resentata alla Camera interpellanza urgente a Urso alla vigilia del Piano industriale
Il gruppo parlamentare del Partito Democratico ha presentato un’interpellanza urgente al Governo sulla crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino, chiedendo di chiarire quali iniziative intenda adottare per sostenere lavoratori e indotto, se sia a conoscenza del piano industriale e delle prospettive produttive e occupazionali del sito, se intenda attivare con urgenza un tavolo istituzionale di confronto con azienda, sindacati ed enti locali e quali politiche industriali voglia mettere in campo per evitare fenomeni di desertificazione produttiva nell’area.
L’interpellanza, sottoscritta dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, è promossa dalla capogruppo democratica Chiara Braga e dal Vicepresidente della Commissione Attività Produttive della Camera Vinicio Peluffo ed è sottoscritta dai deputati: Casu, Ciani, De Micheli, Di Biase, Di Sanzo, Fossi, Gnassi, Gribaudo, Guerra, Laus, Madia, Mancini, Morassut, Orfini, Pandolfo, Prestipino, Sarracino, Scotto a poche settimane dal 21 maggio quando l’Ad di Stellantis presenterà il piano industriale.
Nel testo dell’interpellanza si legge: “lo stabilimento Stellantis di Cassino rappresenta uno dei principali poli industriali del Lazio e dell’intero Mezzogiorno, con un ruolo strategico per l’occupazione e l’indotto del territorio”; e ancora: “da tempo il sito produttivo attraversa una fase di profonda crisi, con una drastica riduzione dell’attività lavorativa, che nei primi tre mesi dell’anno si è limitata a poche giornate”.
I democratici sottolineano inoltre che “tale situazione ha determinato un ricorso sempre più strutturale agli ammortizzatori sociali che, se utilizzati in maniera prolungata, rischiano di trasformarsi da strumenti temporanei di tutela a condizioni ordinarie, evidenziando una criticità sistemica” e che “la crisi si è inevitabilmente riflessa anche sulle aziende dell’indotto, con l’annuncio di licenziamenti in alcuni siti produttivi”.
L’interpellanza evidenzia poi come “la crisi in atto non appare più temporanea, ma strutturale, e richiede un intervento urgente e coordinato, un piano industriale credibile che garantisca continuità produttiva, tutela dei livelli occupazionali e valorizzazione delle competenze presenti nel territorio, dal momento che esiste il concreto rischio di una desertificazione produttiva, con conseguenze potenzialmente irreversibili per un’area già caratterizzata da fragilità economiche” e richiama le “incertezze significative circa il futuro dello stabilimento, gli eventuali investimenti previsti e le prospettive occupazionali in Stellantis come in aziende dell’Indotto”.
“I dati dell’Istat parlano chiaro: il mondo del lavoro dal 2021 ha perso il 7,8 per cento del potere d’acquisto. Quattro di questi cinque anni hanno visto un governo di destra alla guida. Purtroppo anche i segnali che arrivano oggi, decreto Primo Maggio compreso, restano ancora troppo timidi. Continuano a dire no al salario minimo per i lavoratori poveri, mentre tirano fuori il cosiddetto salario giusto. Eppure in questi mesi non sono riusciti nemmeno a proteggere i salari medi. Serve invece una linea diversa, a partire dal disboscamento dei contratti precari che comprimono il potere d’acquisto di chi lavora. Avanzeremo proposte molto nette quando il decreto sarà varato”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Chiediamo che venga immediatamente sospeso e revocato ogni procedimento di alienazione o dismissione del Teatro delle Vittorie di Roma e che suddetto immobile permanga nel patrimonio strumentale indisponibile di RAI S.p.A., intitolandolo alla memoria di Pippo Baudo, quale riconoscimento del suo straordinario contributo al servizio pubblico radiotelevisivo”. Lo dichiarano i parlamentari Pd della commissione di Vigilanza sulla Rai, che hanno presentato una risoluzione in commissione.
