Si terrà oggi alle ore 14 presso la Sala Berlinguer della Camera dei Deputati la presentazione del volume “Resistenza. La guerra partigiana in Italia (1943-1945)”, a cura di Filippo Focardi e Santo Peli.
Il volume offre un’occasione di riflessione su uno dei passaggi fondamentali della storia italiana contemporanea.
Attraverso il dialogo tra autori e studiosi, l’incontro approfondisce il significato della Resistenza come esperienza militare, politica e civile, mettendone in luce la complessità e il ruolo nella nascita della democrazia repubblicana.
Un momento di confronto e memoria, particolarmente significativo in prossimità delle celebrazioni della festa della Liberazione il 25 aprile.
Dialogheranno con gli autori Liliosa Azara, Chiara Braga, Andrea De Maria, Marco De Nicolò.
"Rilievi tecnici" così Giorgia Meloni ha derubricato le osservazioni del Quirinale sull'incostituzionalità del decreto sicurezza su cui si discute oggi alla Camera. Altro che "rilievi tecnici". Qui parliamo di una misura che mina uno dei principi cardine della Costituzione che è il diritto alla difesa che Meloni intendeva comprimere usando l’avvocatura come strumento per mettere in atto il piano di remigrazione. La premier, non è riuscita a farla franca neanche in questa circostanza ma pur di non riconoscere l'incapacità del suo governo di scrivere una norma, parla del presidente della Repubblica come fosse un grigio burocrate e non come di colui che è chiamato a garantire la tutela della Costituzione.
E così siamo chiamati a votare un decreto destinato a essere contraddetto dallo stesso governo un minuto dopo l'approvazione. Una situazione paradossale.
Per questo ho presentato un ordine del giorno in cui si impegna il governo a rimuovere dal decreto ogni norma che viola i principi costituzionali e i diritti delle persone come quella che prevede una remunerazione di 615 euro agli avvocati che convincono i loro clienti migranti al rimpatrio volontario e l'abolizione del gratuito patrocinio per i ricorsi contro le espulsioni.
Ma dato che la maggioranza, per tensioni interne, ha tenuto per 55 giorni il decreto in ostaggio al Senato, saremo costretti a discutere gli ordini del giorno in piena notte, in un tour de force che sarebbe stato del tutto evitabile se il governo avesse fatto l'unica cosa sensata da fare: ritirare il decreto". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“La destra continua a fare cose che non servono e non fa quello che serve: non dà le risorse ai comuni per la prevenzione, non aumenta il numero delle forze dell'ordine, anzi ha ridotto di 2mila unità la Polizia di Stato, non interviene su nulla di quello che può veramente impattare con la vita dei cittadini a partire dal tema dei giovani. La destra sta criminalizzando una generazione, dà la responsabilità della criminalità alle ragazze e ai ragazzi di questo Paese, cioè a quegli stessi ragazzi con cui bisognerebbe stringere un patto per ridurre il disagio e i tanti tipi di fragilità, economica, lavorativa, abitativa, esistenziale. Questi ragazzi e ragazze hanno bisogno del nostro aiuto non delle accuse di questa destra. L'attacco al diritto alla difesa dimostra che per questa maggioranza non tutti hanno gli stessi diritti. Siamo in piena fattoria degli animali di Orwell. Gli stranieri sono ritenuti un pochino meno umani degli altri e non devono godere dei diritti che la nostra società riconosce a tutti”.
Così il deputato dem, Matteo Mauri, responsabile nazionale Sicurezza del Pd e già viceministro dell’Interno, intervenendo alla Camera sulla fiducia al Dl Sicurezza.
“Il fallimento di questo governo sul tema della legalità e della sicurezza - ha aggiunto - è evidente a tutti. E’ talmente evidente che addirittura la presidente del Consiglio è venuta in quest'Aula a dire che non è soddisfatta. Del resto, basta parlare con le persone per strada per capire che il senso di insicurezza è cresciuto in questi anni. Ed è cresciuto con la destra al governo, cioè proprio con chi aveva fatto la campagna elettorale dicendo ‘ci pensiamo noi, siamo pronti, arriviamo e risolviamo ogni problema’. Gli ultimi dati consolidati dicono che i reati sono in crescita del 6,4% rispetto all'ultimo anno della scorsa Legislatura. Solo il ministro degli Interni fa il gioco delle tre carte tirando fuori dal cassetto dati che ha solamente lui e che continua a cambiare. E’ inaccettabile questa assimmetria informativa e cioè che chi ha il potere ne abusi e usi alcuni di quei dati per fare propaganda, invece che metterli a disposizione di tutti. Questo è un punto fondamentale che ha a che fare con la democrazia sostanziale. Questo decreto - ha concluso - è inaccettabile e per questo con tutta la forza che abbiamo non solo votiamo No, ma faremo di tutto per impedire a questa maggioranza di continuare a sbagliarle tutte calpestando la Costituzione”.
