"La maggioranza si dimostra inqualificabile: pur di nascondere gli imbarazzi derivanti dalle dichiarazioni del Ministro Valditara, e oggi della premier Meloni, la Camera ha approvato, contro il volere delle opposizioni, il rinvio della discussione sulle mozioni per il contrasto alla violenza sulle donne a dopo il 25 novembre. Premier e ministri stanno avvelenando il clima politico rifiutandosi di riconoscere che la cultura patriarcale e' l'ostacolo da superare con l'educazione, e la maggioranza butta la palla in tribuna e rimanda a data da destinarsi la discussione su soluzioni concrete per contrastare questo dramma sociale che vede una donna uccisa ogni tre giorni” così la vice presidente del gruppo del Pd alla camera, Valentina Ghio.
"Con un colpo di mano vergognoso la maggioranza ha rinviato alla settimana prossima la discussione sulle mozioni contro la violenza sulle donne prevista per oggi. Significa che il 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne, passerà nel silenzio della Camera dei Deputati.
Una scelta disarmante che dimostra la poca considerazione che questa maggioranza, quella della "prima donna presidente del Consiglio", ha di un tema così grave. Ma la cosa più incredibile sono le motivazioni avanzate dalla presidente della Commissione femminicidi Semenzato secondo cui poco contano le ricorrenze e le date internazionali perché di violenza contro le donne si deve parlare sempre. E questo è esattamente quello che fa l'opposizione: ne parliamo sempre, presentiamo proposte di legge, mozioni, risoluzioni. Ma tutto viene bocciato o boicottato da una maggioranza di ultra destra a cui della sicurezza delle donne e del loro benessere non interessa nulla. Lo ha dimostrato, per altro, l'imbarazzante intervento del ministro Valditara ieri alla presentazione della Fondazione Giulia Cecchettin che ha voluto legare la violenza contro le donne alla presenza dei migranti nel nostro Paese, oltre ad aver negato la matrice patriarcale di questa piaga sociale.
Non è rimandando ad altre date la discussione che fermerete la nostra battaglia per e con le donne". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Coordinatrice dell'intergruppo della Camera per le donne, i diritti e le pari opportunità
"Il rinvio della discussione delle mozioni contro la violenza sulle donne a dopo il 25 novembre rappresenta un grave precedente che segnala l'assenza di volontà, da parte della maggioranza, di portare avanti in Parlamento soluzioni concrete per contrastare violenza e femminicidi e di considerare questa una priorita’ Questo atteggiamento indegno dimostra l’incapacità di riconoscere la responsabilità della cultura patriarcale che, evidentemente, continua ad albergare tra le fila della maggioranza e nel governo che ha dato prova di grave incompetenza nelle dichiarazioni di ieri di Valditara e di oggi di Meloni e Salvini. Come fanno a guardare in faccia le donne italiane con questa leggerezza?” così la capogruppo democratica nella commissione contro i femminicidi, Sara Ferrari.
"Attacco inaccettabile contro il contingente UNIFIL: colpire le forze delle Nazioni Unite equivale a colpire la comunità internazionale. Ogni aggressione contro chi lavora per la pace è un'offesa al mondo intero. È necessario agire con fermezza per garantire sicurezza e responsabilità." Così il capogruppo democratico nella commissione difesa nella camera, Stefano Graziano.
“Il mancato obiettivo di una mozione bipartisan è un’ulteriore ferita che rallenta il già faticoso percorso verso l’adozione di efficaci azioni di contrasto alla violenza di genere”. Così Antonella Forattini, deputata Pd e componente della commissione di inchiesta sul Femminicidio, commentando la mozione sulle iniziative in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, depositata da Pd, AVS, IV e Azione.
