Il parere del Partito Democratico sulla manovra, bocciato oggi in Commissione Cultura alla Camera, contiene una “grave bocciatura politica e la denuncia del vero e poprio flop della linea portata avanti dai ministri Giuli, Bernini e Valditara”. Una linea che certifica “l’assenza di una visione per il futuro del Paese e un progressivo disinvestimento su istruzione, università, ricerca e cultura”. “La legge di bilancio – sottolineano i componenti democratici della commissione cultura della Camera- fotografa un’Italia senza direzione: crescita debole, investimenti fermi, pressione fiscale ai massimi e servizi pubblici sempre più impoveriti. In questo quadro, il Governo colpisce uno dei pilastri dello sviluppo con oltre 600 milioni di euro di tagli all’istruzione nel triennio, a partire dalla drastica riduzione delle risorse per l’edilizia scolastica, mettendo a rischio sicurezza, qualità dell’offerta formativa e autonomia delle scuole. Nulla è previsto per il diritto allo studio, per il contrasto alla dispersione scolastica e alla povertà educativa. Università e ricerca sono le grandi assenti della manovra, così come mancano risposte all’emergenza del caro affitti e al welfare studentesco. C’è un tema urgente che riguarda i precari della ricerca su cui il governo ha adottato soluzioni parziali ed insoddisfacenti e solo l’impegno parlamentare delle forze di opposizione ha garantito risorse ulteriori. Anche la cultura, in tutti i suoi comparti a partire dal cinema, subisce nuovi e drammatici tagli che in alcuni casi non consentiranno neanche di portare avanti le produzioni già previste, mentre lo sport continua a non essere considerato un investimento sociale essenziale. È una manovra debole e difensiva, la più modesta degli ultimi anni, che mortifica il Parlamento e ignora le vere priorità del Paese. Il Governo sceglie ancora una volta di risparmiare su tutti i settori della conoscenza e della cultura compromettendo il futuro delle nuove generazioni”.
“La decisione del Governo di affidare la guida dell’Ispra a una figura esclusivamente politica è un fatto che ci preoccupa e rappresenta l’ennesimo episodio di occupazione di spazi che dovrebbero rimanere autonomi e indipendenti”.
Lo dichiarano i deputati e le deputate del Partito Democratico alla Camera, a seguito del voto contrario dei dem in Commissione Ambiente.“Per la prima volta nella storia dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – sottolineano i parlamentari – il Ministero dell’Ambiente indica alla presidenza un profilo marcatamente politico: Alessandra Gallone, ex senatrice di Forza Italia e attuale consigliera del ministro Pichetto Fratin”.
“L’Ispra è il principale organismo scientifico indipendente del Paese sui temi dell’inquinamento, del rischio idrogeologico, dei cambiamenti climatici e della tutela della biodiversità. Affidarne la guida a chi non ha una formazione scientifica specifica e che in questi anni, al fianco del Ministro, ha avvallato tagli significativi di risorse al funzionamento dell’Istituto è una scelta che allarma e non garantisce la terzietà dell’ente”.
“Ancora una volta il Governo dimostra di voler indebolire il ruolo della scienza e della ricerca nel nostro Paese. L’Ispra e il suo presidente rappresentano la guida scientifica dell’ambiente del Paese e, per questo, hanno bisogno, come è sempre stato, di una figura realmente indipendente”, concludono i parlamentari.
“Quindici cittadini hanno lanciato una raccolta firme on line di cui tutti dobbiamo tener conto, soprattutto il Governo”.
Lo sottolinea Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del partito democratico, ricordando che, “come ha detto la segretaria Elly Schlein, la riforma Nordio non aiuterà i cittadini ad avere una giustizia più efficiente ed equa, ma è il tentativo della destra di indebolire l’indipendenza della magistratura e porsi al di sopra della legge. Qualsiasi ulteriore forzatura e accelerazione del Governo - conclude Serracchiani - rischierebbe di bypassare il diritto dei cittadini a esprimersi e di forzare strumenti istituzionali per obiettivi politici”.
“La legge di bilancio lascia irrisolto un problema serio che riguarda una parte significativa dell’emittenza televisiva locale. Le risorse recuperate dal Governo non bastano”.
