"Il ministro Urso usa la crisi nel Golfo Persico per fare propaganda nucleare a un convegno, il ministro Pichetto Fratin continua a ostentare sicurezza sul piano di ritorno al nucleare, a Palazzo Chigi fanno pure un vertice concludendo che è l'unica risposta al caro energia. E poi la maggioranza va sotto in Parlamento sulla nomina di chi dovrebbe garantire la sicurezza nucleare del Paese. Tre voti in meno di quelli necessari. È la fotografia esatta di questo governo: annunci infiniti, zero capacità di governo". Lo dichiara Vinicio Peluffo, deputato del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Attività produttive.
"Parliamo – aggiunge l’esponente dem - di sicurezza nucleare, approvvigionamenti energetici e transizione ecologica: temi decisivi, soprattutto in una fase segnata dall'instabilità internazionale che gli stessi Urso e Fratin invocano a ogni occasione per giustificare le proprie scelte. Eppure non riescono a trovare i voti nemmeno su una nomina indicata dal governo stesso. È l'ennesima certificazione di una maggioranza divisa, spaccata, incapace di sostenere le proprie scelte strategiche”.
“La bocciatura della nomina Graditi alla Consulta ISIN – conclude Peluffo - è una sconfitta parlamentare grave, che conferma il caos interno alla destra su un tema che non ammette improvvisazione. La risposta alla crisi energetica non sono i proclami nucleari di componenti di governo divisi su tutto: sono le rinnovabili, l'efficienza energetica, la diversificazione degli approvvigionamenti. Tutto quello che questo governo non sta facendo".
“Per coprire i propri fallimenti, adesso il governo se la prende con la libera stampa. Dopo la denuncia a Bianca Berlinguer, ora un altro ministro, Matteo Piantedosi, denuncia Dagospia. Siamo davanti a una situazione estremamente grave, con esponenti dell’esecutivo che continuano a dichiarare guerra all’informazione che non fa altro che svolgere il proprio lavoro”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo del Pd in Commissione di Vigilanza Rai.
“Non è un caso che soltanto pochi mesi fa il governo abbia deciso di non recepire pienamente la direttiva europea anti-SLAPP, nata proprio per impedire le ingerenze della politica nelle scelte della stampa e per contrastare le pressioni esercitate attraverso le denunce temerarie. A Dagospia va la nostra piena solidarietà”, aggiunge. È estremamente grave - conclude - che da quando il governo Meloni è in carica l’Italia abbia già perso 15 posizioni nella classifica internazionale sulla libertà di stampa: un dato che non può essere considerato casuale”.
“Il Governo Meloni boccia un nuovo ordine del giorno sulla progettazione dell’Alta Velocità e Alta Capacità ferroviaria lungo la dorsale tirrenica, sconfessando clamorosamente quanto il Parlamento aveva già approvato solo pochi mesi fa. È un fatto politico grave e inaccettabile: il 20 dicembre 2024 l’Aula di Montecitorio aveva infatti accolto, con il via libera dello stesso esecutivo, un impegno preciso per finanziare e realizzare gli interventi necessari sulla Tirrenica ferroviaria. Oggi invece la maggioranza fa marcia indietro sugli impegni assunti davanti al paese. Va ricordato che l’opera era stata introdotta tra gli interventi prioritari nel Def (Documento di economia e finanza) sia nel 2021 che nel 2022 dal governo 'Giallorosso' per poi essere cancellata dalla destra nel 2023”: dichiarano in una nota congiunta i deputati Dem Marco Simiani, Paola De Micheli, Andrea Casu, Valentina Ghio e Alberto Pandolfo sul loro atto al Decreto Infrastrutture respinto dall’Aula di Montecitorio.
“Parliamo di un’infrastruttura strategica per la mobilità, per il sistema dei porti, per la competitività delle imprese e per la coesione territoriale di tutto il versante tirrenico. Dopo mesi di propaganda sulle grandi opere, il governo dimostra ancora una volta di non avere alcuna visione concreta per il futuro del Paese e penalizza territori che attendono risposte da decenni. La verità è semplice: anche sulla Tirrenica ferroviaria la destra ha illuso cittadini, imprese e amministrazioni locali. Continueremo a incalzare l’esecutivo affinché rispetti gli impegni già votati dal Parlamento”: conclude la nota.