“La dismissione di un bene di tale rilevanza storica, culturale e produttiva - spiegano i parlamentari - comporterebbe un impoverimento irreversibile del patrimonio materiale e immateriale del servizio pubblico, privando la Rai di uno studio televisivo dall’alto valore simbolico e anche strategico per collocazione e capienza nel centro di Roma”.
Il Paese è fermo: crescita al palo, debito in aumento e pressione fiscale ai massimi. Ma il governo non fa nulla per sostenere salari e investimenti per la sanità. Serve un cambio di rotta immediato per rilanciare l’economia reale e aiutare famiglie e imprese.
Lo ha detto ai tg Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Il DFP 2026 conferma il definanziamento reale della sanità pubblica. Il Governo rivendica più risorse, ma la Corte dei conti, durante l'audizione di questa mattina presso le Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato, chiarisce che l’aumento della spesa nel 2026 è assorbito soprattutto da rinnovi contrattuali, farmaci, dispositivi medici, aggiornamento delle tariffe e maggiore ricorso a prestazioni acquistate da privati accreditati. Non è un piano per ridurre le liste d’attesa, assumere personale e rafforzare i servizi territoriali: è manutenzione obbligata del sistema”. Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione Bilancio.
“Nel DFP la spesa sanitaria resta ferma al 6,4 per cento del PIL dal 2026 al 2029, con una crescita media nel triennio 2027-2029 del 2,4 per cento. Il dossier parlamentare indica 148,5 miliardi nel 2026, 151,2 nel 2027, 155 nel 2028 e 159,4 nel 2029: numeri che non coprono il fabbisogno reale”.
“Lo conferma la fondazione Gimbe: nel triennio 2027-2029 il divario tra spesa necessaria per garantire i LEA e risorse disponibili arriverà a 30,6 miliardi. La Corte dei conti aggiunge un dato ancora più grave: il finanziamento del fabbisogno sanitario standard cresce da 136,5 a 145,8 miliardi tra 2025 e 2029, ma in rapporto al PIL, dopo il 2026, scende fino al 5,88 per cento. Questo è il contrario di un rilancio”.
“Il Governo non taglia la sanità con una norma secca. La lascia soffocare nei numeri: poi saranno le Regioni a dover scegliere tra aumento delle tasse, taglio dei servizi o nuovi disavanzi. È il solito trucco: a Roma si fa propaganda, sui territori arrivano liste d’attesa, pronto soccorso pieni e cittadini costretti a pagare di tasca propria. Altro che sanità rafforzata: il DFP certifica una sanità pubblica sottofinanziata e sempre più dipendente dal privato accreditato. Questa non è programmazione. È abbandono controllato del Servizio sanitario nazionale”.
“Siamo al terzo decreto Primo Maggio, forse i precedenti non hanno funzionato così bene e questo non fa ben sperare?”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, in diretta su Rai3 a ReStart.
“Attendiamo il testo definitivo, mi auguro che siano centrali i temi dell’inflazione e dei salari - ha proseguito la deputata dem - Noi chiediamo da tempo un intervento immediato: il salario minimo. Consentirebbe di fissare un termine preciso subito”.“Abbiamo delle situazioni in Italia molto gravi e la risposta del Governo, finora, è stata quella della totale assenza di una visione di politiche industriali. Noi siamo a disposizione per ragionarci insieme, ma deve essere il Governo a convocare le parti sociali” ha concluso Gribaudo.
Questa mattina ho partecipato, nella Giornata mondiale della salute e sicurezza sul lavoro, al ricordo di Octay Stroici, l'operaio 66enne rimasto tutto il giorno sotto le macerie della Torre dei Conti e morto dopo ore di agonia nel crollo che ha sconvolto Roma a novembre dell‘anno scorso“.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d‘inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, che questa mattina alle 8 ha preso parte, presso l’area antistante la Torre dei Conti a Roma, alla commemorazione organizzata da Fillea Cgil.