Lo dichiara Ubaldo Pagano, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Bilancio alla Camera.
“Ci sono decine di emittenti locali - aggiunge - che garantiscono informazione, lavoro e pluralismo nei territori e che oggi si trovano di fronte a un rischio concreto di ridimensionamento o chiusura. Parliamo di centinaia di lavoratori e lavoratrici, tra giornalisti e operatori, che vivono una condizione di forte incertezza e che meritano risposte immediate. Il Governo e la maggioranza non possono ignorare questa situazione. Servono correttivi rapidi e mirati per sostenere tutta l’emittenza locale e tutelare l’occupazione. Il Partito Democratico - conclude - continuerà a chiedere interventi equi e strutturali, perché difendere le tv locali significa difendere il pluralismo dell’informazione e la coesione delle comunità”.
“Quanto sta avvenendo in Basilicata dal punto di vista della sicurezza e dell'ordine pubblico è una vera e propria emergenza. Si susseguono senza sosta gli attacchi agli sportelli atm di istituto bancari e postali in diversi comuni. L'ultimo in ordine di tempo quello di Villa d’Agri e le comunità sono fortemente preoccupate. Poste Italiane ha addirittura assunto la decisione di sospendere l'attività degli atm in diversi comuni. Tra l'altro parliamo spesso di centri urbani nei quali ormai ci sono solo le poste e dove la massimo vi è una filiale di banca. Sono rimasti senza risposte concrete dal governo anche i numerosi nostri atti di sindacato ispettivo. Non siamo nel far west e va ripristinato quel senso di sicurezza che questi continui assalti stanno minando nella società lucana. Invitiamo il ministro Piantedosi ad andare in Basilicata a presiedere un comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico e ad affrontare questa criticità che accomuna molte aree interne del nostro Paese”.
Così i deputati democratici Vincenzo Amendola e Marco Sarracino, responsabile Aree interne del Pd, in una lettera al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
“A differenza della destra, per noi quando parla la magistratura e decide di avviare indagini non si discute: vadano fino in fondo. Perché se c’è qualcuno che ha usato i soldi degli italiani non per sostenere la solidarietà nei confronti di un popolo genocidato, ma per sostenere la causa di un’organizzazione terroristica, chi lo ha fatto ha tradito la questione palestinese”.
Lo ha affermato il deputato del Pd, Arturo Scotto, a proposito dell'operazione condotta a Genova che ha portato all'arresto di Mohammad Hannoun, dopo l'informativa al ministro dell'Interno chiesta in aula alla camera da Fratelli d'Italia, ricordando la "condanna ferma ai fatti del 7 ottobre da parte dell’opposizione", perché "per noi il terrorismo è un nemico della causa e della prospettiva laica e democratica dei palestinesi".
“La manovra presentata dal Governo non avrà alcun impatto reale sulle emergenze che gravano sul Paese: dal caro prezzi alla spesa sociale, fino al dramma della casa che colpisce in modo particolare le nuove generazioni. Ancora una volta l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni tradisce le promesse fatte agli italiani, mettendo in campo una ricetta economica debole e fallimentare. Senza il sostegno determinante del PNRR, questa manovra avrebbe già spinto l’Italia verso la recessione. Non c’è una visione di sviluppo, non ci sono investimenti strutturali, né risposte concrete alle difficoltà quotidiane di famiglie, lavoratrici e lavoratori, giovani e pensionati. A rendere il quadro ancora più grave è il metodo scelto dal Governo. Alla Camera dei Deputati la manovra non potrà essere modificata: siamo di fronte all’ennesimo, grave strappo istituzionale. Il Parlamento viene umiliato e ridotto al ruolo di semplice passacarte, chiamato a ratificare decisioni già prese a Palazzo Chigi, senza un vero confronto democratico. Così si indeboliscono le istituzioni e si allontanano i cittadini dalla politica. Il Paese ha bisogno di serietà, partecipazione e scelte coraggiose, non di propaganda e forzature che ignorano i problemi reali dell’Italia”.
Così Silvia Roggiani, componente dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo PD alla Camera dei Deputati e componente della Commissione Bilancio.
