“Questa manovra non affronta i veri problemi dell’Italia e non sta in piedi. Lo abbiamo detto fin dall’inizio”. Così Silvia Roggiani, deputata del Partito Democratico e componente della commissione Bilancio, commenta la legge di bilancio del governo Meloni. “Lo stesso ministro dell’Economia Giorgetti ha ammesso che servivano correzioni, e infatti la manovra è stata di fatto riscritta con un maxi-emendamento da 3 miliardi e mezzo su 18,7 complessivi, presentato fuori tempo massimo”.
“Il governo – aggiunge l’esponente dem - è intervenuto proprio su uno dei punti denunciati dal PD: all’inizio non c’era nulla per le imprese, nulla per la crescita, nulla per una vera politica industriale. Ora hanno messo una pezza, ma senza una visione e senza una strategia per il Paese. Tuttavia, mentre si interviene in modo confuso sul fronte economico, si continua a togliere diritti alle persone. Ancora una volta viene innalzata l’età pensionabile, cancellando diritti e aspettative di chi aveva fatto scelte sulla base di promesse precise. È una doppia beffa per lavoratrici e lavoratori”.
“Questa manovra – conclude Roggiani – non solo è stata riscritta in corsa, ma resta sbagliata nell’impianto: manca una visione di sviluppo e continua a scaricare il peso delle scelte del governo sulle persone”.
“Quello che il governo ha fatto sulle pensioni si chiama tecnicamente furto”. Così Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, commenta il maxi-emendamento presentato sulla Manovra al Senato che interviene su età pensionabile e riscatto della laurea. “Senza alcun confronto con le parti sociali – spiega – il governo allunga l’età pensionabile, nonostante le promesse di abolizione della legge Fornero, e contemporaneamente colpisce diritti già acquisiti”.
“A persone che hanno pagato di tasca propria – spiega l’esponente dem - per riscattare gli anni di studio viene detto che quei sacrifici non valgono più. Dal 2031 perderanno sei mesi, poi un anno, poi diciotto mesi, fino ad arrivare a due anni e mezzo nel 2035. È come dire: la vostra laurea è carta straccia e i soldi versati allo Stato restano allo Stato. È l’austerità che ispira questo governo. Hanno combattuto i ‘salotti buoni’ prima di arrivare al potere e oggi invece ci stanno comodamente seduti, scaricando il costo delle loro scelte su lavoratrici e lavoratori”.
“Sul fronte del salario minimo – conclude Scotto - la Corte costituzionale ha respinto il ricorso del governo contro la legge della Regione Puglia che fissava negli appalti una soglia minima di 9 euro l’ora. È uno schiaffo alla propaganda del governo Meloni. Da tre anni non hanno fatto nulla contro il lavoro povero, limitandosi a sabotare le proposte dell’opposizione. Ora si riapra immediatamente una discussione seria sul salario minimo”.
Quella sull’accesso a Medicina non è una riforma, ma purtroppo un bluff”. Lo afferma Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura, commentando gli effetti del cosiddetto “semestre filtro” voluto dalla ministra Bernini. “Si parla di semestre, ma in realtà si tratta di poco più di due mesi di lezione, spesso in modalità mista o addirittura solo a distanza, che hanno prodotto solo confusione e disagi”.
“Nel primo appello – spiega l’esponente dem - il numero di studenti che ha superato la prova di fisica è stato ridottissimo e sono stati registrati da più parti problemi nello svolgimento delle prove. Era purtroppo ciò che avevamo previsto quando questa riforma è stata approvata: non sono state date risorse alle università, che sono state lasciate sole, insieme alle famiglie e agli studenti, convinti di trovarsi davanti a una vera riforma. Così non è stato. Non basta gestire l’emergenza di queste settimane o chiarire come sarà formata la graduatoria nazionale che uscirà a gennaio. Questa riforma va rivista nel suo impianto, perché oggi sta producendo danni ovunque”.
“La ministra ha annunciato modifiche al sistema, è già un passo avanti rispetto alla difesa d’ufficio ascoltata in questi giorni ed è un punto che il Partito Democratico ha insistentemente chiesto nelle settimane passate . Quando si interviene con prepotenza e senza ascoltare la comunità accademica, i docenti e gli studenti che vivono ogni giorno l’università – conclude Manzi - il risultato è il caos. Lo vediamo anche nella scuola: ogni intervento, dalla scuola all’università, provoca un piccolo tilt. Le riforme fatte per propaganda, senza confronto e senza risorse, finiscono per peggiorare il sistema invece di migliorarlo”.