“La proposta di Fratelli d’Italia non raccoglie alcuna delle nostre sollecitazioni, quindi è del tutto evidente che non può essere la sintesi di nulla. Se ci viene chiesto di accogliere quella è inutile anche solo iniziare il confronto, confronto che peraltro, essendo quella in corso una sessione da regolamento in quota alle opposizioni, non può che partire dalle nostre proposte.
Dare risposte alla crisi del cinema è e resta la nostra priorità. Ieri insieme alle altre forze di opposizione abbiamo posto 5 punti irrinunciabili. Attendiamo risposte concrete su quelli”. Così il deputato democratico, componente della Commissione Cultura della Camera, Matteo Orfini che sottolinea
“attendiamo adesso dal presidente Mollicone una rapida convocazione della commissione cultura per iniziare a discuterne nel merito”.
"È una situazione grottesca: il ministro Urso usa la crisi nel Golfo Persico e il blocco dello Stretto di Hormuz per fare propaganda sul nucleare a un convegno, mentre il suo stesso governo viene bocciato in Parlamento proprio sulla nomina di chi dovrebbe garantire la sicurezza nucleare del Paese. Non è energia, è teatrino". Lo dichiara Alberto Pandolfo, capogruppo PD in commissione Attività produttive alla Camera, commentando le dichiarazioni del ministro delle Imprese Adolfo Urso sul nucleare.
"Urso - aggiunge l’esponente dem - dice che la crisi nel Golfo dimostra l'urgenza del nucleare per l'indipendenza energetica dell'Italia. Ma la crisi energetica che viviamo oggi è reale e immediata: prezzi alle stelle per famiglie e imprese, bollette insostenibili, industria in difficoltà. E la risposta del governo qual è? Convegni, annunci e un piano nucleare che nel migliore dei casi produrrà risultati tra vent'anni, ammesso che qualcuno riesca a gestirlo, visto che la maggioranza non trova nemmeno i voti per nominare chi dovrebbe vigilare sulla sicurezza degli impianti".
"È - conclude Pandolfo - un cortocircuito politico che certifica il caos interno alla destra: parlano di nucleare come priorità strategica e poi vanno sotto in commissione su una nomina indicata direttamente dall'esecutivo, 28 voti invece dei 31 necessari. Un esecutivo allo sbando, diviso, senza una linea credibile su un tema che per il Paese è decisivo. La strada giusta non è quella ideologica del nucleare a tutti i costi, ma investire davvero sulle energie rinnovabili, sull'efficienza energetica e sulla diversificazione degli approvvigionamenti. Queste sono le risposte concrete all'instabilità geopolitica, non i proclami di chi usa ogni crisi internazionale per giustificare scelte già decise a tavolino e già dimostratesi fallimentari alla prova dei fatti".
“Tra Giuli e Salvini ormai volano gli stracci, a colpi di accuse reciproche sull’assenteismo. Da una parte c’è un ministro della Cultura che interpreta il proprio incarico come una continua gestione di antipatie personali, battibecchi e sgambetti politici poco compatibili con il ruolo di chi rappresenta la Repubblica italiana. Dall’altra un vicepremier sistematicamente assente dai dossier fondamentali del Paese, a partire dai trasporti che dovrebbe governare e che invece ha abbandonato”. Lo dichiara il deputato democratico Andrea Casu, vicepresidente della commissione trasporti della Camera.
“Il paradosso è che due assenti cronici cercano ora di scaricarsi addosso le rispettive responsabilità. Uno si rifugia nelle schermaglie personali, l’altro nella propaganda permanente. Il risultato è un governo sempre più litigioso, impegnato in faide interne mentre il Paese aspetta risposte concrete. Più che un confronto politico serio, sembra una gara a chi riesce a sottrarsi meglio ai propri compiti istituzionali” conclude Casu sottolineando come “il governo è in ritardo su tutto ma arriva in tempo solo per le polemiche”.