“La manovra del Governo colpisce direttamente famiglie e ceto medio, senza offrire risposte concrete al caro vita e alla perdita di potere d’acquisto. Mentre aumentano le difficoltà quotidiane, l’esecutivo sceglie misure insufficienti e inique, che non sostengono chi lavora e chi tiene in piedi il Paese. Ancora una volta mancano investimenti strutturali e una visione capace di ridare fiducia e prospettive. Il risultato è una manovra sbilanciata, che scarica il peso della crisi su chi già fatica, invece di rafforzare la coesione sociale e sostenere la crescita. Il PNRR, tanto disprezzato da Meloni è la stampella che sta tenendo l’Italia lontana dalla recessione”.
Così Ubaldo Pagano, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Bilancio della Camera dei Deputati.
“Giorgia Meloni getta la maschera con la manovra delle promesse tradite: aumenta età pensionabile e accise, taglia in sanità, scuola e trasporti. Stanno spingendo l’Italia in un vicolo cieco, dove crescono solo le diseguaglianze. Per questo, anche alla Camera, continueremo a batterci”.
Così il deputato democratico, Andrea Casu.
“La manovra economica del Governo Meloni non è una legge di bilancio per il Paese, ma un’operazione che ‘fa cassa’ con un unico obiettivo: finanziare la prossima campagna elettorale. Un intervento miope e opportunistico, che finge rigore oggi solo per potersi liberare dai vincoli europei e tornare domani, in piena campagna elettorale, alla stagione delle spese pazze, senza una visione e senza una strategia”.
Così il capogruppo democratico in commissione Bilancio della Camera, Ubaldo Pagano.
“Senza le risorse del PNRR – aggiunge Pagano - l’Italia sarebbe già in recessione. È un dato di fatto che smaschera il fallimento della cosiddetta “ricetta Meloni”, incapace di affrontare i nodi strutturali del Paese. La crescita è fragile, le crisi industriali aumentano, la pressione fiscale è ai massimi storici e il Governo risponde con nuove tasse: 600 milioni di euro in più solo dai carburanti, colpendo famiglie e lavoratori. Nessun investimento serio su industria, innovazione e sviluppo. Nessun sostegno reale alle famiglie, già al collasso di fronte a una spesa sanitaria sempre più insostenibile. Mentre in Europa si aumenta la spesa per la sanità pubblica, l’Italia va clamorosamente in controtendenza, abbassandola sotto il 6% del PIL e scaricando i costi sui cittadini”.
“Questo Governo si dimostra forte con i poveri e debole con chi ha di più. Rinnega tutti i capisaldi che la destra proclamava quando era all’opposizione: aumenta le tasse, innalza l’età pensionabile, disinveste sulla sanità pubblica. Altro che difesa dei ceti medi e popolari. La chiusura della procedura di infrazione europea viene usata come foglia di fico per una grande farsa politica, che rinvia i problemi reali del Paese e prepara il terreno a nuove spese elettorali tra un anno, nel mezzo della campagna elettorale. Nel frattempo, l’Italia perde competitività, le disuguaglianze crescono e il sistema produttivo viene lasciato solo. Meloni costringe il Paese a una rappresentazione ingannevole, evitando di affrontare le vere emergenze: lavoro, sanità, industria e giustizia sociale. Così non si governa, si galleggia. E il conto lo stanno già pagando cittadini e imprese”.
Così in una nota Silvia Roggiani, dell’ufficio di presidenza del gruppo del Pd della Camera.
