“Esprimo piena solidarietà all’on. Roberto Giachetti per la scelta estrema dello sciopero della fame, gesto che richiama con forza l’attenzione sulla paralisi della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, ferma da oltre venti mesi e il mancato completamento della riforma della governance del servizio pubblico che rappresentano una ferita aperta per il pluralismo dell’informazione e per la qualità democratica del nostro Paese. Non si tratta soltanto di una questione politica o amministrativa. È in gioco il corretto funzionamento di un presidio fondamentale della democrazia, quale è il servizio pubblico radiotelevisivo”.
Lo dichiara il deputato del PD e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“I ripetuti richiami del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella - aggiunge - hanno evidenziato con chiarezza la gravità della situazione e l’urgenza di restituire piena operatività agli organismi di garanzia e controllo. Per questo motivo è indispensabile la riattivazione immediata dei lavori della Commissione di Vigilanza Rai, la ripresa concreta del percorso di riforma della governance del servizio pubblico, il rispetto dei principi di autonomia, pluralismo e trasparenza dell’informazione, l’adozione di soluzioni rapide che evitino ulteriori criticità anche sul piano europeo. A Roberto Giachetti va riconosciuto il merito di aver riportato al centro del dibattito pubblico con un gesto estremo e radicale, un tema sul quale le prolungate proteste ed azioni delle opposizioni avevano sbattuto contro il muro di gomma della maggioranza. Auspico - conclude - che il suo appello accorato venga finalmente ascoltato e che prevalga il senso di responsabilità istituzionale della maggioranza e del governo, anche per evitare che questa protesta possa avere conseguenze sulla sua salute”.
Buon lavoro a Enzo Lattuca per la sua elezione alla presidenza dell’Upi. Un risultato che valorizza il percorso amministrativo e la capacità di interpretare con autorevolezza istanze delle comunità locali e che ho conosciuto quando siamo stati colleghi in Parlamento. Le Province rappresentano un presidio essenziale per la tenuta dei servizi territoriali. Sono certa che Lattuca metterà a disposizione responsabilità, concretezza e spirito unitario che ha mostrato nella sua esperienza amministrativa.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati.
“Indicizzare l'Irpef all'inflazione significa introdurre un principio di equità e non di fare un regalo fiscale. Questo è quanto dovrebbe fare il governo Meloni, ovvero introdurre un meccanismo di indicizzazione dei parametri Irpef al fine di contenere l'evidente aumento della pressione fiscale causata dalla ripartenza del fiscal drag”. È quanto dichiara il deputato PD, Silvio Lai durante il Question Time alla Camera con il ministro Giorgetti.
“Nel 2024 – avverte il dem - l'inflazione era all'1,1%, nel 2025 è salita al 1,6% e nel 2026, come prevede lo stesso governo Meloni, sarà pari al 2,9%. Parliamo di dati eclatanti che erodono in maniera insopportabile il potere d'acquisto delle famiglie e dei lavoratori. E in questo contesto c'è l'aggravante del fiscal drag: i cittadini guadagnano nominalmente di più ma finiscono, in realtà, a pagare più tasse”. "Parliamo di una pressione fiscale silenziosa che colpisce i lavoratori dipendenti, a cui il governo dà 40 euro con l’intervento sul cuneo fiscale e ne porta via, con una inflazione al 2%, oltre 240€ l'anno per i redditi tra 32 e 40mila euro. E su questo il governo non può fare finta di nulla”, conclude Lai.
DEM PRESENTANO PROPOSTA DI LEGGE PER SOPPRIMERE NORMA CALDEROLI SULLE MONTAGNE
Il Gruppo parlamentare del Partito democratico ha incontrato oggi alla Camera una delegazione di sindaci dei comuni montani che stanno protestando contro il declassamento dei comuni, vale a dire la ridefinizione dei parametri che comporta la perdita della qualifica di comune montano e, di conseguenza, l’esclusione dall’accesso alle risorse nazionali per la tutela dei servizi e lo sviluppo dei territori, deciso dal governo attraverso i nuovi criteri introdotti dal ministro Calderoli.
L’incontro si è svolto nella sala Berlinguer di Montecitorio alla presenza della capogruppo Pd Chiara Braga e delle deputate e dei deputati democratici Marco Sarracino, Valentina Ghio, Ouidad Bakkali, Andrea Casu, Augusto Curti, Andrea De Maria, Federico Fornaro, Andrea Gnassi, Franco Girelli, Irene Manzi e Claudio Stefanazzi e i responsabili del partito Davide Baruffi e Marco Niccolai.