“Abbiamo chiesto con forza lo stralcio dell’articolo 30 perché così com’è produce uno scudo per le imprese capofila del settore della moda e indebolisce i controlli lungo tutta la filiera”. Così il deputato Alberto Pandolfo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive, intervenendo sulla legge annuale sulle piccole e medie imprese.
“In questo modo – spiega l’esponente Pd - si favorisce un mancato controllo che può portare a casi di caporalato e sfruttamento del lavoro. È qualcosa che il Partito Democratico non può accettare. In commissione abbiamo chiesto lo stralcio dell’articolo. Serve attenzione reale alla filiera della moda, al lavoro e al sistema dei controlli. Non si può pensare di tutelare solo l’impresa capofila senza garantire verifiche sull’intera filiera. Una richiesta che non è stata accolta dall’esecutivo, che ha mostrato una chiusura netta”.
“La volontà della maggioranza non è chiara – conclude Pandolfo – ma è evidente che uno scudo di questo tipo non consente un controllo efficace su una filiera fondamentale per il Paese. Noi continueremo a lavorare su questo tema, perché il contrasto al caporalato e la legalità non sono negoziabili”.
"Un governo che non ha idea di cosa significhi "diritti", men che meno "diritti acquisiti". L'emendamento sulle pensioni presentato nottetempo è un attacco frontale al diritto acquisito da molti lavoratori e molte lavoratrici di andare in pensione anticipata grazie al riscatto degli anni di laurea. Un riscatto che non è un regalo: si paga cifre non indifferenti. Un tradimento del patto fra lo Stato e i cittadini che hanno fatto affidamento su regole scritte per programmare il proprio futuro. Un colpo bene assestato soprattutto ai giovani che hanno studiato.
In più ampliano le finestre di attesa dal momento in cui matura la pensione al momento in cui decorre veramente.
Insomma, le italiane e gli italiani devono andare in pensione il più tardi possibile. E' questo il disegno del governo Meloni.
Avevano promesso l'abolizione della legge Fornero, ma di fatto allungano ancora di più l'età pensionabile". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Meloni e Salvini avevano promesso di agevolare le pensioni, anche superando la legge Fornero. Oggi fanno l’opposto: con un blitz dell’ultimo minuto, senza confronto e senza trasparenza, l’esecutivo aumenta di tre mesi l’età per la pensione, irrigidisce l’accesso alla pensione anticipata e introduce penalizzazioni pesanti sul riscatto della laurea”.
È un tradimento politico netto, consumato contro lavoratrici, lavoratori e giovani” Lo dichiara Valentina Ghio vice presidente del gruppo PD alla Camera, commentando il maxi-emendamento del Governo alla legge di bilancio.
“Non bastava la cancellazione di Opzione Donna e Quota 103 – prosegue – con il contenuto del maxi emendamento si spinge sempre più in alto l’età pensionabile. Altro che riforma migliorativa: con questi interventi andare in pensione sarà molto più difficile e lontano”.
“Salari bassi, zero sostegno alla domanda interna e pensioni sempre più lontane: questo è il bilancio della manovra – conclude –Il Governo scarica sulle persone il costo delle proprie promesse mancate”.
Presentata interrogazione in commissione di vigilanza
I componenti della Commissione di Vigilanza RAI del Partito Democratico hanno presentato un’interrogazione al Presidente e all’Amministratore Delegato della RAI per fare luce su una recente assunzione segnalata dalla stampa. “Secondo alcuni articoli - sottolineano i democratici - la nomina riguarderebbe persone vicine alla famiglia del Presidente facente funzione.
Il servizio pubblico deve garantire selezioni basate solo su competenze e curricula, rispettando trasparenza, imparzialità e meritocrazia. Qualsiasi percezione di favoritismi rischia di danneggiare la fiducia dei cittadini. Stando alle notizie emerse - aggiungono i parlamentari - il Presidente facente funzioni avrebbe seguito con particolare interesse la procedura di selezione di Rai pubblicità per una persona a lui vicina per legami familiari. Circostanze che, se confermate, richiedono chiarimenti precisi. Con questa interrogazione, “il PD chiede alla RAI di spiegare i criteri adottati e eventuali interventi diretti dei vertici aziendali. La trasparenza non è un obbligo formale, ma un dovere verso i cittadini che finanziano il servizio pubblico”.