“Siamo di fronte all’ennesimo decreto sbagliato che ha la sicurezza solo nel nome, ma che non produrrà alcun effetto migliorativo nelle nostre città, come chiedono i nostri Sindaci. La presidente Meloni ha provato ad ammettere che c’era qualcosa che non andava, ma poi ha ripresentato le stesse identiche ricette: aumentare i reati e aumentare le pene, senza intervenire sulle cause che determinano i fenomeni di insicurezza. Un conto è reprimere un reato quando è già successo, un altro è evitare che accada: è così che si garantisce la sicurezza dei cittadini”. Lo afferma Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del Gruppo Pd alla Camera.
“Nonostante sia un provvedimento sbagliato – aggiunge l’esponente dem - vanno avanti lo stesso, combinando anche un pasticcio istituzionale. Il Parlamento si appresta ad approvare un decreto che contiene una norma incostituzionale, quella che prevede compensi agli avvocati per favorire i rimpatri volontari dei loro assistiti, su cui il Colle ha già espresso rilievi negativi”.
“Eppure – conclude Bonafè - si procederà con l’ennesimo voto di fiducia, salvo poi un decreto correttivo del Consiglio dei ministri. Questa è la dimostrazione non solo dell’incapacità di governare i temi della sicurezza, ma dell’incapacità di governare tout court”.
“Meloni, facciamo due conti: piano di rientro deficit al 3% fallito, debito pubblico più alto d’Europa, crescita prevista allo 0,5%, salari fermi e prelievo fiscale ai massimi. Senza PNRR l'Italia sarebbe già al collasso. Un Paese immobile, questi i risultati di 3 anni di Governo”. così sui social il deputata democratico Enzo Amendola.
“Bastava fare tre giorni intensivi di diritto per capire che il bonus agli avvocati per favorire i rimpatri volontari dei loro assistiti, era una norma manifestamente incostituzionale, perché gli avvocati sono liberi e indipendenti e non possono essere pagati per andare contro il loro assistito. Si tratta di una sorta di infedele patrocinio”. Così Debora Serracchiani, deputata e responsabile nazionale Giustizia del partito Democratico.
“Purtroppo – aggiunge l’esponente dem - questo decreto sicurezza è solo repressione. Non prevede un euro per la prevenzione e soprattutto non sappiamo se c’è adeguata copertura finanziaria”.
“C’è un tema serio – conclude Serrachiani - di copertura economica. Nei fatti sembrano dare più soldi, non sappiamo ancora quanti, ma tolgono la possibilità di fare assunzioni nell’organico delle forze dell’ordine perché prendono le risorse dalle facoltà assunzionali. E sappiamo che le forze dell’ordine nel nostro Paese mancano e anche tanto”.
"Ieri ho depositato una proposta di legge che può cambiare in meglio la vita di milioni di persone sorde o ipoacusiche. Un testo firmato da maggioranza e opposizione insieme, perché ci sono battaglie che devono unire il Parlamento. Oggi la tecnologia consente di tornare a sentire, di non perdere l'udito, di continuare a lavorare, di non essere isolati dal mondo. Ma la nostra legge sulla sordità è ferma al 1950. Settantasei anni di ritardo non sono più accettabili". Lo dichiara Marco Furfaro, deputato Pd ed esponente della segreteria nazionale del Partito Democratico, presentando la proposta di legge firmata anche dagli onorevoli Luciano Ciocchetti, Simona Loizzo, Andrea Quartini, Annarita Patriarca, Luana Zanella, Elena Bonetti, Maria Chiara Gadda, Ilenia Malavasi e Marianna Ricciardi.
