“La vicenda processuale che mi ha vista coinvolta, come parte offesa, si è conclusa ieri in secondo grado confermando pienamente la prima sentenza. La Corte ha ribadito ciò che il Tribunale aveva già sancito: gli insulti sessisti e la diffusione di messaggi di odio non sono semplici opinioni, ma atti che diffamano, feriscono, umiliano e mettono in pericolo la dignità di chiunque, e in particolare, delle donne che si espongono pubblicamente nella sfera politica.
Questa azione legale non è stata solo personale. È stata una battaglia per tutte le donne, per tutte coloro che ogni giorno si trovano ad affrontare commenti beceri, stereotipi degradanti e comportamenti discriminatori solo perché donne e impegnate pubblicamente. È stato un atto di resistenza contro la mentalità maschilista e patriarcale, contro chi pensa ancora di poter sminuire il ruolo di una donna con parole violente e sessiste.
Per il positivo esito della vicenda processuale e per avermi accompagnata in questi lunghi anni, devo ringraziare il mio legale, Giuseppe Barba, che anche in questa circostanza, ha dimostrato competenza e professionalità e mostrato umanità e determinazione non comuni a molti.
La conferma della sentenza di secondo grado dimostra che la giustizia c’è, e che quando si ha il coraggio di denunciare, di non chinare la testa, le istituzioni rappresentano uno strumento reale di tutela. Questa sentenza è importante non soltanto per me, ma perché manda un messaggio chiaro. Le parole hanno un peso, e chi le usa per colpire e discriminare deve assumersene la responsabilità.
Ed è proprio per questo che lancio un appello a tutte le donne: non lasciatevi intimidire. Non accettate come normale ciò che normale non è. Siate libere di partecipare alla vita pubblica, di costruire, di cambiare, di difendere valori e diritti. Non dobbiamo permettere a nessuno di sminuire il nostro impegno con insulti, stereotipi o discorsi carichi di odio.
La strada verso una società più equa è ancora lunga, e per questo continuerò a battermi in Parlamento. Perché la dignità delle donne e il rispetto reciproco sono valori che devono prevalere sempre, dentro e fuori dalla politica”.
Lo dichiara la deputata del Pd, Giovanna Iacono, a proposito della vicenda che l’aveva vista coinvolta e per la quale era stato già condannato in primo grado per diffamazione aggravata il consigliere comunale e assessore di Santa Elisabetta, in provincia di Agrigento, Salvatore Antonio Gaziano. La Corte di Appello di Palermo ha confermato la sentenza di primo grado per Salvatore Antonio Gaziano, difeso dagli avvocati Antonino Gaziano e Gerlando Aldo Virone.
“Mentre a Rosignano Solvay cresce l’allarme per il futuro dello stabilimento Ineos, con 400 lavoratori diretti e un indotto fondamentale per tutta la costa livornese, dal Governo continuano ad arrivare risposte evasive. Invece di assumere impegni concreti su costi energetici, tutela occupazionale e apertura immediata di un tavolo di crisi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy ci vengono elencati lunghi iter procedurali su tutt’altro tema, rivendicando tempi e confronti che però non hanno prodotto risultati. È lo stesso schema che vediamo da anni: burocrazia, molti rinvii e nessuna decisione rapida, mentre le imprese chiudono e i lavoratori rischiano il posto. Due anni di attesa, come ammesso dallo stesso governo in altri dossier, sono un lusso che territori già colpiti da crisi industriali complesse non possono permettersi”: così Marco Simiani ed Emiliano Fossi sulla discussione della loro interrogazione svolta oggi nell’Aula di Montecitorio.