Nel corso dell’incontro i sindaci hanno espresso forte preoccupazione, imbarazzo e scetticismo per le scelte del governo, denunciando come “chi ha scritto queste nuove regole non si rende conto degli effetti che stanno producendo sui territori e sulle comunità.
Sono decisioni che stanno mettendo in ginocchio l’economia di molti territori italiani”. Una situazione giudicata “molto grave” dagli amministratori presenti.
“Sul declassamento dei comuni montani - ha detto Braga durante il suo intervento - il Pd ha denunciato fin da subito l’illogicità della scelta del governo. Auspichiamo un ravvedimento dell’esecutivo, ma noi non ci fermiamo e sosteniamo anche le attività dei comuni che stanno ricorrendo contro questa decisione”.
L’incontro è avvenuto subito dopo che la Camera ha respinto la mozione presentata dal Pd sulle aree interne e sui criteri di classificazione dei comuni montani.“Apprendiamo che il governo starebbe chiedendo ai sindaci come risolvere le problematiche create da questa decisione: fanno i danni ma non trovano le soluzioni. E questo non fa ben sperare”, ha sottolineato Marco Sarracino, componente della segreteria nazionale del Pd e responsabile Aree interne del partito, promotore della mozione bocciata dalla maggioranza che ha comunicato ai sindaci che il Pd sta depositando una proposta di legge per cancellare la norma Calderoli.
“Chiedevamo una netta marcia indietro sui criteri voluti dal ministro Calderoli, ma il voto contrario della destra dimostra che alle parole non seguono i fatti. Una maggioranza che si dice disponibile al confronto non può poi bocciare ogni intervento concreto per le aree interne”, hanno aggiunto i democratici.
“Vivere oggi in un’area interna è diventato un atto di resistenza che il governo Meloni sta rendendo sempre più difficile: per questo il Pd continuerà la battaglia con una proposta di legge per giovani, salari, imprese e diritto alla casa, perché mentre la destra considera questi territori una zavorra, noi li consideriamo una grande opportunità di sviluppo per il Paese”, hanno concluso i democratici.
Lunedì 18 maggio 2026, alle ore 14 e 30, presso la Sala stampa della Camera, in via della Missione 4 a Roma, si terrà la conferenza stampa di presentazione del 'Togo Joy of life', il Festival dell'inclusione e del volontariato che si terrà a Modena il prossimo 29, 30 e 31 maggio.
All'evento parteciperanno: Stefano Vaccari, deputato dem e segretario di presidenza della Camera; Angelo Fuggiano, imprenditore e ideatore di 'Togo'; Sebastiano Colombini, Ceo MediaMente Comunicazione; Giacomo Guaraldi, delegato UNIMoRe per l'inclusione, i bisogni speciali e le disabilità; e in collegamento audio e video il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti.
'Togo Joy of life' è un grande evento dedicato all'inclusività, alla solidarietà e al volontariato, giunto alla quarta edizione. Dedicata ai bambini e alle persone con disabilità, la manifestazione dà spazio a quelle che vengono definite terapie complementari - un esempio su tutti la mototerapia - che possono affiancare le cure mediche e dare il proprio contributo in termini di coinvolgimento, di stimolazione della comunicazione, delle relazioni sociali e del buon umore.
"Sbloccare i cantieri del Progetto Bellezza e garantire la realizzazione dei progetti già pronti in oltre 60 comuni del nostro paese. Si tratta di interventi che riguardano il recupero di ville storiche, chiese, monumenti, siti naturali e palazzi di pregio che sono stati definanziati nel dicembre del 2022 ed ancora senza risorse”: questo l’appello lanciato da Simona Bonafè, vicepresidente dei deputati Pd, nel corso della conferenza stampa svoltasi a Montecitorio, promossa dal coordinamento Comuni Progetto Bellezz@, e che ha visto la presenza di numerosi amministratori locali provenienti da tutta Italia.
“Ci appelliamo al governo affinché ripristini gli stanziamenti che riguardano opere pubbliche già immediatamente cantierabili e per i quali i comuni hanno già investito risorse proprie. Non si tratta soltanto di recuperare presidi culturali ma creare luoghi che promuovono lo sviluppo e la coesione sociale di aree spesso marginali. L’obiettivo dell’iniziativa di oggi è costruire un percorso istituzionale condiviso che consenta ai Comuni di avere certezze sui finanziamenti e sui tempi di realizzazione degli interventi. Investire nella cultura e nella tutela del patrimonio significa rafforzare identità, coesione sociale e attrattività dei territori”: conclude Bonafè.