"Con questa proposta introduciamo misure concrete: osservatorio nazionale, rimborsi aggiornati agli standard Oms, centri audiologici specializzati, sottotitoli più fedeli e screening precoce per i bambini. Servono 20 milioni l'anno: una cifra limitata per restituire udito, dignità e futuro. Adesso il Parlamento la approvi in fretta: ogni giorno perso è un diritto negato".
“Tra pochi giorni si svolgerà la Conferenza internazionale sulla transizione oltre i combustibili fossili a Santa Marta in Colombia, un appuntamento cruciale per costruire coalizioni concrete e tempistiche certe sull'abbandono dell'uso del carbone, gas e petrolio. Il ministro Pichetto Fratin ci conferma la presenza del governo italiano ma senza dirci con quale strategia. Con quale faccia si può presentare un governo che ha scelto di prorogare fino al 2038 l'utilizzo del carbone e si muove nella direzione opposta a quella del mondo durante la crisi energetica? L'esecutivo ha bloccato le rinnovabili tra mille incertezze burocratiche e continua a scommettere sulle fonti fossili nonostante siano ormai strutturalmente non competitive”. Lo dichiara la deputata PD Eleonora Evi durante il Question Time con il ministro Pichetto Fratin alla Camera.
“Quello che a tutti è noto, tranne che al ministro – aggiunge la parlamentare dem – è che le centrali a carbone che non si accenderebbero in tempo per nessuna emergenza, mentre pesano già oggi sulla credibilità internazionale del Paese e sulle bollette di famiglie e imprese”. “Il governo si presenti alla Conferenza a Santa Marta con le idee chiare: la smetta di declamare risultati che non sono reali e, soprattutto, cambi rotta ponendo le energie rinnovabili al centro delle politiche climatiche italiane”, conclude Evi
“Mentre i principali competitor europei puntano al solare e all'eolico, l'unico approccio realistico che il ministro Pichetto Fratin propone per superare la crisi energetica è il ritorno nostalgico al carbone. Con l'ultimo decreto energetico, il governo ha puntato a mantenere in piedi fino al 2038 le centrali del carbone e poco serve se ora la risposta del ministro ci elenca dati sull'utilizzo di energie alternative. Invece di presentarsi alla Conferenza di Santa Marta sulla transizione oltre i combustibili fossili, il governo parla di un ipotetico nucleare e il disastroso ritorno al carbone”. Lo dichiara il deputato e capogruppo PD in Commissione Ambiente, Marco Simiani in replica al ministro Pichetto Fratin durante il Question Time alla Camera.
“Ci troviamo davanti ad un problema politico – sottolinea il parlamentare dem - che nasce dalla contraddizione su quanto affermato nel 2024 nel Piano nazionale integrato per l’Energia e il Clima sull'abbandono del carbone. Oggi il governo Meloni mette in discussione la scelta europea di puntare sulle energie rinnovabili e spinge l'Italia verso un futuro diverso da quello del resto del mondo, da quello che vogliono i cittadini e soprattutto le nuove generazioni”. “La partecipazione alla Conferenza di Santa Marta deve essere centrale su un cambio di rotta del governo, con le rinnovabili al centro della strategia italiana sulla transizione ecologica”, conclude Simiani.
“Pensando all’interesse dell’Italia, serve che il governo si metta subito a lavorare a una strategia per la crescita e la competitività. Meloni e Giorgetti hanno perso 4 anni: uno spreco imperdonabile che, nella situazione globale di instabilità, costerà caro al nostro paese”. Lo scrive su X la deputata del Pd, Lia Quartapelle, vicepresidente della commissione Esteri della Camera.
“A causa dell’immobilismo del governo Meloni la nostra economia è sempre più in difficoltà: abbiamo una delle crescite economiche più basse d’Europa, il debito pubblico più alto d’Europa, la pressione fiscale più alta di sempre. Dopo quattro anni, senza mai intervenire sulla spesa pubblica in modo sistematico, e senza riforme strutturali, ma continuando a sforare la spesa pubblica in deficit e aumentando le tasse in modo discriminatorio per lavoratori e pensionati come farà questo governo ad andare avanti senza fare ulteriori danni? Magari con più spesa sempre in deficit e qualche milione da stanziare per il 1 maggio? L’Italia non può permettersi una stabilità solo nell’ aumentare il declino e un governo che non sa , per divisioni interne e interessi di parte, dare risposte ai problemi dei lavoratori e delle imprese” così il capogruppo democratico in commissione Finanze della Camera, Virginio Merola.