“Il caso Ineos dimostra tutta l’inadeguatezza dell’azione dell’Esecutivo sulla politica industriale: si parla di competitività e autonomia strategica, ma non si interviene sui costi energetici insostenibili né sulla concorrenza sleale dei prodotti extraeuropei. Il governo rivendica tavoli, incontri e ‘riflessioni’, ma intanto in Europa si chiudono impianti e si perdono posti di lavoro, come già avvenuto in Germania. Serve subito un cambio di passo: attivare un tavolo di crisi con Regione Toscana, sindacati e azienda, difendere il polo chimico di Rosignano e portare in sede europea una battaglia vera su energia, dazi e politiche industriali. Senza scelte rapide e coraggiose, il rischio è quello di assistere all’ennesimo declino industriale annunciato, pagato ancora una volta dai lavoratori e dai territori”.
“Fermare il Board of Peace di Trump è un obbligo morale, politico ed istituzionale per tutti coloro che intendono affermare le ragioni della Pace a Gaza e per quanti ritengono che l‘obiettivo di prospettiva è quello di garantire sicurezza nella logica di due popoli e due Stati. In questa direzione va anche l’appello di oltre 400 ex diplomatici che non solo hanno chiesto agli stati membri dell’Unione di non aderire al Bord of Peace ma hanno anche sostenuto la necessità che l’Europa torni ad esercitare ruoli e funzioni finalizzate ad avviare un dialogo costruttivo tra le parti ponendo fine alle continue violazioni del diritto internazionale”.
Così il deputato democratico e segretario di presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Una posizione lungimirante - aggiunge - che ribadisce i valori fondanti dell’Unione e del Parlamento Europeo contro il tentativo ormai esplicito di Trump di sostituire il sistema delle Nazioni Unite con una nuova governance privatistica legata solo ai grandi interessi. Si uccide così il multilateralismo e i diritti dei popoli all’autodeterminazione dando libero arbitrio ai criminali della guerra. Nella logica perversa - conclude - che le sorti del mondo siano affidate ai più forti, conflitti ancora irrisolti dopo 50 anni come quello tra il popolo Saharawi e il Marocco dove finiranno? Nell’oblio definitivo della storia?“.
“Leggo con un certo stupore un intervento sul sole 24 ore del presidente del CNEL Brunetta e del consigliere Tiraboschi sulla delega al governo in tema di salari. Che ovviamente viene promossa come strumento, nonostante la sua origine stia nel tentativo esclusivo di cancellare dall’orizzonte il dibattito parlamentare sulla proposta unitaria delle opposizioni sul salario minimo. Non stupisce, visto che fu il documento del CNEL (approvato a maggioranza con il voto contrario di CGIL , UIL e altri autorevoli consiglieri) a bocciare il salario minimo su commissione del Governo Meloni”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Si fa fatica a capire - aggiunge - perchè una istituzione come il CNEL, che proprio su questa posizione ha registrato la più grande spaccatura di sempre tra i suoi componenti, debba ostinarsi a fornire consigli al Governo e al Parlamento su cosa si possa o non si possa legiferare. A partire dal tema dei contratti pirata, specificando che sui contratti basta nei fatti l’archivio istituito presso il CNEL. La questione purtroppo non si risolverà se non si affronta il tema della rappresentanza datoriale e sindacale, né continuando ad insistere sul criterio dei “maggiormente applicati” che già all’epoca del varo della delega contestammo. Serve invece - conclude- legiferare sul salario minimo e varare una legge sulla rappresentanza. E su questo continueremo a insistere”.
Il Gruppo del Partito Democratico della Camera dei Deputati promuove, oggi martedì 3 febbraio alle ore 15:30 presso la Sala Berlinguer, il convegno dal titolo “1976-2026: 50 anni dalla relazione che ha cambiato l’antimafia”. L’iniziativa intende celebrare e rilanciare l’eredità politica e civile della relazione di minoranza presentata in Commissione Antimafia da Pio La Torre e Cesare Terranova: un documento che, per la prima volta, ebbe il coraggio di esplicitare il legame organico tra potere politico, sistema economico e criminalità organizzata, intuendo con straordinario anticipo la scalata dei corleonesi ai vertici di Cosa Nostra.