“Abbiamo presentato un’interrogazione alla Presidente del Consiglio per chiedere che venga fatta subito piena chiarezza sugli affidamenti diretti concessi dalla Presidenza del Consiglio a società riconducibili all’organizzatore di Atreju.” Lo dichiarano in una nota i deputati del Pd Andrea Casu e Stefano Vaccari primi firmatari dell’interrogazione parlamentare alla presidente del Consiglio depositata insieme alla capogruppo Chiara Braga e ad altri 25 parlamentari Pd.
“Secondo le inchieste giornalistiche del Domani e Fanpage, tra il 2023 e il 2024 queste società avrebbero ottenuto più commesse pubbliche sotto soglia per eventi istituzionali di Palazzo Chigi. Ogni giorno apprendiamo dalla stampa nuovi aggiornamenti, è doveroso che Giorgia Meloni risponda di tutti questi affidamenti. Parliamo di risorse pubbliche e di trasparenza nell’azione di governo. Il Parlamento ha il diritto e il dovere di vigilare. La Presidente del Consiglio venga in Aula a chiarire la sua posizione e quella di Palazzo Chigi”, concludono i deputati Dem.
"La Presidente Meloni deve fare chiarezza sulla linea internazionale dell'Italia: se vuole davvero la pace, deve rafforzare l'Unione Europea, non indebolirla con silenzi e ambiguità. Su un tema fondamentale come il sostegno all'Ucraina, non possiamo permetterci tentennamenti: abbandonare il riferimento al pieno supporto, anche militare, rappresenta un errore storico clamoroso che ci relega nelle retrovie della diplomazia. È inaccettabile che le posizioni apertamente filoputiniane di parte della sua maggioranza stiano prendendo il sopravvento sulla postura del Governo, minando la credibilità del nostro Paese agli occhi degli alleati europei e occidentali."
"Presidente, dobbiamo essere netti: non la imbarazza il plauso della Zakharova al Vice Premier Salvini? Come può continuare a governare con chi riceve l'apprezzamento del Cremlino per aver messo in discussione il sostegno a Kiev? Deve rispondere con altrettanta nettezza anche sulla questione degli asset russi congelati. Non possiamo più tollerare l'immobilismo: chiedo se il governo sia pronto a sostenere la battaglia per un utilizzo legalmente fondato di questi beni a favore dell'Ucraina. È una scelta decisiva per la nostra sicurezza e per la credibilità dell'Europa intera: non possiamo essere ambigui in questo momento storico."
Così Piero De Luca, capogruppo PD in Commissione Politiche Ue, intervenendo in Aula sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
«La scelta del Governo di sterilizzare il valore del riscatto della laurea è ingiusta e dannosa. Chi ha investito anni nella formazione e ha pagato migliaia di euro per riscattare i propri studi scopre ora che quei contributi varranno sempre meno: dal 2035 una triennale conterà appena 6 mesi e una magistrale 2 anni e mezzo ai fini pensionistici» – dichiara la deputata dem Rachele Scarpa.
«È inaccettabile che il costo del riscatto resti invariato mentre il suo valore viene drasticamente ridotto. Una misura retroattiva che colpisce chi si è fidato dello Stato e svilisce il valore stesso dell’istruzione, già minato da precarietà e fuga dei giovani all’estero» prosegue.
«Il Governo riveda immediatamente questa norma nella legge di bilancio: non si costruisce il futuro del Paese punendo chi ha scelto di studiare e contribuire alla crescita dell’Italia» conclude Scarpa.
"Bisogna riaccendere i riflettori sulla condizione del popolo saharawi e spingere la comunità internazionale a lavorare per una prospettiva di pace. E potrà essere una pace solida e duratura se si baserà sull’autodeterminazione dei saharawi, da 50 anni privati della loro terra.
È per questa ragione che oggi, al Comitato diritti umani della Camera, abbiamo audito la rappresentante in Italia del Fronte Polisario, Fatima Mahfud insieme a Nadia Conti e Valentina Roversi, rispettivamente presidente e vicepresidente della Rete Saharawi, Francesca Doria, Coordinatrice gruppo diritti umani della Rete Saharawi e Giulia Olmi, Coordinatrice di progetti per il popolo saharawi all’interno del Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli (CISP).
Con le nostre interlocutrici abbiamo parlato della condizione del Sahara Occidentale, occupato dal Regno del Marocco fin dal 1975, e della situazione dei diritti umani sia dei 170mila rifugiati nei campi del deserto algerino, sia dei saharawi che vivono nel territorio occupato dal Marocco.