“Governo ascolti grido di dolore della logistica: la proclamazione del fermo nazionale dell’autotrasporto merci da parte delle principali organizzazioni di settore rappresenta un segnale gravissimo che non può essere sottovalutato.
Siamo di fronte a una crisi profonda, aggravata dall’impennata dei costi legata alla situazione internazionale, che sta mettendo in seria difficoltà migliaia di imprese e rischia di produrre conseguenze rilevanti sull’intero sistema economico nazionale.
I provvedimenti finora adottati dal Governo si sono rivelati insufficienti rispetto alla portata dell’emergenza e, in alcuni casi, hanno finito per travestire da sostegni mere operazioni contabili penalizzando proprio l’autotrasporto professionale, che garantisce la continuità della catena logistica e ha investito in innovazione, sostenibilità ambientale e sicurezza.
È particolarmente grave che, nonostante le ripetute richieste delle associazioni di categoria, non sia stato ancora attivato un confronto strutturato con un comparto che rappresenta circa 100 mila imprese e 500 mila lavoratori.
È necessario intervenire con urgenza attraverso l’emanazione del decreto attuativo del credito d’imposta già previsto, ristori compensativi per il mancato rimborso delle accise, misure immediate a sostegno della liquidità delle imprese, la piena attuazione dei provvedimenti normativi e il rafforzamento degli strumenti contrattuali, nonché l’immediata compensazione dei rimborsi accise.
Non è più il tempo dei tavoli tecnici serve un’assunzione di responsabilità politica. Il Governo riconosca il ruolo strategico della logistica per il Paese e adotti tutte le misure necessarie per evitare che siano gli italiani a pagare il prezzo del fallimento di Meloni e Salvini portando allo scontro imprese e lavoratori invece di tutelarli di fronte alle difficoltà”.
Dichiarano in una nota i deputati Pd Andrea Casu e Claudio Stefanazzi insieme al Senatore Antonio Misiani, responsabile Economia, Finanze, Imprese e Infrastrutture della segreteria nazionale del Partito Democratico.
"L'antico popolo Ayoreo Totobiegosole che vive in Paraguay corre il rischio di sparire per via della deforestazione selvaggia che sta subendo la terra in cui vivono.
Durante l'ultima seduta del Comitato diritti umani della Camera, che presiedo, abbiamo ascoltato le testimonianze di Porai Picanerai, leader indigeno del popolo Ayoreo, e di Rosalino Darajidi Picanerai, insegnante e attivista indigeno.
Le famiglie Ayoreo vivono nella foresta del Chaco che, ad oggi, sparisce più velocemente di qualsiasi altra foresta del pianeta, secondo gli studi di Global Forest Watch. A sfruttare quest'area sono multinazionali e grandi aziende che allevano bovini per commercializzare la carne, ma anche le pelli il 50% delle quali vengono esportate proprio in Italia. Questo accade nonostante per la Costituzione del Paraguay le terre dove vivono le popolazioni indigene sono di loro esclusiva proprietà.
Un danno gravissimo sia per l'ambiente sia per gli Ayoreo che non solo perdono le loro terre, ma che vedono le loro vite totalmente stravolte e corrono rischi altissimi anche per la salute. Doversi spostare e venire in contatto con i bianchi, infatti, li espone a malattie e infezioni sconosciute per il loro sistema immunitario provocandone spesso la morte. Le loro comunità, infine, sono vere e proprie custodi della terra che rispettano e proteggono.
Facciamo nostro l'appello degli Ayoreo e delle rappresentanti di Survival International Italia che li hanno accompagnati che chiedono anche al governo italiano di agire per fermare questo scempio.
Scriverò una lettera al ministro Tajani perché chieda al suo omologo paraguaiano le necessarie tutele per il popolo Ayoreo, per il loro diritto a rimanere nelle loro comunità e, in ultima istanza, per la vita". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
La verifica della copertura finanziaria di un provvedimento è un passaggio sostanziale e fondamentale per l’equilibrio di bilancio e il rispetto della Costituzione. Il parere “favorevole” al Decreto Sicurezza espresso dalla Commissione Bilancio mostra evidenti dubbi sulla quantificazione degli oneri e sulla copertura economica di alcune norme e dunque in contrasto all’articolo 81 della Costituzione.