“In un’epoca segnata da maldestri tentativi di riscrivere la storia del nostro Paese e di depotenziare gli strumenti di contrasto alle mafie, la lezione di La Torre e Terranova appare più attuale che mai”, si legge nella nota del Gruppo PD. La relazione del 1976 non fu solo un atto giudiziario e parlamentare, ma una pietra miliare che ha definito il metodo della moderna antimafia sociale e politica, lo stesso impegno che oggi vede il Partito Democratico in prima linea per la tutela della legalità e la trasparenza delle istituzioni.
L’incontro sarà introdotto dal segretario del PD Sicilia, Anthony Barbagallo, e vedrà la partecipazione di figure chiave della lotta alla criminalità e rappresentanti istituzionali: Antonello Cracolici, Franco La Torre, Francesca Terranova, Emilio Miceli, Walter Verini ed Enza Rando. Il dibattito vedrà inoltre gli interventi della capogruppo alla Camera, Chiara Braga, e di Giuseppe Provenzano. Le conclusioni saranno affidate alla segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein.
Oggi, martedì 3 febbraio alle ore 13.00 nell’aula stampa della Camera dei Deputati, le forze di opposizione terranno una conferenza stampa congiunta sull’attacco che il Governo sta muovendo all’università pubblica in Italia.
Si affronteranno, in particolare, i temi del disastro del semestre-filtro per l’accesso a Medicina, del definanziamento del sistema universitario pubblico con conseguente esplosione del dramma del precariato della ricerca nella fase post-PNRR e del progetto governativo di totale localizzazione dei concorsi universitari.
Interverranno Alfredo D’Attorre (PD), Antonio Caso (M5S), Elisabetta Piccolotti (AVS) e Davide Faraone (IV).
Parteciperanno rappresentanti di associazioni e sindacati del mondo universitario e della ricerca.
"Questo governo sulla sicurezza ha fallito. Non ha fatto che sfornare norme e inventare nuovi reati, ma la situazione evidentemente non è migliorata. E per di più se la prende con le opposizioni. Vedremo quali provvedimenti porteranno in aula, che testo ci sottoporranno, ma da quello che sentiamo più che di prevenire l’azione dei gruppi violenti, si parla di limitare i diritti delle persone che vogliono manifestare pacificamente, sfruttando i fatti di Torino che noi abbiamo immediatamente condannato. Il governo dell'ordine e della sicurezza su questo fronte ha già dimostrato tutta la sua incapacità. Insistere con la stretta repressiva è una formula sbagliata che non funziona, è solo propaganda deleteria che mira ad alzare la tensione. Come alzano la tensione le parole usate da alcuni ministri in queste ore, che parlano di Br e accusano strumentalmente le opposizioni". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"I fatti di Torino sono gravissimi: noi abbiamo condannato con nettezza e forza, senza ambiguità alcuna, quelle violenze criminali, azioni barbare e indegne compiute da delinquenti che speriamo vengano individuati al più presto e assicurati alla giustizia nel modo più rigoroso possibile.
Abbiamo espresso, anche con la segretaria Elly Schlein, piena solidarietà alle forze dell’ordine, che stavano semplicemente svolgendo il proprio lavoro con professionalità nella gestione di una situazione complessa, e un abbraccio al poliziotto vittima della vile aggressione.
Proprio per questo non possiamo tollerare la vergognosa strumentalizzazione politica che in queste ore sta mettendo in campo un pezzo della destra, provando ad accomunare il centrosinistra, il Pd a violenti e delinquenti. È una narrazione intollerabile, falsa e anche irresponsabile: alimenta divisioni per mera propaganda, anziché unire il Paese.
Su vicende così gravi le istituzioni devono lavorare per unire, non per dividere o per incendiare pericolosamente il clima". Così Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissioni politiche europee a Tagadà su La7.