“È una situazione surreale: mentre il ministro Fratin continua a ostentare sicurezza sul piano del governo per il ritorno al nucleare, la maggioranza viene battuta alla Camera proprio sulla nomina di chi dovrebbe garantire la sicurezza nucleare del Paese. Un cortocircuito politico e istituzionale che certifica il caos interno alla destra e l’incapacità del governo di sostenere persino le proprie scelte su un tema strategico come l’energia”.
Lo dichiara Marco Simiani, capogruppo del Partito Democratico in commissione Ambiente della Camera, commentando la bocciatura nelle commissioni Attività produttive e Ambiente della proposta di nomina dell’ingegner Giorgio Graditi alla Consulta dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN), fermatasi a 28 voti contro i 31 necessari.
“Parliamo - aggiunge l’esponente dem - di sicurezza nucleare, di approvvigionamenti energetici e di transizione ecologica: temi decisivi per il futuro del Paese. Eppure la maggioranza va sotto anche su una nomina indicata direttamente dal governo. È la prova evidente di un esecutivo ormai allo sbando, diviso e senza una linea credibile”.
“Il tentativo di rilanciare il nucleare è già fallito alla prova dei fatti. È una scelta sbagliata e ideologica che, così come la intende il governo, farebbe fare un passo indietro all’Italia invece di investire davvero sulle rinnovabili, sull’efficienza energetica e sulla sicurezza del sistema energetico nazionale”, conclude Simiani.
“Abbiamo appena votato contro il decreto sulle disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari e concessioni perché è l’ennesima truffa nei confronti di cittadini e lavoratori. La vera urgenza non è il gioco delle tre carte sulle opere già commissariate ma garantire le risorse per tutte le opere necessarie bloccate da 4 anni di fallimento targato Meloni e Salvini. Nel Lazio di Rocca la situazione è particolarmente grave per questo con un nostro ordine del giorno che ho presentato insieme a Roberto Morassut abbiamo portato in Parlamento le priorità indicate dall’assemblea programmatica sui trasporti del Pd Lazio per collegare tutta la regione e rilanciare insieme la mobilità della Capitale e di tutto il territorio delle province di Roma, Rieti, Viterbo, Latina e Frosinone. Il Governo lo ha accolto come raccomandazione ma non può bastare: i cittadini non hanno bisogno di pacche sulle spalle ma di impegni concreti e per questo continueremo a batterci.” Dichiara Andrea Casu, Deputato Pd e Vice Presidente Commissione Trasporti. “Il caso della Roma-Lido e della Roma-Viterbo è emblematico: la Giunta Zingaretti aveva lasciato un piano da 350 milioni di euro per la gestione regionale, cronoprogramma dei cantieri, revamping dei treni, interventi sulle stazioni e rilancio complessivo delle linee. Invece di realizzare questi obiettivi Rocca ha preferito concentrarsi sulle polemiche fallendo tutte le scadenze e adesso i danni li pagano ogni giorno cittadini e lavoratori.”
Le Commissioni Attività produttive e Ambiente della Camera hanno respinto la proposta di nomina governativa dell’ingegner Giorgio Graditi come componente della Consulta dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN). Erano necessari 31 voti, ma la maggioranza si è fermata a quota 28.
“La bocciatura in Commissione della proposta di nomina dell’ingegner Giorgio Graditi alla Consulta dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione rappresenta l’ennesima certificazione di una maggioranza che non c’è più, divisa e incapace persino di sostenere le scelte del governo su temi strategici per il Paese. Per il nucleare ieri hanno fatto un vertice a Palazzo Chigi concludendo che è l’unica idea a disposizione contro il caro energia”. Lo dichiara Chiara Braga, capogruppo del Partito Democratico alla Camera.
“Parliamo di sicurezza nucleare e di politica energetica, questioni centrali in una fase segnata da emergenze internazionali e dalla necessità di garantire approvvigionamenti, sicurezza e transizione energetica. Eppure la maggioranza va sotto anche su una nomina indicata dal governo. È una sconfitta parlamentare grave e politicamente evidente, che conferma tutte le difficoltà e le spaccature interne alla destra”, conclude Braga.
