“La notizia riportata da La Notizia su un presunto debutto di Tommaso Cerno su Rai 2 richiede un chiarimento immediato da parte della Rai. Secondo quanto pubblicato, Cerno – attuale direttore de Il Giornale ed ex direttore de Il Tempo, quotidiani di destra filo-governativi riconducibili al gruppo editoriale facente capo al parlamentare della Lega Antonio Angelucci – sarebbe in procinto di condurre una striscia quotidiana sul servizio pubblico a partire dal 3 marzo. Se confermata, questa scelta rappresenterebbe l’ennesima prova dell’uso della Rai come strumento di propaganda politica, reso possibile dallo stallo imposto dalla maggioranza sulla Commissione di Vigilanza, alla quale viene impedito di operare e di eleggere un presidente di garanzia. Siamo di fronte a una emergenza democratica nel servizio pubblico aggravata dall’avvicinarsi di importanti appuntamenti elettorali, a partire dal referendum. Per queste ragioni chiediamo una smentita ufficiale e immediata all’azienda, così come chiediamo di smentire l’imminente passaggio del direttore del TG1 alla comunicazione della Presidente del Consiglio che delineerebbe un intreccio sempre più evidente tra informazione pubblica e governo” così una nota dei parlamentari democratici della commissione di vigilanza Rai.
Oggi alle ore 16 in Sala Stampa della Camera con Ascani e De Maria
"L'Europa tra Trump e la Cina. Tendenze e conflitti del mondo globale" è il titolo del libro di Patrizio Bianchi che viene presentato oggi, alle 16, presso la sala Stampa della Camera, con una variazione di sala e di orario rispetto a quanto comunicato in precedenza. All'incontro parteciperanno oltre all'autore, Anna Ascani, vicepresidente della Camera, Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera, e Andrea De Maria, deputato Pd. "Le guerre alle nostre porte e le crescenti tensioni internazionali ci ricordano ogni giorno il rischio che i conflitti locali si possano generalizzare, con conseguenze disastrose per il mondo intero. In questo contesto, nella maggior parte dei paesi europei si registrano violenti spostamenti verso posizioni conservatrici e reazionarie; posizioni che sembrano voler porre in discussione gli stessi fondamenti delle nostre democrazie - si legge nella presentazione del saggio edito da Il Mulino -. Tutte queste tensioni sono state esasperate da Donald Trump che, una volta rieletto Presidente degli Stati Uniti, ha subito imposto al mondo intero una visione conflittuale, in cui la forza sembra sostituire la ragione in tutti i rapporti. Di fronte alla crisi l'Europa, anziché accelerare il processo di integrazione tra paesi affinché possano rispondere uniti alla sfida americana, si decompone e molti governi arretrano fino ad adottare politiche sovraniste. Questo ci condanna a una sostanziale stagnazione economica che vede l'Europa incapace di competere, schiacciata fra la Cina e gli Stati Uniti".
“I dati sui tempi d'attesa nel Servizio sanitario nazionale sono imbarazzanti, ritardi infiniti che inducono un numero crescente di cittadini a ricorrere a prestazioni sanitarie a pagamento, spesso all'interno delle stesse strutture pubbliche, mediante la libera professione intramuraria. Tale fenomeno comporta una spesa sanitaria privata stimata in circa 10 miliardi di euro annui e produce una compressione del diritto alla salute, con un marcato aumento delle disuguaglianze sociali e territoriali nell'accesso alle cure. Nonostante l'entrata in vigore del decreto-legge n. 73 del 2024 e l'avvio del Piano nazionale di governo delle liste d'attesa 2025-2027, la situazione non risulta sostanzialmente mutata, con decreti attuativi tuttora mancanti e nessun investimento strutturale sul personale e un ricorso alla libera professione”. Così si legge nell'interrogazione del Partito Democratico che verrà discussa oggi alla Camera durante il Question Time con il ministro Schillaci, per sapere quali iniziative il Ministro intenda adottare per garantire il rispetto uniforme dei tempi massimi di attesa, assicurare una reale separazione tra attività istituzionale e libera professione intramuraria e ristabilire il principio di universalità ed equità del Servizio sanitario nazionale.