“Il ministro Giorgetti non risponde alle domande poste dal PD sul fiscal drag ma viene in Aula a ricordarci solo del passato e ammette, finalmente, che l'intervento del governo sul cuneo fiscale non è stato altro che una partita di giro: quello che è stato intascato con il fiscal drag è stato restituito con un guadagno medio per i contribuenti di 40 euro annuali. Una cifra risibile rispetto a quanto raccontata come la più grande riduzione del cuneo fiscale. Non tutti sono stati pienamente compensati, come viene certificato dall'Istat, non i pensionati né le famiglie senza figli. A difesa del contribuente ha operato soprattutto l'indicizzazione dell'Assegno unico e universale per i figli. Ma l'abbiamo introdotta noi, con il governo Draghi, non il governo Meloni”. Lo dichiara la deputata e responsabile Lavoro del PD, Maria Cecilia Guerra in replica al ministro Giorgetti durante il Question Time alla Camera.
“Ma la domanda al ministro– sottolinea la parlamentare dem - era ben diversa: il PD ha chiesto se il governo ha intenzione di indicizzare il sistema fiscale per prevenire l'aumento della pressione fiscale sui contribuenti assoggettati all'Irpef indotto dal drenaggio fiscale. Non rispondendo il governo conferma la sottovalutazione del problema relativo al fiscal drag che colpisce solo chi paga l'Irpef, con redditi medi. È quindi un fenomeno che discrimina e che va affrontato. La non-risposta di Giorgetti è chiara: il governo non vuole affrontarlo”, conclude Guerra.
“Il Consiglio di Stato certifica ancora una volta l’inconsistenza e l’illegittimità della scelta della destra ligure di ridurre il Parco nazionale di Portofino a un parco-francobollo, in aperto contrasto con i criteri tecnico-scientifici indicati da ISPRA. Una bocciatura pesante che stigmatizza la volontà della Regione di perseverare in un errore politico e istituzionale che abbiamo denunciato più volte anche in Parlamento”, dichiara la vicepresidente del Gruppo PD alla Camera Valentina Ghio commentando la sentenza con cui il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della Regione Liguria sulla perimetrazione del Parco nazionale di Portofino.
“In questi anni - prosegue Ghio -abbiamo presentato diverse interrogazioni al ministro Gilberto Pichetto Fratin per portare all’attenzione del Governo le incongruenze e la cecità politica della Regione Liguria, che ha scelto scientemente di ignorare le indicazioni di ISPRA pur di inseguire una battaglia ideologica contro il Parco nazionale. Oggi quella linea viene clamorosamente smentita dai giudici amministrativi”.
“Il furore ideologico della destra ha fatto perdere al territorio anni di occasioni, investimenti e risorse legate alla valorizzazione ambientale, turistica e sostenibile di un’area unica al mondo. Invece di costruire una prospettiva di sviluppo e tutela, hanno preferito alimentare paure e interessi di parte, bloccando un progetto strategico per tutta la Liguria. Adesso la Regione prenda atto della realtà, smetta di ostacolare il percorso del Parco nazionale, iniziando ad aprire il percorso ai comuni che avevano espresso la volontà di aderire al Parco” conclude Ghio.
Depositata interrogazione in commissione Attività produttive: è il fallimento della politica industriale del governo Meloni.
"Voglio esprimere solidarietà ai 1.700 dipendenti Electrolux che rischiano il posto di lavoro. Quando si presenta un piano industriale come quello annunciato dalla multinazionale svedese, che in un anno passa da 5.700 a 2.800 occupati in Italia, non si parla solo di numeri: si parla di 1.700 famiglie. E quando molti di quegli stabilimenti sono insediati nelle aree interne, il rischio non è solo la perdita di un'attività aziendale: si rischia di innescare un terremoto sociale di proporzioni ben più grandi". Lo dichiara Augusto Curti, deputato del Partito Democratico, commentando il piano di riduzione annunciato da Electrolux in Italia.