“Oggi alla Camera comincia l’esame della legge di bilancio, la più importante legge dello Stato. Ma si tratta di una messa in scena perché non una virgola potrà essere cambiata: la manovra è stata approvata al Senato la scorsa settimana e qui alla Camera sarà solo un passaggio formale perché va licenziata entro il 31 dicembre. Dunque, avremo una legge che oltre a creare ingiustizie, svuota ancora una volta le funzioni del Parlamento. Non una proposta delle opposizioni verrà accolta per migliorare pensioni, sanità, diritti dei lavoratori, non un euro potrà essere spostato per finanziare di più la scuola e i servizi pubblici. Abbiamo comunque presentato 80 emendamenti firmati dal Pd, più 16 condivisi con le altre opposizioni sui temi che ci sono più cari e su cui costruire un'altra idea di paese e una vera alternativa: casa, salute, cultura, lavoro, Sud, pensioni. La manovra del governo Meloni è così: modesta e mediocre, senza visione, fa cassa con chi già fatica. In tre anni e alla quarta legge di bilancio, c’è un'Italia sempre più in difficoltà. Si sentono investiti dalla storia, ma invece saranno travolti dalla loro incapacità e dal dilettantismo di chi non ha mantenuto una sola promessa (abolizione delle accise, cancellazione della Fornero, solo per fare gli esempi più eclatanti…)”.
Lo ha scritto sui social Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Complimenti a tutte le articolazioni dello Stato, Procura di Genova, Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, AISE, per l’operazione antiterrorismo che ha condotto all’arresto di esponenti accusati di aver finanziato Hamas. A loro il mio ringraziamento per il lavoro che quotidianamente svolgono a servizio della sicurezza dello Stato”.
Così Lorenzo Guerini, in relazione agli arresti operati oggi con l’accusa di avere finanziato surrettiziamente Hamas.
“Spiace che il Presidente del Senato Ignazio La Russa abbia perso un ottima occasione per ricordare in modo storicamente corretto le ragioni della fondazione del Movimento Sociale Italiano e la genesi del simbolo della fiamma tricolore. Non è vero, infatti, che i reduci di Salò guardavano avanti nel futuro - come affermato da La Russa - al punto che inizialmente venne respinta l’iscrizione al Msi a quei fascisti ‘che avevano tradito la Patria’ rompendo con Mussolini nel luglio del ‘43. La Russa, poi, dimentica che nel ‘46 sotto la fiamma tricolore era disegnato un trapezio allora identificato come la bara di Mussolini da cui si sprigionava, attraverso la fiamma, il messaggio eterno del fondatore del fascismo. Anche nel nome del partito, poi, l’aggettivo ‘Sociale’ richiamava l’esperienza della Repubblica Sociale Italiana. Dal Presidente del Senato di una Repubblica antifascista ci si attenderebbe ben altra postura democratica, assai differente da quella orgogliosamente nostalgica di un simbolo che storicamente rappresenta il ‘cordone ombelicale’ con il fascismo repubblichino di cui non c’è nulla di cui essere orgogliosi, anzi di cui ci dovrebbe vergognare pensando all’assistenza fornita dai militi della Rsi ai rastrellamenti e agli eccidi di migliaia di partigiani e civili da parte delle truppe d’occupazione nazifasciste. L’Italia democratica e antifascista si meriterebbe di ascoltare ben altre parole dalla seconda carica dello Stato”.
Così Federico Fornaro, dell’Ufficio di Presidenza del gruppo PD alla Camera dei Deputati.
“Assurdo. Il presidente del Senato e seconda carica dello Stato, Ignazio La Russa, rivendica la nascita, nel 1946, del Movimento sociale italiano che su tutti volle Giorgio Almirante, il gerarca fascista che diresse la rivista ‘Difesa della razza’ e che ebbe a scrivere ‘il razzismo ha da essere il cibo di tutti e per tutti’. Addirittura il senatore La Russa parla di continuità di quella storia evocando la fiamma tricolore, simbolo ben evidente nel logo di Fratelli d'Italia, il suo partito. Sapevamo delle difficoltà del presidente La Russa a fare i conti con il suo passato, visti i busti di Mussolini ben visibili nella sua casa, ma che arrivasse ad una sfrontatezza simile non era immaginabile. Ed è davvero vergognoso che si continuino ad offendere in questo modo quanti, militari, partigiani, civili, hanno combattuto e sacrificato la loro vita per restituire all’Italia quella democrazia e quella libertà che permette al presidente La Russa di parlare in modo ignobile rispetto al suo ruolo. Si vede che la destra fascista vuole dare copertura ai nipoti di Casa Pound fintamente minacciati di sgombero dal ministro Piantedosi”.
Così il segretario di presidenza della Camera e deputato Pd, Stefano Vaccari.