“Le dichiarazioni del ministro Musumeci sono imbarazzanti e rappresentano l’ennesimo tentativo di scaricare responsabilità invece di assumere fino in fondo il ruolo che il suo incarico impone, anche in virtù dei suoi trascorsi alla presidenza della regione Siciliana.
Parlare di “sciacallaggio” di fronte a quanto è accaduto in Sicilia è fuori luogo e offensivo nei confronti di una comunità che ha subito danni gravissimi e che continua ad attendere risposte concrete. In momenti come questi, chi governa dovrebbe avere l’umiltà di chiedere scusa e il coraggio di prendere atto dell’incapacità e dell’inadeguatezza del governo Meloni nel prevenire e nel gestire situazioni di emergenza di questa portata.
La verità è che, al netto degli annunci e delle polemiche, quanto fatto finora dal governo è del tutto irrilevante. Mancano interventi strutturali, risorse adeguate e una strategia seria per mettere in sicurezza il territorio siciliano e sostenere cittadini, imprese ed enti locali colpiti.
La Sicilia non ha bisogno di capri espiatori né di propaganda. Ha bisogno di un governo che si assuma le proprie responsabilità, lavori con competenza e dia risposte rapide ed efficaci” così il deputato democratico, segretario regionale del Pd siciliano, Anthony Barbagallo.
“Oggi è il 3 febbraio. Dieci anni fa veniva ritrovato il corpo di Giulio Regeni nei pressi di una prigione dei servizi segreti egiziani”. Lo ha ricordato in Aula il deputato del Partito Democratico Gianni Cuperlo, intervenendo a fine seduta nel decennale del ritrovamento del corpo del ricercatore italiano.
“Dieci anni - ha aggiunto l’esponente dem - sono molti: dieci anni di bugie, di depistaggi. Ma nonostante questo una famiglia e un’intera comunità si sono battute ogni giorno per la verità e la giustizia. Paola e Claudio, i genitori di Giulio, Irene la sorella, Alessandra Ballarini, l’avvocato della famiglia, sempre presenti a Fiumicello ogni 25 gennaio. Nel docufilm di Simone Manetti ‘Giulio Regeni:tutto il male del mondo’, con testimonianze pazzesche di quanto accaduto nei giorni del sequestro e della tortura, basate anche sulle dichiarazioni rese da un testimone oculare nel processo a carico di quattro ufficiali della National Security egiziana. Ora quel processo riprenderà, dopo una sentenza della Corte costituzionale, giungerà a sentenza per dare giustizia ad un ragazzo e dignità ad un Paese che, nel definire l’Egitto un Paese sicuro, ha sacrificato una parte della propria dignità sull’altare degli interessi”.
“Vittorio Foa - ha concluso Cuperlo - quasi centenario diceva ai ragazzi di un liceo di Formia: ‘i valori non si insegnano, i valori si vivono’. Giulio lo ha fatto, e anche per questo, come dicono Paola e Claudio ‘lui che non c’è più oggi continua a fare cose’. Mi piace pensare che il Parlamento della Repubblica italiana si inchini alla sua memoria”.