"La risposta del ministro Urso – sottolinea l’esponente dem - è imbarazzante. Doveva intervenire prima, quando le forze sindacali glielo chiedevano da tempo: oggi arriva tardi, e la risposta che offre è dare la colpa al Green Deal. Non è così che si gestisce una crisi industriale, non è così che si tutelano i lavoratori e la produzione italiana. Per questo oggi abbiamo depositato un'interrogazione che porteremo in commissione Attività produttive, con il ministro presente, per chiedere chiarimenti e capire cosa stia facendo realmente il governo al di là degli annunci sui giornali. Perché quello che stiamo vedendo è il fallimento della politica industriale del governo Meloni: lo dicono i numeri, lo dicono i tavoli aperti che non hanno prodotto risposte, lo dicono gli impegni di investimento che non sono mai stati onorati”.
“Basta guardare alla regione Marche: dopo il tavolo Beko e una lunga serie di altre crisi – conclude Curti - i posti di lavoro promessi non ci sono e gli investimenti annunciati non sono mai arrivati. È il fallimento del ministro Urso nella gestione delle crisi aziendali che stanno colpendo l'Italia".
Figuraccia storica che può costare tagli fondi europei
"La gestione caotica, confusionaria e imbarazzante del governo sulla vicenda della Biennale di Venezia ha messo a dura prova la credibilità istituzionale del nostro Paese, esponendo l'Italia a una figuraccia storica di proporzioni epocali. Il governo aveva tutti gli strumenti per avviare un confronto istituzionale serio e costruttivo con il presidente della Biennale: ha scelto invece il rimpallo di responsabilità, aprendo una crisi senza precedenti anche a livello europeo". Lo dichiara il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei.
"La libertà di espressione – aggiunge l’esponente dem - è un valore da difendere e preservare, ma non significa licenza di propaganda illiberale russa, né correre il rischio di aggirare le sanzioni o giustificare l'aggressione intollerabile del regime di Putin all'Ucraina. Qualora fosse accertato che la presenza russa al padiglione della Biennale rappresenti un modo per eludere le sanzioni, l'Italia rischia di subire tagli ai fondi europei destinati alla Biennale stessa. Noi riteniamo che le sanzioni debbano essere portate avanti con rigore nei confronti della Russia, per ottenere un cessate il fuoco immediato e fermare una guerra illegale che mette in pericolo l'intera Europa".
"Questa vicenda – conclude De Luca - rivela molto del governo Meloni: le istituzioni culturali più importanti al mondo vengono trasformate in campi di tensione politica, lo scaricabarile interno dimostra l'assenza di una linea politica solida e di una guida autorevole. La Presidente del Consiglio è rimasta in balia degli eventi, i ministri Giuli e Salvini sono sembrati turisti: uno ha pensato di chiudere la polemica con una passerella, l'altro ha evitato di presentarsi al Consiglio europeo dei ministri della Cultura, privando l'Italia di rappresentanza in una sede decisiva. Il nostro Paese non merita questo isolamento, non merita le critiche che ha ricevuto dai partner europei. Meriterebbe invece di essere protagonista di un percorso diplomatico che porti a un tavolo di pace per l'Ucraina, anziché alimentare, direttamente o indirettamente, la propaganda del regime russo".
La destra ha votato contro la nostra mozione con la quale chiedevamo al Governo di modificare i criteri di classificazione dei comuni montani voluta dal ministro Calderoli. Ecco l’ennesimo tradimento nei confronti di chi ogni giorno vive in condizioni di difficoltà.
Si tratta di una scelta ideologica, stupida e punitiva, specialmente verso l'Appennino, che conferma la volontà della destra di spaccare il Paese con la stessa logica dell’autonomia differenziata, creando territori di serie A e di serie B, dove diritti e opportunità dipendono dal luogo in cui si nasce. È inoltre paradossale parlare di 'remigrazione' quando la vera emergenza è l'emigrazione forzata non solo da questi luoghi causata dall'assenza di servizi, dalla chiusura di scuole e ospedali e da un modello economico che punta solo sulla svalutazione del lavoro. Vivere oggi in un'area interna è diventato un atto di resistenza che il governo Meloni sta rendendo impossibile. Noi non restiamo a guardare e la prossima settimana depositeremo una proposta di legge rivolta ai giovani delle aree interne con misure per far crescere i salari, sostenere le nuove imprese e garantire l' affitto della casa. Per la Premier Meloni le aree interne sono una palla al piede, per il PD sono la più grande occasione di sviluppo del Paese.
Così il deputato e componente della segreteria nazionale del Pd, Marco Sarracino, intervenendo in Aula durante la dichiarazione di voto.