“Non bastano - ha concluso Forattini - le statistiche sui femminicidi, uno ogni tre giorni, a segnalare l’irrilevanza delle soluzioni fin qui adottate: non è risolutivo l’approccio giustizialista concentrato esclusivamente sulla punizione del reato, lenta e non sempre certa. Occorre soprattutto garantire protezione e sicurezza economica alle vittime e serve formare ed educare all’affettività e alla parità di genere. Questi i principali temi su cui la mozione intende impegnare il governo. Ma le dichiarazioni del ministro Valditara che, nel giorno in cui si presentava la Fondazione intitolata a Giulia Cecchettin, ha affermato che il patriarcato non esiste e che i responsabili della recrudescenza dei femminicidi sono gli immigrati irregolari, concetto ripreso oggi dalla premier Meloni, hanno fatto venir meno le condizioni, faticosamente costruite, per una mozione unitaria. Mozione che chiede inoltre, in funzione delle misure da adottare, l’aggiornamento costante delle statistiche, secondo le quali l’80% dei femminicidi in Italia è commesso da italiani, come accertato dall'Istat. La negazione delle reali cause della violenza di genere, che affondano nel patriarcato e nell’arcaica legge del più forte, non potrà che aggravarla. Avanti di questo passo, per tutte le donne si prospettano tempi difficili”.
“Ministro Calderoli, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, la sua autonomia differenziata non esiste più. È finita, game over! L'impianto su cui si reggeva è stato totalmente demolito. Dica definitivamente addio al suo progetto, alla sua idea sbagliata, ingiusta, di spaccare l'Italia perché il suo disegno è stato cancellato. Se ne faccia una ragione”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato dem Marco Sarracino, responsabile nazionale Mezzogiorno del Pd, nel corso delle dichiarazioni di voto finali sulle mozioni delle opposizioni relative all’Autonomia differenziata.
“Quello che volevate fare – ha concluso Sarracino - è del tutto coerente con l'attuale disegno della destra italiana. Sono due anni, infatti che questo governo, se la prende sempre con chi è più debole, con chi è più povero, con i cittadini del Sud con quelli delle aree. Questo è il governo più antimeridionalista della storia repubblicana. Non ci fermeremo fino a quando questa legge non verrà cancellata, ve lo abbiamo detto centinaia di volte e continueremo a farlo. Anche oggi, caro governo, caro ministro, l'Italia è una e indivisibile e resterà tale nonostante voi, fatevene una ragione”.
“Il ministro Calderoli non si arrende. Non è bastata nemmeno la censura della Corte Costituzionale per dissuaderlo dal portare avanti il suo folle progetto secessionista. Con la nostra mozione chiediamo semplicemente che tutti i negoziati avviati si fermino sia per attendere la sentenza della Consulta, sia per recepire le conseguenti modifiche con l’intervento del Parlamento. Calderoli, invece, vuole andare dritto come un treno, dimostrando ancora una volta quanto sprezzo provi per quegli organi costituzionali, Parlamento e Corte, chiamati a rivestire un ruolo di bilanciamento e limitazione del potere dell’esecutivo. Il suo atteggiamento è riprova della reazione allergica che lui, e in generale questo Governo, hanno ogniqualvolta la democrazia e i suoi presidi essenziali si esprimono a salvaguardia dei principi fondamentali della nostra Repubblica. Cosa dovremmo aspettarci, d’altro canto, da uno che spera che le opposizioni ‘tacciano per sempre’?”.
Così Ubaldo Pagano, Claudio Stefanazzi e Marco Lacarra, deputati pugliesi del Partito Democratico.
“Vladimir Kara-Murza è un esempio luminoso dell'amore per il proprio Paese, del coraggio e della nuova generazione dei dissidenti russi. Sopravvissuto a due tentativi di avvelenamento oggi soffre di una grave neuropatia che gli rende difficile camminare. Nel 2023 è stato condannato a 25 anni di carcere per le sue posizioni contro l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia e soprattutto per la collaborazione con Sergej Magnitskij che ha reso noto la lista degli oligarchi russi colpevoli di corruzione e violazione dei diritti umani”. Così la deputata dem, Lia Quartapelle intervenendo sulla mozione per il conferimento della cittadinanza italiana a favore dell'attivista russo Vladimir Kara-Murza.