“Sul caro bollette il governo deve intervenire subito. Dopo quasi quattro anni siamo ancora davanti a scelte tardive, deboli e sbagliate. L’Italia avrebbe dovuto puntare con decisione sulle rinnovabili, come ha fatto la Spagna, dove gli effetti sulla riduzione dei costi sono evidenti.
Invece restano ferme migliaia di autorizzazioni al Ministero dell’Ambiente, senza una spiegazione. È una responsabilità politica precisa: non si può scaricare tutto sui conflitti internazionali.
Le bollette aumentano anche perché in questi anni non si è voluto cambiare davvero strada. Il governo non ha più alibi, sblocchi le rinnovabili e agisca adesso”, lo dice Stefano Graziano, capogruppo PD in Commissione Difesa e Vigilanza Rai, ospite ad Agorà su Rai 3.
"Mi complimento con il governo per due record: 124 decreti legge e 117 fiducie. Voi pensate che questo sia il modo di governare l'Italia? Io penso proprio di no. Questo provvedimento è stato discusso alla Camera un'ora in commissione e un paio di giorni in Aula. Non è così che si legifera in un Paese serio. In questo decreto c'è un aspetto inquietante: c'è un commissario per tutto. Si arriva persino al commissario per un faro sul lago di Como. E ora volete istituire un supercommissario di RFI, che accentra tutto al ministero delle Infrastrutture di Salvini, ignorando Regioni ed Enti locali. È il segnale che quanto fatto finora non ha funzionato. Il Partito Democratico proporrà di tornare a una sana ordinarietà: le Regioni e le società devono tornare ad avere una funzione gestionale piena". Lo ha detto in Aula alla Camera Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente, annunciando il voto contrario sul decreto commissari straordinari e concessioni.
"Sul Ponte: 2,7 miliardi sottratti dal capitolo infrastrutture e trasferiti nel patrimonio di Cassa Depositi e Prestiti, senza che si sappia esattamente cosa ci farete. E soprattutto il Ponte è di fatto morto – ha aggiunto l’esponente dem - non esiste oggi nessun atto che ne confermi la continuazione dell'iter. Sbloccate quei 13 miliardi e dateli al Sud: infrastrutture idriche, edilizia, dissesto idrogeologico. Non teneteli bloccati. Sui balneari siamo a una disfatta totale. Avete promesso di andare in Europa a cambiare le regole, non ci siete riusciti perché era giusto così: le gare vanno fatte, e vanno fatte bene. Invece in questo decreto mettete in campo tre assurdità: il rilancio al rialzo del canone, che favorisce solo le grandi aziende; il mancato riconoscimento delle reti di imprese e dei consorzi che hanno investito per anni sulla tutela costiera e il salvamento; e un sistema di indennizzi insufficiente, che dovrebbe invece essere strutturale e garantito anche per i futuri imprenditori. Avete preso in giro le imprese balneari per troppo tempo".
"Infine – ha concluso Simiani - il gassificatore di Piombino: nessuna compensazione a un'area degradata che ha bisogno di lavoro e di risposte ambientali, e che punta su un'infrastruttura che l'Europa ha già smesso di finanziare. E poi ci sono gli ordini del giorno: parrocchie, investimenti locali, sicurezza urbana. Il Parlamento fa le leggi, non le mance, per questo voteremo contro".
Cinque lavoratori non hanno perso la vita a causa di un sistema che ancora oggi tratta la sicurezza come un costo da contenere, anziché come un diritto fondamentale da garantire. La relazione conclusiva approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro rappresenta un passaggio importante di verità e responsabilità.