Lettera a Fontana, impedito che entrasse alla camera condannato per atti di violenza contro polizia e appartenenti a movimenti neofascisti
“Egregio Presidente, nella seduta di oggi il collega Rossano Sasso ha chiesto formalmente all'Ufficio di presidenza della Camera l'adozione di provvedimenti sanzionatori nei confronti delle deputate e deputati che nella mattinata di venerdi 30 gennaio hanno impedito con la loro presenza lo svolgimento di una conferenza stampa convocata dall'onorevole Furgiuele e alla quale era prevista, tra le altre, la partecipazione di un esponente di Casa Pound condannato per atti di violenza contro membri delle forze dell'ordine e appartenente a un movimento neofascista che della tragedia rappresentata da quel regime ventennale rivendica tuttora i valori e l'eredità. Con la presente, avendo partecipato a quello che riteniamo un obbligo di preservazione della dignità dell'istituzione parlamentare, Le comunichiamo la nostra intenzione di impedire qualunque altra eventuale occasione simile che dovesse ripresentarsi nel prossimo futuro. Al contempo rivendichiamo la scelta compiuta nella forma pacifica che ha contraddistinto la nostra iniziativa a tutela dell'identità e tradizione antifascista della
Repubblica e del Parlamento. Tanto riteniamo giusto comunicarLe anche al fine di consentire una valutazione completa in relazione alla richiesta di adozione di provvedimenti sanzionatori nei nostri confronti. Con rispetto”. Così i deputati che hanno partecipato venerdì Gianni Cuperlo, Roberto Morassut, Arturo Scotto, Matteo Orfini, Michela Di Biase, Laura Boldrini, Andrea Quartini, Nicola Fratoianni, Marianna Ricciardi, Anna Laura Orrico, Francesco Mari, Angelo Bonelli, Ouidad Bakkali, Gilda Sportiello, Antonio Caso, Antonio Ferrara, Riccardo Ricciardi, Filiberto Zaratti, Valentina D’Orso, Matteo Richetti, Carmela Auriemma.
"Il governo Meloni ha paura del voto dei fuorisede al referendum sulla giustizia. Nonostante dicano di essere d’accordo hanno bocciato tutti i nostri emendamenti che inserivano la possibilità di fare votare anche chi vive in un luogo diverso da dove risiede. In un’epoca di grande astensionismo, si impedisce a 5 milioni di elettrici ed elettori di votare. Eppure è già stato fatto, in via sperimentale, per le elezioni europee e per i referendum dello scorso giugno. Ed è arbitrario e pretestuoso dire, come fanno esponenti di governo, che la sperimentazione non ha dato buoni risultati, visto che sono stati pochi i fuori sede che si sono presentati alle urne nel luogo di domicilio. Era una novità che richiede tempo e tanta informazione per diventare un dato acquisito. Votare è un diritto, non una concessione del governo. In questo referendum non c’è il quorum e il “no”, secondo gli ultimi sondaggi, è in rimonta: è forse per questo che la destra si oppone?
Una grande ipocrisia che impedisce a studenti, lavoratrici e lavoratori, persone malate di esercitare il diritto fondamentale del voto". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il governo sta ripetendo un errore grave, già visto nelle ultime consultazioni, e rischia di limitare in modo strutturale l’esercizio del diritto di voto di milioni di cittadini”. Lo ha detto in Aula alla Camera Toni Ricciardi, vicepresidente del Gruppo Pd, eletto nella circoscrizione Estero, durante l’esame del Dl elezioni.
“Parliamo - ha proseguito l’esponente dem - di oltre 4 milioni di fuori sede, a cui si aggiungono più di 4 milioni di italiane e italiani all’estero: in totale circa 8 milioni di aventi diritto al voto che non vivono all’indirizzo di residenza. Nell’ultima consultazione, a fronte di un fabbisogno stimato tra i 50 e i 55 milioni di euro, il governo ha appostato inizialmente 25 milioni, portati successivamente a 29. Il risultato è stato il dimezzamento delle risorse, con conseguenze concrete: consolati costretti a risparmiare sulla stampa e sulle buste, plichi danneggiati o mai arrivati, schede fuoriuscite dai contenitori”.
“Il punto politico - ha concluso Ricciardi - è chiaro: questo governo sta davvero cercando di garantire il diritto costituzionale di voto a tutte e a tutti o, di fatto, sta limitando scientificamente la partecipazione di milioni di cittadini, dai fuori sede agli italiani all’estero? Poi ci stupiamo dell’astensionismo, senza mai analizzare che una parte consistente del Paese vive altrove. Una democrazia moderna dovrebbe interrogarsi su dove vivono i propri cittadini e mettere in condizione chiunque di votare. Altrimenti, anche dopo i prossimi referendum, continueremo a commentare i numeri senza affrontare il vero nodo: gli interventi strutturali necessari per garantire un diritto costituzionale”.