”L‘ho fatto non solo per dovere istituzionale, ma anche perché non è ancora stata fatta luce sulle responsabilità e sulle condizioni di sicurezza in quel cantiere che doveva restituire al mondo un bene architettonico unico e invece ha aperto una ferita profonda nel Paese - prosegue la deputata - Come Commissione e come personalità politiche dobbiamo rendere più facile il dare risposte di giustizia a chi rimane e non solo mostrare cordoglio quando avvengono le tragedie“.
”Insieme a noi c‘erano la figlia di Octay e i suoi familiari che con grande dignità hanno portato testimonianza diretta del dolore e della perdita subita. Anche per questo ho voluto sottolineare come è importante istituire il gratuito patrocinio per le vittime sui luoghi di lavoro e una procura speciale per fare in modo che si arrivi alla certezza di quella giustizia che meritano le persone che rimangono senza i loro familiari “ conclude Gribaudo.
“Dopo le dichiarazioni della stessa Beatrice Venezi, è evidente che questa vicenda è tutt’altro che chiusa e va chiarita fino in fondo, anche nelle sue conseguenze. Noi non accetteremo che venga sprecato neanche un solo euro di risorse pubbliche”. Lo afferma Irene Manzi, capogruppo del Pd in Commissione Cultura della Camera. “Il continuo rimarcare, nella giornata di oggi, che il licenziamento di Beatrice Venezi dal Teatro La Fenice sia una scelta autonoma del sovrintendente ha tutto il sapore di una excusatio non petita. Giorgia Meloni stamattina e Giuli nel pomeriggio – prosegue – continuano con questo ritornello come a voler far credere che quella di Venezi non sia stata una grandissima operazione politica fallita di Fratelli d’Italia. Hanno fatto di tutto per sostenerla e difenderla, schierandosi apertamente e prendendo posizione contro il mondo della lirica e della sinfonica italiana. Esponenti di FdI hanno partecipato anche a manifestazioni pubbliche, con Mollicone in testa a Venezia, e oggi ci vogliono dire che non era una scelta politica. Se non ci fossero state queste prese di posizione, qualcuno avrebbe persino potuto sollevare dubbi su indebite interferenze in decisioni che dovrebbero restare autonome e proprie delle istituzioni culturali. Ma del resto – aggiunge – è lo stesso schema che Fratelli d’Italia sta applicando ovunque: riempire i consigli di amministrazione delle istituzioni culturali, a partire dai musei, con figure legate alla politica locale. È una brutta pagina per il nostro sistema culturale. Altro che autonomia: siamo di fronte a un’ingerenza continua e sistematica. E oggi si tenta di prenderne le distanze. In modo tardivo e maldestro”, conclude Manzi.
Attraverso una mozione unitaria presentata dal Partito Democratico insieme a Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Italia Viva e Più Europa, abbiamo segnalato all’attenzione del Governo le difficoltà che sta affrontando il trasporto pubblico locale. Abbiamo chiesto al Governo di aprire gli occhi sulla crisi dei trasporti che sta vivendo il nostro Paese, di ascoltare il grido di dolore dei cittadini, lavoratori, imprese, regioni ed enti locali su cui il Governo sta scaricando il problema.
Oggi in primo piano Il Sole 24 Ore titola: “Trasporti locali in crisi con la guerra, 20 milioni di costi extra al mese, aumenti del gasolio fino al 25%”. Per le associazioni, il carburante pesa il 20% sulle spese di produzione: a rischio l’erogazione del servizio.
Nonostante i nostri interventi, di tutto si sta occupando il Ministro Salvini tranne che di questo. Nelle ultime ore il portavoce del Ministro ha dato però delle informazioni molto puntuali: alle 14:16 “Famiglia nel bosco: nelle prossime ore Matteo Salvini incontrerà i genitori, seguiranno aggiornamenti”; alle 14:53 un nuovo messaggio: “Famiglia nel bosco: Salvini sarà a Palmoli in municipio poco dopo le 15, seguiranno aggiornamenti appena possibile, non sono garantiti punti stampa”; alle 16:31: “Famiglia nel bosco: Salvini dei genitori”.