“Kara-Murza è uno dei tanti dissidenti russi che merita il nostro supporto: la mozione chiede di sostenere il percorso di esilio in Italia dell'attivista russo. ' So che verrà il giorno in cui le tenebre sul nostro Paese si disperderanno, in cui il nero sarà chiamato nero e il bianco, bianco, la guerra. guerra e l'usurpatore, usurpatore' sono le parole di Kara-Murza, le stesse parole con cui la mozione vuole sostenerlo insieme a tutti i dissidenti russi”. “Ma l'Europa non sarà sicura finché in Russia ci sarà un regime. L'occidente democratico metta via convenienze, viltà e calcoli elettorali: ci stiamo illudendo su quanto il regime di Putin sia disponibile a negoziare. Guardiamo la verità in faccia”, conclude Quartapelle.
“La rete ferroviaria con il ministro Salvini è al collasso: ritardi cronici, treni soppressi, disservizi sono ormai purtroppo all’ordine del giorno ed i convogli per arrivare in orario devono addirittura anticipare le partenze. Oggi, come segnalato dai media, è il giorno del ‘Giallo delle Freccebianche’: alcune corse nella tratta Pisa-Roma potrebbero infatti essere soppresse da metà dicembre, privando di fatto la costa tirrenica di uno strumento di mobilità pubblica fondamentale per migliaia di viaggiatori e pendolari. Dopo le numerose proteste Trenitalia sembra aver fatto dietrofront, ma con questo governo degli annunci smentiti e dei continui tagli ai servizi la situazione andrà monitorata con attenzione. Stiamo valutando la possibilità di presentare una interrogazione parlamentare. L’offerta sulla tratta tirrenica non va ridotta ma potenziata, le corse vanno quindi aumentate, non diminuite. Ed è altrettanto fondamentale ridurre i tempi di percorrenza ed in questa direzione è urgente il finanziamento della progettazione della Linea alta velocità o alta capacità di rete Genova-Roma”.
Così il capogruppo Pd in commissione Ambiente alla Camera, Marco Simiani.
“Siamo ancora commossi per la morte di Agata Margaret Spada, la giovane di 22 anni deceduta a seguito di un intervento di chirurgia estetica al naso. Saranno la magistratura e poi i processi a stabilire le eventuali responsabilità penali. La politica e le istituzioni però non possono non interrogarsi di fronte a questa drammatica vicenda, in particolare quando prendono decisioni con troppa leggerezza. Non stiamo parlando dei controlli sanitari che dovrebbero essere più puntuali e tantomeno del fatto che certi interventi spesso sono veicolati tramite i social, dove i riscontri possono essere manipolati e non sempre oggettivi. Parlo invece di chi è autorizzato a fare un certo tipo di intervento senza esserne uno specialista e senza l'ausilio negli studi medici di un anestesista. La leggerezza delle decisioni è nel fatto, per esempio, che solo pochi mesi fa, a maggio del 2023, nel decreto Bollette è stata inserita una norma da parte della destra e del governo che consente ai laureati in odontoiatria di fare interventi di medicina estetica al viso in aree, naso ed occhi, che non fanno parte della loro formazione universitaria. Chiedemmo allora, senza purtroppo essere ascoltati, al ministro Schillaci e ai colleghi parlamentari della destra, di fermarsi a riflettere. Non si dia l’impressione che medicina e chirurgia estetica siano solo un gioco. Torniamo oggi a chiederlo con forza a tutela dei cittadini. Il governo presenti un emendamento alla manovra finanziaria per cancellare quella norma e ristabilire così, insieme alle altre iniziative che dovranno essere assunte, un quadro di certezze per i cittadini e per gli operatori onesti per ciò che riguarda la loro salute e la loro tutela”.
Lo dichiara Silvio Lai, deputato Pd della commissione Bilancio della Camera.