"L'attacco di Trump all'Iran, un regime che abbiamo sempre condannato con chiarezza, ha prodotto il blocco dello Stretto di Hormuz, l'aumento dei costi delle merci e rincari sulla spesa quotidiana dei cittadini italiani e di tutto il mondo. Quello che colpisce è la mancata condanna netta e decisa da parte del governo Meloni nei confronti di Trump e dell'attacco israeliano. Un'opacità politica inaccettabile, a cui alla fine presenteranno il conto, come sempre, i cittadini italiani". Lo dichiara il deputato Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa, a margine dell’audizione di Tajani e Crosetto sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto alle commissioni riunite Esteri e Difesa Camera e la commissione Esteri e Difesa Senato.
"La spiegazione di questa ambiguità è semplice: Meloni – aggiunge l’esponente dem - vuole tenere un piede in due staffe. Da un lato manda due navi in missione per dare un segnale di presenza, dall'altro vuole farlo insieme all'Europa, cercando di tenere insieme Washington e Bruxelles senza scontentare nessuno. Ma non è questo il momento delle ambiguità: serve una posizione europea netta e chiara, che dica a Trump con forza che bisogna fare la pace, cessare immediatamente il fuoco e realizzare la tregua".
"I numeri – conclude Graziano - parlano da soli: oltre 1.500 navi bloccate nello Stretto di Hormuz, più di 21 miliardi di prodotti già deperiti. Sono segnali inequivocabili della gravità della situazione e della necessità di adottare misure immediate a sostegno delle imprese, a partire dagli armatori e dei cittadini. Questo chiede il Partito Democratico: cessate il fuoco immediato e un governo italiano che smetta di nascondersi dietro l'ambiguità e si assuma le proprie responsabilità in sede europea e internazionale".
"Quello che è successo alla Sea Watch è già accaduto in passato e continuerà ad accadere: gli accordi Italia-Libia servono solo a rendere più diffusi e continui i crimini commessi in mare. È sempre più difficile per le ONG salvare vite nel Mediterraneo perché la cosiddetta guardia costiera libica lo impedisce, e in alcuni casi arriva addirittura a sparare sulle navi di soccorso. La cosa forse più grave è che lo fa utilizzando delle motovedette donate dal governo italiano". Lo dichiara Matteo Orfini, deputato del Partito Democratico, commentando l'attacco della milizia libica alla nave Sea Watch avvenuto nelle stesse ore in cui Giorgia Meloni riaffermava con il primo ministro del governo di unità nazionale libico il comune impegno nella gestione dei flussi migratori.
"Questi accordi – aggiunge l’esponente dem - vanno stracciati. Chi rischia di annegare in mare va sbarcato nel porto sicuro più vicino, e la Libia non è un porto sicuro secondo il diritto internazionale. Bisogna rispettare le leggi internazionali e la legge del mare, e costruire una missione di salvataggio europea nel Mediterraneo che aiuti anche a condividere la gestione dei flussi migratori, che non possono pesare solo sull'Italia".
"Invece di inventarsi soluzioni fallimentari come i centri in Albania – conclude Orfini - il governo Meloni dovrebbe esigere dai partner europei sostegno concreto e condivisione reale nella gestione dei flussi. È questa la strada, non gli accordi con chi spara sui soccorritori con le nostre stesse motovedette".
Ita continua a crescere grazie anche all’intervento di Lufthansa che, a questo proposito ha già annunciato che entro giugno procederà all’acquisto di ulteriori azioni per raggiungere il 90 per cento del totale della compagnia di bandiera italiana. E’ un bene per la compagnia italiana da sempre sinonimo di qualità, che sta ritornando all’eccellenza grazie alla fusione con Lufthansa. Agli investimenti e al risanamento però devono però seguire adeguate garanzie occupazionali per i lavoratori della ex Alitalia, confluiti in Ita. Su questo è necessario che il governo vigili. Di certo lo farà il Partito Democratico”. Così il capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo.
"Oggi ho partecipato alla cerimonia, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, per l' emissione del francobollo dedicato a La Perla. Un modo per valorizzare una vertenza esemplare. Un successo del Paese dovuto alla tenacia delle lavoratrici e delle loro rappresentanti sindacali, al lavoro comune di tutti i livelli istituzionali, ad una nuova proprietà solida e motivata. Sono contento di avere contribuito per la mia parte assumendo diverse iniziative parlamentari". Così Andrea De Maria, deputato PD.