“Condivido quanto afferma Franco Gabrielli, ex Capo della Polizia: le divise si difendono dai violenti e da chi le usa come propaganda. I problemi complessi richiedono sforzi complessi. Altrimenti i primi ad essere penalizzati sono proprio le ragazze e i ragazzi che quelle divise le indossano” così sui social il deputato democratico Mauro Laus.
“Stupisce che il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera utilizzi il proprio ruolo istituzionale per diffondere informazioni non veritiere. Sull’emendamento relativo ai fondi per le fusioni tra comuni, il Partito Democratico ha fatto esattamente l’opposto di quanto affermato dal presidente Pagano: anziché bloccare le fusioni, il PD ha presentato un emendamento (art. 4, a firma De Maria, Bonafè e Guerra) che elimina il limite temporale dei dieci anni ai contributi straordinari previsti dall’articolo 15, comma 3, del decreto legislativo n. 267 del 2000, rendendo strutturali i fondi per le unioni e le fusioni. È grave che, soprattutto da chi presiede la Commissione Affari Costituzionali, si alimenti confusione su un tema così rilevante per gli enti locali, attribuendo al Partito Democratico posizioni che non gli appartengono e che sono smentite dai fatti e dagli atti parlamentari”.
Così una nota dei deputati del Partito Democratico firmatari dell’emendamento Simona Bonafè, Maria Cecilia Guerra, Andrea De Maria.
“Con colpevole ritardo il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha risposto all’interrogazione presentata lo scorso dicembre sulla chiusura dello stabilimento Freudenberg di Rho, annunciata il 5 novembre 2025 con il licenziamento collettivo di tutti i 42 lavoratori”. Lo dichiarano in una nota i deputati Pd Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione Attività produttive, Alberto Pandolfo e Silvia Roggiani, rispettivamente capogruppo in commissione Attività produttive e componente della commissione Bilancio, commentando la risposta del Governo.
“Una decisione gravissima – sottolineano gli esponenti dem – tanto più incomprensibile perché lo stabilimento di Rho era un sito produttivo di eccellenza, con produzione a pieno regime, ordini in crescita e standard qualitativi riconosciuti a livello internazionale. La stessa azienda ha motivato la scelta di trasferire le produzioni in Slovacchia e negli Stati Uniti con una ragione esplicita: l’aumento dei costi legato ai dazi introdotti dall’amministrazione Trump. Ancora una volta sono i lavoratori italiani a pagare il prezzo di una guerra commerciale che colpisce la manifattura europea e spinge le multinazionali a delocalizzare per tutelare margini e profitti”.
“Di fronte a questo scenario – concludono Peluffo, Pandolfo e Roggiani – la risposta del governo è disarmante. L’unico strumento richiamato è la cassa integrazione straordinaria per una parte dei lavoratori, una misura tampone che non affronta il nodo politico e industriale della vicenda. Manca del tutto una strategia per difendere i siti produttivi italiani colpiti dai nuovi dazi e dalle tensioni commerciali globali: servono interventi immediati, tavoli di crisi e politiche industriali attive. Continueremo a stare al fianco dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, perché la Freudenberg di Rho non è solo una crisi aziendale, ma un test sulla capacità dello Stato di reagire alla nuova stagione di dazi e delocalizzazioni”.
“Le ombre che emergono dagli ‘Epstein Files’ in merito ai presunti interessi del finanziere americano verso Matteo Salvini e la destra sovranista non possono restare senza una risposta ufficiale. Oggi in Aula abbiamo ribadito la necessità di un'informativa urgente del Governo: la Presidente Meloni e entrambi i Vice premier Tajani e Salvini devono assumersi la responsabilità di fare piena luce su queste interlocuzioni. Non si tratta di un attacco politico alla Lega, ma della doverosa difesa della trasparenza e della credibilità delle nostre istituzioni. I cittadini hanno il diritto di sapere se vi siano stati condizionamenti o interessi opachi al centro di queste conversazioni, specialmente alla luce dell'attuale ruolo di governo ricoperto da Matteo Salvini.”