"Le notizie che arrivano dal Mediterraneo, con il bilancio delle vittime del ciclone Harry che sale drammaticamente a mille dispersi, delineano i contorni di un vero e proprio crimine di Stato. Non siamo di fronte a una tragica fatalità, ma alla conseguenza diretta e prevedibile di una scelta politica deliberata: quella di aver svuotato il mare da ogni presidio istituzionale di soccorso e di aver continuato a perseguitare le ONG anche di fronte a un'allerta meteo senza precedenti. Lasciare centinaia di persone, tra cui donne e bambini, in balia di onde alte metri senza muovere un dito non è difesa dei confini, è pura disumanità che tradisce i valori della nostra Costituzione e del diritto internazionale."
"Su questo orrore ho già presentato un'interrogazione parlamentare al Ministro Piantedosi. Il Governo deve spiegare all'Aula perché non sono state attivate procedure di emergenza straordinarie e perché si è scelto di ignorare le grida di aiuto che arrivavano da quelle imbarcazioni già ore prima che il ciclone colpisse. Non permetteremo che questo massacro passi sotto silenzio o venga liquidato come un inevitabile incidente di percorso. Chi ha impedito i soccorsi e chi ha voltato le spalle a queste persone dovrà assumersi la piena responsabilità politica e morale di quello che è, a tutti gli effetti, uno dei più grandi naufragi della nostra storia recente.”
Così il deputato del Pd Matteo Orfini.
Il Gruppo del Partito Democratico della Camera dei Deputati promuove, domani martedì 3 febbraio alle ore 15:30 presso la Sala Berlinguer, il convegno dal titolo “1976-2026: 50 anni dalla relazione che ha cambiato l’antimafia”. L’iniziativa intende celebrare e rilanciare l’eredità politica e civile della relazione di minoranza presentata in Commissione Antimafia da Pio La Torre e Cesare Terranova: un documento che, per la prima volta, ebbe il coraggio di esplicitare il legame organico tra potere politico, sistema economico e criminalità organizzata, intuendo con straordinario anticipo la scalata dei corleonesi ai vertici di Cosa Nostra.
“In un’epoca segnata da maldestri tentativi di riscrivere la storia del nostro Paese e di depotenziare gli strumenti di contrasto alle mafie, la lezione di La Torre e Terranova appare più attuale che mai”, si legge nella nota del Gruppo PD. La relazione del 1976 non fu solo un atto giudiziario e parlamentare, ma una pietra miliare che ha definito il metodo della moderna antimafia sociale e politica, lo stesso impegno che oggi vede il Partito Democratico in prima linea per la tutela della legalità e la trasparenza delle istituzioni.
L’incontro sarà introdotto dal segretario del PD Sicilia, Anthony Barbagallo, e vedrà la partecipazione di figure chiave della lotta alla criminalità e rappresentanti istituzionali: Antonello Cracolici, Franco La Torre, Francesca Terranova, Emilio Miceli, Walter Verini ed Enza Rando. Il dibattito vedrà inoltre gli interventi della capogruppo alla Camera, Chiara Braga, e di Giuseppe Provenzano. Le conclusioni saranno affidate alla segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein.
Dem annunciano interrogazione, Vicepremier ha il dovere di fare luce su interlocuzioni avute
“È inaccettabile che vi sia anche solo un’ombra sul Vicepresidente del Consiglio senza che venga fatta piena chiarezza. Presenteremo un’interrogazione per sapere di che cosa si parlava, perché Jeffrey Epstein mostrava un interesse così marcato per Matteo Salvini e quali fossero gli argomenti al centro delle interlocuzioni che lo riguardavano”. Così il deputato democratico Andrea Casu che sottolinea “Da quanto apprendiamo dagli organi di stampa, dagli Epstein Files emergerebbe un’attenzione precisa verso l’ascesa di Salvini e della destra sovranista europea, con riferimenti a strategie elettorali, rapporti internazionali e possibili sostegni. È legittimo chiedersi perché un finanziere americano fosse coinvolto in discussioni sul futuro politico dell’Italia. I cittadini hanno diritto a sapere se e in che modo un membro del governo italiano sia stato al centro di interlocuzioni che, tanto più oggi per il ruolo ricoperto da Salvini, sollevano interrogativi sulla trasparenza e sulla credibilità delle istituzioni”.