“Il decreto sui regimi amministrativi per la produzione di energia da fonti rinnovabili è assolutamente carente e non adeguato per sbloccare le pratiche impantanate e per armonizzare e rendere efficaci tutti quegli strumenti che dovrebbero remare nella stessa direzione, come il Pnrr e i decreti Aree idonee e il cosiddetto Fer-X, dedicato all'incentivazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili non ancora maturi dal punto di vista industriale. Si tratta, infatti, di un decreto che fallisce proprio nel suo punto più qualificante e cioè nel predisporre le semplificazioni autorizzative e le razionalizzazioni in grado di velocizzare le soluzioni più codificate e meno impattanti, rassicurando gli investitori e stabilizzando gli indotti. Tra l’altro, così facendo, la maggioranza decide di andare nella direzione opposta a quanto sancito nella Conferenza Stato Regioni e non tiene conto della sospensiva del Consiglio di Stato sul decreto Aree idonee che è centrale nella programmazione della produzione delle rinnovabili. Insomma, un vero e proprio fallimento della destra che con questo decreto ci pone di fatto fuori dagli obiettivi della Legge europea sul Clima, che ha formalmente sancito l’obiettivo della neutralità climatica al 2050, e lontani dal traguardo vincolante dell’Unione in materia di clima per il 2030”.
Così i capigruppo Pd in commissione Ambiente e Attività produttive della Camera, Marco Simiani e Vinicio Peluffo.
“Toppa peggio del buco. Oggi la presidente del consiglio passa il tempo a dare interpretazioni improbabili alle parole inqualificabili del suo governo. Dopo Valditara, Meloni arriva addirittura a difendere le dichiarazioni indegne di Delmastro che ha detto, testualmente, che “non lasciare respiro ai detenuti è un’intima gioia”. Meloni ha sbagliato anche anche oggi: invece di difendere Delmastro avrebbe dovuto pretenderne le dimissioni” così la responsabile nazionale giustizia del Pd, la deputata democratica, Debora Serracchiani.
“Gravissimo che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per cercare di salvare la faccia al Ministro Valditara continui a fornire ragioni senza fondamento sui numeri drammatici della violenza contro le donne. E’ fuori dalla realtà dare la colpa all’immigrazione illegale. Le origini della violenza – ce lo dicono i numeri in maniera chiara –sono per la maggior parte dei casi da ritrovare dentro l’ambiente domestico. Il maggior numero di femminicidi vengono commessi in ambito famigliare o da ex partner. D’altronde le statistiche lo dicono chiarezza, otto su dieci sono uomini di nazionalità italiana. Invece di costruire nemici immaginari, la Presidente del Consiglio dovrebbe richiamare il Ministro Valditara per i ritardi sull’avvio di programmi di educazione a scuola finalizzati al contrasto della violenza degli uomini contro le donne”. Lo afferma la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase.
“Ricordo sommessamente alla presidente Meloni che l’80% dei femminicidi è commesso da italiani. Come la mettiamo con “l’immigrazione illegale di massa?”. Ma smetterla di fare propaganda sulla pelle delle donne no?” cosí la responsabile nazionale giustizia del Pd, Debora Serracchiani commenta “l’imbarazzante difesa d’ufficio della presidente del consiglio delle parole inaccettabili del ministro Valditara”.
Il 25 novembre prossimo, alle ore 11, in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza sulle donne, l'Intergruppo della Camera per le donne, i diritti e le pari opportunità, coordinato da Laura Boldrini, organizza l'evento "Tante facce, ma è sempre violenza" con la partecipazione di oltre 250 ragazze e ragazzi delle scuole.
L'evento, che si terrà alla Nuova aula dei gruppi, in via di Campo Marzio 78, sarà introdotto dalla stessa Boldrini.
Subito dopo verrà osservato un minuto di rumore, in ricordo di Giulia Cecchettin.
Seguiranno gli interventi di Gilda Sportiello, deputata e componente dell'Intergruppo, Francesca Ghirra, deputata e componente dell'Intergruppo, Gino Cecchettin, presidente della Fondazione Giulia Cecchettin, Francesca Dragotto, docente dell'Università di Roma Tor Vergata e Coordinatrice del Centro studi di Grammatica e sessismo, Barbara Rizzato, neurologa del Policlinico di Roma Tor Vergata, Barbara Giordano, attrice e componente dell'associazione Amleta.
L'incontro, che sarà inframmezzato da pillole video, prevede anche gli interventi di ragazze e ragazzi degli istituti scolastici presenti.
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