Noi ringraziamo il portavoce del Ministro Salvini per il calendario, passo passo, degli spostamenti del Ministro in questa giornata, ma la domanda che, per suo tramite, vogliamo rivolgere al portavoce e al Ministro è: quando Salvini comincerà a occuparsi anche degli spostamenti delle italiane e degli italiani con la stessa attenzione, precisione e puntualità di questi messaggi?
Perché non esiste solo la famiglia nel bosco. Esistono anche tutte le altre. E i tagli, i ritardi, i mancati interventi di Meloni e Salvini stanno lasciando a piedi le famiglie italiane, stanno mettendo in ginocchio il sistema dei trasporti nel nostro Paese. Di questa urgenza continueremo a chiedere conto al Governo.”
Così intervenendo in aula Andrea Casu, deputato Pd, e Vice Presidente della Commissione Trasporti della Camera.
“Si chiede di sapere se la Rai non intenda riconsiderare la decisione di vendere il Teatro delle Vittorie e continuare a mantenerne la proprietà, preservando un pezzo importante della sua storia televisiva”.
È il quesito contenuto nell’interrogazione presentata dai componenti del Partito democratico in Commissione di Vigilanza Rai all’amministratore delegato sul Teatro delle Vittorie.
“Come è noto – si legge – risulta in vendita da parte della Rai il Teatro delle Vittorie in Roma, storica location di importantissimi programmi che hanno fatto la storia della tv pubblica. Entro il 22 maggio dovrebbero concludersi le operazioni di vendita, le cui ragioni starebbero solo in una presunta strategia economica di contenimento dei costi”.
“Appare del tutto insensato – prosegue il testo – privarsi di un asset storico come il suddetto teatro, che nell’immaginario collettivo viene ricordato per programmi come Canzonissima, Teatro 10, Studio Uno, Mille luci, Fantastico, Scommettiamo che, fino ad arrivare ad Affari Tuoi”.
“Alcuni comitati – conclude – si erano mossi per scongiurare la vendita e intitolare il Teatro alla memoria di Pippo Baudo, storico presentatore della Rai”.
Interrogazione a Piantedosi
Quello accaduto ad Agrigento durante le celebrazioni per il 25 aprile, è un episodio che appare tanto sproporzionato quanto inquietante, soprattutto perché avvenuto nel giorno simbolo della libertà e della democrazia nel nostro Paese.
Esprimo piena e convinta solidarietà a Gino Cavaleri, colpevole soltanto di aver manifestato pacificamente e di aver portato alle celebrazioni del 25 aprile un messaggio di pace.
Quanto accaduto pone interrogativi gravissimi: è accettabile che, durante la Festa della Liberazione, un cittadino venga attenzionato e identificato per aver esibito una bandiera della pace? È questa l’idea di ordine pubblico che il Governo intende perseguire?
Non possiamo accettare che in Italia, nel giorno che celebra la fine del regime autoritario, si assista a pratiche che evocano un controllo improprio del dissenso pacifico. La sicurezza non può mai diventare un pretesto per limitare libertà fondamentali.
Si tratta di un fatto grave, che merita chiarezza immediata ed è per queste ragioni che presenterò un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Roma, 27 aprile 2026
Si terrà mercoledì 29 aprile alle ore 15.00, presso la Sala Berlinguer della Camera dei Deputati (via Uffici del Vicario 21, Roma), la proiezione del film “Il settimo Presidente” di Daniele Ceccarini e Mario Molinari. Si tratta di un’iniziativa che rende omaggio a Sandro Pertini, figura centrale della storia repubblicana italiana, attraverso il linguaggio del cinema e della narrazione documentaria.
L’evento è aperto al pubblico fino a esaurimento posti.