Per questo i capigruppo di opposizione hanno chiesto un incontro al Presidente Fontana per chiarire le fonti di finanziamento del decreto, per una riflessione sul ruolo della Commissione e sulla qualità del processo legislativo sotto il profilo finanziario.
Di seguito il testo della lettera.
Onorevole Presidente,
con la presente intendiamo sottoporre alla Sua attenzione una questione di particolare rilievo istituzionale concernente il ruolo e le funzioni della Commissione bilancio, con specifico riferimento all’esercizio delle prerogative connesse alla verifica del rispetto dell’articolo 81 della Costituzione.
Nel corso dell’esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge in materia di sicurezza (A.C. 2886), sono emerse criticità significative sotto il profilo della quantificazione degli oneri e della relativa copertura finanziaria di alcune disposizioni – in particolare degli articoli 19, 20, 21 e 24 – che incidono su istituti suscettibili di produrre effetti finanziari rilevanti.
In particolare, il ricorso a formulazioni generiche, quali il riferimento alle “facoltà assunzionali previste a legislazione vigente”, non appare idoneo a soddisfare il requisito costituzionale della previa quantificazione degli oneri, né a garantire una effettiva dimostrazione della copertura. A fronte di puntuali richieste di chiarimento formulate in sede consultiva dalla Commissione bilancio, il Governo non ha fornito elementi informativi idonei a consentire una verifica compiuta degli effetti finanziari delle norme.
Nonostante tali carenze istruttorie, la Commissione bilancio ha espresso parere favorevole sul provvedimento. Tale circostanza pone un problema di ordine generale, attinente al corretto esercizio della funzione di garanzia che la Commissione è chiamata a svolgere nell’ambito del procedimento legislativo.
Come è noto, la verifica della copertura finanziaria non costituisce un adempimento meramente formale, ma rappresenta un presidio essenziale a tutela dell’equilibrio di bilancio e della conformità delle leggi ai principi costituzionali. In tale prospettiva, la mancanza di una puntuale quantificazione degli oneri rischia di determinare uno scostamento tra il piano formale delle dichiarazioni di neutralità finanziaria e quello sostanziale degli effetti reali delle disposizioni.
Alla luce di quanto sopra, si ritiene opportuno avviare una riflessione condivisa sul ruolo effettivo della Commissione bilancio e sulle modalità con cui essa esercita le proprie funzioni istruttorie e di garanzia, al fine di assicurare il pieno rispetto delle prerogative parlamentari e dei vincoli costituzionali.
Pertanto, Le chiediamo di voler valutare l’opportunità di un incontro con la Presidenza della Camera, cui possano partecipare i Presidenti dei gruppi parlamentari, finalizzato ad approfondire le questioni sopra richiamate e ad individuare possibili linee di indirizzo volte a rafforzare la qualità del procedimento legislativo sotto il profilo finanziario.
Confidando nella Sua sensibilità istituzionale sul tema, restiamo in attesa di un Suo cortese riscontro.
“Sul decreto sicurezza il Governo costruisce una narrazione che non regge ai numeri. Le nuove assunzioni nelle forze dell’ordine, così come sono previste, non rafforzano davvero la presenza sul territorio: sono coperte a parità di risorse e riducono il potenziale operativo complessivo”. Lo dichiara il deputato Pd Silvio Lai, componente della commissione Bilancio.
“Lo segnalano chiaramente i rilievi del Servizio Bilancio: si interviene sulla composizione degli organici aumentando i costi medi, ma senza incrementare le capacità assunzionali e le risorse necessarie a coprirle. In più si apre al rischio di contenziosi interni per disparità di trattamento che il Governo non ha chiarito in commissione bilancio. Il risultato è semplice: meno unità operative disponibili”.
“Questo riguarda tutto il comparto sicurezza – prosegue Lai – e smonta la narrazione del Governo: non siamo di fronte a un rafforzamento, ma a un’operazione che rischia di restare solo sulla carta”.
“È un decreto costruito senza una strategia, corretto in corsa dalla stessa maggioranza. Si moltiplicano norme e reati, ma non si rafforza lo Stato dove serve”.
“La sicurezza non si costruisce con operazioni cosmetiche, ma con scelte coerenti e strutturali che qui non si vedono”.