone non pienamente consapevoli di quello che sta succedendo e che dovranno essere verosimilmente riportate in Italia poco dopo. Chissà cosa si inventeranno questa volta quando saranno costretti a riportarli tutti e 49 in Italia, pur di non ammettere di aver solo sprecato soldi", conclude Scarpa.
“Oggi riconfermiamo con forza il sostegno all'Ucraina e al suo diritto inalienabile di resistere ad una aggressione brutale. La guerra con la sua scia di morte e distruzione è una ferita aperta che riguarda tutta l'Europa e il mondo: l'ordine mondiale è sotto attacco da potenze che non rispettano il diritto internazionale e siamo allarmati dalla retorica di leader che giustificano l'espansione territoriale attraverso la forza. Non possiamo rimanere silenziosi davanti a questa deriva”. Così il deputato dem Nicola Carè intervenendo in Aula durante il dibattito sulla proroga degli aiuti all'Ucraina.
“Gli aiuti umanitari che abbiamo inviato finora – continua il parlamentare - sono stati legati al fatto che l'Ucraina potesse arrivare al tavolo dei negoziati in una posizione di forza anche se sappiamo che non sarà semplice e tutti noi dovremo pagare un prezzo”. “È essenziale che l'Europa non rimanga spettatrice, che sia protagonista investendo in una diplomazia attiva e in una politica estera comune che metta al centro la ricerca della pace e non una semplice tregua”, conclude Carè.
Serve piano di rilancio no a svendite, dem presentano interrogazione
“Le difficoltà che vive il settore ferroviario non possono essere, in alcun modo, un alibi per avviare un percorso di privatizzazione del gruppo Ferrovie dello Stato italiane per fare cassa, al pari di quanto già tentato con Poste italiane. Le parole del Ministro Salvini che ha dichiarato che “il gruppo Ferrovie dello Stato è pronto ad aprirsi ai privati per fare meglio” devono essere urgentemente chiarite e guardano il problema da una prospettiva distorta e sbagliata. I gravi disagi e disservizi che hanno interessato la rete ferroviaria in questi mesi non si risolvono con una privatizzazione. Quello che davvero serve è la costruzione di percorso e di un piano di rilancio strategico del settore ferroviario incentrato su servizi efficienti e di qualità, con una programmazione a lungo termine delle soluzioni da mettere in campo per fronteggiare i disagi dei cantieri in atto, tenendo conto delle esigenze dei cittadini, nonché del necessario confronto con i sindacati che rappresentano le lavoratrici e i lavoratori del settore. Il Ministro Salvini dica le intenzioni del Ministero e del Governo sul tema dell'ingresso di privati nel gruppo FS e in particolare nel percorso di trasformazione societaria di RFI e quali urgenti azioni stanno adottando per consentire il superamento delle disfunzioni che da diversi mesi stanno causando pesanti disservizi al funzionamento del servizio ferroviario. Non è più accettabile assistere a quotidiane interruzioni, cancellazioni e ritardi che incidono sulla quotidianità di migliaia di persone che si spostano con il treno per andare a lavoro a scuola o viaggiare”, così la vicepresidente del Gruppo PD alla Camera e componente Commissione trasporti Valentina Ghio che ha presentato un’interrogazione alla Camera insieme ai deputati PD Barbagallo, Casu, Bakkali e Morassut.
“Santanchè lancia il sasso e nasconde la mano. Dopo essersi gonfiata di sicumera davanti alla stampa, oggi si arrampica sugli specchi, cercando di nascondere la spavalderia di ieri, quando, facendosi scudo del suo "fedele amico" La Russa, è arrivata persino a sbeffeggiare le parole della stessa presidente del Consiglio. Ma da dove arriva tanta sicurezza? Ci troviamo ancora una volta di fronte a giochi di potere e ricatti interni alla squadra di governo? Meloni non può più far finta di nulla” così in una nota il capogruppo democratico in commissione attività produttive della Camera, Vinicio Peluffo.