Un ringraziamento va a Giovanna Iacono, relatrice del documento, e a Chiara Gribaudo, Presidente della Commissione, per il lavoro rigoroso. Dalla relazione emerge con chiarezza un dato che non può essere ignorato: quelle morti erano evitabili. Omissioni, gravi carenze nei sistemi di prevenzione, una formazione spesso ridotta a mero adempimento formale e, soprattutto, una filiera di appalti e subappalti che finisce per frammentare le responsabilità e scaricare i rischi sui lavoratori più esposti, in particolare negli ambienti confinati.Il voto unanime della Commissione non rappresenta un punto di arrivo, ma l’assunzione di una responsabilità politica precisa. È un impegno nei confronti delle famiglie delle vittime, che chiedono giustizia, e verso tutti coloro che ogni giorno lavorano in condizioni che devono essere rese sicure.
È necessario intervenire con determinazione sul sistema dei subappalti, rafforzare i controlli e affermare con chiarezza che la tutela della vita e della dignità del lavoro non può essere subordinata a logiche di profitto.
“La linea emersa dal vertice di maggioranza sulla legge elettorale è grave e preoccupante. Annunciare di voler ‘procedere dritti’, come fatto da Matteo Salvini, significa ignorare deliberatamente quanto sta emergendo in modo chiaro dalle audizioni in corso”.
Lo dichiara Simona Bonafè, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari Costituzionali della Camera.
“Anche oggi, nel corso delle audizioni, è stato messo in discussione il premio di maggioranza previsto dal testo, giudicato da più parti abnorme e sproporzionato. Pensavamo che la lezione del referendum fosse stata chiara, ma evidentemente non è così. Si insiste invece su una forzatura, accelerando su un impianto che solleva critiche diffuse e motivate”.
“Per noi questo testo è irricevibile. Non si possono cambiare le regole fondamentali della democrazia a colpi di maggioranza, senza ascolto e senza confronto. Serve equilibrio, serve rispetto delle istituzioni e serve soprattutto la capacità di costruire regole condivise, non di imporle”, conclude Bonafè sottolineando come “stupisce che davanti alle gravi emergenze del paese per la maggioranza e il governo la
priorità è la legge elettorale”.
“Difendere la cultura e l’autonomia della cultura significa anche difenderla dalla propaganda filo-governativa russa. Il padiglione russo alla Biennale è una scelta gravissimo ed intollerabile. Crea un grandissimo imbarazzo al nostro Paese, che si colloca fuori dalla linea dell’Unione europea. Siamo davvero preoccupati per quanto sta accadendo per responsabilità di incapacità e divisioni di maggioranza e Governo”. Lo afferma Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari europei della Camera.
“Del resto è la stessa posizione espressa anche dai ministri della Cultura di Ucraina, Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia, con in testa la ministra ucraina Tetiana Berezhna, che hanno chiarito come la Russia utilizzi la cultura come strumento di propaganda e di legittimazione dell’aggressione. Un segnale politico chiaro che dovrebbe far riflettere il governo italiano. Il duo Meloni-Giuli gioca
allo scaricabarile con la presidenza della Biennale, ma quanto accaduto rappresenta il fallimento e la dimostrazione dell’incapacità di gestione delle istituzioni culturali da parte del governo. Non si va avanti per strappi, non si va avanti con personalismi e imposizioni. Serve invece una forte e continua attività di dialogo” conclude De Luca.
Come prendere in giro i cittadini. Oppure come non sapere assolutamente cosa fare e quindi buttare la palla in tribuna. I costi dell’energia esplodono e raccontare che la soluzione a breve termine sia il nucleare come fa il Governo è una scelta fuori dal mondo: costi elevati, tempi lunghi e criticità ancora aperte su sicurezza e scorie. Da parte di un Governo che non riesce nemmeno a realizzare il deposito nazionale per le scorie nucleari del passato, siamo al ridicolo. Lo diciamo da anni: la priorità è accelerare su rinnovabili e accumuli, efficienza energetica e reti moderne per garantire indipendenza e sicurezza. E agire anche in Europa sul meccanismo di formazione del prezzo per ridurre le bollette di famiglie e imprese. Inseguire il nucleare significa ritardare soluzioni già disponibili e più efficaci che hanno salvato altri paesi dalla crisi. Ancora una volta si vuole allontanare la transizione ecologica e si guarda all’Europa in uno spirito nazionalista e dunque del tutto inutile e persino dannoso.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.