Quello accaduto ad Agrigento durante le celebrazioni per il 25 aprile, è un episodio che appare tanto sproporzionato quanto inquietante, soprattutto perché avvenuto nel giorno simbolo della libertà e della democrazia nel nostro Paese.
Esprimo piena e convinta solidarietà a Gino Cavaleri, colpevole soltanto di aver manifestato pacificamente e di aver portato alle celebrazioni del 25 aprile un messaggio di pace.
Quanto accaduto pone interrogativi gravissimi: è accettabile che, durante la Festa della Liberazione, un cittadino venga attenzionato e identificato per aver esibito una bandiera della pace? È questa l’idea di ordine pubblico che il Governo intende perseguire?
Non possiamo accettare che in Italia, nel giorno che celebra la fine del regime autoritario, si assista a pratiche che evocano un controllo improprio del dissenso pacifico. La sicurezza non può mai diventare un pretesto per limitare libertà fondamentali.
Si tratta di un fatto grave, che merita chiarezza immediata ed è per queste ragioni che presenterò un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
“Tradito il rapporto fiduciario con il Quirinale, sciatteria inaudita”
“Cosa sta aspettando Giorgia Meloni a far fare un passo indietro al ministro Carlo Nordio? Non c’è più tempo da perdere: la sua permanenza al Ministero della Giustizia si sta rivelando estremamente dannosa e il dicastero appare privo di guida e controllo”. Lo afferma Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd.
“Quanto sta emergendo è di una gravità inaudita. La grazia è un istituto di massima delicatezza che non può essere gestito con istruttorie improprie o superficiali. Il caso Minetti rappresenta un fatto senza precedenti, con un supplemento di analisi richiesto dal Quirinale che segnala un livello di approssimazione e sciatteria a via Arenula mai visto prima. A meno che non emergano ulteriori elementi, su cui sarà necessario fare piena luce”.
“Qualora emergesse la falsità di alcuni elementi sottoposti al Quirinale, saremmo di fronte a un segnale evidente di superficialità nella gestione di un procedimento di massima sensibilità costituzionale. Un atteggiamento che equivarrebbe al tradimento del rapporto fiduciario istituzionale con il Quirinale da parte del ministro Nordio, che rappresenta il vertice della nostra Repubblica e il garante della Costituzione. Sarebbe inaudito. Ma già il fatto che ne stiamo discutendo è estremamente grave: Meloni non può far finta di nulla. Le responsabilità politiche sono chiare e non si tratta di una questione tecnica, ma di una questione istituzionale e politica di primissimo piano. Non c’è più tempo da perdere: Nordio deve fare un passo indietro”, conclude la democratica.
“La mobilitazione promossa da Coldiretti al Brennero dà voce a una crisi che attraversa il mondo agricolo: costi in aumento, margini ridotti, crescente incertezza. Ma sarebbe un errore ridurre tutto a una battaglia simbolica sul Made in Italy. Il problema è più profondo: lungo la filiera agroalimentare il valore continua a distribuirsi in modo squilibrato, penalizzando chi produce. Per questo, accanto alla necessaria trasparenza sull’origine dei prodotti, servono scelte strutturali: riequilibrare i rapporti di forza nella filiera;
intervenire sui costi energetici e delle materie prime; costruire una vera strategia europea a sostegno dell’agricoltura. E qui sorge spontanea una domanda, che fine ha fatto il Coltiva Italia, annunciato in pompa magna lo scorso luglio? Dove sono le risorse promesse alle filiere? Quali misure sono state realmente attuate e con quali risultati? Perché senza tempi certi, strumenti operativi e risorse effettivamente disponibili, gli annunci restano tali e non aiutano le imprese ad affrontare una crisi che è già oggi concreta. In questo quadro, l’assenza del ministro Francesco Lollobrigida pesa: di fronte a una mobilitazione di queste dimensioni serviva presenza e capacità di dare risposte. L’agricoltura italiana ha bisogno di politiche serie e verificabili, non di slogan”.
Così le deputate e i deputati democratici della commissione Agricoltura.