Dopo numerose prese di posizione sia delle Nazioni Unite che della Corte europea di giustizia a favore dell’autodeterminazione del popolo saharawi e di un referendum per decidere il futuro del territorio attualmente occupato dal Marocco, una recente Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu mette invece alla base dell’avvio di negoziati di pace la proposta unilaterale di Rabat che prevede semplicemente l’autonomia del Sahara Occidentale all’interno del Marocco. Una prospettiva che come è noto non è condivisa dal Fronte Polisario.
Nel frattempo, si aggravano le condizioni di vita nei campi profughi algerini, dove si vive soltanto grazie ad aiuti internazionali che si riducono sempre di più. Nel territorio occupato dal Marocco continuano a consumarsi discriminazioni e repressione verso le voci che chiedono il rispetto dei diritti del popolo saharawi, in particolare giornalisti e attivisti.
Purtroppo l’opinione pubblica mondiale è all’oscuro di questa realtà anche perché i mezzi di informazione non si occupano del Sahara Occidentale.
In un momento in cui il diritto internazionale è sotto attacco, principi come l’autodeterminazione dei popoli devono tornare al centro dei dibattiti. Vale per i palestinesi, per i curdi e vale anche per i saharawi". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“L’abolizione della legge Fornero era uno dei cavalli di battaglia di Salvini e Meloni. Oggi, quelle promesse affondano definitivamente nella legge di bilancio in discussione al Senato. Con un emendamento dell’ultimo minuto, il Governo cancella Opzione Donna e Quota 103, allunga fino a sei mesi i tempi per l’accesso alla pensione e interviene in modo penalizzante sul riscatto della laurea ai fini pensionistici”.
Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, sottolineando che “nel tempo di una notte, senza confronto e senza trasparenza, l’esecutivo scarica su lavoratrici e lavoratori il prezzo delle proprie inefficienze, smentendo clamorosamente gli impegni assunti davanti al Paese”.
“È l’ennesima dimostrazione – conclude Di Biase – di un Governo incapace di mantenere le promesse fatte agli italiani, che utilizza la legge di bilancio per smantellare diritti delle giovani generazioni e dei lavoratori ”.
"Il ministro Calderoli ancora una volta ha insultato migliaia di italiani. Affermare in Parlamento che vi sono comuni che hanno usufruito impropriamente di vantaggi previsti per la montagna è uno schiaffo a chi vive in territori che già oggi soffrono per la carenza di servizi e risorse. Il Pd chiede che la nuova classificazione dei comuni montani venga rivista e corretta e che questo percorso veda protagonisti gli enti locali che Calderoli ha voluto umiliare con una scelta inutilmente centralista. Per il ministro evidentemente esiste una montagna di serie A e una di serie B in piena coerenza con le sue scelte in tema di autonomia differenziata e con quelle del governo Meloni che da tre anni aumenta i divari territoriali in un paese già fortemente disuguale. Per il Pd la montagna sarà sempre una risorsa strategica da valorizzare non un’eccezione da ridimensionare, e ci auguriamo che nel confronto con la Conferenza delle Regioni in questi giorni si ascolti il grido di allarme dei territori". Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati PD Sarracino, Girelli, Curti, Ferrari, Fornaro, Ghio, Gribaudo, Marino, Roggiani, Simiani, Vaccari e Niccolai.
“Il ministro Calderoli passerà alla storia non solo per il maldestro tentativo di dividere l'Italia con l'Autonomia differenziata, ma per aver provato a dividere anche la montagna, le Alpi e gli Appennini. Ma oggi il ministro realizza anche un'impresa riuscita solo a pochi: fare unire tutto il Paese contro di lui. Tutti, da destra a sinistra, senza esclusioni, contestano la nuova riclassificazione dei comuni montani”. Così il deputato e responsabile Coesione territoriale del Pd, Marco Sarracino durante il Question time con il ministro Calderoli.
“Ci domandiamo – continua il parlamentare dem - come le è venuto in mente di tagliare risorse e servizi, dalla scuola alla sanità, a 1200 comuni italiani? La risposta è purtroppo ovvia: il governo Meloni è quello che se la prende con chi è più debole, che odia chi è più fragile, che trasferisce risorse dai poveri ai ricchi e che aumenta i divari territoriali”. “Il Paese intero e il Pd non consentiranno l'ennesima vergogna”, conclude Sarracino.