La gravissima frana di Niscemi, una delle più estese che si ricordino in Sicilia, richiede un intervento immediato e straordinario del Governo. La frana è ancora in corso, migliaia di persone sono sfollate e c’è l’urgenza di mettere in sicurezza il territorio.
Non basta un’ordinanza, né possono bastare i 100 milioni. Servono governance chiara, tempi certi e risorse adeguate per affrontare l’emergenza e avviare la ricostruzione. E basta ambiguità su condoni edilizi.
È inaccettabile che, di fronte a un’emergenza di questa portata nel Mezzogiorno, il Governo, dopo il sorvolo di Premier e Vicepremier, si occupi d’altro: la sicurezza delle persone e la prevenzione del rischio idrogeologico devono tornare al centro dell’agenda.
Serve un intervento tempestivo e un ruolo attivo anche del governo regionale al fianco di una comunità che ha perso tutto.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Le dichiarazioni di Costantino Righi Riva, consigliere comunale ed ex candidato sindaco del centrodestra a Formigine in provincia di Modena, sul diritto di voto delle donne sono inermi, pericolose e indegne di chi ricopre un ruolo pubblico. Mettere anche solo in discussione il diritto di voto femminile è un attacco frontale a un pilastro della democrazia e un insulto alla storia di questo Paese”.
Così il deputato Pd e segretario di presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Il voto alle donne - aggiunge - è una conquista sancita dalla Costituzione, frutto di lotte vere, di esclusioni subite e di diritti negati troppo a lungo. Sentire oggi un rappresentante delle istituzioni parlare come se quei diritti fossero negoziabili è semplicemente inaccettabile.
Chi ha ricoperto – e ricopre – incarichi politici ha il dovere di conoscere il peso delle proprie parole. Perché normalizzare idee che negano l’uguaglianza significa legittimare una cultura regressiva, autoritaria, fuori dal tempo. Nel 2026 l’anno dell’80esimo anniversario del voto alle donne, non c’è spazio per nostalgie patriarcali mascherate da opinioni. Se il consigliere Righi Riva - conclude - non riconosce il valore universale dei diritti, allora il problema non è chi si indigna: il problema è suo e dovrebbe interrogarsi sul perché siede ancora in un consiglio comunale”.
"È con grande dolore che ho appreso la notizia della scomparsa di Maria Rita Parsi. Psicologa e psicoterapeuta di altissimo profilo. In prima fila per i diritti dell'infanzia. Pochi giorni fa l'abbiamo audita in Commissione Periferie della Camera dei Deputati. Una audizione che mi ha colpito molto, per lo spessore culturale e la grande umanità che ha dimostrato". Così Andrea De Maria, deputato PD.
“Carlo Nordio continua imperterrito a prendere in giro l’intelligenza degli italiani. Oggi si erge a difensore della ‘sacralità’ del Parlamento, arrivando a definire addirittura ‘blasfeme’ le critiche alla riforma costituzionale sulla giustizia. Peccato che dimentichi un dettaglio fondamentale: quella riforma il Parlamento, nei fatti, non l’ha mai vista.” Lo dichiara Debora Serracchiani, deputata e responsabile giustizia del Partito Democratico. “Il testo approvato dalle due Camere è esattamente identico a quello uscito dal Consiglio dei ministri. Identico parola per parola. Non perché fosse perfetto, ma perché la maggioranza ha imposto una chiusura totale, impedendo qualsiasi modifica e qualsiasi reale confronto parlamentare. Nessuno ha potuto ‘metterci bocca’. Una visione piuttosto distorta del concetto di democrazia e della presunta sacralità delle istituzioni. Nordio dice che il Parlamento è sacro, ma lo riduce a un passacarte. Rivendica il rispetto delle decisioni parlamentari, salvo poi svuotare il Parlamento del suo ruolo più importante: discutere, emendare, migliorare le leggi. Se questa è la sua idea di democrazia parlamentare, allora c’è poco da stare tranquilli” conclude Serracchiani.