“Siamo profondamente preoccupati per le possibili ricadute sulla sicurezza nazionale e sulla sovranità e indipendenza tecnologica del Paese. Abbiamo presentato una interrogazione per capire se il governo sia a conoscenza delle indiscrezioni riportate dagli articoli di stampa e quali iniziative intenda prendere, quali verifiche attivare, quali iniziative intenda assumere per garantire la massima trasparenza. È inquietante che queste indiscrezioni emergano proprio mentre dalla stampa internazionale si riapre il dibattito su dossier strategici come le comunicazioni satellitari e l’ipotesi del Governo italiano di deviare dai progetti europei per affidarsi a Starlink. Vogliamo sapere se tali dinamiche possano aver influenzato o influenzino tuttora scelte cruciali. Anche la Commissione Europea sta valutando profili di trasparenza su questa vicenda; l'Italia non può restare in silenzio. Chiediamo al governo di riferire quali verifiche siano state attivate per garantire che le istituzioni italiane siano al riparo da ogni forma di opacità e interferenza esterna.”
Così Andrea Casu, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera dei deputati.
“Garantire piena autonomia e indipendenza alla magistratura è una condizione essenziale per rendere efficace il contrasto alle mafie”. Lo afferma la deputata Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito democratico, a margine dell’iniziativa per i 50 anni della presentazione della relazione di minoranza in Antimafia redatta da Pio la Torre insieme al giudice Cesare Terranova. “Ogni scelta che riduce i controlli o delegittima il ruolo della giurisdizione finisce per favorire la criminalità organizzata - sottolinea Serracchiani - la lotta alle mafie non è solo una questione repressiva, ma una battaglia di legalità e di democrazia. Anche per questo voteremo con convinzione ‘No’ al prossimo referendum costituzionale” conclude.
"Una relazione che rappresenta una pietra miliare nella lotta alla mafia, una relazione oggi attuale più che mai a distanza di 50 anni. La Sicilia oggi vive una connivenza preoccupante della criminalità organizzata negli enti locali, nelle stazioni appaltanti con una evidente capacità della mafia ora come allora di infiltrarsi nei centri di potere che garantiscono la distribuzione delle risorse. Oggi assistiamo ad un calo preoccupante delle denunce rispetto al passato e rileggere quella relazione ci fa riflettere e continuare ad andare avanti, a combattere. Pio La Torre e Cesare Terranova avrebbero avuto tante cose da dire sulle vicende scandalose che ancora oggi accadono in Sicilia. Un sistema che ancora è messo in discussione e il Pd ha il dovere di intervenire e di costruire un percorso che coinvolga le giovani generazioni per continuare a contrastare tutti i fenomeni mafiosi". Lo ha detto Anthony Barbagallo, deputato e segretario Pd Sicilia, nel corso della conferenza stampa del Pd per ricordare i 50 anni dalla relazione di minoranza in commissione antimafia di Pio La Torre e Cesare Terranova.
“Potevamo essere i primi in Europa: l’Italia aveva tutte le carte in regola per guidare l’Unione europea nella regolazione dei social media a tutela della salute dei bambini e dei ragazzi, grazie a un lavoro serio e bipartisan portato avanti in Parlamento. Invece, se arriviamo, arriveremo dopo”. Così Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria alla Camera della proposta di legge bipartisan sull’accesso dei minori alle piattaforme social. “Prima la Francia e ora anche la Spagna - aggiunge Madia - hanno anticipato il nostro Paese su misure concrete di protezione dei minori nello spazio digitale. Almeno il podio, Presidente Meloni non perda l’occasione di far fare un salto avanti al paese a difesa della salute dei bambini e degli adolescenti. Oppure vuole che l’Italia resti la zona franca degli interessi delle grandi piattaforme digitali, lasciando sole le famiglie davanti a fenomeni sempre più invasivi? Serve una scelta politica chiara e immediata: la tutela dei minori deve venire prima degli interessi economici delle piattaforme” conclude Madia.